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Il principe - Cap.23 - Il rituale
09.03.2026 |
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"Il latte schizzò caldo sulla sua lingua; lui ingoiò, poi passò all’altro, le mani che massaggiavano il ventre arrotondato con cerchi lenti, delicati, sentendo il bambino muoversi sotto la..."
La regina Isolde non perse tempo. Il giorno dopo il suo primo annuncio tornò all’alba, quando la luce era ancora grigia e il palazzo dormiva. Entrò con un piccolo scrigno di legno nero, lo posò sul tavolo basso e si sedette sulla poltrona, le gambe incrociate, l’abito nero che le fasciava il ventre arrotondato."Da oggi," disse, "ogni giorno avrà i suoi rituali. Li eseguirete alla lettera. Non tollererò ritardi, esitazioni o errori. Sbagliate una volta, e la cella vi aspetta per una notte intera. Sbagliate due volte, e ci resterete per tre giorni. Capito?"
Noi tre eravamo già in ginocchio - Thorne al centro, Mira a sinistra, io a destra - collari al collo, nudi come sempre. Annuiamo in silenzio.
Isolde aprì lo scrigno. Dentro c’erano oggetti semplici ma minacciosi: corde di seta nera, un flacone d’olio profumato, un dildo di legno levigato, pinze per capezzoli d’argento, una frusta corta di cuoio morbido, un piccolo anello di metallo con catena.
"Rituale del mattino - Ore 6:00," iniziò. "Mi sveglio io. Voi vi svegliate prima. Quando entro, vi inginocchiate qui, al centro della stanza. Mira, tu mi lecchi la figa fino a farmi venire. Thorne, tu mi succhi i capezzoli e massaggi il ventre. Elara, tu mi lecchi il culo. Non fermatevi finché non vengo. Se non vengo entro dieci minuti, la frusta su tutti e tre. Cinque colpi ciascuno."
Fece una pausa, guardò Mira.
"Rituale del mezzogiorno - Ore 12:00. Mira, tu ti sdrai sul tavolo, gambe spalancate, mani legate dietro la schiena. Thorne ti scopa la figa per dieci minuti esatti - non venire. Elara ti lecca il clitoride. Se Thorne viene prima, lo lego al letto e lo masturbo senza farlo venire per un’ora. Se tu, Mira, non vieni, ti punisco con le pinze sui capezzoli per mezz’ora."
Poi guardò me.
"Rituale del pomeriggio - Ore 16:00. Elara, tu ti metti a quattro zampe sul pavimento. Thorne ti scopa il culo. Mira ti lecca la figa da sotto. Io mi masturbo guardando. Venite solo quando ve lo dico io. Se disobbedite, la cella per una notte."
Infine Thorne.
"Rituale della sera - Ore 20:00. Thorne, tu ti sdrai sul letto, mani legate sopra la testa. Mira ti cavalca la faccia, ti soffoca con la figa fino a venire. Elara ti masturba il cazzo ma non ti fa venire. Io entro e scelgo chi scopare. Potrei scopare Mira, Elara o te. O tutti. Venite solo con il mio permesso."
Isolde si alzò, si avvicinò a noi uno per uno, chiuse i collari con un lucchetto piccolo.
"Questi non si tolgono più. Solo io ho la chiave. E ora... dimostratemi che avete capito."
Si sedette sulla poltrona, sollevò l’abito. La figa era già bagnata.
"Mira, inizia il rituale del mattino. Ora."
Mira si avvicinò, si inginocchiò tra le sue gambe. Infilò la lingua nella figa della regina, leccando lento e profondo, succhiando il clitoride. Isolde gemette, le mani nei capelli rossi.
"Thorne, capezzoli e ventre."
Thorne si avvicinò, succhiò un capezzolo, poi l’altro, la lingua che girava intorno, poi posò le mani sul ventre arrotondato, massaggiando piano.
"Elara, culo."
Mi misi dietro Isolde. Lei si spostò leggermente, mi lasciò spazio. Le separai le natiche e leccai il suo culo, la lingua che entrava profonda, sfregando la parete interna.
Isolde accelerò il respiro, le dita che sfregavano il suo clitoride mentre noi la servivamo. Venne dopo otto minuti, il corpo che tremava, il seme che colava sulla bocca di Mira.
Si alzò, si sistemò l’abito.
"Bene. Ora sapete. Ogni giorno. Alle ore precise. O la cella."
Uscì.
Il primo giorno completo iniziò all’alba, come da regola. Il cielo era ancora grigio quando la porta si aprì. Isolde entrò, silenziosa, l’abito nero che frusciava sul pavimento. Non disse una parola. Si sedette sulla poltrona, sollevò l’abito fino alla vita, spalancò le gambe. La figa era già bagnata, le labbra gonfie per l’attesa.
Noi tre eravamo pronti: in ginocchio al centro della stanza, collari al collo, nudi. Thorne al centro, Mira a sinistra, io a destra.
Rituale del mattino - Ore 6:00
Isolde fece un cenno con la mano.
Mira si avvicinò per prima. Si inginocchiò tra le sue gambe, posò le mani sulle cosce della regina e infilò la lingua nella figa. Leccò lento all’inizio: lingua piatta che sfregava le grandi labbra, poi la punta che entrava profonda, succhiando il clitoride con movimenti circolari. Isolde gemette piano, le mani nei capelli rossi di Mira, spingendo la testa contro di sé.
Thorne si avvicinò ai seni. Sollevò l’abito sopra il petto, prese un capezzolo in bocca e succhiò forte. Il latte schizzò caldo sulla sua lingua; lui ingoiò, poi passò all’altro, le mani che massaggiavano il ventre arrotondato con cerchi lenti, delicati, sentendo il bambino muoversi sotto la pelle.
Io mi misi dietro Isolde. Lei si spostò leggermente sulla poltrona, mi lasciò spazio. Le separai le natiche e infilai la lingua nel suo culo, leccando profondo, la punta che entrava e usciva, sfregando la parete interna. Isolde accelerò il respiro, le dita che si univano alla lingua di Mira sul clitoride.
Venne dopo sette minuti. Il corpo si inarcò, un gemito basso e controllato, il seme che colò sulla bocca di Mira. Non si mosse per un minuto intero, lasciandoci lì, lingue ancora al lavoro.
Poi si alzò, si sistemò l’abito.
"Bene. Mezzogiorno. Non dimenticate."
Uscì.
Rituale del mezzogiorno - Ore 12:00
Tornò puntuale. Si sedette sul bordo del tavolo basso, le gambe spalancate.
"Mira, sdraiati. Gambe legate ai lati."
Mira obbedì. Thorne e io le legammo le caviglie con corde di seta ai piedi del tavolo, spalancandole le gambe. Le mani dietro la schiena, legate strette.
Isolde si sedette sulla poltrona, sollevò l’abito, iniziò a masturbarsi lentamente.
"Thorne, scopala. Dieci minuti esatti. Non venire. Elara, lecca il clitoride."
Thorne entrò nella figa di Mira con un colpo lento. Spinse ritmico, profondo, controllando il respiro per non venire. Io mi inginocchiai tra le sue gambe, leccai il clitoride gonfio mentre Thorne la scopava. Mira gemette forte, il corpo che tremava, venendo dopo cinque minuti, le pareti che si contraevano intorno al cazzo di Thorne.
Isolde contava i minuti con un piccolo orologio d’argento.
"Dieci," disse.
Thorne uscì subito, il cazzo duro e lucido, pulsando senza sollievo.
Isolde sorrise.
"Nessuna punizione. Bravo. Pomeriggio."
Uscì.
Rituale del pomeriggio - Ore 16:00
Tornò con il sole basso. Si sedette sulla poltrona.
"Elara, a quattro zampe. Culo in aria."
Obbedii. Thorne si mise dietro di me, entrò nel mio culo con un colpo lento, lubrificato dall’olio che Isolde aveva lasciato sul tavolo. Spinse ritmico, profondo. Mira si sdraiò sotto di me, la testa tra le mie gambe, leccò la mia figa mentre Thorne mi scopava il culo.
Isolde si masturbava guardando: dita che entravano e uscivano dalla sua figa, pollice sul clitoride.
"Venite quando ve lo dico," ordinò.
Thorne accelerò, io gemetti forte, Mira succhiava il mio clitoride. Venni prima, il corpo che tremava, la figa che colava sulla bocca di Mira. Thorne venne subito dopo, il seme caldo che riempiva il mio culo.
Isolde venne guardando, un gemito basso.
"Bene. Sera."
Uscì.
Rituale della sera - Ore 20:00
Tornò con le candele accese. Si sedette sul letto.
"Thorne, sdraiati. Mani legate sopra la testa."
Lo legammo al telaio del letto, polsi fissati con corde.
"Mira, cavalca la sua faccia. Soffocalo con la figa fino a venire."
Mira si mise a cavalcioni sul viso di Thorne, premette la figa sulla bocca. Lui leccò, succhiò, la lingua che entrava profonda. Mira si mosse lenta, poi veloce, venendo con un grido, il corpo che tremava sopra di lui.
"Elara, masturba il suo cazzo. Ma non farlo venire."
Mi inginocchiai tra le sue gambe, presi il cazzo duro in mano, masturbai lento, stringendo alla base ogni volta che era vicino. Thorne gemette, il corpo che si tendeva, ma non venne.
Isolde si avvicinò, si sedette sul letto, sollevò l’abito.
"Ora scelgo."
Scelse Mira. La fece sdraiare accanto a Thorne, entrò con le dita nella sua figa, scopandola ritmico mentre Thorne guardava legato. Mira venne di nuovo, urlando.
Poi Isolde si alzò.
"Domani stesso orario. Stesse regole. O la cella."
Uscì.
Restammo legati, ansimanti.
Mira sussurrò:
"La regina comanda. E noi... obbediamo."
Thorne annuì. Io annuii.
I rituali quotidiani erano iniziati. E la depravazione aveva un orologio preciso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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