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Gay & Bisex

Daniel e Luca insieme


di backfill
07.03.2026    |    3.903    |    9 9.7
"I due gemelli erano ancora lì, in piedi, i cazzi ancora duri, pulsanti, gocciolanti di pre-cum e sborra..."
Il sole d'estate picchiava sull'asfalto, trasformandolo in una lastra incandescente. Giorgio, trentacinque anni compiuti da un soffio, sentiva il calore penetrargli attraverso il parabrezza dell'auto, ma un altro tipo di calore, ben più intimo e proibito, gli bruciava dentro. Aveva appena acquistato l'ultimo modello di smartphone, un gioiello tecnologico che ora giaceva nella tasca interna della giacca, ma il vero motivo del suo nervosismo non era l'entusiasmo per il nuovo acquisto. Era l'incontro imminente, l'appuntamento che lo aveva spinto a mettere in vendita il suo vecchio telefono su una piattaforma online.
Pochi contatti con gli uomini, nella sua vita. Pochi, quasi nessuno, eppure la sua attrazione era una corrente sotterranea costante, un fiume carsico che gli ribolliva nelle vene. La paura del giudizio, la vergogna radicata in anni di silenzi, lo avevano imprigionato in una gabbia invisibile. Adesso, però, un'occasione fortuita gli si presentava. Un ragazzo aveva risposto all'annuncio. Si erano scambiati messaggi concisi, professionali, ma ogni notifica gli aveva fatto battere il cuore contro le costole come un tamburo impazzito. Il luogo dell'incontro: una stazione di servizio sulla statale, un punto anonimo, perfetto per un rapido scambio e una fuga altrettanto rapida.
Parcheggiò l'auto in un angolo ombreggiato, lontano dal viavai delle pompe di benzina. L'aria condizionata sibilava, ma le sue mani sudavano sul volante. Un'occhiata allo specchietto: il viso teso, gli occhi ansiosi. Tentò di rilassarsi, di respirare profondamente, ma il respiro gli restava impigliato in gola.
Un pick-up sgangherato, dal colore indefinibile, grigio di polvere e fango, parcheggiò poco distante. Il motore tossì un'ultima volta prima di spegnersi. La portiera si aprì con uno strattone e un uomo scese. Giorgio rimase inchiodato al sedile, gli occhi fissi. Il sole gli batteva alle spalle, disegnando un'aura selvaggia intorno alla sua figura. Era alto, le spalle larghe sotto una maglietta di cotone ruvido che aderiva ai muscoli tesi. Jeans scoloriti, stivali impolverati. Un fisico asciutto ma potente, scolpito dalla fatica, non dalla palestra. Le braccia erano villose, i peli scuri si arricciavano sul dorso delle mani. Mascolinità allo stato puro, esagerata, quasi primordiale.
Gli occhi di Giorgio si persero nei dettagli: i capelli scuri, un po' lunghi, che gli ricadevano sulla fronte, la mascella squadrata, i lineamenti marcati che non lasciavano spazio a fronzoli. Daniel. Era lui. Il nome echeggiò nella mente di Giorgio, un'eco dolce e proibita. Sentì la gola secca, un sapore metallico in bocca. Una fitta al basso ventre. La bava gli si accumulò in bocca, densa e amara.
Daniel gli fece un cenno, un movimento sbrigativo del capo, e si diresse verso il bar della stazione. Giorgio, come un automa, scese dall'auto e lo seguì, le gambe incerte.
Dentro, l'aria condizionata era un balsamo sulla pelle accaldata. L'odore di caffè bruciato e plastica si mescolava a qualcosa di più pungente, più caldo. Il sudore di Daniel. Giorgio lo inspirò, un'ondata di desiderio quasi lo fece vacillare.
«Ciao, sono Daniel.» La voce era ruvida, profonda, come ciottoli che rotolano in un torrente. Nessuna smanceria, solo il suono diretto di un uomo abituato a farsi capire.
«Giorgio.» La sua voce uscì un po' troppo acuta, un'imbarazzante stonatura. «Piacere.»
Si sedettero a un tavolino di formica, ordinando due caffè. Daniel si appoggiò allo schienale della sedia, le braccia incrociate sul petto. I muscoli delle braccia si tendevano e rilassavano sotto la pelle abbronzata. Giorgio gli porse il telefono, avvolto nella sua custodia originale.
