tradimenti
L'imprevisto del desiderio
14.06.2026 |
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"Il suono fu un *squelch* umido, l'aria che veniva spinta fuori dall'orifizio mentre la carne di lui forzava l'ingresso..."
Carmine stringeva il volante con dita rilassate, mentre l'aria condizionata lottava a stento contro il luglio che incendiava le temperature. Il ronzio monotono dei pneumatici sull'asfalto rovente riempiva l'abitacolo della berlina. Accanto a lui, Angelo fissava il paesaggio che scorreva, il volto segnato da un'ansia che non riusciva a mascherare. Sul sedile posteriore, Tiziana dormiva con la testa appoggiata al finestrino, un leggero sbavamento all'angolo della bocca e il respiro pesante che faceva vibrare i vetri."Sei sicuro che non sia troppo presto per l'operazione?" chiese Carmine, lanciando un'occhiata al profilo dell'amico.
Angelo sospirò, tormentandosi un lembo della camicia.
"Il chirurgo ha detto che prima facciamo, meglio è. Non voglio stare con questo peso nello stomaco per altre due settimane, Carmine. Grazie per avermi accompagnato. So che il tuo fidanzato non sarà entusiasta di vederti sparire così."
Carmine sorrise, un'espressione distesa che gli illuminava gli occhi.
"Marco capisce. Siamo insieme da dieci anni, sa che per te farei di tutto. E poi, un po' di silenzio lontano da casa non mi guasta."
Il viaggio procedeva senza intoppi fino a quando, a circa cinquanta chilometri dalla destinazione, un colpo secco scosse il telaio. Un fischio acuto, simile a un urlo metallico, squarciò l'aria. La macchina sussultò, perse potenza e iniziò a decelerare bruscamente. Carmine imprecò, sterzando verso la corsia di emergenza mentre il cofano sputava una nuvola di vapore grigiastro.
"Che cazzo è successo?" urlò Tiziana, svegliandosi di soprassalto.
Carmine spense il motore. Il silenzio che seguì fu più assordante del rumore del guasto.
"Spero che sia solo una cinghia," mormorò Carmine, scendendo dall'auto.
Il calore lo colpì come uno schiaffo. Aprì il cofano e una vampata di vapore gli sferzò il viso. Guardò il motore, scosse la testa e tornò verso gli altri due, che lo attendevano con l'espressione smarrita.
"Non riparte." sentenziò.
Angelo guardando l'orologio mormorò. "Dovevamo essere in città alle quattro del pomeriggio. Adesso sono quasi le sei e non c'è un'officina in vista."
Passarono le ore. Due meccanici locali, raggiunti con fatica, diedero un giudizio lapidario: il pezzo di ricambio non sarebbe arrivato prima del lunedì.
Quando finalmente riuscirono a raggiungere l'appartamento affittato, grazie a un taxi costoso e scomodo, era ormai notte fonda. La città era immersa in un silenzio spettrale, interrotto solo dal gracidare di qualche rana lontana.
L'appartamento era piccolo. Una cucina che fungeva da soggiorno, un bagno e una camera da letto con un unico letto matrimoniale.
"Beh, questo è il lusso che avevi promesso, Angelo," scherzò Carmine, posando la borsa sul tavolo della cucina.
Angelo si strofinò gli occhi, esausto.
"Non avevo scelta, era l'unico disponibile vicino alla clinica e poi fondamentalmente doveva servire a Tiziana. Senti, Carmine, non puoi tornare indietro a quest'ora, con un mezzo pubblico ci metteresti chissà quanto!"
Tiziana annuì e continuò. "Resta qui, Carmine. Non possiamo lasciarti per strada. Io e Angelo dormiamo nel letto matrimoniale, tu ti stendi sul divano letto in cucina. Non è l'hotel Ritz, ma almeno dormi."
Carmine guardò il divano.
"Va bene. Tanto domani non ho impegni. Mi organizzo."
Il sonno li prese rapidamente, un oblio pesante dettato dalla stanchezza.
Sabato mattina, la luce del sole filtrava attraverso le tapparelle socchiuse della cucina, disegnando strisce dorate sul pavimento. Carmine si svegliò presto. Il corpo gli doleva per la posizione scomoda del divano. Si infilò in bagno, lasciando che l'acqua calda sciogliesse la tensione delle spalle. Quando uscì, avvolto solo da una nuvola di vapore e dal profumo del sapone, si rese conto di aver dimenticato l'asciugamano.
Tornò in cucina camminando a passi lenti, completamente nudo. La pelle era ancora umida, i muscoli del petto e delle braccia definiti, il ventre piatto che scendeva verso un cazzo imponente, pesante, che pendeva rilassato tra le cosce.
In quel momento, Tiziana entrò nella cucina.
Aveva i capelli scompigliati e indossava una vestaglia di seta rosa che non riusciva a nascondere le curve generose del suo corpo. Si fermò di colpo, con la caffettiera in mano.
"Oh! Scusami! Io... non pensavo che..."
Tiziana balbettò, ma non distolse lo sguardo. I suoi occhi scesero rapidamente dal viso di Carmine, scivolarono lungo il torace, si soffermarono sulle cosce massicce e infine si piantarono sul membro di lui. Carmine rimase immobile, colto di sorpresa. Cercò con lo sguardo qualcosa con cui coprirsi, ma il divano era scompigliato e i suoi vestiti erano in un angolo lontano.
"Tiziana, scusa, pensavo fossi ancora in camera," disse lui, la voce leggermente incrinata.
Lei non rispose subito. Il suo respiro si fece più corto. Tiziana guardò quel cazzo enorme, la pelle tesa, la testa larga e lucida. Nonostante sapesse che Carmine era gay, l'impatto visivo di quel corpo maschile, così prepotente nella sua nudità, le scatenò una reazione viscerale. Da anni il suo matrimonio era un deserto di sesso e affetto; suo marito era un uomo gentile ma spento, un fantasma che condivideva con lei solo il letto per abitudine.
Carmine notò lo sguardo di lei. Non era un'occhiata di disgusto o di semplice curiosità. Era fame. Era un desiderio crudo, quasi animale.
Sentì un calore improvviso irradiarsi dal basso. Nonostante la sua omosessualità, l'attenzione di Tiziana, il modo in cui lei lo divorava con gli occhi, accese in lui una scintilla inaspettata. Il suo cazzo, prima flaccido, iniziò a pulsare, sollevandosi lentamente, guadagnando volume e lunghezza proprio sotto lo sguardo ipnotizzato della donna.
"Io... vado a fare colazione in camera. Scusa ancora," mormorò Tiziana, indietreggiando rapidamente, ma i suoi occhi rimasero incollati a quell'erezione che ora sfidava la gravità.
Il resto del sabato passò in un'atmosfera strana, carica di un'elettricità invisibile. Angelo era assorbito dai preparativi per l'intervento, preoccupato e silenzioso. Carmine, invece, non riusciva a smettere di osservare Tiziana. Notò come lei si sistemasse i capelli, come il seno abbondante, una quinta che tendeva il tessuto della maglietta, rimbalzasse leggermente quando camminava. Era una donna normale, un po' in carne, con fianchi larghi e una morbidezza che improvvisamente gli sembrava irresistibile.
"Chiama l'ufficio, Carmine. Non puoi tornare a casa con la macchina rotta," gli disse Angelo domenica sera.
Carmine prese il telefono e chiamò l'azienda di famiglia.
"Sì, sono io. Senti, ho avuto un contrattempo con l'auto. Mi prendo qualche giorno di ferie."
Riattaccò e incrociò lo sguardo di Tiziana. Lei gli sorrise, un sorriso complice, quasi malizioso.
Lunedì mattina, Angelo e Tiziana si recarono in clinica. Carmine rimase solo per qualche ora, riuscendo finalmente a portare l'auto in un'officina vicina.
