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L'università - Cap. 15 - Il rapporto con Sara


di the_extension
01.03.2026    |    580    |    0 8.7
"Poi aveva leccato l’interno del bicchiere: lingua che raccoglieva ogni residuo appiccicoso, fino a farlo tornare pulito e trasparente..."
Con il passare delle settimane, la relazione tra Marco e Sara divenne visibile a tutti nel campus.
Baci rubati sotto il portico della facoltà dopo lezione, mani intrecciate mentre camminavano verso la mensa, Sara che gli sistemava il colletto della camicia con un sorriso dolce, Marco che le portava il caffè la mattina e le dava un bacio sulla fronte prima di entrare in aula. Sembravano una coppia normale del primo anno: teneri, un po’ goffi, felici. Gli amici di Sara la prendevano in giro ("Finalmente hai trovato uno carino e tranquillo!"), e persino alcuni compagni di Marco gli davano pacche sulle spalle ("Bravo, bro, ti sei sistemato").
In pubblico era tutto dolcezza e normalità.
In privato era tutt’altra cosa.
Sara aveva capito perfettamente chi era Marco. Non aveva bisogno di collari ufficiali o di padroni esterni: lui si era già consegnato a lei con la stessa devozione assoluta che riservava a Riccardo e Martina. Non c’erano discussioni, non c’erano "no". Qualsiasi cosa lei chiedesse, Marco la faceva - e la ringraziava dopo.
Ogni sera, quando tornava in stanza da Riccardo e Martina, Marco si inginocchiava ai piedi del letto e raccontava tutto con voce bassa e rispettosa:
"Padrone, Padrona, oggi Sara mi ha baciato in cortile davanti a tutti. Mi ha tenuto per mano per mezz’ora. Mi ha detto che le piaccio tanto.
Grazie per avermi permesso di avere questo dono. Grazie per avermi lasciato essere il suo schiavo."
Riccardo e Martina ascoltavano in silenzio.
A loro mancava Marco, ovviamente. Gli incontri erano diventati più rari: una o due volte a settimana invece di ogni sera. Ma non erano gelosi. Capivano. Marco aveva bisogno di questo - di una facciata normale che rendesse la sua sottomissione ancora più profonda, ancora più eccitante. E loro sapevano che, prima o poi, sarebbe successo: il loro schiavo avrebbe trovato un’altra padrona. Non era una perdita. Era evoluzione.
"Vai da lei," diceva Martina accarezzandogli i capelli. "Servila bene. E quando torni, pulisci noi come sempre."
Riccardo annuiva. "Sei il nostro regalo per lei. Goditelo."
Sara, invece, aveva trovato in Marco il giocattolo perfetto.
Poteva chiedergli qualsiasi cosa. E lui obbediva con gratitudine.
Un pomeriggio di sabato, si erano visti da lei per "studiare". La coinquilina era fuori per il weekend. Appena chiusa la porta, Sara si era seduta alla scrivania con i libri aperti, ma dopo cinque minuti aveva spostato la sedia indietro e aveva aperto le gambe sotto il tavolo.
"Inginocchiati qui," aveva detto piano, indicando lo spazio sotto la scrivania. "Leccami mentre studio."
Marco era scivolato sotto senza una parola. Le aveva abbassato le mutandine fino alle caviglie, aveva aperto le piccole labbra con le dita e aveva iniziato a leccarla piano, lingua piatta sul clitoride, poi dentro, succhiando delicatamente. Sara aveva continuato a scrivere appunti, mordendosi il labbro per non gemere troppo forte. Ogni tanto gli infilava una mano nei capelli e lo premeva di più contro di sé.
Dopo dieci minuti aveva iniziato a masturbarsi con le dita, sfregando il clitoride mentre Marco le leccava l’ingresso. Era venuta tremando, un piccolo fiotto caldo che gli aveva bagnato il mento. Marco aveva continuato a leccare, pulendo ogni goccia, fino a quando lei non aveva sospirato soddisfatta.
"Bravo," aveva detto. "Ora esci."
Marco era riemerso da sotto il tavolo, labbra gonfie e lucide. Sara gli aveva sorriso.
"Come premio puoi farmi da poggiapiedi."
Si era spostata sul divano, aveva allungato le gambe e aveva appoggiato i piedi nudi sul petto nudo di Marco, che si era sdraiato per terra davanti a lei. Sara aveva sfogliato il telefono, mandando messaggi, mentre usava il suo petto e la sua faccia come poggiapiedi, premendo le piante dei piedi sulle sue guance, infilandogli le dita in bocca ogni tanto.
"Succhia," ordinava piano. Marco succhiava obbediente, lingua tra le dita dei piedi, assaporando il sapore leggermente salato della pelle.
Dopo mezz’ora Sara si era alzata, aveva preso un bicchiere di plastica dal comodino della coinquilina - uno di quelli con il logo dell’università - e si era rimessa sul divano.
"Ora inginocchiati qui," aveva detto indicando il pavimento davanti a lei.
Marco aveva obbedito.
Sara aveva aperto le gambe, aveva iniziato a masturbarsi di nuovo - dita sul clitoride, due dentro, ritmo lento e profondo. Guardava Marco negli occhi mentre si portava al limite.
"Apri la bocca," aveva ordinato quando era vicina.
Marco aveva aperto.
Sara aveva accelerato, era venuta forte - un getto caldo che aveva mirato proprio dentro il bicchiere. Aveva riempito il fondo con il suo orgasmo denso e trasparente.
Poi aveva teso il bicchiere a Marco.
"Bevi. Tutto. E pulisci il bicchiere senza lasciare tracce."
Marco aveva preso il bicchiere con mani tremanti. Aveva bevuto piano, assaporando il sapore dolce e salato di lei, sentendolo scivolare in gola. Aveva ingoiato ogni goccia.
Poi aveva leccato l’interno del bicchiere: lingua che raccoglieva ogni residuo appiccicoso, fino a farlo tornare pulito e trasparente. Lo aveva rimesso esattamente dove l’aveva preso, senza una macchia.
Sara lo aveva guardato con occhi lucidi di soddisfazione.
"Bravo, Marco. Sei proprio il mio giocattolo perfetto."
Gli aveva accarezzato i capelli.
"Domani sera vieni di nuovo. Porta il plug con la coda. Voglio vederti con quella mentre mi lecchi i piedi dopo che torno dalla palestra."
Marco aveva annuito, voce bassa e devota:
"Grazie, Signora Sara. Grazie per usarmi. Grazie per lasciarmi essere il tuo schiavo."
Era uscito dalla stanza con il sapore di lei ancora in bocca, il cazzo duro nei pantaloni, il cuore pieno di gratitudine.
Non verso Sara soltanto. Verso Riccardo e Martina, che gli avevano permesso di arrivare a questo punto.
Quella sera, inginocchiato ai piedi del loro letto, aveva raccontato tutto nei minimi dettagli.
E loro avevano sorriso.
"Bravissimo," aveva detto Martina. "Continua a servirla. Sei il nostro dono più bello."
Riccardo aveva annuito. "E quando lei avrà finito di giocare, tornerai da noi. Sempre."
Marco aveva chinato la testa.
"Sempre, Padrone. Sempre, Padrona."

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