«È perfetto, l'ho usato pochissimo,» disse, cercando di mantenere un tono neutro. «Ha ancora la pellicola protettiva.»
Daniel prese il telefono, le dita grosse e callose lo maneggiavano con una delicatezza inaspettata. Lo accese, lo schermo si illuminò, proiettando una luce azzurrina sul suo viso. Scorrendo tra le icone, il ragazzo sembrava ponderare ogni aspetto. Giorgio lo osservava, senza perdersi un solo centimetro della sua figura. Dalle braccia tese, ai polpacci che spuntavano dagli stivali. Il profumo del suo sudore, un misto di terra, fatica e qualcosa di intrinsecamente maschio, gli arrivava alle narici, inebriandolo. Voleva che quel momento non finisse mai, che il tempo si fermasse, congelando Daniel in quell'immagine perfetta.
«Sembra a posto,» disse Daniel, riconsegnando il telefono. «Grazie.»
«Perfetto.» Giorgio riprese il telefono, le dita sfiorarono per un istante quelle di Daniel. Una scarica elettrica gli attraversò il braccio. «Per qualsiasi problema, hai il mio numero. Non esitare a chiamare.»
Daniel annuì, un sorriso fugace che gli increspò le labbra. «Va bene.»
Si salutarono con un cenno del capo. Giorgio si voltò e si diresse verso la sua auto, il corpo in fiamme, la mente un turbine di pensieri e sensazioni. Ogni passo era un'agonia, ogni respiro un'esplosione di desiderio represso.
Entrato in auto, il motore si accese con un ruggito. Giorgio si allontanò dal parcheggio principale, cercando un angolo più isolato, più discreto. Il sangue gli pulsava nelle vene, il cazzo era in tiro, duro e dolorante contro il tessuto dei pantaloni. La vista di Daniel, il suo odore, la sua mascolinità schiacciante, avevano scatenato in lui una tempesta. Doveva sfogarsi, doveva sborrare.
Parcheggiò in un punto appartato, nascosto da alcuni cespugli incolti. Tremando, si slacciò la cintura e abbassò la cerniera dei pantaloni. Il suo cazzo balzò fuori, turgido e caldo, pulsante. Afferrò la base con una mano, cominciando a muovere il polso, lento, poi più rapido. Le immagini di Daniel gli affollavano la mente: i muscoli tesi, il sudore sulla fronte, il sorriso fugace. Ogni spinta, ogni sfregamento, era per lui, per la sua bellezza ruvida e selvaggia. I gemiti gli morivano in gola, un suono strozzato di piacere e disperazione.
Non si accorse della figura che si avvicinava, l'ombra che si allungava sul finestrino della sua auto. Daniel. Il ragazzo si era reso conto che nella confezione del telefono mancava il cavo di alimentazione, un dettaglio di poco conto, ma necessario.
Daniel si avvicinò e vide Giorgio, con il cazzo in mano, la testa reclinata all'indietro, gli occhi chiusi in un'estasi privata e proibita. Il ragazzo si fermò, un'espressione confusa, quasi incredula, sul viso. Cosa diavolo stava facendo quell'uomo nel parcheggio? Non poteva aspettare di tornare a casa?
Il rumore dei passi di Daniel fece sussultare Giorgio. Aprì gli occhi, vide l'ombra, poi il viso di Daniel, immobile, i suoi occhi scuri fissi sul suo cazzo. Il sangue gli si gelò nelle vene. La vergogna lo travolse come un'onda anomala. Tirò su la cerniera con un movimento convulso, cercando di coprirsi alla meglio, il viso in fiamme.
«Scusa... io...» balbettò Giorgio, la voce ridotta a un sussurro. «Ho visto una bella ragazza poco prima, al bar... mi ha fatto venire voglia.»
Daniel lo guardò, un sopracciglio inarcato. «Una ragazza?» La sua voce era piatta, priva di emozione. «Non mi pare ci fossero ragazze al bar. Solo uomini.» Poi, con un lampo negli occhi, ricordò gli sguardi insistenti di Giorgio, la sua attenzione quasi famelica. Ma lasciò cadere la cosa. «Manca il cavo di alimentazione, nella scatola del telefono.»
Giorgio, ancora rosso dalla vergogna, frugò freneticamente nel vano portaoggetti. «Certo, scusa, deve essermi sfuggito.» Trovò il cavo e glielo porse, evitando il suo sguardo.
Daniel prese il cavo, i loro diti si sfiorarono di nuovo. Questa volta, Giorgio non sentì alcuna scarica, solo il bruciore della vergogna. «Grazie. Ciao.»
«Ciao.»
Daniel si voltò e tornò al suo pick-up. Giorgio lo guardò andare via, il cuore che gli batteva all'impazzata. La figura di Daniel si allontanò, salì sul suo veicolo e svanì in una nuvola di polvere. Giorgio rimase lì, immobile, il viso in fiamme, la sensazione di aver fatto la più colossale figura di merda della sua vita. Corse a casa, la mente un vortice di imbarazzo e disperazione.
Due giorni dopo, il telefono di Giorgio vibrò. Un messaggio. Daniel. Un brivido gli corse lungo la schiena.
*Problema al telefono. Se non si risolve lo voglio restituire.*
Giorgio lesse e rilesse il messaggio. Il problema al telefono. Era una scusa? O era vero? Una parte di lui sperava fosse vero, l'altra, quella più oscura e desiderosa, sperava in un pretesto.
*Certo, ti aiuto io. Sono abbastanza esperto.* digitò Giorgio, cercando di apparire disponibile e professionale.
*Puoi venire qui dove lavoro? Ti mando la posizione.*
Il cuore di Giorgio fece un balzo. L'eccitazione si mescolò alla paura.
*Ok. Mandami la posizione.*
Il pomeriggio stesso, Giorgio prese la macchina. Il navigatore lo guidò fuori dalla città, lungo strade secondarie, sempre più strette, sempre più polverose. Il paesaggio si trasformava: palazzi e asfalto lasciavano il posto a campi coltivati, filari di alberi, distese verdi. Poi, in lontananza, un casolare. Un'oasi di mattoni rossi e legno scuro, circondato da mezzi agricoli, trattori imponenti, balle di fieno accatastate. L'odore della campagna, un misto di terra umida, erba tagliata e sterco di animale, gli riempì le narici. Una stalla, poco distante, ospitava animali che muggivano e belavano.
Parcheggiò l'auto nel cortile sterrato, il motore si spense, lasciando un silenzio assordante, rotto solo dal frinire delle cicale e dal lontano belato di una pecora. Scese, il cuore in gola, e si avvicinò alla porta di legno massiccio. Bussò.
La porta si aprì. Giorgio rimase senza fiato. Davanti a lui, un uomo a petto nudo. Solo un paio di pantaloni della tuta, grigi, che aderivano ai fianchi e cadevano morbidi sulle gambe, lasciando ben poco all'immaginazione. Il corpo era una scultura, scolpita non dalla palestra, ma dalla fatica dei campi. Muscoli definiti, addominali scolpiti, un torace ampio e villoso che si restringeva verso la vita. L'odore. Un profumo di sudore, più intenso e selvaggio di quello che aveva annusato alla stazione di servizio. All'inizio gli parve quasi fastidioso, troppo forte, troppo animale. Poi, all'improvviso, lo inebriò, lo avvolse, lo fece quasi svenire. Era la mascolinità allo stato puro, distillata e potente, che emanava da ogni poro della sua pelle.
Giorgio cercò di articolare una parola, ma la voce gli morì in gola. Era Daniel? Era ancora più bello di quanto ricordasse.
«Ciao, sei Giorgio?» La voce era identica, profonda e ruvida.
«Sì... sono io.»
Prima che Giorgio potesse aggiungere altro, un'altra figura apparve alle spalle dell'uomo. Un altro Daniel. Identico. Stessa altezza, stesso fisico, stessi lineamenti marcati, stesso sguardo penetrante. Giorgio sbatté le palpebre, confuso. Un allucinazione? No.
«Lui è Luca, mio fratello gemello,» un sorriso sbilenco gli illuminò il viso. «Io sono Daniel.»
Giorgio si sentì un idiota. Certo, un gemello. La sorpresa lo scosse, ma si riprese rapidamente. Cercò di apparire il più naturale possibile, anche se la testa gli girava per l'emozione, l'odore, e la vista di quei due corpi quasi identici.
«Ah, piacere, Luca,» disse, stringendo la mano che Luca gli porgeva. La presa era forte, le dita callose.
Entrò in casa, un ambiente rustico e accogliente. Il profumo di legno antico, di fieno e di cibo appena cucinato si mescolava all'odore dei due fratelli. Vecchi mobili di legno scuro, un camino imponente, attrezzi da lavoro appesi alle pareti. Il telefono di Daniel giaceva sul tavolo della cucina.
«Allora, qual è il problema?» chiese Giorgio, cercando di concentrarsi sul motivo della sua visita.
Daniel spiegò che il telefono si bloccava spesso, le app si chiudevano da sole, la batteria si scaricava troppo in fretta. Giorgio prese il telefono, armeggiando con le impostazioni, diagnosticando rapidamente un problema software, forse un'app mal installata o un aggiornamento corrotto. In pochi minuti, con gesti esperti, risolse il problema.
«Ecco fatto, dovrebbe essere tutto a posto adesso,» disse, riconsegnando il telefono a Daniel. «Era solo un piccolo conflitto software.»
«Grazie, sei un mago,» rispose Daniel, un'espressione soddisfatta sul viso.
Giorgio si sentì un po' deluso. Era finita. Si diresse verso la porta, pronto a salutare e a fuggire via, lontano da quella tentazione a doppia dose.
«Aspetta un attimo, Giorgio.»
La voce di Luca, alle sue spalle, lo fece sobbalzare. Si voltò. Luca era in piedi, le braccia incrociate, uno sguardo indagatore negli occhi.
«Mio fratello mi ha raccontato una cosa,» continuò Luca, la voce bassa e roca. «Dice che ieri ti stavi facendo una sega nel parcheggio della pompa di benzina, dopo averlo conosciuto.»
Il sangue di Giorgio si gelò di nuovo. La vergogna lo assalì con rinnovata violenza. Guardò Daniel, che distolse lo sguardo, un leggero rossore sulle guance.
«No... io...» balbettò Giorgio, cercando di recuperare la sua patetica scusa. «C'era una bella ragazza, l'ho vista al bar, mi ha fatto...»
«Non c'erano belle ragazze lì, Giorgio,» intervenne Daniel, la voce ora più ferma. «C'eravamo solo noi.»
Il silenzio che seguì fu assordante, carico di tensione. Giorgio si sentì nudo, esposto, tutte le sue difese crollate.
All'improvviso, Luca si mosse. Un gesto rapido e deciso. Si abbassò i pantaloni della tuta, poi le mutande, lasciandole cadere a terra. Rimase completamente nudo, il corpo scolpito e villoso esposto alla vista di Giorgio. Il cazzo, grosso e pendente, riposava pigro tra i peli scuri.
«Allora, Giorgio,» disse Luca, la voce carica di sfida. «Ti piace quello che vedi? Ti piacciono gli uomini?»
Giorgio rimase inchiodato, gli occhi fissi su quel corpo perfetto. Il suo cuore batteva all'impazzata, il sangue gli pulsava nelle orecchie. «No... no, non sono interessato agli uomini,» riuscì a dire, la voce che tremava. «Non mi piacciono.»
Un braccio forte si avvolse intorno alla sua vita. Daniel. Lo sentì avvicinarsi da dietro, la sua mano scivolò sui fianchi di Giorgio, poi sul suo inguine. Il palmo premette contro il pacco, sentendo l'erezione che si era formata, dura e inequivocabile, sotto i pantaloni.
«Non mi sembra,» mormorò Daniel, la voce roca, le labbra vicine all'orecchio di Giorgio. «Mi sembra che tu sia molto interessato, invece.»
Luca sorrise, un sorriso predatorio che gli illuminò il viso. Daniel si avvicinò al collo di Giorgio, la sua lingua calda e ruvida cominciò a leccargli la pelle, scendendo lungo la gola. Un brivido percorse Giorgio, dalla testa ai piedi. Cercò di divincolarsi, di resistere, ma era come lottare contro un'onda. La sua volontà si sciolse, la resistenza si sgretolò. Un gemito gli sfuggì dalle labbra, un suono di piacere e abbandono.
«Qualcuno... qualcuno potrebbe entrare,» ansimò Giorgio, la testa reclinata all'indietro, mentre Daniel continuava a leccargli il collo, poi gli baciò la nuca, affondando il naso tra i suoi capelli.
«Qui siamo solo noi, Giorgio,» rispose Luca, avvicinandosi. «La campagna è nostra. Nessuno ci disturba.»
Daniel, con un movimento fluido, si liberò anche lui dei pantaloni. Il suo cazzo, altrettanto imponente, si erse, turgido e pulsante. I due fratelli, nudi e sudati, circondavano Giorgio. Cominciarono a leccarlo, a baciarlo, le loro mani forti che gli accarezzavano la pelle. Giorgio non capiva più niente. Era in completa estasi, il cervello annebbiato dal desiderio, dal profumo dei loro corpi, dalla sensazione delle loro lingue e delle loro mani. Era un sogno, un'allucinazione.
Le mani dei gemelli si mossero con precisione, sfilandogli la camicia, poi i pantaloni, le mutande. Giorgio rimase nudo, esposto al loro sguardo famelico. Le loro labbra si posarono sul suo petto, le lingue gli leccavano i capezzoli, facendoli indurire. Daniel gli afferrò il viso, le dita forti che gli stringevano le guance, e lo spinse delicatamente verso il suo bacino.
«Prendilo in bocca, Giorgio,» mormorò Daniel, la voce roca.
Giorgio non esitò. Aprì la bocca, la lingua umida, e prese il grosso cazzo di Daniel tra le labbra. La carne calda e dura, il sapore salato e muschiato. Cominciò a succhiare, la testa che si muoveva su e giù, la lingua che accarezzava il glande, poi scendeva lungo l'asta, fino alla base. Daniel gemette, le mani affondate nei capelli di Giorgio, spingendo più a fondo.
Mentre Giorgio era piegato a novanta, con il cazzo di Daniel che gli riempiva la bocca, sentì una mano calda posarsi sul suo culo. Luca. Le sue dita forti gli aprirono le natiche, la lingua calda e umida cominciò a leccargli l'ano. Un brivido gli corse lungo la schiena, un gemito di piacere gli sfuggì, strozzato dal cazzo di Daniel.
«Sì... ti prego...» mugolò Giorgio, la voce quasi incomprensibile. «Penetrami...»
Luca non si fece pregare. Prese il suo cazzo, grosso e turgido, e lo premette contro l'apertura anale di Giorgio. Spostò le natiche, lubrificando l'ingresso con la saliva. Poi, lentamente, cominciò a spingere. La punta del cazzo di Luca si fece strada, stretta, dolorosa, ma anche incredibilmente eccitante. Giorgio urlò, un misto di dolore e piacere.
«Aprimi... aprimi in due!» gridò, la voce rotta.
Luca spinse più a fondo, il suo cazzo che penetrava lentamente, allargando l'apertura, riempiendo Giorgio. Daniel intanto spingeva il suo cazzo più a fondo nella gola di Giorgio, che continuava a succhiare, a leccare, la testa che si muoveva freneticamente. Il culo di Giorgio si muoveva contro il cazzo di Luca, che continuava a spingere, ad affondare, fino a quando non fu completamente dentro.
Il ritmo si fece più frenetico. Daniel spingeva il suo cazzo nella bocca di Giorgio, che lo succhiava con foga, mentre Luca inarcava la schiena, affondando il suo cazzo nel culo di Giorgio, con spinte profonde e potenti. Il suono della carne che sbatteva, il gemere di Daniel e Luca, i mugolii di Giorgio, riempivano la stanza. Le palle di Luca schiaffeggiavano le natiche di Giorgio ad ogni spinta. Il sudore gli colava lungo la schiena, le gambe gli tremavano. Era un'orgia di sensi, un'esplosione di piacere che lo stava portando al limite.
Dopo un'ora di sesso sfrenato, i due fratelli vennero quasi contemporaneamente. Daniel si ritirò dalla bocca di Giorgio, spruzzando una cascata di sborra calda sulla sua lingua, che Giorgio ingoiò avidamente, senza esitazione. Luca, con un ultimo gemito strozzato, eiaculò profondamente nel culo di Giorgio, un getto caldo e denso che gli riempì le viscere.