"Lasciatela qui, tornerà a essere efficiente per martedì sera," gli disse il meccanico con un accento stretto.
Carmine tornò all'appartamento nel primo pomeriggio. Il caldo era diventato insopportabile; l'aria sembrava densa, quasi liquida. Tiziana era già tornata dalla clinica per riposare.
Entrò in casa e trovò Tiziana stesa sul letto della camera, vestita solo con un perizoma di pizzo nero e una canottiera bianca sottilissima che lasciava intravedere i capezzoli scuri e turgidi.
"Non si respira," sospirò lei, senza nemmeno sedersi. "Vado a farmi una doccia fredda, o morirò qui."
Carmine si sdraiò sul divano in cucina, cercando di ignorare il battito accelerato del cuore. Sentiva il rumore dell'acqua che scorreva nel bagno accanto. Poi, improvvisamente, un grido strozzato e un tonfo sordo.
"Tiziana!"
Carmine scattò in piedi e corse verso il bagno.
"Tutto bene?"
Tiziana era caduta sul pavimento della doccia, l'acqua che le cascava addosso, inzuppandola completamente.
"Sono scivolata," disse lei.
Carmine esitò sulla soglia senza guardare o entrare.
"Vuoi che ti aiuti ad alzarti?"
Tiziana rimase in silenzio per un istante. Poi, con un movimento lento, si scostò i capelli bagnati dal viso.
"Sì. Entra, Carmine. Aiutami."
Lui entrò. Lo spazio era ridottissimo. Il vapore e l'odore di bagnato avvolsero i due. Carmine provò a non guardare, ma Tiziana fece l'opposto: si allontanò dal muro della doccia, esponendosi completamente. Non fece nulla per coprirsi.
"Guarda," sussurrò lei. "Credo di aver preso un colpo qui."
Carmine sussultò. Vederla così, nuda, sotto il getto d'acqua, era un colpo. I seni di Tiziana erano pesanti, con i capezzoli che puntavano verso di lui, stimolati dal freddo dell'acqua. La pancia era morbida, invitante, e tra le gambe, una foresta di peli scuri e bagnati nascondeva la sua intimità.
"Ti porto sul letto," disse Carmine, la voce ridotta a un sussurro.
La sollevò con cautela. Tiziana, invece di aggrapparsi a lui per stabilità, fece un movimento deliberato. Mentre lui la portava fuori, lei si appese al soffione della doccia, facendo deviare il getto d'acqua proprio addosso a lui.
In un istante, i pantaloncini bianchi di Carmine e la sua maglietta furono completamente inzuppati. Il tessuto bianco, bagnato, divenne trasparente, rivelando che Carmine non indossava mutande. E, soprattutto, rivelò l'erezione massiccia che spingeva contro il tessuto, un rilievo imponente che non lasciava spazio a dubbi.
"Ops," disse lei con un sorriso malizioso.
Carmine la depose sul letto. Lei rimase distesa, completamente nuda, le gambe leggermente aperte.
"Non mettermi l'asciugamano," ordinò Tiziana. "Voglio che controlli se ho dei lividi. Sento dolore... qui, e forse anche più in basso."
Carmine rimase in piedi accanto al letto, il respiro affannoso. La guardò. Studiava ogni curva, ogni piega della sua pelle. Si chiese perché, nonostante tutta la sua vita passata a desiderare gli uomini, quella donna lo stesse facendo impazzire. Forse era il proibito. Forse era la fame che vedeva negli occhi di lei, una fame che rispecchiava la sua.
Il suo cazzo, intrappolato nei pantaloncini bagnati, pulsava con forza. Il tessuto bianco era teso al limite, delineando perfettamente la forma della testa e le vene che percorrevano l'asta.
Tiziana ridacchiò, un suono gutturale e sexy.
"Sembra che qualcuno abbia un problema di pressione," disse, indicando il suo basso ventre.
