tradimenti
L'università - Cap. 18 - Rapporto a tre
01.03.2026 |
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"Quando finirono, Sara si staccò dal cazzo di Marco (ancora duro, lucido dei suoi umori)..."
Sara e Giulia condividevano la stessa stanza da quando erano arrivate al campus. Era un piccolo monolocale con due letti singoli, una scrivania condivisa e un armadio che odorava di profumo economico e biancheria pulita. Quel pomeriggio non c’era nessuno a interrompere: solo loro due, la porta chiusa a chiave, la luce calda della lampada da comodino.Sara aveva preparato tutto con calma. Sul comodino c’erano lubrificante, salviette e lo strap-on nuovo - cinghie nere, dildo medio di silicone morbido ma rigido. Lo aveva comprato apposta, senza dirlo a Marco. Voleva che fosse una sorpresa per entrambe.
Marco arrivò puntuale. Bussò piano. Quando entrò, trovò Sara e Giulia già sedute sul letto di Sara, entrambe in intimo semplice: Sara con un perizoma nero e top trasparente, Giulia con mutandine bianche e canottiera larga. Le due coinquiline lo guardarono con sorrisi complici.
Sara parlò per prima, voce dolce ma ferma.
"Inginocchiati, Marco. Oggi ci servi tutte e due. Insieme."
Marco si inginocchiò al centro della stanza, mani dietro la schiena, occhi bassi. Il cuore gli batteva forte, ma non di paura: di gratitudine profonda. Sara si alzò, prese lo strap-on dal comodino e lo mostrò a Marco.
"Prima lo prepari tu."
Marco prese il dildo tra le mani, lo lubrificò con la saliva (leccandolo lentamente dalla base alla punta), poi lo infilò in bocca come un collare improvvisato - la cinghia intorno al collo, il dildo che gli riempiva la bocca come un gag. Sara gli allacciò le cinghie dietro la testa, stringendo quel tanto che bastava per tenerlo fermo.
"Bravo. Ora sei pronto."
Giulia si tolse la canottiera e le mutandine, rimase nuda. Si sdraiò sul letto, spalancò le gambe.
"Giulia cavalca per prima," disse Sara. "Io mi faccio leccare."
Giulia si mise a cavalcioni su Marco, che era rimasto in ginocchio. Prese lo strap-on (ancora in bocca a lui) e lo guidò dentro la sua figa bagnata. Scese piano, gemendo mentre il dildo la riempiva. La base premeva contro il viso di Marco, costringendolo a tenere la testa ferma mentre lei iniziava a cavalcarlo.
"Cazzo, sì, proprio così".
Sara si sedette sul bordo del letto davanti a Giulia, aprì le gambe e afferrò i capelli di Giulia.
"Ora leccami mentre cavalchi."
Giulia si chinò in avanti, lingua sulla figa di Sara. Leccava avida, succhiando il clitoride, infilando la lingua dentro mentre continuava a muoversi sul dildo nella sua figa. Marco sentiva ogni spinta: il dildo che entrava e usciva dalla figa di Giulia gli premeva contro la bocca, la saliva gli colava sul mento.
Giulia cavalcava sempre più forte, gemendo sulla figa di Sara. Sara le accarezzava i capelli, la spingeva più a fondo.
"Lecca bene, fai venire la tua coinquilina mentre si scopa il mio schiavo."
Giulia venne per prima: cosce che tremavano intorno al dildo, bocca premuta sulla figa di Sara, un gemito soffocato. Sara la seguì subito dopo, inarcando la schiena, stringendo i capelli di Giulia mentre veniva sulla sua lingua.
Poi si diedero il cambio.
Sara si alzò, tolse lo strap-on dalla bocca di Marco (il dildo lucido di saliva e umori di Giulia), se lo allacciò intorno ai fianchi.
"Ora tocca a me cavalcare. Giulia, fatti leccare."
Giulia si sdraiò supina, spalancò le gambe. Marco si chinò tra le sue cosce e iniziò a leccarla: lingua profonda, succhiando gli umori freschi del suo orgasmo precedente. Sara si mise a cavalcioni sul cazzo di Marco - si abbassò piano, infilandoselo nella figa, ma senza lasciargli muovere i fianchi. Era lei a controllare il ritmo.
"Tu stai fermo, schiavo. Io cavalco. Tu lecchi Giulia."
Sara iniziò a muoversi su e giù sul cazzo di Marco, lenta e profonda, mentre lui leccava la figa di Giulia con devozione. Giulia gemette, afferrò la testa di Marco e lo premette contro di sé.
"Lecca, più forte"
Sara accelerò, cavalcando con forza, tette che rimbalzavano. Marco sentiva la figa di Sara stringerlo, ma non poteva spingere: era solo un oggetto per il suo piacere. Giulia venne di nuovo sulla sua lingua, tremando.
Sara venne subito dopo: un orgasmo violento, figa che si contraeva intorno al cazzo di Marco, ma senza lasciarlo venire.
Quando finirono, Sara si staccò dal cazzo di Marco (ancora duro, lucido dei suoi umori). Giulia rimase sdraiata, ansimante.
Sara e Giulia si guardarono, nude, corpi sudati. Sara si chinò su Giulia, le accarezzò una tetta, poi l’altra. Giulia rispose: le sfiorò la vita, salì sul seno. Si baciarono piano, poi con passione - lingue che si intrecciavano, mani che esploravano, gemiti soffocati.
Marco rimase in ginocchio dov’era, cazzo duro che pulsava inutilizzato, bocca piena del sapore di Giulia e di Sara.
Le due coinquiline si coccolarono sul letto: baci lenti sul collo, dita che sfioravano capezzoli, carezze sulla schiena. Si abbracciarono, corpi nudi intrecciati, sussurrandosi cose dolci e sporche.
Marco non si mosse. Non parlò. Aspettava ordini.
Sara alzò lo sguardo verso di lui, sorrise.
"Bravo, Marco. Rimani lì. Potremmo aver bisogno di te tra un po’."
Giulia rise piano contro il collo di Sara.
"Grazie per avermelo fatto scoprire."
Marco chinò la testa.
"Grazie, Signora Sara. Grazie, Signora Giulia. È un onore servirvi."
Le due ragazze ripresero a baciarsi, ignorandolo completamente. Marco rimase in ginocchio, eccitato, umiliato, felice.
Il suo posto era lì: in attesa. Sempre in attesa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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