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Benvenuta nel Club


di Sleepy699
01.04.2026    |    5.372    |    2 9.9
"«Tu invece hai ancora le tue tettine naturali… carine, morbide, da brava mammina..."
Mi chiamo Elena, ho quarantadue anni e da qualche tempo mi sento come se la mia vita sessuale fosse finita in un cassetto polveroso. Mio marito è sempre stanco, il lavoro, i figli.
Il desiderio si era spento piano piano, lasciando solo una vaga insoddisfazione che mi lasciava insoddisfatta ogni sera.
Laura, la mia amica più spregiudicata, mi aveva convinta.
«Dai, Elena, hai ancora un corpo da favola. Basta nasconderlo sotto quei maglioni larghi. Andiamo in discoteca, ci vestiamo da ventenni e ci ricordiamo cosa significa sentirsi guardate.»
Laura è sempre stata così: tette rifatte alte e sode che sfidano la gravità, capelli biondi lunghi, pelle abbronzata, gambe tornite e un divorzio alle spalle. Io, invece, ho sempre avuto un seno naturale ma pieno, fianchi morbidi, un culo che ancora fa voltare qualche testa.
Quella sera indossai un vestitino nero cortissimo, scollato sulla schiena, che mi arrivava a malapena sotto le natiche. Niente reggiseno, solo un perizoma minuscolo. Mi sentivo nuda, esposta, decisamente sopra le righe e incredibilmente eccitata già solo a guardarmi allo specchio.
Siamo entrate in discoteca che la musica pompava forte. Le luci stroboscopiche ci facevano sembrare più giovani, più audaci. Abbiamo ordinato due mojito e ci siamo buttate in pista.
Ballavamo vicine, più vicine di quanto servisse. Laura mi premeva contro di sé, le sue tette siliconate contro le mie, i capezzoli duri che sembravano voler bucare la stoffa sottile. Mi aveva afferrato il culo con tutte e due le mani, tirandomi verso di lei mentre due ragazzi molto più giovani di noi non ci perdevano di vista ballando vicino a noi.
«Lo senti quanto sei bagnata?» mi aveva mormorato all’orecchio, la voce roca. «È per loro o è anche un po’ per me?»
Non avevo risposto. Avevo solo chiuso gli occhi e mi ero lasciata baciare il collo, proprio lì, davanti a tutti. Un bacio lento, umido, con la lingua. Quando aveva tirato fuori la punta della lingua e me l’aveva passata dietro l’orecchio.
«Quello alto con i tatuaggi è per me», mi ha sussurrato all’orecchio. «il biondino è tutto tuo. Guarda come ti fissa il culo.»
Hanno iniziato a ballare con noi. Prima solo sfiorandoci, poi sempre più vicini. Le mani di Leo sui miei fianchi, il suo bacino che premeva contro il mio sedere mentre ci muovevamo a ritmo. Sentivo il suo cazzo già duro sotto i jeans che mi strusciava tra le natiche. Laura rideva, si strusciava contro Alex senza pudore, le sue tette rifatte che ballavano quasi fuori dal top.
Dopo un’ora di balli sempre più spinti, Laura mi ha sussurrato all’orecchio:
«Andiamo in macchina con loro. Solo per divertirci un po’. Nessuno lo saprà mai.»
Il cuore mi batteva fortissimo, ma l’alcol e il desiderio represso da anni hanno vinto. Ho annuito.
Siamo usciti dal locale. Alex aveva una grosso SUV nero parcheggiato un po’ in disparte, nel buio del parcheggio. Ci siamo infilati dentro: io e Leo davanti, Laura e Alex dietro.
Appena le portiere si sono chiuse, l’atmosfera è diventata elettrica.
Leo non ha perso tempo. Mi ha presa per la nuca e mi ha baciata con foga, la lingua che invadeva la mia bocca. Le sue mani grandi mi hanno alzato il vestitino fino alla vita, scoprendo il perizoma già bagnato. Ha infilato due dita dentro di me senza preavviso e io ho mugolato, sorpresa da quanto fossi fradicia.
«Cazzo, sei già zuppa…» ha sussurrato contro le mie labbra.
