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Il principe - Cap.15 - Tu sei niente
09.03.2026 |
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"Mi inginocchiai ai suoi piedi, baciai le dita, leccai l’arco, succhiai l’alluce come se fosse l’unico cazzo che contasse..."
La sera dopo, quando la porta si aprì, Thorne era già rannicchiato contro il muro, le ginocchia al petto, gli occhi bassi. Non alzò nemmeno lo sguardo quando entrai nel cerchio di luce. Le guardie si disposero come sempre, Roderick si sedette sullo sgabello, Mira rimase in disparte con il suo solito silenzio. Ma io non andai subito da loro.Andai da Thorne.
Mi fermai sopra di lui, le gambe aperte, la figa ancora umida dal giorno prima. Lui alzò gli occhi piano, sperando forse in un rimpianto, in un barlume di ciò che eravamo stati. Io lo fissai dall’alto, senza espressione.
“Alzati,” dissi. Voce piatta. Fredda.
Thorne obbedì lentamente, le gambe tremanti. Si mise in piedi, nudo, il cazzo molle che pendeva inutile tra le cosce. Io lo guardai come si guarda un insetto schiacciato sul pavimento.
“Guardati,” dissi. “Sei niente. Non sei nemmeno un uomo. Non sei un amante. Non sei un prigioniero. Sei niente. Un buco vuoto con un nome che non significa più nulla. Il tuo cazzo? Niente. Le tue lacrime? Niente. Il tuo amore? Niente. Esisti solo perché Roderick ti tollera. Altrimenti saresti già morto, spazzatura.”
Sputai di nuovo. Stavolta sul suo petto, poi sul suo cazzo. Lo sputo colò piano lungo la cappella, gocciolando sul pavimento. Lui non si mosse. Non si coprì. Solo tremò.
Mi chinai leggermente, gli afferrai il mento con due dita e gli alzai il viso. Lo costrinsi a guardarmi negli occhi.
“Non meriti di guardarmi. Non meriti di respirare la mia stessa aria. Non meriti nemmeno di venire. Se ti tocchi stasera, fallo in silenzio, come il verme che sei. Se Mira ti succhia, ringraziala per la pietà che ti concede. Ma non osare pensare che sia per te. È per noia. È perché sei lì, come un mobile rotto. Niente di più.”
Gli lasciai il mento. Lui abbassò la testa. Una lacrima gli cadde sul pavimento, ma non emise suono.
Io mi girai verso le guardie. Mi inginocchiai davanti a Garrick, aprii la bocca e lo presi dentro senza una parola. Succhiavo forte, profonda, la gola che si apriva per lui. Mentre lo facevo, guardai Thorne di sfuggita.
“Niente,” ripetei, la voce soffocata dal cazzo in bocca. “Tu sei niente.”
Le guardie mi presero una dopo l’altra. Garrick nella figa, il grasso in bocca, il terzo nel culo. Io gemetti forte, spingendo contro di loro, venendo ripetutamente, ma ogni gemito era punteggiato da un insulto rivolto a Thorne.
“Vedi come mi riempiono? Vedi come vengo? Tu non ci sei riuscito mai. Mai. Sei niente. Un fallimento con le palle vuote.”
Quando finii, coperta di seme, ansimante, mi rialzai e tornai da Roderick. Mi inginocchiai ai suoi piedi, baciai le dita, leccai l’arco, succhiai l’alluce come se fosse l’unico cazzo che contasse.
“Roderick... ti prego... scopami tu... solo tu vali qualcosa...”
Lui accarezzò la mia testa, ma non rispose. Non ancora.
Mira, nel frattempo, si era avvicinata a Thorne. Lui era crollato in ginocchio, il viso bagnato di sputo e lacrime, il corpo scosso da singhiozzi muti. Lei si inginocchiò accanto a lui, piano. Gli sfiorò la guancia con le dita, pulendo lo sputo con il pollice. Non disse niente all’inizio. Solo lo abbracciò, piano, stringendolo contro il suo petto nudo.
Thorne si irrigidì, ma non si ritrasse. Mira gli accarezzò i capelli, gli sussurrò qualcosa all’orecchio - parole troppo basse perché io le sentissi, ma il tono era dolce, quasi materno.
“Shh... va tutto bene... non sei solo...”
Lei lo cullò piano, le mani che gli sfregavano la schiena, il petto contro il suo. Thorne iniziò a singhiozzare apertamente ora, il corpo che tremava contro di lei. Mira non lo lasciò andare. Gli baciò la fronte, leggera, poi la tempia. Le sue mani scesero piano sul suo petto, accarezzandolo con tenerezza, non con fame. Non lo masturbò. Non lo scopò. Solo lo confortò, tenendolo stretto mentre lui piangeva come un bambino.
Io guardai la scena per un secondo. Poi distolsi gli occhi. Non mi importava più. Thorne era niente. E Mira poteva tenersi quel niente, cullarlo, consolarlo. A me non serviva.
Tornai a baciare i piedi di Roderick, la lingua che lambiva devota.
“Solo tu,” sussurrai. “Solo tu conti.”
Roderick sorrise, la mano che mi accarezzava i capelli.
“Lo so, Elara. Lo so.”
Mira continuò a tenere Thorne tra le braccia, sussurrandogli parole dolci mentre lui piangeva piano. Le guardie uscirono ridendo. Il buio calò.
Ma nella cella restarono due mondi separati: io ai piedi del principe, devota e vuota; Thorne tra le braccia di Mira, consolato ma spezzato.
Niente era cambiato. Solo che ora era ufficiale: Thorne era niente. E io ero libera di odiarlo senza rimpianto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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