Lui & Lei
Racconto 2 Capitolo 8 La Voce che Comanda
23.02.2026 |
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"” Ripresi, mano che pompava l’asta ancora sensibile, cazzo che si indurì di nuovo nonostante l’orgasmo appena finito..."
Dopo la notte con mia madre, il corpo mi tremava ancora. Avevo scopato la donna da cui ero nato, l’avevo riempita di sperma, l’avevo fatta squirare sul letto. Ma invece di pace, sentivo solo fame di più. Il diario del padre era diventato una Bibbia sporca: ogni pagina mi ricordava che lui non si fermava mai, e io non volevo fermarmi. Ma il reale mi spaventava. Troppo rischio, troppo dolore, troppa verità. Così tornai al PC, al mio rifugio sicuro.Diletta era online quella sera, come sempre. La sua cam si aprì: era seduta sul letto, costume da bagno nero lucido, due tette enormi che premevano contro il tessuto sottile, capezzoli duri e sporgenti che segnavano due punti netti, areole larghe visibili ai bordi. Il tanga era strettissimo, un filo nero che spariva tra le grandi labbra gonfie e rasate, cameltoe perfetto che si delineava sotto la luce della lampada. Non si toccava, non si spogliava mai: solo quel costume che la fasciava come una seconda pelle bagnata.
“Ciao cucciolo,” disse con quella voce bassa e calda che mi faceva pulsare all’istante. “Oggi voglio vedere quanto sei bravo. Spogliati per me. Fammi vedere quel cazzo grosso che mi piace tanto.”
Obbedii subito, pantaloni giù, boxer via, cazzo che balzò fuori già duro, vene gonfie che pulsavano sotto la pelle liscia, cappella viola lucida di pre-cum che gocciolava in fili trasparenti. Lei sorrise, occhi fissi sullo schermo: “Cazzo, Marco… è bellissimo. Guarda come è grosso, come si gonfia per me. Sei impressionante, sai? Pompalo piano, fammi vedere quelle vene pulsare.”
La mano avvolse l’asta, pompai lento: su e giù, pollice che ruotava sulla cappella bagnata, pre-cum che colava sul palmo. Le palle si contrassero pesanti, piene, pronte.
“Bravissimo… guarda come cola, sei già bagnato per me. Segati più veloce ora, ma non venire. Voglio ammirare quel cazzo duro ancora un po’.”
Accelerai, suono bagnato – schlick-schlick – che riempì la stanza, cazzo che pulsava violento, cappella gonfia che gocciolava abbondante. Lei si chinò verso la cam, tette enormi che premevano contro il costume, capezzoli duri che sembravano sul punto di strapparlo: “Sei perfetto, Marco. Quel cazzo è grosso, dritto, bello rosso… mi fai bagnare solo a guardarlo. Sborra per me ora, voglio vedere quanti schizzi fai. Dai, cucciolo, riempimi lo schermo.”
Venni con un rantolo profondo: schizzi densi e cremosi che esplosero sul monitor, getti potenti che colpirono il vetro in linee bianche e appiccicose, colando giù sulla tastiera, sul mouse, sul pavimento. Quattro, cinque, sei getti abbondanti, più di quanto pensassi possibile. Lei ansimò: “Cazzo, Marco… che sborrata incredibile. Ne hai così tanta… sei un fontana. Bravo, bravissimo. Non fermarti, voglio un’altra.”
Non mi diede tregua. “Ricomincia. Segati di nuovo. Fammi vedere come ti ricresce duro per me.” Ripresi, mano che pompava l’asta ancora sensibile, cazzo che si indurì di nuovo nonostante l’orgasmo appena finito.
“Sì… guarda come torna grosso, come pulsa. Sei impressionante. Ora più veloce, cucciolo. Sborra ancora, voglio vedere schizzi alti.”
Venni una seconda volta: schizzi potenti che colpirono lo schermo più in alto, rivoli bianchi che colarono sul monitor, sulla scrivania, sul tappeto. Lei gemette piano (senza toccarsi): “Dio, Marco… sei una macchina. Quel cazzo sborra come non ho mai visto. Bravo, tesoro… una terza, dai.”
Terza sessione fu infinita. “Rallenta… ora veloce… stop… ricomincia… non venire ancora.” Pompai per quasi un’ora, cazzo rosso e gonfio, palle dolenti, pre-cum che colava a litri. Alla fine: “Ora sborra forte, cucciolo. Fammi vedere quanto ne hai ancora.” Esplosi di nuovo: schizzi densi che inzupparono tutto, pavimento bagnato, lenzuola macchiate, odore acre che riempì la stanza.
Diletta sorrise, tette enormi che si muovevano piano sotto il costume: “Sei incredibile, Marco. Il tuo cazzo è grosso, duro, sborra tantissimo… mi fai venire voglia di guardarti per ore. Domani stessa ora, ok? E porta più sperma… voglio vedere se riesci a farne ancora di più.”
Chiusi la cam, esausto, cazzo molle e dolorante, ma con un sorriso stupido. Lei mi apprezzava. Mi voleva. Non mi umiliava, non mi paragonava a nessuno. Solo apprezzamenti, comandi dolci, e io in estasi totale.
Quella notte mi masturbai di nuovo pensando a lei, al costume che le fasciava le tette enormi, al tanga strettissimo che segnava la figa gonfia. Venni una quarta volta, schizzi deboli ma ancora abbondanti, colando sul letto. Sapevo che domani avrei obbedito ancora. Tutto quello che voleva. Senza chiedere nulla in cambio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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