Prime Esperienze
XENA LA GUERRIERA
03.07.2026 |
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"“Sei sicuro di voler fare lo schiavo?”, sussurrò contro la sua bocca, sentendolo irrigidirsi sotto di lei..."
Questo è un altro racconto di fantasia, ispirato da una mia amica di gioventù che aveva la passione di mascherarsi da eroina dei fumetti. Mi sarebbe piaciuto avere una storia con lei, ma la vita aveva altri progetti per me…… … …
«Che cazzo ci fa qui… un autografo di Marilyn Manson?», borbottò Melissa mentre sistemava la parrucca bionda di Xena sopra la sua treccia raccolta. La penna con cui aveva appena firmato il poster di un fan, le scivolò dalle dita, rotolando sul tavolo fino a fermarsi, accanto a una lattina di Red Bull mezzo vuota. La fiera del fumetto era un caos afoso di corpi sudati e cosplay sgualciti, ma quel particolare dettaglio in mezzo alla sua roba l’aveva colta di sorpresa.
Si passò una mano sulla gorgiera di cuoio, sentendola già appiccicarsi alla pelle, nonostante fossero solo le undici del mattino. Doveva essere la quinta persona che le chiedeva una foto in posa da guerriera ed ogni volta che alzava la spada di cartapesta, le sembrava di sentire i muscoli delle spalle protestare. «Fanculo la fedeltà al personaggio», pensò, slacciandosi un po’ il corsetto. Fu mentre cercava di non pensare al prurito, che lo vide in lontananza, oltre una fila di stand con gadget pirateschi; un uomo alto si muoveva con l’eleganza innaturale di chi ha passato mesi a studiare ogni gesto del personaggio che interpreta. Il trench nero, il pallore ceroso del viso, quel modo di inclinare appena la testa come se stesse ascoltando una musica che nessun altro sentiva. The Crow: ma non un cosplay qualunque: quello era Vittorio Mancini, il tipo che seguiva su Instagram da due anni e che, piccola coincidenza, le aveva fatto scoprire di avere un debole per gli uomini che si truccavano da morti viventi.
Melissa si morse il labbro inferiore. L’ultima volta che aveva provato a parlare con un cosplayer famoso si era ridotta a balbettare «b-bel lavoro!», prima di scappare verso i bagni. Ma stavolta no: Stavolta aveva trent’anni, un seno che stava benissimo nel reggiseno di cuoio e soprattutto niente da perdere. Con una scrollata di spalle, che fece tintinnare i bracciali finti, si infilò nella folla. La distanza tra loro si ridusse in un susseguirsi di «scusi», «permesso» ed un maldestro tentativo di non trafiggere un giovane vestito da Pikachu con la punta della spada. Quando finalmente arrivò a distanza di voce, Vittorio stava firmando un autografo su un manga ad un ragazzino emozionatissimo. Melissa aspettò, tamburellando con le dita sull’elsa della sua arma, finché non alzò lo sguardo ed i loro occhi (i suoi erano verdi mentre quelli di Vittorio erano neri come il carbone) si incontrarono.
– “Ciao”, disse lei. Poi, dato che il panico stava già risalendole dalla pancia: “Sei… incredibilmente in character”. Vittorio sorrise, ma non il sorriso educato che riservava ai fan, ma quello vero, quello che le aveva fatto mettere «like» a decine di foto alle tre di notte,
– “grazie”, rispose, con una voce che era un tono più grave di quanto si aspettasse, “e tu…”, fece scorrere lo sguardo lungo il suo costume, dai gambali fino alla spada, “… sei una Xena da paura”. Melissa sentì il calore salirle alle guance. Forse era l’aria condizionata che non funzionava o forse il fatto che lui avesse appena usato la parola «paura», come complimento.
– “Posso…?”, indicò il block notes che teneva in mano, un quadernetto pieno di appunti sui prossimi episodi del suo podcast. Vittorio annuì, estraendo un pennarello dalla tasca del trench. Mentre firmava, la punta dello strumento che scricchiolava sulla carta, aggiunse:
– “Tra l’altro, ho una limousine parcheggiata dietro. Se vuoi fare un giro…”, il cuore di Melissa fece un balzo che avrebbe messo in imbarazzo un canguro,
– “davvero?” La voce di Melissa si incrinò su quella sillaba, come un’adolescente al primo appuntamento. Si morse subito il labbro, sperando che il rossetto nero non si fosse sbavato. Vittorio rise: un suono profondo che le fece accapponare la pelle sotto il corsetto di cuoio,
– “davvero davvero”, confermò, chiudendo il pennarello con un click soddisfatto. “A patto che tu mi racconti perché hai scelto Xena invece di… che so… Sailor Moon”.
La limousine era nera come il suo trench, con interni in pelle che odoravano di soldi e lussuria. Melissa si infilò dentro, cercando di non inciampare negli speroni finti, mentre Vittorio le teneva la porta con una grazia da vampiro annoiato. «Non è mia», disse come se leggesse i suoi pensieri, scivolando accanto a lei, «…di un amico… Fa l’attore porno...», Melissa soffocò una risata nel palmo della mano, sentendosi improvvisamente fuori luogo come una suora in un bordello. L’hotel era uno di quelli con il nome in francese e gli addetti in livrea, ti guardavano come se avessi appena rubato un posacenere. Vittorio le strinse la mano, mentre attraversavano il lobby, con il suo palmo fresco, nonostante il caldo. «Non preoccuparti», mormorò, «qui ci conoscono» ed infatti la receptionist alzò appena un sopracciglio, quando lui chiese la suite con la jacuzzi, pagando in contanti e senza chiedere documenti. La stanza era più grande del suo appartamento, con un letto a baldacchino e tende di velluto rosso. Ma fu il bagno a farle emettere un suono imbarazzante: marmo nero, rubinetti dorati ed una vasca circolare, grande abbastanza per annegare un esercito. Vittorio si sfilò il trench con un gesto solo, rivelando un torso magro e pallido segnato da tatuaggi sottili come cicatrici. «Prego», disse, indicando la jacuzzi già piena di schiuma.
Melissa rimase immobile sulla soglia del bagno, con le dita che stringevano nervosamente il corpetto di cuoio, mentre Vittorio si era già sfilato i pantaloni neri, rivelando gambe lunghe e muscolose che sembravano scolpite nell’alabastro. Non aveva un filo di imbarazzo mentre si immergeva nella schiuma e gli occhi neri la fissavano con un’intensità che le fece venire la pelle d’oca. «L’acqua è perfetta», osservò, distendendo le braccia sul bordo della vasca. «A meno che Xena non abbia paura di bagnarsi».
Quella provocazione le fece rizzare la schiena e disse «Xena non ha paura di niente», ribatté, con una sicurezza che non sentiva affatto. Le mani le tremavano mentre slacciava i gambali, ma una volta scesi ai piedi, fu come togliersi un’armatura. Il corsetto fu più complicato: i lacci si erano annodati con il sudore, e per un attimo temette di dover chiedere aiuto. Poi, con uno strappo secco, si liberò, lasciando che il cuoio cadesse sul marmo con un tonfo soddisfacente. Rimase in piedi davanti a lui solamente con il reggiseno e le mutandine di pizzo nero, lasciando esposta, improvvisamente consapevole, di ogni centimetro della sua pelle. Vittorio non applaudì e non fece commenti volgari, ma si limitò a sorridere, quel sorriso a metà tra il predatore e l’innamorato, che l’aveva fatta innamorare su Instagram.
«Alla salute delle guerriere», brindò, sollevando un bicchiere di champagne aperto prima di entrare in vasca. Quando finalmente scivolò nella vasca, l’acqua calda le tolse il fiato, con la schiuma che le arrivava al collo, nascondendo il modo in cui il suo corpo stava reagendo alla vicinanza di lui. Vittorio era più vicino di quanto si aspettasse e le ginocchia sfioravano le sue, sotto l’acqua turbolenta dei getti.
– “Quindi…”, disse lui, raccogliendo una manciata di schiuma e soffiandola verso di lei, “…perché Xena?”, «Perché Xena?», la domanda fluttuò nella stanza come la schiuma che ora si attaccava alle spalle di Melissa. Si portò una mano al petto, dove il battito accelerato faceva tremare la superficie dell’acqua.
