Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Racconto1Capitolo 2 La Fame che Non Si Sazia
Lui & Lei

Racconto1Capitolo 2 La Fame che Non Si Sazia


di LoScrivano
18.02.2026    |    919    |    1 9.3
"Venni tre volte quella notte: una in bocca a una sconosciuta che ingoiò tutto con un gemito soddisfatto, sperma che le colava dagli angoli delle labbra; una dentro una figa anonima che mi cavalcava..."
Dopo quella notte nel vicolo con Laura, il mio corpo divenne un motore inceppato: una volta acceso, non si spegneva più. Il sesso non era più un bisogno occasionale; era ossigeno, cibo, droga. Ogni ora senza una figa bagnata intorno al cazzo o una bocca calda che succhiava mi faceva tremare come un tossico in astinenza. A diciotto anni, finito il liceo, trovai lavoro in un'officina meccanica alla periferia – grasso sulle mani, odore di olio e metallo, ma soprattutto un flusso costante di clienti donne che venivano a far controllare l'auto. E io le guardavo. Le studiavo. Le desideravo.
La prima escalation arrivò con Martina e Sara, due amiche ventenni che frequentavano lo stesso bar dove andavo dopo il turno. Martina era alta, mora, tette enormi che traboccavano dalle scollature profonde, culo rotondo che ondeggiava quando camminava sui tacchi. Sara più minuta, bionda platino, labbra carnose sempre dipinte di rosso acceso, un piercing al clitoride che si intravedeva quando si chinava troppo. Si erano accorte dei miei sguardi – non ero discreto, non più. Una sera, dopo troppi shot, mi invitarono a casa loro per "continuare la serata".
Entrammo nel loro appartamento piccolo e disordinato, odore di incenso e fumo di sigaretta misto a profumo dolce. Non ci furono preamboli. Martina mi spinse contro il divano, mi slacciò i jeans con dita esperte e tirò fuori il cazzo già duro, venoso e gonfio, la cappella lucida di pre-cum che gocciolava in fili trasparenti. "Guarda che bel pezzo di carne," mormorò Sara inginocchiandosi accanto a lei. Insieme iniziarono a leccarlo: lingue calde e umide che scorrevano lungo l'asta, una da sinistra, l'altra da destra, incontrandosi sulla punta dove succhiavano alternandosi il glande, facendolo sparire nelle loro bocche calde. Martina lo prese in gola fino alle palle, la gola che si contraeva intorno alla base, saliva che colava in rivoli densi lungo il mio scroto peloso. Sara leccava le palle, succhiandole una alla volta, la lingua che sfiorava il perineo, spingendo leggermente contro l'ano stretto.
Mi alzai, le girai entrambe di spalle sul divano, gonne sollevate, mutandine abbassate alle caviglie. Martina aveva una figa rasata completamente, labbra esterne gonfie e scure, clitoride sporgente come un piccolo cazzo rosa, già bagnato e luccicante. Sara aveva peli biondi curati in una striscia sottile, grandi labbra pallide che si aprivano rivelando l'interno rosa acceso, umori che colavano lungo l'interno coscia. Infilai prima due dita in Martina – calda, viscida, pareti interne vellutate che si contraevano intorno alle mie nocche – mentre con l'altra mano sfregavo il clito di Sara, facendola gemere e inarcare la schiena. Poi entrai in Martina da dietro con un colpo secco: il cazzo scivolò dentro fino alle palle con un suono umido e schiaffeggiante, le sue natiche che tremavano a ogni spinta brutale. Slap-slap-slap, il rumore della carne contro carne riempiva la stanza, misto ai suoi gridi rochi: "Cazzo sì, spaccalo, più forte!"
Sara si mise sotto di lei, leccandole il clito mentre io la scopavo, la lingua che sfiorava anche il mio cazzo ogni volta che uscivo e rientravo, assaporando i nostri umori misti – salato, muschiato, dolce. Martina venne per prima, urlando, il corpo che si irrigidiva, figa che si contraeva in spasmi violenti intorno al mio uccello, spruzzando un getto caldo di umori che bagnò la faccia di Sara e gocciolò sul divano. Io non resistetti: tirai fuori, schizzai sul culo di Martina – getti densi e cremosi che colpirono le natiche rotonde, scendendo in rivoli bianchi lungo la fessura, fino all'ano puckered che pulsava ancora.
Ma non era finita. Sara mi spinse sul pavimento, si mise a cavalcioni, guidò il mio cazzo ancora duro nella sua figa stretta e bagnata. Cavalcava selvaggia, tette piccole che rimbalzavano, capezzoli duri come chiodi rosa, piercing che scintillava. Martina si sedette sulla mia faccia, figa ancora gocciolante di sperma e umori premuta contro la mia bocca: leccai tutto, lingua che scavava tra le labbra gonfie, assaporando il sapore acre del mio stesso seme misto al suo, clitoride che sfregavo con il naso mentre lei si strusciava avanti e indietro, mugolando "Leccami il culo ora, puttanello". Girai la lingua intorno all'ano stretto, spingendola dentro piano, sentendola contrarsi e rilassarsi mentre Sara accelerava, figa che schiaffeggiava contro il mio pube, clito che sfregava contro il mio osso pubico.
Venni di nuovo dentro Sara, pompando getti caldi in profondità, sentendo le sue pareti interne mungere ogni goccia mentre lei arrivava urlando, corpo che tremava, unghie che graffiavano il mio petto lasciando strisce rosse. Martina finì sfregandosi contro la mia lingua, venendo con un rantolo animalesco, umori che mi inondarono la bocca e il mento.
Quella notte dormii tra loro, cazzo mezzo duro premuto contro un culo, mano infilata tra due cosce bagnate. Ma al mattino, quando si svegliarono, io ero già andato via. Non potevo fermarmi. Il giorno dopo ero di nuovo in strada, a caccia. La dipendenza era diventata un mostro con troppi tentacoli: una partner non bastava più. Volevo di più. Sempre di più.
Pochi mesi dopo, entrai nel giro di un gruppo di amici "aperti" – feste private in ville isolate, dove il sesso era collettivo, senza nomi, senza limiti. La prima volta fu in una casa in collina: otto persone, corpi nudi sudati sotto luci rosse fioche. Mi trovai circondato: una donna sulla quarantina con tette enormi e capezzoli piercingati mi succhiava mentre un'altra mi leccava il culo da dietro, dita che entravano e uscivano dal mio ano lubrificato di saliva. Un uomo mi scopava la bocca con un cazzo spesso e venoso, palle che sbattevano contro il mento, mentre io infilavo le dita in due fighe contemporaneamente – una rasata e stretta, l'altra pelosa e calda, dita inzuppate che producevano suoni squelch a ogni spinta.
Venni tre volte quella notte: una in bocca a una sconosciuta che ingoiò tutto con un gemito soddisfatto, sperma che le colava dagli angoli delle labbra; una dentro una figa anonima che mi cavalcava mentre le strizzavo le tette fino a farla urlare; l'ultima sul petto di un'altra, schizzi caldi che le dipinsero la pelle in linee bianche e appiccicose. Ogni orgasmo era più intenso del precedente, ma ogni volta il vuoto tornava più grande. Il sesso con più partner non riempiva; ampliava solo il buco.
E io continuavo a cadere dentro.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Racconto1Capitolo 2 La Fame che Non Si Sazia:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni