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Lui & Lei

Racconto 2 Capitolo 2 Le Amiche Virtuali


di LoScrivano
20.02.2026    |    311    |    0 6.0
"Inizio a masturbarmi lento, sapendo che mi guarda: mano che pompa su e giù, pollice che ruota sulla cappella sensibile, palle che si contraggono pesanti, suono bagnato – schlick-schlick –..."
Capitolo 2 – Le Amiche Virtuali
Le lezioni all’università online sono una scusa per stare al PC, ma le vere eccitazioni arrivano dalle chat con le compagne di corso. Non le incontro mai dal vivo – troppo rischio, troppo impegno – ma online è un mondo di fighe digitali, clitoridi gonfi e squirting via cam che mi fanno sborrare senza toccarle. Ho iniziato con Sara, una bruna di ventidue anni in ingegneria informatica: ci siamo conosciuti in un gruppo Discord per progetti di gruppo, ma presto siamo passati a chat private.
“Ehi Marco, vuoi vedere come studio io?” mi scrive un pomeriggio, allegando un selfie con minigonna corta che sale sulle cosce lisce, camicetta sbottonata che mostra l’orlo di un reggiseno di pizzo nero. Accetto la videochiamata, e lei appare: seduta sul letto della sua stanza studentesca, gambe spalancate, mutandine di lato, figa con peli curati in una striscia sottile, labbra gonfie e rosa che sfrega con due dita. “Guardami mentre squirto per te… dimmi cosa fare.”
“Toccati il clito, troia… fai vedere quanto goccioli,” rispondo, cazzo già fuori, mano che pompa lento sull’asta venosa, vene gonfie che pulsano, pre-cum che cola sul palmo. Lei infila tre dita nella figa, pompa rapido con suoni squelch bagnati, clitoride sporgente che ruota con il pollice, gemiti rochi: “Cazzo, Marco… immagina il tuo cazzo dentro, sto per squirting…” Venni prima io, schizzi densi che colpirono lo schermo, colando sulla tastiera in rivoli bianchi appiccicosi. Lei seguì: figa che contrasse, squirting estremo che schizzò sulla cam in getti potenti, bagnando il letto e la tastiera del suo laptop, urlando “Sì, sborra con me!”
Poi c’è Giulia, bionda ventuno anni in biologia: conosciuta su Reddit, dove fingiamo di essere in aula. “Professore, mi punisca,” scrive, mandando un video: lei nuda in bagno, tette medie con capezzoli duri, figa rasata che sfrega con un dildo. Accendo la cam: “Apri le gambe, studentessa troia… fammi vedere come squirti per un voto.” Lei pompa il dildo dentro, clitoride gonfio che vibra con un giocattolo, umori che colano abbondanti. Io masturbo furioso, cazzo liscio, da una recente depilazione solitaria in cam, palle contratte che sbattono contro la base, suono bagnato che echeggia. Veniamo insieme: io sborro sul monitor in getti cremosi, lei squirta in archi potenti che bagnano il pavimento del bagno, gemendo “Prof, riempimi di sborra!”
E Lisa, mora ventitré in economia: sexting su Telegram, foto di figa bagnata, video di masturbazione. “Guardami mentre squirto pensando al tuo cazzo,” manda un clip: dita che entrano e escono dalla figa gonfia, clitoride sfregato fino a far schizzare umori sul telefono. Io rispondo con una cam live: cazzo eretto, mano che pompa violento, “Vieni con me, troia… immagina il mio sperma dentro.” Sborro forte, schizzi che colpiscono lo schermo, colando sulla scrivania, mentre lei squirta in risposta, bagnando il suo letto.
Ogni sessione lascia tracce, sperma secco sulla tastiera, sul mouse, sul pavimento sotto il tavolo, rivoli bianchi che induriscono in croste appiccicose. Non pulisco: è il mio marchio.
Quella sera, dopo una chat con Pamela, che mi ha fatto sborrare due volte con il suo squirting via cam, sento un rumore fuori dalla porta. Mi giro, cazzo ancora semi-duro e gocciolante, e vedo l’ombra di Elena attraverso la fessura. Sa che la vedo, ma non si muove. La eccita? La disgusta? Non lo so, ma il mio cazzo si indurisce di nuovo, vene che pulsano, cappella lucida che gocciola. Inizio a masturbarmi lento, sapendo che mi guarda: mano che pompa su e giù, pollice che ruota sulla cappella sensibile, palle che si contraggono pesanti, suono bagnato – schlick-schlick – che echeggia nella stanza silenziosa. Gemetti forte: “Guarda, mamma… guarda quanto sono duro.” Lei non risponde, ma sento il suo respiro accelerato dall’altra parte. Accelerai, immaginando i suoi occhi su di me, e venni con un rantolo: schizzi densi che colpirono la porta, colando in rivoli bianchi sul legno, odorando di cloro e muschio, mentre il corpo tremava.
La porta si aprì di scatto. Elena entrò, occhi spalancati, vestaglia aperta che mostrava le tette piene e i capezzoli duri. “Cosa stai facendo, Marco?” esclamò, voce tremante ma eccitata, sguardo fisso sul mio cazzo gocciolante.
“Mamma… sono eccitato, non resisto,” risposi ansimante, mano ancora sull’asta molle. “Guardarti mi fa impazzire.”
Lei sospirò, chiuse la porta, e tirò fuori una scatola da sotto il letto. “Leggi questo. È di tuo padre. Forse capisci da dove viene questa… fame.” Mi porse un diario, pagine scritte a mano.
Lo aprii quella notte, leggendo le prime righe mentre il cazzo si induriva di nuovo. E capii: ero come lui. Volevo essere come lui.
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