– “Perché a dodici anni ho visto un episodio dove decapitava un drago con la sua spada”, rispose, lasciando scivolare una risata nervosa. “Ed ho pensato: «Cazzo, voglio essere così quando sarò grande»”. Vittorio scivolò più vicino e le ginocchia ora premevano contro le sue, sotto l’acqua. Le gocce gli scendevano lungo il torace pallido, fermandosi sulle linee sottili dei tatuaggi.
– “E sei riuscita a diventare così…”, disse, raccogliendo una ciocca dei suoi capelli finti bagnati tra le dita “…Solo più sexy”. Melissa deglutì. La schiuma non nascondeva più nulla, non con il modo in cui lui la stava guardando. Sentì le sue dita scivolare lungo la sua schiena, seguendo la curva della colonna vertebrale fino a dove l’acqua terminava.
– “Tu invece…”, sussurrò, “…perché The Crow? Tragedia romantica e vendetta sanguinaria non sembrano il tuo stile”, Vittorio rise, un suono basso che fece vibrare l’acqua tra loro,
– “perché a vent’anni mi sono innamorato di un ragazzo che si vestiva così per Halloween…”, confessò, gli occhi neri che brillavano nella penombra del bagno, “…mi ha spezzato il cuore due settimane dopo. Da allora, porto il lutto”.
La risposta di Vittorio le bruciò in petto più dell’acqua bollente. Melissa vide per un attimo riflessa, nella sua pupilla nera, la sagoma di un ragazzo fantasma e, senza pensarci, si protese avanti, catturandogli il labbro inferiore tra i denti. Il sapore del lipstick nero le riempì la bocca, metallico e dolce come una moneta vecchia. Vittorio emise un suono a metà tra lo stupore e l’approvazione, le mani che le affondarono nei fianchi sotto la schiuma, tirandola a cavalcioni sul suo bacino. «Ecco perché…», mormorò contro la sua bocca mentre le sue cosce si stringevano attorno alla sua vita, «le guerriere non hanno paura di niente». Il contatto tra i loro corpi nudi sotto l’acqua era elettrico, ogni movimento amplificato dalla viscosità della schiuma.
Melissa gli affondò le dita nei capelli, tirando la testa all’indietro per mordergli il collo, dove il trucco bianco si era già sciolto, rivelando la pelle calda. Sentì il suo sussulto, le unghie che le graffiavano la schiena sotto l’acqua e fu Vittorio a rompere il bacio, respirando affannosamente, mentre la sollevava con uno scatto dei fianchi. «Fuori», ordinò, la voce roca. La schiuma scivolò via dai loro corpi quando emersero e le gocce scendevano lungo il petto di Melissa, tra le curve del seno che finalmente respirava libero dal reggiseno. Vittorio la guardò come un affamato, davanti a un banchetto, gli occhi che le divoravano ogni centimetro, mentre lei gli sedeva ancora sopra, le cosce che tremavano per lo sforzo di non strofinarsi contro l’evidenza del suo desiderio.
«Ti prego», sbottò Melissa senza riconoscere la propria voce, “non farmi aspettare come quei dannati episodi in cui Xena e Gabrielle…” La frase morì in un gemito, quando lui le afferrò i polsi, rovesciandola sul marmo bagnato con un tonfo. Il freddo della pietra contro la schiena la fece contorcere, ma Vittorio già le stava sopra, il corpo lungo e pallido che gocciolava su di lei mentre le mordeva il collo. Il marmo era gelido contro la schiena di Melissa, ma il corpo di Vittorio sopra di lei, bruciava come un forno. Le sue labbra trovarono la curva del suo collo, i denti che affondavano nella pelle con una precisione da chirurgo.
– “Aspetta…”, ansimò Melissa, mentre le dita si aggrappavano ai suoi capelli neri come la pece, “Non voglio rovinare il trucco”. Vittorio sollevò il viso, con il labbro inferiore macchiato del suo rossetto nero.