Mi ha fatta scendere dall’auto. L’aria fresca della notte mi ha fatto venire i brividi mentre mi spingeva contro il cofano del motore. Mi ha fatto chinare in avanti, il seno schiacciato sulla carrozzeria lucida, culo per aria. Ha abbassato il perizoma con un gesto deciso e l’ho sentito slacciarsi i jeans.
Il suo cazzo era carne giovane, calda. Me l’ha strofinato tra le grandi labbra un paio di volte, poi mi ha penetrata con decisione fino in fondo.
Ho ansimato di piacere. Era tanto tempo che non mi sentivo presa così in modo animale.
Leo ha iniziato a scoparmi con colpi decisi, profondi, ritmici. Ogni affondo mi faceva sbattere contro il cofano. Le mie tette erano uscite dal vestito e ondeggiavano a ogni spinta. Sentivo le sue palle che sbattevano contro il mio clitoride e il rumore osceno della mia figa bagnata che lo accoglieva.
Dall’interno dell’auto arrivavano i gemiti di Laura. La vedevo a cavalcioni su Alex sui sedili posteriori: le sue tette rifatte che rimbalzavano mentre lo cavalcava con foga, la testa buttata indietro, la bocca aperta in un grido continuo.
«Più forte… sì, così!» urlava lei.
Leo mi ha afferrato i capelli, tirandomi la testa indietro mentre aumentava il ritmo.
«Ti piace farti scopare da un ragazzo più giovane, vero?» mi ha sussurrato all’orecchio.
“Siii, cazzo, mi piace”
Ero quasi incapace di parlare. Il piacere saliva rapidissimo. Sentivo l’orgasmo arrivare come un’onda calda che prendeva il sopravvento.
«Sto per venire…» ho ansimato.
«Vieni sul mio cazzo, dai.»
Mi ha dato ancora due, tre spinte potenti e sono esplosa. L’orgasmo mi ha travolta, le gambe che tremavano, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo. Ho urlato, senza più controllo.
Leo è uscito da me giusto in tempo per schizzare tutto il suo sperma caldo sulla mia schiena e sulle mie natiche, lunghi fiotti densi che mi colavano sulla pelle.
Dentro l’auto,
«Ah… cazzo… sì… più forte…» ansimava.
Alex aumentò il ritmo, spingendo i fianchi verso l’alto con più violenza. Le tette di Laura ballavano selvaggiamente, i capezzoli duri e scuri che puntavano verso di me.
Vidi il suo ventre contrarsi.
«Sto per venire… sto per venire…» mormorò con voce rotta, senza mai staccare gli occhi da me.
Alex stava venendo dentro Laura con un grugnito animalesco, mentre lei si dimenava in preda al suo secondo orgasmo.
Siamo rimasti lì qualche minuto, ansimanti, sudati, in silenzio.
Per la prima volta dopo tantissimo tempo, mi sentivo viva, desiderata, scopata come si deve.
Leo si tirò su i jeans con un gesto veloce.
Mi diede una pacca sonora sul culo e rise.
“Bella scopata! Mi è piaciuta. Hai davvero ancora un bel culo” mi disse Leo, sottolineando con quell’ancora che lo era nonostante l’età.
«Tutto bene, bionda?» chiese Alex a Laura con tono piatto, quasi annoiato. Poi guardò l’orologio del telefono. «Dai, è tardi. Noi andiamo dentro a bere qualcosa.»
«Dai, noi torniamo dentro. Ci si vede.» mi disse Leo.
Nessun bacio. Nessun “ci sentiamo”. Nessun complimento vero, nessun “è stato bello”. Solo quella sufficienza da maschi giovani che avevano ottenuto quello che volevano e ora volevano tornare alla loro serata tra amici. Solo due ragazzi che avevano finito di svuotarsi e ora ci liquidavano come due escort da quattro soldi.
Si voltarono e si allontanarono chiacchierando tra loro, senza nemmeno girarsi indietro.
Io rimasi lì, in piedi nel parcheggio freddo, che cercavo di aggiustarmi il vestitino arrotolato sui fianchi, lo sperma di Leo che mi colava caldo tra le natiche e lungo la coscia.
Laura mi prese per mano con un sorrisetto divertito e mi trascinò verso la nostra auto.
Appena chiuse la portiera e mise in moto, partì subito a prendermi in giro.
