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Racconti dai lettori 03 - Dopo il privè
13.03.2026 |
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Salutiamo Roberto - lui ci bacia entrambi sulle guance, promette: "La prossima volta vi aspetto qui con un amico"..."
Questo racconto è tratto da un esperienza di uno degli iscritti ad Annunci. I nomi sono inventati. Se qualcun'altro è interessato a raccontare qualche sua esperienza, non esiti a contattarmi.Mi chiamo Marco, ho 58 anni, e Laura, mia moglie, ne ha altrettanti. Siamo la stessa coppia che, qualche mese prima, aveva vissuto quelle serate al Privé: lei nuda in pista a segare un cazzo davanti a tutti, squir tare come una fontana, poi scopata da me e da un altro in uno stanzino fino a coprirla di sborra. Quelle notti ci avevano cambiato. Non più solo fantasie: avevamo bisogno di spingere oltre, di portare la depravazione fuori dal locale, in posti "normali", dove il rischio di essere scoperti era reale e l’adrenalina ancora più alta.
Era giugno di tre anni fa. Avevamo prenotato una mini-vacanza di quattro giorni in un agriturismo bellissimo vicino ad Assisi, immerso tra ulivi e colline umbre. Laura era entusiasta: "Finalmente un po’ di relax, solo noi due". Io sorridevo e annuivo, ma dentro avevo già organizzato tutto con un singolo che avevo conosciuto proprio al Privé qualche mese prima. Si chiamava Roberto, 52 anni, divorziato, viveva in una villetta isolata a pochi chilometri dall’agriturismo. Ci eravamo scambiati foto, messaggi sporchi, video di Laura che squir tava sul mio cazzo. Gli avevo mandato la posizione esatta dell’agriturismo, l’orario approssimativo in cui saremmo usciti per cena, e gli avevo detto: "Fatti trovare lì intorno. Lei non sa niente. Improvvisa, ma falla bagnare prima ancora di arrivare a casa tua".
Quel sabato sera Laura si era preparata con cura, ignara di tutto. Abito corto nero elasticizzato, scollatura profonda che le lasciava quasi fuori i capezzoli, orlo che arrivava a metà coscia - bastava chinarsi un po’ e si vedeva il bordo delle autoreggenti nere e il culo nudo (niente mutandine, come sempre quando uscivamo "per divertirci"). Tacchi a spillo 12, rossetto rosso scuro, capelli sciolti. Mentre si guardava allo specchio nella stanza dell’agriturismo mi aveva detto ridendo:
"Stasera mi sento una troia. Se incontro qualcuno che mi guarda troppo, magari gli lascio alzare il vestito."
Io avevo il cazzo già duro nei pantaloni eleganti. "Vediamo cosa succede."
Usciamo verso le 20:00 per andare a cena in un ristorante del paese. Camminiamo lungo il vialetto sterrato dell’agriturismo verso il parcheggio. Proprio lì, come concordato, Roberto ci incrocia "per caso". Alto, fisico asciutto, camicia bianca aperta sul petto abbronzato, jeans scuri, sorriso tranquillo ma predatorio.
"Scusate, buonasera. Sapete dirmi se c’è un buon posto qui vicino per mangiare qualcosa di veloce? Sono di passaggio."
Laura si ferma, sorride gentile. "Certo! Noi stiamo andando proprio lì, al paese. È a cinque minuti in macchina."
Lui la guarda dalla testa ai piedi, senza nascondersi. "Grazie. Siete una coppia bellissima. Complimenti alla signora, quell’abito le sta da dio."
Laura arrossisce un po’, ma ride. "Grazie. Fa caldo stasera, no?"
Roberto annuisce, poi butta lì: "Se dopo cena vi va un caffè, abito a due passi da qui. Casa tranquilla, vista sulle colline. Offro io."
Io resto zitto, lascio che sia lei a decidere. Laura mi guarda, mi strizza l’occhio complice.
"Perché no? Un caffè non si nega a nessuno."
Roberto sorride. "Perfetto. Vi aspetto verso le 22:30? Vi mando la posizione su WhatsApp."
Ci scambiamo i numeri (io già ce l’avevo, ma fingo). Lui si allontana, Laura mi prende sottobraccio.
"Carino, eh? Sembra gentile."
Io annuisco. "Vediamo."
La cena passa lenta. Laura beve due bicchieri di rosso, ride, mi tocca la coscia sotto il tavolo, mi sussurra: "Sto già bagnata solo a pensare che qualcuno potrebbe alzarmi il vestito stasera". Io le infilo una mano tra le gambe, trovo la figa già umida e gonfia. Le strofino il clitoride piano mentre il cameriere ci porta il conto. Lei geme piano, si morde il labbro.