– “Non importa”, sussurrò, soffiando sulla pelle umida del suo collo, “Ti starà meglio anche senza” e le mani di Melissa tremarono. La jacuzzi gorgogliava accanto a loro, mentre la schiuma si era ormai sciolta in una pozza lattiginosa. Vittorio la sollevò con facilità, facendola sedere sul bordo della vasca, con le gambe che gli cingevano i fianchi. “Sei sicura?”, chiese, mentre le dita tracciavano il contorno del suo reggiseno di pizzo.
Melissa annuì con il fiato troppo a corto per parlare. Con un movimento fluido, Vittorio le sfilò il reggiseno, lasciandolo cadere nell’acqua alle loro spalle. Il primo contatto della sua bocca sul suo seno fu elettrico. Melissa gli affondò le dita nella parrucca, tirando con più forza del necessario, ma Vittorio non sembrò curarsene. Le sue labbra erano calde e umide, la lingua che tracciava cerchi lenti sui suoi capezzoli già duri. «Dio, sei perfetta», mormorò contro la sua pelle, le parole che le vibravano direttamente nel torace. Melissa sentì le proprie dita affondare nei capelli di Vittorio, mentre la sua bocca continuava a esplorare il suo corpo con una devozione che le faceva girare la testa. Ogni bacio, ogni morso leggero, ogni sussurro contro la sua pelle era come una scossa elettrica che la faceva contorcere sotto di lui. L’aria era satura del vapore della jacuzzi e del profumo del loro sudore, un mix inebriante che le annebbiava i sensi.
Vittorio si spostò lentamente verso il basso, lasciando una scia di baci lungo il suo addome e fermandosi appena sopra l’elastico delle mutandine di pizzo. Le sue mani le accarezzarono i fianchi, i pollici le sfiorarono la pelle sensibile sotto l’ombelico, facendole trattenere il respiro. «Dimmi di no», sussurrò, mentre gli occhi neri la fissavano con un’intensità quasi dolorosa. Melissa scosse la testa, incapace di formulare parole e, con un movimento lento, quasi cerimoniale, Vittorio le sfilò le mutandine, lasciandole scivolare lungo le gambe prima di gettarle da parte. Il suo respiro si fece più rapido mentre la osservava, completamente nuda davanti a lui, illuminata solo dalle luci soffuse del bagno.
«Meravigliosa», mormorò, come se parlasse a se stesso e Melissa lo attirò a sé, le sue labbra che si scontrarono con le sue in un bacio bramoso, le mani che esploravano il suo corpo con una urgenza che non poteva più controllare. Sentì il calore del suo petto contro il suo e la rigidità del suo desiderio premuto contro la sua coscia. Le sue dita gli scivolarono lungo la schiena, sentendo i muscoli tesi sotto la pelle fresca ancora umida. Melissa si lasciò cadere all’indietro sul marmo, le spalle che affondarono nella morbidezza di un asciugamano di lusso disteso sul bordo della vasca. Vittorio seguì il movimento, le labbra che non smettevano di esplorarla, dalla clavicola fino alla curva del seno, poi più giù, lungo il ventre che si contraeva al primo tocco della sua lingua.
«Non ho mai…», iniziò a dire Melissa, ma le parole si persero in un gemito, quando le dita di Vittorio le aprirono le cosce con una sicurezza che le tolse il fiato. L’aria fredda del bagno le accarezzò la pelle bagnata, facendole venire la pelle d’oca. Poi il calore della sua bocca la sommerse ed ogni pensiero razionale svanì come la schiuma nella vasca. Le sue mani si aggrapparono ai bordi del marmo, le unghie che cercavano un appiglio mentre la lingua di Vittorio tracciava cerchi lenti, esperti, che la facevano arcuare la schiena. Un suono involontario le sfuggì dalla gola, qualcosa tra un lamento ed una preghiera. Vittorio rispose con un rumore basso di approvazione, le dita che intrecciarono le sue mentre la portava più vicina al bordo, al piacere, alla perdizione. Melissa chiuse gli occhi ed il mondo si riduceva al calore di quella bocca, alla pressione perfetta delle sue dita che ora scivolavano dentro di lei, in un ritmo che sembrava conoscerla meglio di quanto lei conoscesse sé stessa. «Vittorio…», singhiozzò ed il nome le uscì spezzato, come una confessione.