Carmine provò a fare un passo indietro, a coprirsi con la maglietta, ma Tiziana fu più veloce. Con un movimento rapido, allungò la mano e gli abbassò i pantaloncini con un colpo secco.
Il cazzo di Carmine scattò fuori, liberandosi dalla prigionia del tessuto. Era enorme, una colonna di carne calda e venata, con il prepuzio ritratto a causa della circoncisione, esponendo una testa larga, rosso scuro e lucida di pre-cum.
Tiziana fece un verso, un quasi-mancamento. Aprì la bocca, i suoi occhi sgranati per lo shock e l'eccitazione.
"Dio mio... ma è... è immenso," ansimò.
A quel punto, ogni barriera crollò. Carmine si sfilò la maglietta con un gesto violento e saltò sul letto, sovrastandola. La sua pelle incontrò quella di lei, un contrasto di temperature e consistenze.
"Voglio sentirti," ruggì Carmine.
Iniziò a baciarla con una foga che non sapeva di possedere. Le sue labbra esplorarono il collo, le clavicole, scendendo poi verso quei seni enormi. Afferrò uno dei capezzoli tra le labbra e risucchiò con forza, sentendo la donna inarcare la schiena e gemere sotto di lui. La lingua di Carmine scivolò tra le pieghe del seno, assaporando il sale della pelle e l'odore di sapone.
Tiziana gridava, le mani piantate nei muscoli della schiena di lui.
"Sì! Così! Dio, Carmine, non smettere!"
Lui scese più in basso. Le baciò l'ombelico, le fianchi larghi, e infine raggiunse la foresta scura. Spostò le labbra sulla sua fica, che era già inzuppata di desiderio. Iniziò a leccarla con colpi lunghi e decisi, la lingua che cercava il clitoride, trovandolo e stimolandolo con una pressione costante.
Tiziana iniziò a scuotersi, le gambe che tremavano.
"Ti prego... scopa me! Scoppami, Carmine! Ora!"
Carmine non capiva più chi fosse, dove fosse. Vedeva solo quella donna che lo implorava. Posizionò la punta del suo cazzo contro l'apertura bagnata di Tiziana. Sentì il calore intenso che emanava da lei, un vapore di sesso e sudore.
Con una spinta decisa, penetrò.
Il suono fu un *squelch* umido, l'aria che veniva spinta fuori dall'orifizio mentre la carne di lui forzava l'ingresso. Tiziana emise un urlo acuto, quasi un grido di dolore e piacere misto.
"Oddio! Sei... sei troppo grande!" ansimò lei, ma contemporaneamente strinse le gambe attorno ai fianchi di lui, tirandolo più a fondo.
Carmine iniziò a spingere con foga. Ogni colpo era un impatto sordo, la pelle dei loro bacini che sbatteva con un rumore ritmico e carnale. Il cazzo di lui scivolava dentro e fuori, creando un suono di shlicking costante, mentre le secrezioni di lei lubrificavano l'attrito.
Tiziana gemeva come una troia, senza più vergogna, senza più filtri.
"Sì! Scopa questa troia! Mio marito non mi ha mai toccata così! Dio, essere scopata da un gay... è così... così forte!"
Carmine accelerò il ritmo. I seni di Tiziana rimbalzavano violentemente a ogni spinta, i capezzoli che sbattevano contro il petto di lui. Il sudore li rendeva scivolosi, i loro corpi che si fondevano in un unico ammasso di carne e desiderio.
"Mi stai distruggendo!" gridava lei, mentre Carmine affondava il membro fino all'estremità, sentendo la resistenza del collo dell'utero.
Il piacere esplose per entrambi in un crescendo di spasmi. Carmine sentì i muscoli vaginali di Tiziana contrarsi violentemente attorno a lui, come se volessero succhiargli l'anima. Lui emise un grugnito rauco e scaricò tutto il suo seme all'interno di lei, in getti caldi e potenti che sembravano non finire mai.
Rimasero abbracciati, ansimando, mentre il silenzio tornava a regnare nella stanza, interrotto solo dal battito accelerato di due cuori.
