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Il principe - Cap.4 - La Notte Insonne


di the_extension
05.03.2026    |    437    |    0 9.0
"" Thorne ha resistito un attimo, ma quando hanno minacciato di colpirmi, ha aperto la bocca..."
Il buio delle segrete quella notte era diverso. Più denso, più intimo. Dopo che Garrick se n’era andato, lasciando i nostri corpi ancora frementi e traditori, io e Thorne ci siamo guardati a lungo attraverso le sbarre. Non parlavamo. Non serviva. Il suo cazzo era ancora mezzo duro, lucido di quel poco che era colato durante i tocchi della guardia. La mia figa pulsava piano, bagnata, aperta, come se aspettasse qualcosa che non poteva arrivare.
Ci siamo sdraiati sul pavimento freddo, nudi, uno di fronte all’altra. Le catene permettevano movimenti limitati, ma abbastanza. Ho allungato una gamba verso le sbarre, lui ha fatto lo stesso. Le nostre piante dei piedi si sono sfiorate, un contatto minuscolo ma elettrico. Poi le mani.
"Elara..." ha sussurrato Thorne, la voce rauca.
"Shh," ho risposto io. "Non dire niente. Solo... guardami."
Ho portato la mano destra tra le mie cosce, lentamente. Le dita hanno sfiorato le grandi labbra gonfie, poi si sono aperte, trovando il clitoride già sensibile. Ho iniziato a sfregare in cerchi lenti, gli occhi fissi nei suoi. Thorne ha emesso un respiro spezzato e ha afferrato il suo cazzo con la mano libera - quella non incatenata al muro. Lo ha stretto alla base, poi ha iniziato a pompare piano, su e giù, la cappella che spariva e riappariva tra le dita.
Ci guardavamo. Solo quello. Nessun insulto, nessuna guardia. Solo noi.
"Io... ti vedo," ha mormorato lui. "Vedo quanto sei bagnata. Quanto sei bella."
Ho accelerato il ritmo, infilando due dita dentro di me, il pollice sempre sul clitoride. "E io vedo te... il tuo cazzo duro... per me. Sempre per me."
Le nostre respiri si sono sincronizzati. I gemiti bassi, soffocati per non attirare attenzione dalle scale. Lui pompava più forte, la mano che scivolava sul liquido che colava dalla punta. Io spingevo le dita più a fondo, curvandole per sfregare quel punto dentro che mi faceva tremare le cosce.
"Vieni con me," ho ansimato. "Ti prego... vieni guardandomi."
Thorne ha grugnito, gli occhi socchiusi ma fissi sulla mia figa aperta, sulle mie dita che entravano e uscivano lucide. "Sì... cazzo, Elara... sto per..."
Io ho sentito l’orgasmo montare come un’onda. Ho stretto le cosce intorno alla mano, il corpo che si inarcava contro il pavimento. "Ora... ora..."
Siamo venuti quasi insieme. Lui ha emesso un suono gutturale, il seme che schizzava fuori in getti caldi, colando sulle dita, sul pavimento, sulle sue cosce. Io ho tremato forte, la figa che si contraeva intorno alle dita, un fiotto di umore che mi ha bagnato la mano e l’interno delle cosce. Abbiamo continuato a guardarci mentre il piacere ci attraversava, gli occhi lucidi, le bocche aperte in respiri affannati.
Dopo, silenzio. Solo il nostro ansimare che piano piano si calmava.
"Ti amo," ha sussurrato lui.
"Ti amo," ho risposto io.
Abbiamo lasciato le mani tra le gambe, sporche, appiccicose. Non ci importava. Era nostro. Un pezzo di noi che Roderick non poteva toccare.
Il mattino dopo è arrivato troppo presto.
Le guardie sono scese in tre: Garrick e due altri. Hanno acceso le torce e si sono fermati davanti alle celle. Hanno visto subito.
Prima hanno guardato Thorne. Il seme secco sulle cosce, sul pavimento davanti a lui, sulle dita ancora appiccicose. Poi hanno guardato me: le cosce interne lucide di umore secco, la mano destra sporca, il pavimento bagnato sotto di me.
Garrick ha riso, una risata bassa e cattiva.
"Guardate qua," ha detto agli altri. "I piccioncini non hanno resistito. Si sono fatti una sega a vicenda tutta la notte, eh?"
Uno degli altri ha sputato per terra. "Il principe sarà felice di saperlo. Gli amanti che non riescono a tenere le mani a posto nemmeno incatenati."
Thorne ha ringhiato, tirando le catene. "Fottetevi. Non è affar vostro."
Garrick si è avvicinato alle sbarre della mia cella, chinandosi per guardarmi meglio tra le gambe. "Oh, sì che lo è, piccola. Il principe ha detto che i vostri corpi devono parlare. E ieri hanno parlato fin troppo bene." Ha indicato il mio sesso ancora gonfio. "Guarda come è rossa. Ha goduto forte, vero? Mentre guardavi il tuo ragazzo schizzare come un ragazzino."
Io ho abbassato lo sguardo, le guance in fiamme, ma non ho risposto.
Garrick si è rialzato e ha fatto un cenno agli altri. "Puliteli. Ma non con acqua. Con le loro stesse mani. Voglio che si leccano via tutto quello che si sono fatti addosso. Davanti a noi."
Le guardie hanno aperto le celle. Uno ha afferrato Thorne per i capelli, gli ha costretto la mano sporca di seme davanti alla bocca. "Leccati, ragazzo. Assaggia quanto ami la tua puttanella."
Thorne ha resistito un attimo, ma quando hanno minacciato di colpirmi, ha aperto la bocca. Ha leccato le dita, lentamente, gli occhi fissi nei miei. Il sapore salato del suo stesso seme gli ha fatto storcere la bocca, ma ha continuato.
Poi è toccato a me. Garrick mi ha preso la mano destra, quella ancora umida del mio orgasmo, e me l’ha portata alle labbra. "Apri, Elara. Mostra al tuo ragazzo quanto sei sporca dentro."
Ho chiuso gli occhi e ho leccato. Il mio sapore dolce-salato mi ha riempito la bocca. Ho sentito Thorne gemere piano dall’altra parte, un misto di rabbia e desiderio.
Quando abbiamo finito, le guardie ci hanno lasciati lì, le mani ancora bagnate di saliva e residui, i corpi esposti e umiliati di nuovo.
Garrick si è fermato sulla scala prima di salire. "Il principe scenderà stasera. Vuole vedere di persona quanto siete... uniti. Preparatevi a mostrarglielo meglio. Magari vi faremo finire insieme, stavolta. Ma sotto i suoi occhi."
La porta in cima alle scale si è chiusa con un tonfo.
Thorne mi ha guardata, il viso stravolto.
"Non gli daremo soddisfazione," ha detto piano.
Ma entrambi sapevamo che era una bugia. Il nostro amore era ancora lì, forte, bruciante. Ma Roderick lo stava trasformando in qualcos’altro. In uno spettacolo. E noi stavamo diventando gli attori.

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