Vittorio alzò lo sguardo, il mento luccicante, gli occhi neri dilatati come pozzi di petrolio sotto le luci soffuse. «Dimmi cosa vuoi», sussurrò contro la sua pelle, con la voce roca da farle tremare le ginocchia anche da sdraiata. Melissa non riusciva a pensare, avendo le sue dita ancora dentro di lei, con la sua bocca così vicina a dove il bisogno bruciava più intenso. «Te…», riuscì a gemere, afferrandogli la parrucca del cosplay con forza, «…voglio te, tutto». Con un ringhio basso, Vittorio si sollevò, i muscoli della schiena si tendevano sotto la pelle pallida mentre slacciava i pantaloni neri. Melissa lo osservò, con il cuore che batteva così forte da sembrare un tamburo di guerra nel petto. Quando finalmente emerse, rigido e palpitante tra le sue cosce, un altro gemito le sfuggì dalle labbra. «Dio, sei enorme», mormorò, mentre le dita gli toccarono l’addome contratto. Vittorio sorrise… quel sorriso da predatore che le aveva fatto perdere la testa su Instagram.
«…E tu sei perfetta», ribatté, afferrandole le cosce per aprirla ancora di più. Melissa sentì la punta di lui sfiorarla, un contatto elettrico che la fece contorcere. Vittorio entrò in lei con un movimento fluido che le tolse il fiato, un dolore dolce che si trasformò immediatamente in piacere puro. Melissa urlò e le unghie che gli affondarono nelle spalle mentre lui si fermava, completamente dentro, il suo respiro caldo sul suo collo. Melissa sentì il corpo di Vittorio irrigidirsi contro il suo, ogni muscolo teso come una corda di violino. «Stai bene?», gli chiese, con le dita che gli accarezzarono la schiena bagnata. Vittorio annuì, ma non si mosse, il viso sepolto nella curva del suo collo. «Solo… non voglio finire subito», mormorò con la voce strozzata. Melissa rise con un suono roco che vibrava contro il suo petto. «Xena può aspettare», sussurrò, mordendogli l’orecchio. Fu quella provocazione a rompere il controllo di Vittorio che, con un gemito soffocato, iniziò a muoversi, prima lentamente, poi con un ritmo che faceva scricchiolare il marmo sotto di loro. Melissa gli afferrò i fianchi, le unghie che gli lasciarono segni rossi sulla pelle pallida, sincronizzandosi ai suoi movimenti. Ogni spinta la spingeva più in alto sul bordo della vasca, fino a quando Vittorio non le afferrò le cosce, sollevandola completamente da terra.
«Cazzo, sei forte», ansimò Melissa, le gambe che gli cingevano la vita mentre lui la teneva sollevata contro lo specchio del bagno. Fissò la sua immagine riflessa, i capelli finti disordinati, il trucco da guerriera ormai sbavato ed il corpo arrossato dal desiderio. Vittorio la guardò nello specchio, con gli occhi neri che bruciavano. «Guarda», le ordinò, accelerando il ritmo «…Guarda quanto sei bella». Melissa vide le proprie labbra aprirsi in un gemito muto nello specchio, le dita che affondavano nelle spalle di Vittorio mentre lui la prendeva con una ferocia che la faceva urlare. Il vetro era freddo contro la sua schiena, ma il corpo di lui era un inferno che la consumava. «Sto per…», riuscì a dire, prima che l’orgasmo la colpisse come un’onda, facendole contorcere le dita nei suoi capelli neri. Vittorio la tenne stretta mentre il suo corpo tremava, le sue spalle che le trasmettevano ogni singolo spasmo. «Ti vedo», mormorò contro la sua bocca, catturando il sapore metallico del suo rossetto ed il sale del suo sudore. Melissa si aggrappò a lui come un naufrago ad un relitto, le gambe che gli stringevano i fianchi con una forza che avrebbe lasciato lividi. Ma Vittorio non sembrò curarsene, continuando a muoversi con una lentezza torturante, prolungando il suo orgasmo finché lei non iniziò a tremare per la sovrastimolazione. Quando finalmente la lasciò scivolare giù dal muro, le gambe di Melissa cedettero e Vittorio la raccolse prima che potesse cadere, ridacchiando contro il suo collo mentre la portava verso il letto a baldacchino.