Alle 22:20 usciamo. Laura è eccitata, le guance rosse, il vestito che le sale un po’ troppo mentre cammina. Arriviamo alla villetta di Roberto: casa moderna, giardino illuminato da luci soffuse, nessuna vicina in vista.
Lui ci apre la porta in maniche di camicia, pantaloni slacciati quel tanto da far intravedere il rigonfiamento.
"Benvenuti. Entrate."
Ci fa accomodare in soggiorno. Prepara caffè, chiacchiera del più e del meno. Laura si siede sul divano, accavalla le gambe: l’abito sale, si vede il bordo delle autoreggenti e un accenno di figa rasata. Roberto lo nota, sorride.
Dopo il caffè dice: "Vi va di vedere la casa? Ho ristrutturato da poco."
Laura si alza subito. "Volentieri!"
Io li seguo. Lui la guida: cucina, terrazza, poi il corridoio verso la camera da letto. Appena entrano, Laura si ferma sulla soglia.
Candele accese ovunque, luci basse rosse, un grosso schermo sulla parete che trasmette un film porno: una donna bionda a pecorina, scopata da due uomini, squir ta copiosamente.
Laura si gira verso di me, gli occhi spalancati ma già velati di desiderio.
"Marco... vieni qui."
Entro. Roberto è dietro di lei, le mani già sul culo, alza l’abito fino alla vita. Le palpa le natiche nude, le spalanca, infila due dita nella figa da dietro. Laura geme forte, si appoggia a lui.
"Vieni, amore... guardami..."
Ci spostiamo sul letto king size. Laura si sdraia al centro, alza l’abito sopra i seni, capezzoli duri. Roberto si toglie la camicia, slaccia i pantaloni, tira fuori un cazzo grosso, duro, venoso. Io mi spoglio veloce.
Laura apre le gambe. "Scopami... tutti e due... voglio squir tare sul vostro letto."
Roberto si mette tra le sue cosce, si infila un preservativo (come concordato nei messaggi: niente sborra dentro stasera), strofina la cappella sulla figa bagnata, poi spinge dentro con un colpo deciso. Laura urla di piacere, inarca la schiena.
"Sì... cazzo... riempimi..."
Io mi inginocchio accanto a lei, le metto il cazzo in bocca. Lei lo succhia avida, la saliva che cola sul mento, mentre Roberto la scopa forte, schiaffeggiandole il culo.
Dopo pochi minuti Laura trema. "Sto venendo... sto venendo forte..."
Squirta: un getto potente che bagna l’addome di Roberto, il materasso, le lenzuola. Continua a schizzare mentre lui accelera, le infila un dito nel culo.
"Ancora... non fermarti..."
Roberto la gira a pecorina. Io mi metto davanti, le scopo la bocca. Lui da dietro, la sbatte con forza, le tira i capelli. Laura geme intorno al mio cazzo, squir ta di nuovo, il letto ormai fradicio.
Alla fine Roberto rallenta. "Sto per venire..."
Laura tira fuori il mio cazzo dalla bocca: "Fuori... sulle tette... tutti e due..."
Roberto si sfila, si sega veloce sopra di lei. Io faccio lo stesso. Veniamo quasi insieme: schizzi caldi sulle tette, sul collo, sul mento. Laura raccoglie il seme con le dita, se lo spalma sui capezzoli, se le lecca guardandoci.
"Bravi... mi avete fatto bagnare tutto il letto..."
Roberto ride, ansimante. "Siete incredibili."
Restiamo lì un po’, sudati, appiccicosi. Laura sdraiata tra noi, il vestito arrotolato, le tette coperte di sborra, la figa ancora contratta.
Poi si alza piano, si sistema l’abito alla meglio.
"Andiamo a casa, Marco. Voglio dormire con la vostra sborra addosso."
Salutiamo Roberto - lui ci bacia entrambi sulle guance, promette: "La prossima volta vi aspetto qui con un amico".
Torniamo all’agriturismo in silenzio, eccitati, esausti. In camera Laura si toglie l’abito, resta nuda tranne tacchi e autoreggenti, si sdraia sul letto.
"Vieni... leccami la figa mentre dormo."
Mi inginocchio tra le sue gambe, le lecco piano il clitoride gonfio, assaporo i suoi umori misti al sudore. Lei viene ancora una volta, piano, squir tando poco sul mio viso.
Ci addormentiamo abbracciati, con l’odore di sesso che riempie la stanza.
Il giorno dopo, colazione all’agriturismo, Laura sorride serena come se niente fosse successo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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