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Il principe - Cap.12 - Sottomissione voluta


di the_extension
09.03.2026    |    433    |    0 8.7
"Thorne si lasciò cadere sulle ginocchia, Mira che lo montava di nuovo, scopandolo con fianchi esperti..."
Le catene erano sparite da giorni. Roderick le aveva fatte togliere una mattina, senza spiegazioni, solo un ordine secco alle guardie: “Non servono più.” Thorne e io potevamo muoverci liberamente nella cella condivisa - camminare, sdraiarci, toccarci se avessimo voluto. Ma nessuno dei due lo faceva. Le catene erano state sostituite da qualcos’altro di più pesante: la scelta.
Ogni sera, quando le torce si accendevano e le guardie entravano, io non aspettavo più ordini. Mi inginocchiavo da sola, spalancavo la bocca o la figa, imploravo i loro cazzi con parole che un tempo mi avrebbero fatto arrossire. Thorne faceva lo stesso con Mira: la prendeva senza bisogno di corde, la scopava contro il muro o sul pavimento, venendo dentro di lei con gemiti che non erano più di dolore, ma di abitudine.
Quella sera, però, qualcosa cambiò di nuovo.
Le guardie entrarono per prime, ma io non mi mossi verso di loro. Rimasi in piedi al centro della cella, nuda, il corpo segnato da lividi sbiaditi e seme secco. Thorne era già lì, Mira inginocchiata davanti a lui, la mano sul suo cazzo che iniziava a indurirsi. Lui la guardava, ma i suoi occhi saettarono verso di me per un istante.
Io parlai per prima, la voce bassa ma tagliente, carica di disprezzo.
“Guardati, Thorne. Patetico. Il tuo cazzo si drizza per questa puttana rossa ogni sera, e non hai nemmeno più la decenza di fingere che ti dispiaccia. Sei diventato il loro giocattolo, proprio come me. Solo che io lo voglio. Tu... tu ti ci arrendi e basta. Debole. Inutile. Un fallito con un cazzo che non serve più a niente se non a riempire fighe altrui.”
Thorne trasalì, il viso che si contorse. Mira smise di toccarlo, ma lui non la spinse via.
Poi mi voltai verso Roderick, che era entrato in silenzio e si era seduto sullo sgabello, le gambe aperte, il cazzo già mezzo duro sotto la tunica.
“E tu, principe del cazzo,” continuai, avanzando verso di lui passo dopo passo. “Pensi di aver vinto? Pensi che spezzarci sia stata una vittoria? Guarda cosa hai creato: una troia che ti implora e un ragazzo che si fa scopare dalla sua puttana fissa. Sei patetico anche tu. Un reietto con la corona che deve pagare con il seme per sentirsi potente. Un codardo che si masturba guardando gli altri scopare perché non sa farlo da solo.”
Le parole uscivano come veleno, ma il mio corpo tradiva di nuovo. La figa pulsava, bagnata, i capezzoli duri. Roderick non si mosse, ma il suo sorriso si allargò.
Mi fermai ai suoi piedi, in ginocchio. Aprii le gambe, la figa esposta verso di lui. Portai una mano tra le cosce e iniziai a masturbarmi lentamente, due dita che entravano e uscivano, il pollice sul clitoride. Gemetti piano, gli occhi fissi nei suoi.
“Guardami,” dissi, la voce ora un sussurro roco. “Guarda quanto sono bagnata per te. Per quello che mi hai fatto diventare.”
Roderick allungò una mano e mi accarezzò la testa, le dita che si infilavano nei capelli neri, accarezzando piano, quasi con tenerezza. Non strinse, non tirò. Solo carezze lente, ritmiche, come se fossi un animale domestico.
“Continua,” mormorò. “Mostrami quanto mi vuoi.”
Io accelerai, le dita che spingevano più a fondo, il clitoride sfregato forte. Venni in pochi secondi, il corpo che tremava, un fiotto di umore che bagnò il pavimento sotto di me. Gemetti il suo nome - “Roderick...” - senza vergogna, senza rimpianto.
Thorne, dall’altra parte della cella, era immobile. Mira aveva ripreso a masturbargli il cazzo, ma lui non reagiva più. Guardava me, ai piedi di Roderick, con un’espressione vuota.
“Vedi?” dissi, ancora ansimante, la mano bagnata tra le cosce. “Questo è ciò che sono ora. E tu, Thorne... tu sei solo un ricordo che non mi serve più.”
Roderick rise piano, la mano ancora sulla mia testa.
“Brava, Elara. Ora... le guardie aspettano il loro turno. E Thorne... Mira ha fame.”
Le guardie si avvicinarono. Io mi girai verso di loro, spalancai la bocca e la figa, pronta. Thorne si lasciò cadere sulle ginocchia, Mira che lo montava di nuovo, scopandolo con fianchi esperti.
Ma io non guardai più. Ero ai piedi di Roderick, la sua mano che mi accarezzava ancora, mentre il mio corpo si apriva per gli altri.
L’amore era finito. Restava solo il desiderio, crudo, egoista, e la mano di Roderick sulla mia testa come una corona invisibile.

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