– “Non così presto, guerriera”, sussurrò, lasciandola cadere sul materasso con un tonfo che fece oscillare le tende di velluto rosso. Melissa guardò il soffitto a cassettoni, il respiro ancora affannoso, mentre Vittorio si chinava sul comodino per accendere una sigaretta elettronica. Il vapore al gusto di menta si mischiò all’odore del sesso nell’aria,
– “che cazzo è successo?”, domandò Melissa con un riso strozzato, sollevandosi sui gomiti. Vittorio le passò la sigaretta, gli occhi neri che la scrutavano mentre lei inspirava profondamente.
– “Secondo me…”, disse lui, prendendo la sigaretta dalle sue dita tremanti, “…abbiamo appena vinto il premio per il miglior cosplay porno della fiera”, Melissa gli lanciò un cuscino, che lui schivò con l’agilità di un gatto, ridendo mentre il piumaggio si spargeva sul pavimento. Poi la vide accigliarsi, le dita che si stringevano sul lenzuolo.
– “E adesso?”, chiese Melissa, più piccola di quanto avesse intenzione. Vittorio si stese accanto a lei, il corpo lungo e pallido che si incurvava contro il suo.
– “Adesso…”, sussurrò, tracciando un cerchio lento intorno al suo ombelico con un dito, “…tu mi dici cosa vuoi fare dopo” e le sue dita salirono, sfiorandole un capezzolo ancora sensibile,
– “possiamo ordinare room service”, continuò, mentre lei tratteneva il respiro, “…o possiamo iniziare il round due”. La punta del suo dito scivolò più in basso. “…Tua la scelta”. Melissa scattò a sedere sul letto, mentre il sudore le brillava sulla clavicola,
– “round due”, ansimò, più come un ordine che una risposta. Vittorio rise, con quel suono basso che le faceva fremere la pancia, mentre la sua mano le scivolava lungo l’interno coscia.
– “Così impaziente?”, mormorò, con le labbra che seguivano il percorso delle dita. Ma quando si chinò per baciarla di nuovo, Melissa gli bloccò il polso.
– “No, aspetta…”, scivolò giù dal letto, le ginocchia che cedevano un attimo prima di ritrovare l’equilibrio. “…Stavolta voglio io”.
Vittorio si appoggiò ai cuscini, gli occhi neri che la seguivano mentre attraversava la stanza. La luce del tramonto, filtrava attraverso le tende, dipingendo strisce dorate sul suo corpo ancora umido. Melissa raccolse qualcosa dal pavimento: il suo reggiseno di cuoio, ormai inzuppato. Lo lanciò via con un sorriso malizioso. «Troppo ingombrante», dichiarò, slacciando invece la cintura con gli speroni dal suo costume di Xena. Il cuoio cigolò tra le sue mani mentre avanzava verso il letto.
– “Che hai in mente, guerriera?”, chiese Vittorio, con la voce già più roca. Melissa non rispose, gli slacciò invece i polsi con movimenti deliberatamente lenti, avvolgendovi la cintura prima di legarla alle sbarre del baldacchino. “Sei sicuro di voler fare lo schiavo?”, sussurrò contro la sua bocca, sentendolo irrigidirsi sotto di lei. Vittorio deglutì ed il pomo d’Adamo scivolò su e giù.
– “Se è la mia regina che comanda…”.
Melissa lo baciò con ferocia e i denti gli mordevano il labbro inferiore, mentre le sue mani esploravano il suo corpo. Scoprì che sotto i tatuaggi sottili, c’era una cicatrice lunga e sottile sul fianco sinistro.
– “Che cos’è?”, gli chiese, tracciandola con un dito. Vittorio scosse la testa,
– “storia per dopo”, lei accettò il rinvio con un morso al suo collo, lasciandogli un segno viola che contrastava con la sua pelle di porcellana.
