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Le gemelle - Cap.3 - Il primo dubbio
03.03.2026 |
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"Dimmi la verità: quando chiudi gli occhi e scopi Anna, pensi a me? Pensi a come ti ho succhiato, a come ti ho graffiato, a come ti ho detto “riempimi” mentre venivi?"
Luca si girò di..."
I giorni dopo l’arrivo di Beatrice si trasformarono in un inferno silenzioso per Luca, un misto di colpa che gli rosicchiava lo stomaco e un’eccitazione costante che gli faceva drizzare il cazzo nei momenti più sbagliati.Di giorno tutto sembrava perfetto, quasi idilliaco. Anna era la stessa di sempre: dolce, premurosa, con quel modo di sorridere che gli scaldava lo stomaco e gli faceva dimenticare, per qualche ora, il casino che aveva in testa. La mattina gli preparava il caffè mentre lui si vestiva, gli mandava messaggi con cuori e faccine durante le lezioni (“Mi manchi già”, “Pensavo a te in aula”), lo aspettava fuori dall’università con un bacio leggero sulle labbra e un “com’è andata la giornata?”.
Il pomeriggio lo passavano insieme: biblioteca, studio sul divano di lei, mani intrecciate sotto il tavolo mentre fingevano di leggere. Anna era attenta, gli spiegava i passaggi difficili con pazienza, rideva piano quando lui sbagliava apposta per farla arrabbiare.
Una volta, durante una sessione di studio, Anna gli aveva preso la mano e l’aveva portata sotto la gonna, in mezzo alle cosce. “Senti quanto ti voglio,” aveva sussurrato. Luca aveva infilato le dita nelle mutandine, trovandola bagnata, e l’aveva masturbata piano mentre lei fingeva di leggere il libro. Anna era venuta in silenzio, mordendosi il labbro, cosce che tremavano leggermente. “Grazie,” aveva detto dopo, baciandolo sulla guancia.
La sera cucinavano insieme (o meglio, Anna cucinava e Luca la guardava, abbracciandola da dietro mentre lei mescolava la pasta, le baciava il collo, le sussurrava all’orecchio cose sporche che la facevano arrossire). Poi si buttavano sul divano a guardare una serie, lei accoccolata contro il suo petto, la testa appoggiata sulla spalla, le dita che giocavano con i bottoni della sua camicia.
Il sesso era sempre tenero, lento, quasi romantico. Anna si spogliava con una certa timidezza, rideva quando inciampava nei jeans, arrossiva quando lui le toglieva il reggiseno e le baciava i capezzoli rosa chiari. Luca la leccava con calma, lingua piatta sul clitoride, poi dentro, assaporando il suo sapore dolce e pulito. Lei gemeva sommessa, mani nei capelli di lui, fianchi che si muovevano leggermente. Quando entrava era sempre lento, attento, lei che si mordeva il labbro e lo stringeva forte, unghie che gli graffiavano la schiena in modo leggero, quasi carezze.
Una notte, dopo una giornata particolarmente calda, Anna lo aveva spinto sul letto con un sorriso timido. “Voglio stare sopra,” aveva detto. Si era impalata sul suo cazzo con movimenti lenti, roteando i fianchi, tette che rimbalzavano dolcemente. Luca le aveva afferrato il culo, spingendo dal basso. “Sei bellissima,” le aveva detto. Anna era venuta in silenzio, tremando sopra di lui, figa che si contraeva intorno al suo cazzo.
"Ti voglio bene," gli diceva mentre lui spingeva piano, dentro e fuori, con ritmo costante, abbracciandola stretta.
Luca rispondeva "Anch’io", e veniva dentro di lei, caldo e profondo, rimanendo fermo mentre lei tremava sotto di lui, respiri che si mescolavano.
Dopo si addormentavano nudi, lei accoccolata contro il suo petto, il respiro leggero contro la sua pelle. Luca le accarezzava i capelli, la schiena, e per qualche ora dimenticava tutto.
Ma sotto quella normalità c’era un tarlo che lo mangiava vivo.
Ogni volta che chiudeva gli occhi mentre scopava Anna, vedeva Beatrice. Il modo in cui lei lo aveva cavalcato con furia, i gemiti rauchi invece dei sospiri leggeri di Anna, le unghie che gli graffiavano la schiena invece delle carezze delicate. Il sapore più aggressivo, più salato, più sporco. Il modo in cui Beatrice gli aveva sussurrato “riempimi” mentre lui schizzava dentro di lei, profondo, violento.
