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L'università - Cap. 12 - La dilatazione


di the_extension
01.03.2026    |    1.031    |    1 8.5
"Marco sfilò il dildo doppio, coperto di umori densi e un po’ di residui del culo..."
La sera successiva la stanza era già preparata quando Martina arrivò. Luci basse, telo impermeabile sul letto di Riccardo per non sporcare di lubrificante, e sul comodino i quattro dilatatori anali allineati in ordine crescente: dal più piccolo (spesso come un dito medio) fino al più grosso (quasi quanto il polso di Marco). Accanto, il dildo doppio realistico, tubi di lubrificante in abbondanza, salviette umidificate e il collare di Marco già pronto.
Riccardo era sdraiato, jeans aperti, cazzo mezzo duro mentre scorreva il telefono. "Preparatore," disse senza alzare gli occhi. "Collare al collo. Stasera dilatiamo il culo della mia troia. Tu lo fai progressivamente. Voglio che sia pronta per due cazzi nel culo: il mio e il doppio che hai comprato. E alla fine pulisci tutto. Tutto. Lingua nel buco, non lasci niente."
Marco indossò il collare, la placca fredda che premeva sulla gola: "Preparatore Ufficiale di Martina". Sentì il solito misto di vergogna ed eccitazione che gli fece indurire il cazzo all’istante. "Sì, padrone."
Martina entrò pochi minuti dopo, cappotto slacciato, nuda sotto. Vide i dilatatori e sorrise eccitata. "Mmm... stasera mi allargate per bene, eh? Voglio sentirlo bruciare per poi riempirmi." Si sdraiò a pancia in giù sul telo, culo in alto, ginocchia divaricate. "Inizia, piccolo. Lecca prima. Bagnami tanto."
Marco si inginocchiò dietro di lei. Iniziò con la lingua: cerchi lenti intorno al buchino stretto, poi spinte leggere dentro. Il sapore era muschiato, leggermente acre - l’odore intimo del culo di Martina, pulito ma ancora con quel retrogusto animale che lo faceva impazzire. Succhiò piano il bordo, infilando la lingua il più possibile. Martina sospirò: "Sì, proprio lì, leccami in profondità".
Riccardo si segava guardando: "Bravo cuck. Falla rilassare. Senti come si apre già per te."
Dopo cinque minuti abbondanti Marco prese il primo dilatatore - il più piccolo. Lo lubrificò fino a far colare il gel sulle cosce di lei e lo appoggiò al buchino. Spinse piano. Entrò senza resistenza. Martina gemette piano: "È piccolo! Spingi di più."
Marco lo mosse avanti e indietro, ruotandolo leggermente. Dopo un paio di minuti lo sfilò e passò al secondo, più largo. Stavolta Martina inspirò forte quando la punta entrò. "Ah, sì, allargami" Marco spinse centimetro dopo centimetro, fermandosi quando lei si contraeva, poi riprese fino alla base.
Riccardo commentò: "Guarda come lo ingoia. Bravo preparatore. Ora il terzo."
Il terzo era conico, con una strozzatura pronunciata. Marco lo lubrificò di nuovo e spinse. Martina afferrò le lenzuola: "Cazzo, questo è bello grosso, fai piano!" La strozzatura passò con un pop udibile. Marco lo lasciò dentro per qualche minuto, muovendolo piano per abituarla. Martina tremava: "Mi sento piena! Continua"
Riccardo si avvicinò, segandosi forte. "Ora l’ultimo. Il grosso. Voglio vederlo entrare tutto."
Marco prese il dilatatore più grande. Lo lubrificò fino a far colare il gel sulle cosce. Lo appoggiò al buchino già dilatato e spinse con costanza. Martina ansimava, sudata, viso affondato nel cuscino. "Sì... entra cazzo! Mi stai spaccando".
Quando la base toccò la pelle, il culo di Martina era spalancato intorno al giocattolo grosso. Marco lo tenne fermo, ruotandolo leggermente. Martina venne così, senza toccarsi la figa: un orgasmo anale profondo, corpo che tremava, un fiotto di umori che colò dalla figa.
Riccardo grugnì: "Perfetto. Ora toglilo. È pronta per due cazzi."
