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L'università - Cap. 7 - Le Regole del Gioco


di the_extension
27.02.2026    |    1.197    |    2 9.7
"” Riccardo si slacciò i jeans, tirò fuori il cazzo duro e la penetrò da dietro con un colpo secco..."
La mattina dopo fu un inferno per Riccardo. Si svegliò verso le undici con la testa che pulsava come un martello pneumatico, la bocca impastata di vodka stantia e un mal di stomaco che gli faceva venire i conati. Si tirò su a sedere sul letto, sfregandosi gli occhi, e vide Marco già sveglio, seduto al suo tavolo con una tazza di caffè in mano, che fingeva di studiare.
“Bro… che cazzo è successo ieri sera?” biascicò Riccardo, la voce rauca.
Marco alzò lo sguardo, neutro. “Hai bevuto come una spugna. Martina è venuta, avete fatto casino, poi sei crollato.”
Riccardo si passò una mano sul viso, cercando di ricostruire. Flash confusi: Martina nuda, la bocca sul suo cazzo, poi… Marco lì vicino, anche lui nudo, che la scopava. La figa di lei piena di due cazzi. Il culo dilatato. Il suo stesso sperma che colava. Non era un sogno. Era successo davvero.
“Cazzo,” mormorò, più a se stesso che a Marco. “L’abbiamo… scopata insieme?”
Marco annuì piano, senza distogliere lo sguardo. “Sì. Lei te l’ha chiesto. Tu hai detto di sì. Eri sbronzo, ma l’hai detto.”
Riccardo rimase in silenzio per un lungo minuto. Non sembrava incazzato. Sembrava… pensieroso. Si alzò, barcollando un po’, andò in bagno a sciacquarsi la faccia. Quando tornò, si sedette sul bordo del letto e fissò Marco dritto negli occhi.
“Non me ne frega un cazzo se sei il mio coinquilino,” disse alla fine, la voce bassa ma ferma. “Ieri sera è stato… figo. Martina era una bestia. E tu… cazzo, l’hai fatta godere. L’ho visto.”
Marco deglutì. “Non volevo incasinare le cose.”
Riccardo rise piano, una risata amara ma non ostile. “Le cose sono già incasinate, bro. Ma forse possiamo incasinarle in modo che piaccia a tutti.” Fece una pausa, si grattò la nuca. “Senti… Martina è una troia. Lo so da sempre. Le piace il cazzo, le piace essere usata, le piace sentirsi desiderata da più di uno. E a me… a me piace guardarla mentre si fa scopare. Mi fa diventare duro come il marmo. Ieri sera, quando ti ho visto entrare dentro di lei… cazzo, è stato eccitante da morire.”
Marco lo fissò, incredulo. “Stai dicendo che… vuoi continuare?”
Riccardo annuì lentamente. “Sì. Ma con regole. Altrimenti finisce male. Ascoltami bene.”
Si alzò, prese il telefono e mandò un messaggio veloce a Martina: “Vieni qui stasera. Dobbiamo parlare. Tutti e tre.”
Poi si girò verso Marco.
“Regola numero uno: tutto passa da me. Se vuoi scopartela, me lo chiedi prima. O meglio: lo chiede lei a me, e io dico sì o no. Niente incontri di nascosto. Se scopro che vi siete visti alle mie spalle, finisce tutto e ti spacco la faccia.”
Marco annuì. “Ok.”
“Regola numero due: quando scopiamo insieme, io sono il primo. Sempre. Entro io per primo nella figa, nel culo, dove voglio. Tu entri dopo, o in bocca, o dove decido io. E quando vengo, vengo dentro di lei. Tu puoi venire dove vuoi, ma solo dopo di me.”
Marco sentì il cazzo muoversi nei pantaloni solo a sentirlo dire così. “Va bene.”
“Regola numero tre: niente baci sulla bocca. Quello è solo mio. Puoi leccarla, succhiarla, scopartela, ma le labbra sono mie. E niente dormire insieme dopo. Finito il giro, ognuno nel suo letto. Lei torna da me.”
“Capito.”
Riccardo si avvicinò, gli mise una mano sulla spalla. “E regola numero quattro: tu guardi sempre. Se io dico ‘guardala mentre la inculo’, tu guardi e ti seghi. Se dico ‘leccala mentre la scopo’, tu lecchi. Tu sei il nostro giocattolo extra. Il mio cuck. Capito? Non sei il suo amante. Sei il nostro extra. Il ragazzo che la fa venire di più mentre io la possiedo.”
Marco sentì un brivido di eccitazione misto a umiliazione. Era esattamente quello che voleva, in fondo. Annuì di nuovo. “Sì. Accetto.”
Quella sera Martina arrivò puntuale, con un sorriso da gatta che aveva mangiato il canarino. Indossava leggings attillati e una felpa corta che lasciava scoperta la pancia. Entrò, baciò Riccardo sulla bocca con passione, poi diede un’occhiata complice a Marco.
“Allora?” chiese, sedendosi sul letto di Riccardo. “Avete parlato?”
Riccardo annuì. “Sì. Gli ho spiegato le regole. E le accetta.”
Martina rise piano, un suono roco e porco. “Bravo, piccolo. Sapevo che ti sarebbe piaciuto.” Si girò verso Riccardo. “E tu, amore? Sei sicuro? Non ti dà fastidio condividere la tua troia?”
Riccardo le infilò una mano sotto la felpa, palpandole una tetta. “Mi dà fastidio se lo fai di nascosto. Ma se lo facciamo insieme, con me che comando… cazzo, mi eccita da morire. Voglio vederti urlare con due cazzi dentro. Voglio vederti piena di sperma mio e suo. Voglio che lui sappia che alla fine torni sempre da me.”
Martina gemette piano mentre lui le strizzava il capezzolo. “Allora dimostriamolo. Ora.”
Si tolse la felpa e i leggings in un attimo, restando nuda. Si mise a quattro zampe sul letto, culo in alto verso i due. “Riccardo, prima tu. Scopami la figa. Marco… vieni qui e leccami il culo mentre lui mi scopa.”
Riccardo si slacciò i jeans, tirò fuori il cazzo duro e la penetrò da dietro con un colpo secco. “Cazzo, sì… senti come è bagnata per noi due.”
Marco si avvicinò, si inginocchiò dietro di lei e infilò la lingua nel buchino stretto del culo mentre Riccardo pompava nella figa. Martina gemette forte: “Oh dio, sì… leccami mentre mi riempie. Senti il sapore del mio culo, piccolo cuck?”
Riccardo accelerò, schiaffeggiandole il culo. “Guardalo, Martina. Guardalo mentre ti lecca il buco del culo mentre io ti scopo. È il nostro giocattolo.”
Dopo qualche minuto cambiarono: Martina si sdraiò supina, Riccardo le entrò in bocca mentre Marco la scopava nella figa. “Succhiamelo bene, troia,” ordinò Riccardo. “E tu, Marco, pompala forte. Falla venire.”
Marco obbedì, spingendo profondo, sentendo la figa di lei contrarsi intorno al suo cazzo mentre succhiava il fidanzato. Martina venne tremando, un urlo soffocato intorno al cazzo di Riccardo.
Alla fine Riccardo decise: “Ora doppio. Io nel culo, tu nella figa.”
Si sdraiò supino, Martina si mise a cavalcioni e si impalò sul suo cazzo nel culo. Marco entrò nella figa da davanti. La doppia penetrazione la fece impazzire: “Cazzo… sì… riempitemi tutti e due… sto venendo di nuovo!”
Vennero quasi insieme: Riccardo schizzò nel culo, Marco nella figa. Martina collassò tra loro, coperta di sudore e sperma.
Riccardo le accarezzò i capelli. “Ricorda le regole, troia. Torni sempre da me.”
Martina sorrise, esausta e soddisfatta. “Sempre, amore. Ma con il nostro cuck… sarà ancora più divertente.”
Marco rimase in silenzio, il cazzo ancora gocciolante, sapendo che il gioco era cambiato per sempre. Ora era ufficiale: era il loro cuckold.

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