Si sentiva uno schifo. Si sentiva sporco. Si sentiva un traditore. Ma si sentiva anche vivo come non mai. Il ricordo di Beatrice gli tornava in mente nei momenti più sbagliati: mentre Anna gli preparava il caffè, mentre camminavano mano nella mano, mentre lei gli sussurrava “ti amo” dopo il sesso.
Ogni volta che Anna lo baciava, Luca pensava: “Le labbra di Beatrice erano più aggressive”. Ogni volta che Anna gli sorrideva, Luca pensava: “Beatrice sorrideva come se sapesse già di avermi in pugno”.
Si odiava. Ma non riusciva a smettere di pensarci. Ogni giorno, quando era solo, si segava pensando a Beatrice: il culo più rotondo, la figa più stretta, i gemiti che echeggiavano nella sua testa.
Beatrice non lo cercava apertamente. Non gli scriveva, non lo chiamava. Ma quando si incrociavano a casa di Anna - per una cena improvvisata, per un caffè mattutino, per una serata film - lo sguardo era sempre lì: un sorriso storto, un morso al labbro inferiore, un tocco “casuale” sul braccio mentre passava il piatto a tavola o prendeva il vino dal frigo. Ogni volta che rideva, la canottiera si tendeva sui seni, e Luca non poteva fare a meno di notare quanto fossero identici a quelli di Anna, ma con capezzoli più scuri che si intravedevano attraverso il tessuto sottile quando non indossava il reggiseno.
Anna sembrava non farci caso. O forse sì, ma non lo dava a vedere. Rideva alle battute pesanti di Beatrice, le rispondeva con un “smettila!” bonario, le dava un bacio sulla guancia prima di andare a letto. Luca si chiedeva se Anna sospettasse qualcosa, ma non aveva il coraggio di chiederglielo. Ogni volta che provava a parlarne con se stesso, si bloccava: “Se le dico la verità, la perdo. Se non le dico niente, continuo a tradirla”.
Un pomeriggio, mentre Anna era al supermercato, Beatrice entrò in soggiorno dove Luca stava guardando la tv da solo. Indossava solo un accappatoio corto, capelli bagnati dopo la doccia, odore di shampoo alla fragola che riempiva la stanza.
"Anna è uscita?" chiese innocente, sedendosi accanto a lui sul divano.
Luca annuì, cercando di non guardarla. "Sì. Torna tra poco."
Beatrice sorrise, si allungò per prendere il telecomando dal tavolino, l’accappatoio che si apriva leggermente, mostrando la curva del seno.
"Bene. Tempo per chiacchierare."
Luca si spostò leggermente. "Di cosa?"
Beatrice si girò verso di lui, gamba accavallata, accappatoio che saliva sulle cosce.
"Di te. Di Anna. Di noi."
Luca deglutì. "Non c’è nessun noi."
Beatrice rise. "Ah no? L’altra sera mi hai scopata come se non ci fosse un domani. Hai sbagliato gemella, ma hai continuato lo stesso. Hai sentito la mia figa stringerti e non hai smesso."
Luca arrossì. "È stato un errore. Ero ubriaco."
Beatrice si avvicinò, mano sulla sua coscia.
"Ubriaco? Avevi bevuto un bicchiere. E il tuo cazzo era durissimo. Dimmi la verità: quante volte ti sei segato pensando a me da allora?"
Luca non rispose. Beatrice gli strinse la coscia, più in alto.
"Rispondi."
Luca sussurrò: "Ogni giorno."
Beatrice sorrise trionfante. "Bravo. Ora dimmi: quando scopi Anna, pensi a me?"
Luca chiuse gli occhi. "Sì."
Beatrice gli infilò la mano nei pantaloni, afferrò il cazzo mezzo duro.
"Vedi? Anche ora sei duro solo a parlarne. Immagina se Anna lo sapesse."
Luca gemette. "Non glielo dire."
Beatrice lo segò piano, dentro i pantaloni.
"Dipende da te. Vieni da me stasera, quando lei dorme. Altrimenti..."
Luca scosse la testa, ma il cazzo traditore si induriva sempre di più.
Beatrice si staccò di colpo, si alzò, l’accappatoio che si apriva mostrando la figa depilata per un secondo.
"Pensa bene."
Uscì dalla stanza.
Luca rimase lì, ansimante, cazzo duro nei pantaloni.
Quella sera però Luca non andò da Beatrice.
