tradimenti
L'università - Cap. 11 - I nuovi giocattoli
01.03.2026 |
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"Entrò nella figa di Martina da dietro, pompando forte mentre lei teneva le pinze ancora addosso..."
Quella sera la stanza sembrava più piccola del solito, carica di un’energia elettrica che Marco sentiva sulla pelle. La busta del sex shop era ancora sul tavolo, aperta, con tutti i nuovi acquisti disposti in fila come trofei: il dildo doppio realistico con le sue venature grosse e cappelle gonfie, le pinze per capezzoli con la catena argentata, i dilatatori anali in silicone nero che aumentavano di spessore, il gag-ball rosso lucido, il vibratore telecomandato e il collare in pelle con la placca incisa.Riccardo era già nudo, sdraiato sul suo letto, il cazzo duro in mano mentre sfogliava le foto di Martina sul telefono. "Preparatore," disse senza alzare gli occhi. "Inizia. Stasera usiamo tutto quello che hai comprato. E lo fai tu."
Marco si spogliò piano, lasciando solo i boxer. Prese il collare per primo. Lo indossò al collo, la fibbia che scattò con un clic secco. La placca fredda premeva sulla gola: "Preparatore Ufficiale di Martina". Si sentiva marchiato, e questo gli fece pulsare il cazzo.
Martina arrivò alle 22 precise, cappotto aperto su niente. Lo lasciò cadere e si avvicinò al letto, nuda, tette sode che ondeggiavano leggermente, figa già depilata e lucida di anticipazione. Vide il collare su Marco e sorrise lenta.
"Oh cazzo… ti sta benissimo, piccolo. Sembri proprio il mio preparatore personale." Si chinò e gli sfiorò la placca con un dito. "Leggi ad alta voce cosa c’è scritto."
Marco deglutì. "Preparatore… Ufficiale… di Martina."
Riccardo rise. "Bravo. Ora preparala. Inizia con le pinze. Voglio vederle sui capezzoli mentre la lecchi."
Marco prese le pinze dalla scatola. Si inginocchiò davanti a Martina, che era rimasta in piedi. Le sfiorò un capezzolo con la lingua per farlo indurire, poi applicò la prima pinza: la molla strinse forte, il metallo freddo che pizzicava. Martina inspirò bruscamente. "Ah… sì… stringi di più."
Marco strinse la vite di regolazione. Il capezzolo si gonfiò, rosso e turgido. Fece lo stesso con l’altro. La catena dondolava tra i due, tirando leggermente a ogni respiro di lei.
"Tira la catena," ordinò Riccardo, segandosi piano. "Falla sentire."
Marco afferrò la catena e tirò delicatamente. Martina gemette, inarcando la schiena. "Cazzo… sì… tira più forte, preparatore…"
Marco tirò di nuovo. I capezzoli si allungarono, il dolore misto al piacere le fece chiudere gli occhi. Riccardo commentò: "Guarda come le piacciono. Ora lecca. Falla venire con la lingua mentre ha le pinze."
Marco la fece sdraiare sul letto di Riccardo, gambe spalancate. Si chinò tra le cosce e iniziò a leccare: lingua piatta sulle grandi labbra, poi sul clitoride gonfio. Succhiò piano, infilando due dita dentro per massaggiare il punto G. Martina si contorceva, la catena che dondolava e tirava i capezzoli a ogni movimento.
"Oh dio… sì… leccami… tira la catena mentre mi fai venire…"
Marco afferrò la catena con una mano e tirò ritmicamente, sincronizzando con la lingua. Martina venne dopo pochi minuti: corpo che tremava, cosce che si chiudevano intorno alla sua testa, un fiotto caldo che gli bagnò il mento.
Riccardo si alzò. "Bene. Ora il vibratore telecomandato. Infilalo tu."
Marco prese il vibratore curvo, lo lubrificò e lo spinse piano nella figa di Martina. Lei gemette mentre entrava. Riccardo prese il telefono e aprì l’app. "Io controllo. Tu tienilo fermo."
Il vibratore partì al minimo. Martina sobbalzò. "Cazzo… vibra forte…"
Riccardo aumentò l’intensità. "Preparala bene, cuck. Falla bagnare per il dildo doppio."
Marco tenne il vibratore dentro, muovendolo piano mentre leccava il clitoride intorno alle orecchie vibranti. Martina venne di nuovo, urlando nel cuscino.
Ora toccava al pezzo forte. Riccardo prese il dildo doppio. "Tu lo infili mentre io la scopo. Prima nella figa, poi nel culo. Voglio vederla piena."
Martina si mise a quattro zampe, culo in alto. Riccardo si posizionò dietro, penetrandola nella figa con un affondo lento. "Cazzo… è già aperta grazie al tuo lavoro, preparatore."
Marco prese il dildo doppio, lo lubrificò abbondantemente. Lo avvicinò al culo di Martina. "Piano," sussurrò lei. "Fammi sentire piena."
Marco spinse la prima cappella contro il buchino. Entrò con fatica, dilatandola. Martina gemette forte: "Ah… sì… entra…"
Riccardo pompava nella figa, sentendo il dildo doppio premere contro il suo cazzo attraverso la parete sottile. "Cazzo… lo sento… spingi di più, cuck."
Marco spinse l’altra cappella nella figa già occupata. Il dildo doppio entrò piano, affiancandosi al cazzo di Riccardo. Martina urlò di piacere: "Oh dio… due cazzi… uno vero e uno finto… sto per venire…"
Riccardo accelerò, il dildo doppio che sfregava contro il suo uccello a ogni spinta. Marco teneva la base del dildo, muovendolo ritmicamente per sincronizzarsi. Martina venne violentemente, corpo che tremava, figa e culo che si contraevano intorno ai due intrusi.
Riccardo grugnì: "Sto venendo… prendilo tutto…"
Schizzò dentro, profondo. Marco sfilò piano il dildo doppio, lucido di umori e sperma. Riccardo si staccò, il cazzo gocciolante.
"Ora pulisci," ordinò. "Prima il dildo, poi la figa."
Marco leccò il dildo doppio, assaporando il misto di Martina e Riccardo. Poi affondò la faccia tra le cosce di lei, succhiando lo sperma che colava dalla figa spalancata. Martina gli accarezzò i capelli: "Bravo preparatore… pulisci bene…"
Dopo aver finito, Riccardo concesse: "Ora puoi scopartela. Ma con il gag-ball in bocca. Voglio sentirti gemere soffocato."
Marco si infilò il gag-ball, la palla rossa che gli riempiva la bocca. Entrò nella figa di Martina da dietro, pompando forte mentre lei teneva le pinze ancora addosso. Venne in silenzio, schizzando dentro di lei, il gag che attutiva i gemiti.
Quando finì, Riccardo tolse il gag e baciò Martina sulla bocca – solo lui poteva. "Serata perfetta. Domani ripetiamo con i dilatatori. E tu, preparatore, continua a fare bene il tuo lavoro."
Marco si sdraiò sul suo letto, collare ancora al collo, capezzoli doloranti, bocca gonfia, figa di Martina ancora sul viso. Si sentiva esausto, umiliato, indispensabile. E non avrebbe cambiato niente al mondo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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