Lui & Lei
Racconto 2 Capitolo 4 Rifiuto e distruzione
22.02.2026 |
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"Nudo, cazzo duro, pompai mentre loro restavano vestite, magliette larghe, jeans, niente nudità..."
Il rifiuto di Silvia e Marta arrivò come uno schiaffo freddo. Le avevo contattate su WhatsApp dopo aver trovato i loro numeri nel diario di mio padre. “Ciao, sono Marco, il figlio di Elena. Mi piacerebbe incontrarti… magari un caffè?”Silvia rispose dopo due giorni, tono distaccato:
“Ciao Marco, Elena mi ha parlato di te. Sei un ragazzo carino, ma non sono interessata. Ho molti impegni. Buona fortuna.”
Marta fu più diretta, quasi cattiva:
“Marco, non sei il tipo che cerco. Tuo padre era… diverso. Tu sembri solo un ragazzo timido. Non fai per me. Ciao.”
Non mi dissero altro. Nessun contatto, nessun caffè, nessun “vediamo”. Solo silenzio e umiliazione. Il cazzo mi si indurì lo stesso, ma stavolta era rabbia mista a eccitazione malata. Tornai in camera, aprii il PC, e mi buttai nel mio mondo sicuro.
Su Discord trovai tre nuove ragazze dai gruppi universitari: Anna, bionda, occhiali, aria da secchiona, Beatrice castana, piercing al naso, voce da dominatrice, e Clara rossa, tette vistose sotto magliette larghe. Iniziarono come chiacchiere innocenti, poi passarono al privato.
Anna fu la prima: “Marco, vuoi giocare? Ma io resto vestita. Tu spogliati e mostrami tutto.”
Accesi la cam, nudo, cazzo eretto che pulsava. Pompai lento: vene gonfie, cappella lucida di pre-cum, palle contratte.
Lei rise: “Che carino… ma il mio ragazzo ce l’ha più grosso, sai? E dura ore. Tu sembri già pronto a sborrare in due minuti.”
Accelerai, mano che scivolava bagnata, suono schlick-schlick. “Dimmi quanto ti piace guardarmi…”
“Mi piace guardarti segarti come un disperato mentre io sto qui vestita. Sborra per me”
Venni forte: schizzi densi che colpirono il monitor, colando sulla tastiera, sul mouse, sul pavimento. Lei rise: “Bravo… ma il mio ragazzo riempie tutto il letto. Tu sei solo un giocattolino da guardare.”
Beatrice e Clara si unirono in group call la sera dopo.
“Spogliati, Marco. Fatti vedere bene,” ordinò Beatrice.
Nudo, cazzo duro, pompai mentre loro restavano vestite, magliette larghe, jeans, niente nudità.
Clara: “Guarda che cazzetto… il mio ragazzo ce l’ha più lungo, più spesso. Mi fa male quando entra, ma in senso buono. Tu? Sembri uno che non riempie nemmeno una mano.”
Beatrice rise: “Sì, e sborra subito. Il mio ragazzo mi fa venire tre volte prima di finire. Tu sei un velocista da due minuti. Fai vedere quanto duri poco.”
Ordini infiniti “Non venire ancora… rallenta… ora più veloce… stop… ricomincia.”
Pompai per un’ora, cazzo rosso e gonfio, palle dolenti, pre-cum che colava abbondante.
“Ora sborra, patetico,” disse Beatrice.
Venni due volte di fila: schizzi potenti che inzupparono lo schermo, la scrivania, il tappeto, rivoli bianchi che colarono sul pavimento. Loro risero: “Che schifo… guarda quanto hai sporcato. Il mio ragazzo sborra dentro, non sul monitor. Sei ridicolo.”
Ogni sessione era così: loro vestite, io nudo e sfruttato, ordini sporchi, umiliazioni, paragoni con i fidanzati “lui mi scopa il culo”, “lui dura tutta la notte”, “lui mi fa schizzare senza toccarmi”, e io che sborravo sempre di più, sempre più forte, lasciando tracce ovunque. Tastiera appiccicosa, pavimento macchiato, lenzuola inzuppate. Mia madre trovava tutto, sfregava in silenzio, ma i suoi occhi quando mi guardava erano diversi: complici, tristi, eccitati.
Dopo giorni di questo inferno digitale, decisi di cambiare. Non mi depilai più. I peli ricresciuti mi davano una sensazione di ribellione: “Non voglio essere come papà, liscio e perfetto.” Ma fissai comunque l’appuntamento con Laura l’estetista. Volevo che mi strappasse tutto, che mi facesse male, che mi punisse per essere stato rifiutato, usato.
Mentre aspettavo il giorno, mi masturbai pensando a lei: cazzo peloso e duro, mano che sfregava tra i peli ricci, cappella che spuntava bagnata, sborrata potente sul monitor mentre immaginavo la cera calda e le sue mani che mi depilavano con forza.
Il ciclo continuava. Ma stavolta volevo che facesse male.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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