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trio

L'università - Cap. 2 - L’Incontro al Campus


di the_extension
26.02.2026    |    1.612    |    3 9.8
"Prese un ultimo sorso di caffè, buttò il bicchiere nel cestino e si girò per andarsene..."
Erano passati tre giorni da quella notte, ma per Marco sembravano tre anni. Non riusciva a concentrarsi su niente: durante le lezioni di microeconomia fissava il vuoto, rivedendo la figa di Martina aperta davanti a lui, il modo in cui si contraeva mentre veniva, quel bacio volante che gli aveva mandato come se fosse un segreto solo loro due. Si era masturbato tre volte al giorno pensando a lei, sempre con la stessa immagine: il suo culo che rimbalzava, le tette che ondeggiavano, la voce roca che diceva “scopami più forte”. E ogni volta finiva con un senso di colpa misto a eccitazione che lo faceva sentire uno schifo.
Quel giovedì pomeriggio pioveva a dirotto. Marco uscì dalla mensa con il cappuccio tirato su, diretto alla biblioteca per fingere di studiare. Attraversò il cortile centrale del campus, schivando pozzanghere, quando la vide. Martina era sotto il portico della facoltà di lettere, appoggiata al muro con un caffè in mano, i capelli bagnati appiccicati al collo, la felpa larga che le scivolava su una spalla lasciando intravedere la bretella del reggiseno nero. Lo vide subito. I loro sguardi si incrociarono e lei sorrise - quel sorriso lento, da predatrice, che gli fece accelerare il battito.
Marco si fermò di colpo, come se avesse preso una scossa. Lei alzò una mano in un saluto pigro, poi indicò con il mento il portico accanto a sé. “Vieni qui, piccoletto. Non ti mangio mica… almeno non subito.”
Lui esitò, ma le gambe si mossero da sole. Si avvicinò, cercando di sembrare disinvolto. “Ciao.”
“Ciao, guardone,” rispose lei sottovoce, sorseggiando il caffè. Lo fissava dritto negli occhi, divertita. “Hai dormito bene l’altra notte?”
Marco arrossì violentemente. “Io… non so di cosa parli.”
Martina rise piano, un suono basso e sporco. “Oh, dai. Non fare il finto tonto. Ti ho visto. Eri sveglio, avevi la mano nei boxer e ti stavi segando mentre mi guardavi scopare il tuo coinquilino. Non negarlo, ti ho mandato un bacio apposta.”
Marco sentì il cazzo muoversi nei jeans solo a sentirla dirlo così, senza filtri. Deglutì. “Non è… non era mia intenzione. Mi avete svegliato.”
“E invece di girarti dall’altra parte hai deciso di goderti lo spettacolo. Bravo ragazzo.” Si avvicinò di un passo, il profumo del suo shampoo alla vaniglia mischiato alla pioggia gli arrivò dritto al naso. “Dimmi la verità, Marco. Ti è piaciuto?”
Lui abbassò lo sguardo, le guance in fiamme. “Sì,” mormorò.
“Più forte.”
“Sì,” ripeté, alzando gli occhi. “Cazzo, sì. È stata la cosa più eccitante che abbia mai visto.”
Martina inclinò la testa, studiandolo come se fosse un animale raro. “E ora che fai? Vuoi ricattarmi? Vuoi dirmi ‘se non mi fai un pompino lo dico a Riccardo’?”
Marco aprì la bocca, poi la richiuse. Era esattamente quello che aveva pensato di fare nei momenti di rabbia e frustrazione. Annuì piano. “Potrei… potrei dirglielo. Che ti scopi altri davanti a lui, che sei una…”
“Una troia?” finì lei per lui, senza battere ciglio. “Puoi dirlo, non mi offendo. Anzi, mi piace quando me lo dicono.” Fece un altro passo, ora erano a pochi centimetri. “Ma ascolta bene, Marco. Se vai da Riccardo e gli racconti che mi hai guardato mentre mi montavo il suo cazzo, sai cosa succederà? Lui ti crederà… per cinque secondi. Poi mi chiederà conferma. E io gli dirò la verità: ‘Sì, amore, il tuo coinquilino si è segato guardandoci. Era duro come un palo e non riusciva a staccare gli occhi dalla mia figa’. E sai cosa farà lui? Si incazzerà con te. Non con me. Perché io sono la sua ragazza libertina, lui lo sa. Tu invece sei il pervertito che spia i coinquilini.”
Marco sentì lo stomaco contrarsi. Aveva ragione. Era lui quello che sembrava il debole, il guardone, il segaiolo frustrato.
Martina gli sfiorò il braccio con le dita fredde per la pioggia. “Quindi dimmi, Marco. Cosa vuoi davvero? Le mie attenzioni? Vuoi che ti faccia vedere di più? Che ti lasci toccare? Che ti faccia venire con la bocca mentre Riccardo dorme?”
Lui tremava. “Non lo so… io… non ho mai…”
“Lo so che non hai mai,” lo interruppe lei, la voce morbida ma tagliente. “Si vede. Hai diciannove anni, sei vergine o quasi, e ti sei ritrovato una puttana nuda che ti sbatte la figa in faccia senza volerlo. Ti capisco, sai? È normale che ti giri la testa.” Gli mise una mano sul petto, proprio sopra il cuore che batteva all’impazzata. “Non c’è bisogno di ricatti, tesoro. Se vuoi qualcosa da me, basta che me lo chiedi. Ma devi essere sincero.”
Marco la guardò negli occhi verdi, persi. “Voglio… voglio guardarti di nuovo. Voglio vederti scopare. Voglio… non lo so, voglio essere parte di qualcosa.”
Martina sorrise, soddisfatta. “Bravo. Ecco, così mi piaci.” Si avvicinò ancora, le labbra a un soffio dalle sue. “Allora ascolta bene. Tornerò nella vostra stanza. Presto. Magari domani notte, magari dopodomani. E farò in modo che sia rumoroso. Che il letto cigoli, che io gema forte, che Riccardo mi sbatta fino a farmi urlare. E tu… tu farai finta di dormire, ma sarai sveglio. E ti segherai guardando la mia figa spalancata, proprio come l’altra volta. Magari, se sarai bravo, ti lascerò vedere da ancora più vicino.”
Marco aveva il respiro corto. Il cazzo gli premeva dolorosamente contro i jeans. “E se… se voglio di più?”
“Di più?” ripeté lei, divertita. “Tipo toccarmi? Leccarmi? Scoparmi mentre Riccardo guarda? O magari scoparmi tu mentre lui dorme?”
“Non lo so,” balbettò. “Solo… non voglio più essere solo uno spettatore.”
Martina rise di nuovo, stavolta con tenerezza crudele. “Piano, piccolo. Un passo alla volta. Per ora goditi lo spettacolo. E se ti comporti bene…” Gli sfiorò la guancia con le labbra, un bacio fantasma. “Magari ti lascio assaggiare.”
Si staccò da lui di colpo, come se niente fosse. Prese un ultimo sorso di caffè, buttò il bicchiere nel cestino e si girò per andarsene. “Ci vediamo in stanza, Marco. Non deludermi. E non dormire davvero, stavolta.”
Lo lasciò lì, sotto la pioggia, con il cuore in gola e il cazzo duro come marmo.
Quella notte Marco non chiuse occhio. Aspettava. Ogni rumore nel corridoio lo faceva sobbalzare. Sapeva che sarebbe tornata. E sapeva che, qualunque cosa fosse successa dopo, non sarebbe più stato lo stesso.

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