«Ohhh, guarda che faccina delusa…» disse con voce finta-materna, scoppiando a ridere. «Che c’è, Elena? Cosa speravi? Che ti portasse i fiori e ti dicesse “sei la donna della mia vita”? Che dopo averti sfondata sul cofano ti invitasse a cena romantica?»
Rise più forte, una risata bassa e crudele che mi fece arrossire di vergogna.
«Ma ti senti? Hai quarantadue anni, sei sposata, e ti sei fatta piegare come una troia sul cofano di un ragazzino di ventotto. Cosa pensavi, di trovare l’amore in un parcheggio di discoteca? Che ti guardasse negli occhi e ti dicessero quanto sei speciale?»
Io strinsi le labbra, la voce che usciva bassa e incazzata.
«Pensavo… non lo so. Pensavo almeno che ci trattassero con un minimo di rispetto. Invece se ne sono andati così.»
Laura scosse la testa, sempre ridendo, mentre guidava lentamente fuori dal parcheggio.
«Ma povera illusa. Devi essere contenta, invece! Due bei maschi giovani, duri come il marmo, che si sono eccitati per noi due milf. Ti rendi conto? A vent’anni questi ci avrebbero guardate a malapena. Ora invece ci hanno scelte, ci hanno scopate e ci hanno pure schizzate addosso. Dovresti ringraziarli, non fare la faccia da vittima.»
«No. Io… volevo sentirmi desiderata. Volevo che mi guardassero come una donna, non come un buco comodo. Invece ci hanno salutate come se avessimo finito un servizio. Come se fossi una puttana da cinquanta euro nel parcheggio. E la cosa peggiore è che, mentre Leo mi scopava sul cofano, io godevo come una puttana. Sono venuta fortissimo. E ora mi odio per questo.»
Fece una pausa, poi mi guardò di traverso con un sorriso perfido.
«non fare la melodrammatica. E poi guarda me. Io sono abituata, sai? Non è certo la prima volta per me. E sai perché posso permettermelo?» Si portò le mani sotto le tette e le sollevò con orgoglio, strizzandole dentro il top. «Perché ho sfruttato bene il regalo del mio ex marito: queste due bombe rifatte da diecimila euro. Le ho pagate con i suoi soldi e ora le uso per farmi scopare da chi voglio. Guardale, alte, sode, perfette. I ragazzi le adorano. Le strizzano, le succhiano, ci vengono sopra. E a me piace, e parecchio.»
Si girò di nuovo verso di me, la voce che diventava ancora più provocatoria.
«Tu invece hai ancora le tue tettine naturali… carine, morbide, da brava mammina. Ma i giovani vogliono roba che stia su da sola, roba da troia. Per questo Leo ti ha scopata sul cofano come una disperata: perché gli andava di sfondare una milf sposata. Punto. Non cercava l’amore, l’emozione, cercava una figa matura da riempire. E tu gliel’hai data. Dovresti essere orgogliosa, cazzo.»
Io mi sentivo umiliata, arrabbiata, ma tra le gambe mi pulsava di nuovo.
«Sei una stronza, Laura…» mormorai.
Lei rise ancora più forte e allungò una mano per darmi una pacca sulla coscia.
«Stronza sì, ma sincera. E tu lo sai che ho ragione. La prossima volta ti faccio mettere in ginocchio a leccarmi le tette mentre ti scopano da dietro. Così impari a non fare la romantica”
“Non sto facendo la romantica!”
“Mi piace questa frustrazione che senti. Mi eccita vederti così combattuta: la brava moglie insoddisfatta che si è fatta aprire le gambe in un parcheggio e ora si sente confusa”
Rimasi in silenzio, con la faccia in fiamme che tradiva tutta la mia frustrazione.
Laura sorrise nel buio dell’abitacolo, soddisfatta.
«Brava la mia troietta. Impara a goderti il presente: essere ancora abbastanza figa da farti usare dai ragazzi.»
Rimasi in silenzio un minuto, poi a voce bassissima, confessai:
«…Mi è piaciuto. Troppo. E questo mi fa incazzare ancora di più.»
Laura sorrise nel buio dell’abitacolo, una mano sul volante e l’altra che mi stringeva la coscia.
“Brava amica mia. Benvenuta nel club”
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