La sera seguente, mentre Anna era sotto la doccia dopo una giornata calda e appiccicosa, Beatrice entrò in cucina dove Luca stava lavando i piatti. Indossava solo una canottiera larga e shorts corti, niente reggiseno, capezzoli che spingevano contro la stoffa sottile.
"Ti piace mia sorella, eh?" disse appoggiandosi al bancone, braccia incrociate sotto il seno, spingendolo verso l’alto.
Luca non alzò lo sguardo dal lavandino. L’acqua scorreva, coprendo il rumore del suo cuore che martellava.
"Sì. Mi piace."
Beatrice rise piano, un suono basso e roco che gli fece venire i brividi. Si avvicinò da dietro, gli sfiorò la schiena con le dita, poi gli premette il corpo contro, tette contro la sua schiena, inguine contro il suo culo.
"Ma ti piace anche scoparmi, vero? L’altra sera ti ho sentito venire dentro di me come un disperato. Hai spinto così forte, pensavi fossi lei, ma quando hai aperto gli occhi e hai visto me hai continuato lo stesso. Hai continuato a scoparmi come se non potessi fermarti."
Luca si irrigidì. Chiuse il rubinetto. L’acqua gocciolava ancora dal piatto.
"Smettila. È stato un errore."
Beatrice rise di nuovo, gli infilò una mano sotto la maglietta, gli accarezzò l’addome, scese piano verso il bordo dei pantaloni.
"Errore? Hai sbagliato gemella, Luca. Ma la figa era la stessa. Lo stesso calore, la stessa stretta. Dimmi la verità: quando chiudi gli occhi e scopi Anna, pensi a me? Pensi a come ti ho succhiato, a come ti ho graffiato, a come ti ho detto “riempimi” mentre venivi?"
Luca si girò di scatto. Beatrice era vicinissima, tette che sfioravano il suo petto attraverso la maglietta, respiro caldo sul collo, occhi verdi identici a quelli di Anna ma con una luce diversa, più predatoria.
"Non lo faccio," mentì.
Beatrice sorrise, gli prese la mano e la mise tra le sue gambe, sopra i pantaloncini corti. Luca sentì il calore, l’umidità attraverso il tessuto sottile. Lei era già bagnata fradicia.
"Senti quanto sono bagnata solo a pensarti," sussurrò. "Anna non si bagna mai così in fretta. Lei ha bisogno di baci, carezze, parole dolci. Io no. Io ho bisogno di un cazzo duro che mi spacca. E tu ce l’hai, Luca. Ce l’hai durissimo."
Luca ritrasse la mano come se si fosse scottato. Il cazzo gli premeva dolorosamente contro i jeans.
"Smettila. Anna è nella doccia."
Beatrice non si mosse. Gli sfiorò il cazzo sopra i pantaloni, lo strinse piano attraverso la stoffa.
"Lo so. Ma tu sei duro come il marmo. E Anna non ti fa diventare così solo sfiorandoti. Io sì."
Luca gemette piano nonostante se stesso. Beatrice lo lasciò andare, tornò al bancone come se niente fosse, prese un bicchiere d’acqua e bevve lentamente, occhi fissi nei suoi.
"Vieni in camera mia stasera. Anna dorme presto. Ti aspetto."
Luca scosse la testa.
"No. Non posso."
Beatrice sorrise, posò il bicchiere.
"Vedremo."
Quella notte Luca non dormì.
Anna era accoccolata contro di lui, respirava piano, serena. Luca fissava il soffitto, il cazzo duro che premeva contro la coscia di lei. Pensava a Beatrice. Al modo in cui lo aveva cavalcato, ai gemiti rauchi, al modo in cui gli aveva detto “riempimi”.
Si alzò piano, andò in bagno. Si segò sotto la doccia, pensando a Beatrice, venendo in silenzio contro le piastrelle. L’orgasmo fu violento, quasi doloroso.
Si odiò.
Ma sapeva che sarebbe tornato da lei.
Il giorno dopo, mentre Anna era a lezione, Beatrice gli scrisse il primo messaggio:
“Stasera Anna esce con le amiche. Porta il cazzo. Ti aspetto alle 21.”
Luca fissò il messaggio per cinque minuti. Il cuore gli batteva forte. Le mani tremavano. Pensò ad Anna, al suo sorriso, ai suoi baci dolci. Pensò a Beatrice, alla sua figa stretta, ai suoi gemiti.
Rispose:
“Ok.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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