Per tutta la settimana successiva, la clinica divenne il loro alibi. Angelo, in convalescenza, non sospettava nulla, stanco e sedato dai farmaci. Nelle notti che seguirono, Carmine non tornò più sul divano.
Il letto matrimoniale divenne il loro campo di battaglia. Ogni giorno, non appena Angelo veniva portato in terapia o dormiva profondamente, Carmine e Tiziana si chiudevano in camera o in bagno.
L'appetito di Tiziana era insaziabile. Era come una ragazzina che scopriva il sesso per la prima volta, vogliosa, audace, pronta a tutto.
"Voglio che mi usi, Carmine. Fai quello che vuoi," gli sussurrava all'orecchio mentre lui la teneva pressata contro il muro del bagno.
Lui la scopava in ogni modo possibile. La metteva a quattro zampe sul letto, afferrandola per i fianchi e spingendo il suo cazzo nel suo culo stretto. Il primo ingresso era stato difficile, accompagnato da un gemito di dolore di lei, ma dopo pochi minuti di lubrificazione con la saliva e la pazienza, Tiziana aveva iniziato a implorare per avere più profondità.
"Sì, spingilo tutto dentro! Voglio sentire ogni centimetro!" gridava lei, mentre il suono dell'impatto dei testicoli di Carmine contro l'ano di Tiziana creava un ritmo violento e primordiale.
Poi passavano all'orale. Lei gli succhiava il cazzo con una dedizione quasi religiosa, i suoi grandi seni che premevano contro le cosce di lui, la lingua che avvolgeva la testa del membro, risucchiando con forza finché Carmine non perdeva il controllo, scaricando il seme nella bocca di lei, che lo ingoiava senza esitare, pulendo ogni goccia con la lingua.
Il sesso era diventato l'unica cosa che contava. Carmine si sentiva risvegliato in un modo che non aveva mai immaginato. Non era una questione di orientamento, era una questione di chimica, di potere e di bisogno.
Quando finalmente arrivò il giorno del ritorno, l'atmosfera era carica di una malinconia erotica. Angelo era guarito, pronto per tornare a casa.
Il viaggio di ritorno fu silenzioso. Angelo parlava della sua riabilitazione, Tiziana sorrideva e annuiva, l'immagine della sorella premurosa. Carmine guidava, gli occhi fissi sulla strada, ma la sua mano destra, posizionata sul cambio, sentiva lo sguardo di Tiziana bruciargli la pelle.
Una volta tornati nella loro cittadina di provincia, ognuno riprese la sua maschera.
Angelo tornò alla sua vita di marito e paziente. Tiziana tornò a essere la moglie impeccabile, la madre dei figli ormai grandi, la donna che preparava la cena e gestiva la casa con un sorriso stanco.
Carmine tornò al suo fidanzato, Marco. Continuò a baciarlo, a dormire con lui..
Ma tra Carmine e Tiziana era nato un patto silenzioso, un segreto sporco e viscerale che non poteva essere spento.
Iniziavano a vedersi di nascosto. Un pretesto per un caffè, una scusa per un passaggio, un messaggio breve e criptico.
Si incontravano in motel di periferia o in appartamenti affittati per poche ore. Non appena la porta si chiudeva, le maschere cadevano. Non c'erano più preliminari gentili, solo una fame devastante.
"Mi sei mancato, cazzo," gridava Tiziana, strappandogli i vestiti mentre lo spingeva contro la porta.
"Sei una troia, Tiziana," rispondeva lui, afferrandola per i capelli e sollevandola per farle scivolare il cazzo in gola.
Lei rispondeva con un gemito soffocato, stringendolo a sé, godendo di quell'identità segreta.
Per il mondo, lui era il gay convinto e lei la mogliettina normale. Ma nel buio di quelle stanze, erano solo due corpi che si consumavano, legati da un imprevisto che aveva trasformato un viaggio di solidarietà in un'ossessione carnale senza fine.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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