tradimenti
Racconti dai lettori 04 - La donna dell'est 1
13.03.2026 |
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"Dopo ci siamo sdraiati, nudi, e lei mi ha raccontato un po’ del suo passato: diceva di essere stata "schiava" di un master per un periodo, anni prima..."
Questo racconto è tratto da un esperienza di uno degli iscritti ad Annunci. I nomi sono inventati. Se qualcun'altro è interessato a raccontare qualche sua esperienza, non esiti a contattarmi.Mi chiamo Antonio, ho 25 anni e da fuori sembro uno di quei ragazzi che attirano le donne più grandi sull’app: alto, fisico tonico ma non esagerato, capelli scuri un po’ ribelli, sorriso sicuro e occhi che capiscono al volo cosa vuole una donna. Ce l’ho 17 centimetri, duro quando serve, e so muovermi con calma e decisione. Non sono un fenomeno da film, ma so farle sentire cose che le restano addosso per giorni.
Ho avuto parecchie esperienze, soprattutto con donne mature. Le ho incontrate in hotel discreti, nei loro appartamenti quando il marito era fuori, a volte in macchina in posti tranquilli. Le ho fatte gemere piano, le ho lasciate con il respiro corto e le guance arrossate. E loro spesso scrivevano dopo, un messaggio semplice: "Mi è piaciuto. Quando possiamo rivederci?".
Dentro però c’è un’altra parte di me, una che non ho mai detto a nessuna mentre ero con loro.
Vorrei essere cornuto.
Non è solo curiosità. Mi eccita da morire l’idea di vedere la mia donna - una qualsiasi che considero mia, anche per poco - aprirsi a un altro. Un uomo con un cazzo più grosso, più deciso, che la fa sospirare e tremare in modi che con me non succedono. Sentirla dire cose che non mi ha mai detto, vederla perdere il controllo mentre io sto lì, in disparte, a guardare. A toccarmi piano, sentendomi piccolo, inadeguato. E venire proprio per quello.
È iniziato con Martina, la mia ex.
Non me l’ha confessato lei per prima. L’ho saputo da un’amica comune, una sera che aveva bevuto troppo: "Sai che Martina si vedeva con Marco da un po’? Diceva che con te era carino, ma con lui si sentiva... diversa". Quella sera a casa è scoppiata una lite furiosa. Le ho urlato contro, lei ha pianto, poi mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto:
"Vuoi sapere? Sì. L’ho fatto. E non me ne pento."
Abbiamo finito a letto, arrabbiati, sudati, aggressivi. Io la prendevo con forza, lei mi graffiava la schiena e sussurrava:
"Dimmi che ti fa male... dimmi che sei geloso..."
Invece ho iniziato a chiedere. Mentre ero dentro di lei le chiedevo dettagli, piano, con la voce bassa. Lei rispondeva, ansimando: come Marco l’aveva presa contro il muro di un parcheggio, come l’aveva fatta venire più volte, come alla fine le era venuto sul seno e lei aveva sorriso. Io ascoltavo tutto, muovevo i fianchi più forte e alla fine sono venuto senza riuscire a trattenermi.
Nei mesi successivi, ogni volta che facevamo sesso, io chiedevo. Lei raccontava. Sempre di più. "Marco era più grosso", "con lui durava di più", "mi faceva sentire una cosa diversa". Io annuivo, la stringevo più forte e venivo pensando a lui.
Poi è finita. Troppo veleno accumulato. Ma quella sensazione non se n’è andata. È rimasta, si è allargata.
Ho iniziato a fare il bull con qualche coppia. Mi piaceva. Sentirmi desiderato, sentirmi dire "sei bravo", "mi fai stare bene" mi dava soddisfazione. Ma sotto sotto c’era sempre quel pensiero: vorrei essere io quello che guarda.
Una coppia in particolare mi è rimasta impressa. Elena, 45 anni, corpo maturo e pieno: tette pesanti e naturali, fianchi larghi, culo morbido, pelle che porta i segni del tempo ma in modo sexy. Capelli castani lunghi, occhi verdi che sapevano esattamente cosa volevano. Suo marito Carlo, 48 anni, manager, capelli brizzolati, tipo serio ma con uno sguardo che tradiva tutto quando parlava di lei.
La prima volta l’ho incontrata quando Carlo era al lavoro. Elena mi ha aperto la porta in lingerie semplice, sorridente, senza troppi giri di parole. Siamo finiti sul divano del soggiorno. L’ho baciata piano, le ho tolto il reggiseno, le ho accarezzato il seno mentre lei mi slacciava i pantaloni. L’ho presa lì, con calma all’inizio, poi più deciso. Lei gemeva piano, mi stringeva i fianchi con le cosce, sussurrava:
"Così... continua così..."
Abbiamo fatto l’amore per un’ora buona, cambiando posizione un paio di volte. Alla fine sono venuto fuori, sul suo ventre, e lei ha sorriso, mi ha accarezzato i capelli e ha detto:
"Mi è piaciuto molto, Antonio."
La seconda volta è stato lo stesso: Carlo al lavoro, io da lei nel pomeriggio. Abbiamo iniziato in cucina, lei appoggiata al tavolo, poi siamo passati in camera. L’ho presa da dietro, lentamente, sentendola mugolare contro il cuscino. Le ho infilato un dito nel culo mentre ero dentro di lei, piano, e lei ha tremato tutta, venendo con un gemito lungo e basso. Sono uscito e ho finito sulle sue natiche, schizzi caldi che le colavano piano. Dopo ci siamo sdraiati, nudi, e lei mi ha raccontato un po’ del suo passato: diceva di essere stata "schiava" di un master per un periodo, anni prima. Io ascoltavo senza commentare troppo, facevo domande vaghe. All’epoca non capivo davvero di cosa parlasse, pensavo fosse solo qualche gioco più spinto.
Mentre guidavo verso casa dopo quell’incontro mi sono fermato in una piazzola buia. Ho spento il motore, ho abbassato il sedile, ho tirato fuori il cazzo ancora sensibile e mi sono toccato pensando a una cosa sola: io al posto di Carlo. Io che sto al lavoro e so che a casa c’è un altro con Elena. Io che immagino - o guardo - mentre lei si apre per un cazzo più grosso, più brutale, mentre geme cose che a me non ha mai detto. Sono venuto tre volte di fila, tremando, con schizzi ovunque sul cruscotto e sulle cosce.
Adesso quella voglia mi consuma.
Non riesco più a stare con una donna senza fantasticare di essere dall’altra parte. Chiudo gli occhi e vedo Elena - o una come lei, matura, esperta, che sa cosa vuole - che si lascia prendere da un altro, che sospira e trema mentre io guardo in silenzio, il cazzo in mano, umiliato e eccitato da morire. Voglio sentirla dirmi che con me è bello, ma che a volte ha bisogno di qualcosa di più grande, di più forte. Voglio che mi guardi negli occhi mentre un altro la fa venire, mentre le dice cose sporche e lei risponde con la voce rotta.
È una voglia silenziosa, costante, che mi tiene sveglio la notte. Mi tocco pensando a questo, vengo pensando a questo, e più ci penso più diventa forte. Non so ancora come farò a viverla davvero, ma so che prima o poi devo provarci. Devo diventare quel cornuto che gode proprio quando si sente piccolo.
Per ora è solo questo: una voglia matta che mi brucia dentro, che mi fa diventare duro nei momenti più strani, che mi fa tremare le mani quando ci penso troppo.
E non se ne va.
Anzi, cresce ogni giorno di più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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