Melissa sentì il potere scorrere nelle sue vene come liquido infiammabile. Con Vittorio legato sotto di lei, ogni movimento era una dichiarazione. Le sue labbra seguirono la cicatrice sul suo fianco, con la lingua che ne tracciava il percorso, come per memorizzarne ogni curva. Vittorio emise un suono strozzato, quando i suoi denti affondarono nella carne morbida dell’inguine e le gambe si contorcevano contro le lenzuola. «Zitto…», sibilò Melissa, afferrandolo per i capelli, «…gli schiavi non parlano». Le sue unghie gli graffiarono il torace mentre scendeva lungo il suo corpo ed il sapore salato della sua pelle le riempiva la bocca. Quando finalmente lo prese in bocca, Vittorio urlò ed i polsi si contorcevano contro le legature di cuoio. Melissa rise e la vibrazione le fece venire la pelle d’oca. «Troppo sensibile», commentò, rallentando il ritmo fino a farlo imprecare in tre lingue diverse.
La luce del tramonto si era trasformata in penombra, quando finalmente lo liberò dalle restrizioni, lasciando i polsi segnati da strisce rosse. Vittorio la rovesciò con la velocità di un felino e le dita le affondarono nei fianchi, mentre la faceva rotolare a pancia sotto. «Tocca a me», ringhiò contro la sua nuca, mordendole la spalla mentre le sollevava i fianchi. Melissa afferrò le sbarre del baldacchino, con le nocche bianche mentre lui le mordeva il sedere, lasciando un segno a forma di luna crescente. Quando Vittorio entrò in lei da dietro, Melissa perse il controllo della lingua, pronunciando parole che non sapeva di conoscere in cinque lingue, mescolate a gemiti che facevano tremare le tende. Vittorio le teneva i fianchi con una presa che avrebbe lasciato lividi a forma di impronte digitali, ogni spinta la faceva scivolare sul materasso di seta. «Così… Sììììì… Ancora…», ansimò Melissa, mentre le sue dita si aggrappavano al velluto rosso, «…Così, cazzo… Sei perfetto...». Vittorio le affondò i denti nella spalla, un morso che lasciò un segno violaceo sul suo incarnato dorato. Melissa urlò, ma il suono si perse tra le pieghe delle tende di velluto, mentre il suo corpo si inarcava sotto la pressione delle sue spinte. Ogni movimento era esplosivo e calcolato, per farla tremare, per strapparle quel singhiozzo roco che gli diceva che stava perdendo il controllo.
– “Dimmi…”, ringhiò Vittorio, contro la sua schiena bagnata, una mano che le scivolò tra le cosce per trovarla già di nuovo sul limite. Melissa cercò di rispondere, ma le parole si frantumarono in un gemito quando le sue dita iniziarono a tracciare cerchi implacabili. “…Dimmi chi ti fa godere così...”,
– “Tu… Solo tu…”, balbettò Melissa, le cui dita affondarono nel materasso, mentre il secondo orgasmo la colpì come un treno merci. Vittorio la tenne stretta mentre tremava, continuando a muoversi dentro di lei con una lentezza sadica che prolungava ogni singola scossa di piacere.
Quando finalmente cedette anche lui, fu con un morso alla base del suo collo ed un gemito soffocato che le fece vibrare la colonna vertebrale. Melissa lo sentì irrigidirsi, poi rilassarsi contro di lei, con il sudore che mescolava i loro corpi in un unico essere tremante. Melissa rimase immobile, con il respiro ancora affannoso, mentre il corpo di Vittorio si appesantiva contro il suo. La stanza odorava di sesso e sudore, con l’aria umida che si attaccava a lei come una seconda pelle. Fu Vittorio a rompere il silenzio, rotolandosi di lato con un sospiro soddisfatto.
– “Beh! ...” disse, tracciando con un dito il segno dei denti che aveva lasciato sulla sua spalla, “…questo è un bel modo per vincere il concorso di cosplay”, Melissa rise, con un suono roco che le fece male alla gola,
– “se solo lo sapessero gli organizzatori”, borbottò, allungando una mano verso il bicchiere d’acqua sul comodino. Il liquido era tiepido ma la dissetò ugualmente, con alcune gocce che le scivolarono lungo il mento. Vittorio le raccolse con la punta del dito, portandosela alla bocca con uno sguardo che le fece venire di nuovo i brividi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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