Giorgio crollò a terra, esausto, i muscoli doloranti, il corpo ricoperto di sudore e sborra. Pensava fosse finita lì, che quel sogno proibito fosse giunto al suo epilogo. Ma non era così.
Sollevò lo sguardo. I due gemelli erano ancora lì, in piedi, i cazzi ancora duri, pulsanti, gocciolanti di pre-cum e sborra. Si guardarono, un'intesa silenziosa che passò tra loro. Poi, una scena surreale, magnifica, si svolse davanti agli occhi di Giorgio. Daniel e Luca si avvicinarono l'uno all'altro. Si baciarono. Le loro labbra si incontrarono, le lingue si intrecciarono, un bacio profondo e passionale. Le loro mani scivolarono sui rispettivi cazzi, accarezzandoli, palpandoli. Due maschi sudati, che si baciavano e si toccavano a vicenda, i loro corpi muscolosi che si sfioravano.
Giorgio rimase senza parole, il fiato sospeso. Non aveva mai visto nulla di simile, nemmeno nei suoi sogni più audaci.
Poi, Daniel si inginocchiò. Prese il cazzo di Giorgio in bocca, cominciando a succhiare con forza, mentre Luca, alle sue spalle, si spingeva nel culo del fratello. Daniel gemette, il suo corpo si inarcò, mentre Luca affondava il suo cazzo nel suo ano. La scena era incredibile, un balletto di corpi intrecciati, di cazzi che entravano e uscivano, di gemiti e respiri affannosi.
Continuarono così per un tempo che a Giorgio parve infinito. Si scambiarono i ruoli, Luca succhiava il cazzo di Giorgio mentre Daniel incula il fratello. Le loro bocche si muovevano, le lingue esploravano, i cazzi si spingevano e si ritraevano. Giorgio era in estasi, il suo corpo vibrava di piacere.
«Voglio... voglio entrambi,» ansimò Giorgio, la voce roca. «Voglio i vostri cazzi... nel mio culo... insieme!»
Daniel e Luca si guardarono, un sorriso complice sui loro volti sudati. Non se lo fecero ripetere due volte. Si posizionarono. Con molta fatica, allargarono le natiche di Giorgio, e cominciarono a spingere. Il cazzo di Daniel, poi quello di Luca. Due cazzi, grossi e duri, che si facevano strada nell'apertura già dilatata di Giorgio. Era un dolore lancinante, ma un dolore che si trasformava immediatamente in un piacere acuto, insopportabile, quasi divino.
«Sì... sì! Più forte!» gridò Giorgio, le lacrime agli occhi, la sua voce che si trasformava in un urlo di pura estasi. «Inculatemi! Apritemi! Sborratemi dentro!»
I due fratelli si mossero all'unisono, i loro cazzi che affondavano e si ritraevano, riempiendo Giorgio fino all'orlo. Il suo culo era completamente occupato, teso, dolorante e incredibilmente appagato. Giorgio urlava le peggiori porcate, le parole gli uscivano dalla bocca come un fiume in piena, un'onda di liberazione. Si sentiva vivo, finalmente vivo, dopo anni di repressione e silenzio. I loro cazzi si scontravano, si sfregavano, spingendo sempre più a fondo. Sentiva il loro calore, il loro peso, il loro odore. Era una sinfonia di corpi, un'esplosione di sensi.
La notte calò, avvolgendo il casolare in un manto scuro. I tre erano esausti, i corpi ricoperti di sudore, sborra e saliva, ma un sorriso di pura soddisfazione era dipinto sui loro volti. Si abbracciarono, un abbraccio caldo e sincero, un legame appena nato che prometteva molto.
Giorgio salutò i due fratelli, il cuore leggero, un'emozione nuova che gli riempiva l'anima. Tornò alla sua auto, il corpo stanco ma l'anima in pace. Nel profondo della sua mente, nella memoria del suo navigatore, conservò gelosamente la posizione GPS del casolare di Daniel e Luca. Sapeva che sarebbe tornato. Spesso. Sarebbe tornato per farsi aprire il culo, per bere la loro sborra, per sentirsi di nuovo vivo, liberato, completamente se stesso. La campagna, i due fratelli, il loro amore selvaggio e incondizionato, lo aspettavano.
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