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Le gemelle - Cap.1 - La conoscenza di Anna
02.03.2026 |
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""Ti voglio bene, " gli disse mentre lui spingeva piano, dentro e fuori, con ritmo costante..."
Luca aveva ventidue anni e una vita che sembrava scritta su un copione standard: università di Economia a Milano, stanza in affitto con un coinquilino che non rompeva le palle, palestra tre volte a settimana, qualche serata in discoteca con gli amici. Non era un playboy, non era un secchione. Era uno normale, con un cazzo decente e una discreta resistenza. Aveva avuto un paio di storie brevi al liceo e qualche scopata estiva, ma niente di serio. Non cercava niente di serio. O almeno così credeva.Anna l’aveva notata durante una lezione di Diritto Privato, il primo semestre del secondo anno. Era seduta due file davanti a lui, capelli castani lunghi fino alle spalle, maglione oversize grigio che nascondeva il corpo ma non le curve delicate. Prendeva appunti con una calligrafia ordinata, mordicchiandosi il labbro inferiore quando il professore faceva una domanda difficile. Non era la ragazza più bella dell’aula - non aveva quel tipo di bellezza che fa girare la testa a tutti - ma aveva qualcosa: un sorriso timido quando rispondeva, un modo di spostare i capelli dietro l’orecchio che sembrava un gesto nervoso e dolce allo stesso tempo.
Luca la fissava più di quanto avrebbe voluto. Non era solo attrazione fisica. Era il modo in cui lei sembrava sempre un po’ fuori posto, come se fosse arrivata lì per sbaglio ma stesse cercando di fare del suo meglio. Dopo un paio di lezioni decise di agire.
Alla fine dell’ora si avvicinò mentre lei infilava il quaderno nello zaino.
"Scusa, ti va di mandarmi gli appunti di oggi? Ho perso un pezzo quando il prof parlava veloce."
Anna alzò lo sguardo, sorpresa. Arrossì leggermente sulle guance.
"Certo, sì, te li mando subito. Dammi il tuo numero."
Luca le dettò il numero. Lei scrisse il messaggio lì, davanti a lui, e premette invio. Sul telefono di Luca arrivò subito: “Ciao, sono Anna. Ecco gli appunti :)”. Con un emoji sorridente.
Da lì iniziò tutto.
I primi messaggi furono innocenti, quasi scolastici: “Hai capito l’esercizio 7?”, “Grazie ancora per gli appunti”, “Il prof oggi era intrattabile, vero?”.
Poi diventarono più personali: “Che fai stasera?”, “Mi piace quel bar vicino alla Bocconi, ci vai mai?”, “Ti va un caffè dopo lezione? Solo per ringraziarti”.
Il primo caffè fu in una posto anonimo vicino all’università. Lei prese un tè verde senza zucchero, lui un caffè amaro. Parlarono di tutto e di niente. Anna raccontò di essere cresciuta in un paesino del Veneto, di avere una sorella gemella identica che studiava Lettere a Bologna, di non essere mai stata brava con i ragazzi perché “mi agito troppo”. Luca rise e disse: "A me sembri perfetta così".
Lei arrossì di nuovo.
Dopo tre caffè uscirono insieme ufficialmente.
Il primo bacio fu sotto il portico del campus, dopo una pioggia leggera che aveva reso l’aria fresca e umida. Lei aveva le labbra morbide, un sapore di tè e dentifricio alla menta. Luca le mise una mano sulla nuca, lei si strinse a lui, le mani sul suo petto. Fu un bacio lungo, lento, di quelli che fanno dimenticare dove sei.
Il primo sesso arrivò due settimane dopo, nella stanza di Luca.
Anna era nervosa, si tolse i vestiti lentamente, ridendo quando inciampò nei jeans. Aveva un corpo snello, tette medie e sode con capezzoli rosa chiari, una figa depilata con piccole labbra che si aprivano appena quando era eccitata. Luca la baciò ovunque: collo, seni, pancia, cosce interne. Quando arrivò lì sotto lei sussurrò "Piano, è la mia prima volta da tanto".
Lui leccò piano, lingua piatta sul clitoride, poi dentro. Anna gemette piano, mani nei capelli di lui, fianchi che si muovevano leggermente. Quando entrò fu lento, attento. Lei si morse il labbro, lo strinse forte, le unghie che gli graffiavano la schiena.
"Ti voglio bene," gli disse mentre lui spingeva piano, dentro e fuori, con ritmo costante.
Luca rispose "Anch’io", e venne dentro di lei, abbracciandola stretta mentre tremava.
Dopo si addormentarono nudi, lei accoccolata sul suo petto, il respiro leggero contro la sua pelle.
Quella notte Luca pensò: “È perfetta”.
Non sapeva ancora che la perfezione aveva una gemella identica, e che quella gemella stava per tornare a Milano per le vacanze estive.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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