Marco sfilò il dilatatore lentamente. Il buchino rimase aperto per qualche secondo, rosa scuro, pulsante, con un leggero alone umido e muschiato intorno. Riccardo si posizionò dietro, lubrificò il suo cazzo e spinse dentro il culo dilatato con un affondo fluido. Martina urlò di piacere: "Sì, il tuo cazzo nel culo, riempimi!"
Riccardo pompò piano, godendosi la stretta calda. "Ora tu, cuck. Nella figa, ma spingi forte contro il mio cazzo."
Marco prese il dildo doppio, lo lubrificò e lo infilò nella figa di Martina. Le due cappelle entrarono una dopo l’altra. Sentì il cazzo di Riccardo premere attraverso la parete sottile. Martina impazzì: "Oh dio! Due cazzi, uno nel culo e uno nella figa, scopatemi!"
Riccardo accelerò, il dildo doppio che sfregava contro il suo uccello a ogni spinta. Marco teneva la base del dildo, muovendolo in sincrono. Martina venne di nuovo, urlando: "Sto venendo! Cazzo, riempitemi tutti e due"
Riccardo schizzò per primo, profondo nel culo: "Prendilo tutto, troia" Si staccò ansimante, il cazzo lucido che gocciolava un ultimo rivolo bianco.
Marco sfilò il dildo doppio, coperto di umori densi e un po’ di residui del culo. Il buco anale di Martina era ancora aperto, con un leggero alone umido e muschiato intorno - non sporco di merda, ma con quel retrogusto acre e animale tipico del sesso anale intenso, un odore forte che gli salì subito al naso.
Riccardo si sdraiò. "Ora pulisci. Tutto. Lingua nel culo, nella figa, sul dildo. Non lasciare niente. Voglio che sia immacolata, ma sentirai ancora l’odore e il sapore del mio sperma misto al suo culo."
Marco si chinò. Prima leccò il dildo doppio, assaporando il misto denso di umori, sperma e quel retrogusto muschiato del culo di Martina. Succhiò ogni vena, ogni cappella, fino a farla brillare.
Poi affondò la lingua nel culo di Martina: il buco ancora dilatato, caldo, con lo sperma di Riccardo che colava fuori in rivoli bianchi. Succhiò piano, raccogliendo tutto - il sapore acre dello sperma mischiato a quell’odore forte e intimo del culo, leggermente terroso, animale, che gli rimase incollato alla lingua e al palato. Non era sporco di feci, ma non era "pulito" come una figa: aveva quel gusto pungente, persistente, che gli fece girare la testa per l’eccitazione e l’umiliazione.
Infine passò alla figa: leccò gli umori misti, il suo stesso pre-sperma di sessioni precedenti e il residuo del dildo. Succhiò il clitoride gonfio, infilò la lingua dentro per raccogliere ogni goccia.
Quando finì, il culo e la figa di Martina erano puliti: lucidi di saliva, senza più rivoli visibili. Ma l’odore - quell’odore acre e muschiato del sesso anale - gli rimase in bocca, sulle labbra, nel naso. Anche dopo aver ingoiato tutto, sentiva ancora quel retrogusto pungente sulla lingua.
Martina gemette soddisfatta: "Bravo! Pulito perfetto, ma sento ancora il tuo odore nella sua bocca, amore."
Riccardo rise. "Esatto. Ora puoi scopartela. Ma piano. Lascia che il culo resti aperto e sensibile."
Marco entrò nella figa di Martina da dietro, pompando lento mentre lei teneva le gambe spalancate. Venne dentro di lei, aggiungendo il suo carico. Il sapore acre del culo di Martina gli rimase in bocca per tutta la durata, rendendo ogni spinta più intensa.
Quando finì, Riccardo baciò Martina sulla bocca - solo lui poteva - e guardò Marco. "Domani dilatiamo di più. E tu continuerai a pulire, fino all’ultimo sapore."
Marco si sdraiò sul suo letto, collare ancora al collo, bocca piena di quel retrogusto pungente e muschiato che non se ne andava, il cazzo che pulsava al pensiero della prossima sessione. Aveva pulito tutto. Ma quel sapore - acre, animale, indelebile - gli ricordava esattamente il suo posto.

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