tradimenti
L'università - Cap. 8 - Pulizia Obbligatoria
27.02.2026 |
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"Leccò la figa piena di due carichi di sperma, il sapore doppio che lo faceva tremare di eccitazione..."
Dopo quella prima serata con le regole stabilite, le notti in stanza diventarono una routine precisa, quasi rituale. Riccardo comandava tutto: orari, posizioni, chi entrava dove e quando. Marco obbediva senza fiatare, eccitato dall’umiliazione che gli bruciava dentro come fuoco lento. Martina, al centro, godeva di ogni secondo, sapendo di avere due cazzi a disposizione e un fidanzato che la possedeva completamente.Una sera di metà settimana, dopo una giornata di lezioni pesanti, Riccardo tornò in stanza con un ghigno. Aveva già mandato un messaggio a Martina: “Stasera vieni nuda sotto il cappotto. E preparati a essere usata bene.” Marco era già lì, seduto sul letto, il cazzo mezzo duro solo all’idea di cosa sarebbe successo.
Martina arrivò puntuale, cappotto lungo fino al ginocchio. Lo slacciò sulla soglia, lasciandolo cadere a terra. Nuda, depilata, con i capezzoli già duri e la figa lucida di eccitazione anticipata. “Eccomi, padrone,” disse con voce bassa, rivolgendosi a Riccardo.
Lui si alzò dal letto, la afferrò per i capelli e la baciò con forza sulla bocca - solo lui poteva farlo. Poi la spinse in ginocchio. “Succhiamelo prima. Fatti vedere dal nostro cuck.”
Martina obbedì subito: prese il cazzo di Riccardo in bocca, succhiandolo profondo, la gola che si contraeva intorno alla cappella. Marco, seduto a un metro, si slacciò i pantaloni e iniziò a segarsi piano, come da regola.
Riccardo la scopò in bocca per un po’, poi la tirò su e la buttò sul letto a quattro zampe. “Prima io,” disse, penetrandola nella figa con un affondo secco. “Senti come è bagnata per il suo padrone, Marco? Tu aspetti il tuo turno.”
Martina gemette forte: “Sì, amore… scopami… riempimi.” Riccardo pompava con ritmo brutale, le mani che le strizzavano il culo, schiaffeggiandolo ogni tanto. Marco si segava più forte, gli occhi fissi sulla figa che si apriva e chiudeva intorno al cazzo del coinquilino.
Dopo una decina di minuti Riccardo accelerò: “Sto per venire… prendilo tutto dentro, troia.” Spinse in profondità e schizzò, riempiendola di sperma caldo. Rimase piantato dentro per qualche secondo, godendosi gli ultimi spasmi, poi si staccò con un pop umido. Il cazzo uscì lucido, gocciolante, e un rivolo bianco iniziò a colare dalla figa spalancata di Martina.
Riccardo si girò verso Marco, il respiro ancora affannoso, un sorriso crudele sulle labbra.
“Ora tocca a te, cuck. Ma non per scoparla. Per pulirla.”
Marco si fermò, la mano ancora sul cazzo. “Cosa?”
“Hai sentito. Leccala. Puliscimi lo sperma dalla figa con la lingua. È il tuo lavoro adesso. Ogni volta che finisco dentro di lei, tu pulisci. È la nuova regola. E lo fai subito, prima che si raffreddi.”
Martina, ancora a quattro zampe, girò la testa verso Marco con un sorriso da porca. “Dai, piccolo. Vieni a leccare il tuo padrone dal buco della tua padrona. Lo vuoi fare, vero?”
Marco sentì l’umiliazione montare come un’onda, ma anche l’eccitazione che gli faceva pulsare il cazzo. Si avvicinò piano, si inginocchiò dietro di lei. La figa era rossa, gonfia, con il buco ancora leggermente aperto e lo sperma di Riccardo che colava lento, denso, bianco.
Allungò la lingua. La prima leccata fu esitante: raccolse il rivolo che scendeva lungo le piccole labbra, il sapore acre, salato, amaro dello sperma misto agli umori di Martina. Lei gemette piano: “Sì… proprio così… leccami bene.”
Riccardo si sedette sul bordo del letto, il cazzo ancora mezzo duro, e guardò la scena con soddisfazione. “Più profondo, bro. Entra con la lingua. Tira fuori tutto quello che ho lasciato dentro.”
Marco obbedì. Affondò la lingua dentro la figa calda, succhiando piano, raccogliendo lo sperma che ancora colava dalle pareti interne. Il sapore era forte, invadente - quello di un altro uomo, del suo coinquilino, del padrone - ma lo eccitava da morire. Succhiava il clitoride gonfio, leccava le labbra, infilava la lingua il più a fondo possibile. Martina tremava, spingendo il culo contro la sua faccia.
“Oh cazzo… sì… puliscimi, cuck… mangia lo sperma del tuo padrone dalla mia figa usata.”
Riccardo rise piano. “Bravo. Guarda come gode mentre ti umilia. Ora finisci e poi puoi scopartela. Ma solo dopo che hai pulito tutto.”
Marco continuò, la lingua che lavorava frenetica, finché non sentì più rivoli densi. La figa di Martina era pulita, lucida di saliva, ma ancora bagnata fradicia. Lui si staccò, le labbra gonfie e lucide, il sapore di Riccardo ancora in bocca.
Riccardo annuì soddisfatto. “Bene. Ora puoi scopartela. Ma ricorda: io sono venuto per primo. Tu sei il secondo. E dopo, se vengo di nuovo, pulisci di nuovo.”
Martina si girò supina, spalancò le gambe. “Vieni, piccolo. Ora tocca a te. Scopami mentre hai ancora il sapore del suo sperma in bocca.”
Marco entrò dentro di lei con un affondo. La figa era calda, scivolosa, ancora contratta dagli orgasmi precedenti. Pompò con furia, sapendo che era pieno dello sperma di un altro. Martina lo graffiò sulla schiena: “Sì… scopami… senti come sono piena del suo seme? Tu sei solo il secondo… il pulitore…”
Riccardo si segò guardandoli, eccitato dall’umiliazione che aveva imposto. Quando Marco venne dentro di lei, schizzando il suo sperma misto a quello precedente, Riccardo rise.
“Bravi. Ora pulisci di nuovo, cuck. Stavolta il tuo e il mio insieme.”
Marco, esausto e umiliato al massimo, si chinò di nuovo. Leccò la figa piena di due carichi di sperma, il sapore doppio che lo faceva tremare di eccitazione. Martina venne di nuovo sulla sua lingua, stringendogli la testa tra le cosce.
Quando finirono, Riccardo tirò Martina a sé, la baciò sulla bocca - solo lui poteva - e le sussurrò: “Ricorda, amore. Lui pulisce. Tu sei mia.”
Martina sorrise, accarezzando i capelli di Marco ancora inginocchiato. “E lui è il nostro bravo cuck. Pulito e obbediente.”
Marco rimase lì, in ginocchio, il viso bagnato di sperma e umori, sapendo che quella umiliazione era diventata parte del gioco. E che non voleva smettere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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