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Racconto 3 Capitolo 8 Il Bukkake e la Fame..
07.04.2026 |
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"Succhiai con passione disperata, testa che bobinava, mani che strizzavano quelle palle grosse come meloni..."
Non riuscivo più a fermare la fame. Era diventata una bestia che mi divorava da dentro, un fuoco liquido tra le gambe che non si spegneva mai.Dopo che Ousmane era partito per il Senegal, l’astinenza mi aveva trasformata in una puttana insaziabile, una troia in calore ventiquattro ore su ventiquattro. Ogni mattina mi svegliavo con la figa già bagnata fradicia, le lenzuola inzuppate dei miei umori, e passavo le dita tra le labbra gonfie pensando al suo cazzo mostruoso. Ogni giorno come escort di lusso era un tentativo disperato di colmare quel vuoto enorme, ma per quanto i clienti mi pagassero 500 euro all’ora per scoparmi nelle suite più lussuose, nessuno aveva un cazzo come il suo grosso come il mio polso, duro come il ferro, caldo come il fuoco, venoso, scuro, capace di dilatarmi fino al limite estremo e farmi squirtare come una fontana rotta.
La mia figa sembrava impazzita. Volevo di più. Volevo essere usata, umiliata, riempita fino a scoppiare. Così decisi di alzare l’asticella. Pubblicai un annuncio esplicito sui siti di escort: «Giulia 22 anni, squirter italiana naturale. Bukkake speciale con 5 uomini selezionati. Solo cazzi grossi e tanta sborra. 2000 euro totali. Suite di lusso. Vestito solo di tacchi e voglia».
I cinque risposero subito. Li aspettavo nuda sulla porta della suite, con le tette enormi che rimbalzavano libere, capezzoli scuri durissimi come chiodi, la figa rasata perfettamente liscia già gocciolante di umori trasparenti che colavano lente lungo l’interno delle cosce. Il culo rotondo e sodo tremava per l’eccitazione pura. Appena li vidi entrare, il cuore mi batteva fortissimo e la figa pulsava.
«Entrate, porci… voglio i vostri cazzi duri dentro di me. Riempitemi come la puttana vogliosa che sono. Usatemi tutti i buchi, copritemi di sborra calda.»
Si spogliarono in fretta. Cinque cazzi di misure e forme diverse balzarono fuori già durissimi: due italiani palestrati con aste grosse e venose, uno arabo con il cazzo curvo e la cappella spessa come una prugna, un latino con palle pesanti che pendevano piene di sperma e pre-cum che colava a fili, e infine il nigeriano, con un mostro nero enorme, quasi quanto quello di Ousmane. L’aria si riempì immediatamente dell’odore muschiato di maschio eccitato sudore, palle, pre-cum salato.
Mi inginocchiai al centro della stanza, circondata da quei cinque cazzi che mi puntavano contro come lance pronte a sfondarmi. Il mio corpo tremava di voglia.
«Succhio tutti… datemi quei cazzi in bocca, sono la vostra troia personale stasera.»
Presi subito il primo italiano in bocca. Le mie labbra piene si spalancarono al massimo, avvolgendo la cappella gonfia e calda. La lingua ruotò intorno al glande salato, succhiando con forza mentre la gola si dilatava dolorosamente. Gulp… gulp… gulp… ingoiai tutto fino alle palle pelose, il naso premuto contro il pube sudato. Saliva mista a pre-cum colava a fiotti dal mento sulle mie tette enormi. Succhiavo violento, testa che andava su e giù come una pompa, denti che graffiavano leggermente la pelle tesa, una mano che mungeva le palle gonfie mentre il pollice premeva sul perineo e spingeva dentro l’ano stretto. Lui gemeva: «Cazzo, succhi come una vera troia… prenditi tutta la sborra!»
Mentre lo divoravo, le mie mani afferrarono altri due cazzi: quello curvo dell’arabo nella destra, pompandolo rapido, e quello del latino nella sinistra, strizzando le palle pesanti che sembravano piene di litri di sperma. Gli altri due si segavano forte vicino al mio viso, sfregando le cappelle calde contro le mie guance, le palle che sbattevano sul mento.
Il primo venne con un grugnito animalesco: schizzi caldi, densi e cremosi mi inondarono la gola. Ingoiai rantolando, ma tanta sborra colò dagli angoli delle labbra, sul collo, sulle tette. Il sapore forte e salato mi fece impazzire. «Sì… datemene di più… voglio sborra da tutti quanti!» gemetti, mentre la mia figa colava umori caldi sulle cosce e il clitoride pulsava come impazzito.
Passai al secondo, bocca spalancata che ingoiò l’asta fino in fondo. Gola dilatata al massimo, saliva che schizzava dal mento mentre la mia testa bobinava veloce e brutale. Le sue palle sbattevano contro il mio mento con rumori umidi e osceni. Venne velocemente, inondandomi la bocca di sperma caldo che traboccò subito, colando sul collo e sulle mie tette enormi in rivoli bianchi e filanti che mi bagnarono i capezzoli durissimi.
Poi toccò all’arabo. Il suo cazzo curvo mi sfregò le pareti della gola in modo diverso, più intenso. Leccavo la cappella spessa come una noce, denti che graffiavano la curva, mani che mungevano le palle rugose. Venne con un grugnito profondo: sperma denso e abbondante mi riempì la bocca fino a farmi soffocare, colando dal naso, dalle labbra, sulle guance, sulle tette. Ero già un disastro di sborra.
Il quarto mi scopò la gola dritto, palle pesanti che sbattevano ritmicamente contro il mio mento. Succhiavo forte, pollice dentro il suo ano, finché non esplose anche lui una sborrata lunghissima che mi riempì fino a traboccare, rivoli bianchi che colavano sul pavimento formando pozzanghere appiccicose.
Infine arrivò il nigeriano. Il suo cazzo enorme mi dilatò la bocca al limite estremo, la gola che si apriva dolorosamente intorno a quella mazza nera e venosa. Succhiai con passione disperata, testa che bobinava, mani che strizzavano quelle palle grosse come meloni. Quando venne fu un’alluvione sperma caldo, denso e abbondante mi riempì la bocca, il viso, gli occhi, le guance, colando in quantità impressionanti sulle mie tette, sul collo, sul ventre. Ero completamente coperta, il viso una maschera bianca appiccicosa, rivoli lenti che scendevano come colla calda. L’odore acre e intenso di sborra riempiva tutta la stanza.
La mia figa, senza essere nemmeno toccata, esplose. Schizzai getti potenti e trasparenti che schizzarono sul pavimento, bagnando i piedi dei cinque uomini. Il corpo mi tremava in spasmi violenti, le tette che ballavano mentre mi sfregavo il clitoride gonfissimo con la mano coperta di sperma.
«Sì… sborrate su di me… sono la vostra puttana vogliosa… copritemi tutta… datemene ancora!» urlai con voce rotta.
Mi fecero alzare e mi buttarono sul letto king size. Mi presero a turno e insieme uno in figa, uno nel culo, uno in bocca, le mani occupate a segare gli altri due. Mi scopavano senza pietà, alternando buchi, schiaffeggiando le tette, tirandomi i capezzoli, chiamandomi troia, puttana, fontana. Squirtavo di continuo, bagnando tutto il letto, mentre loro mi riempivano di sborra dentro e fuori. Vennero dentro di me, sul mio viso, sulle tette, sul culo. Ero ridotta a un corpo usato, lucido, appiccicoso, tremante di orgasmi continui.
Quando se ne andarono, restai lì sdraiata nella suite, coperta di sperma da testa a piedi, la figa e il culo dilatati e colmi di sborra calda che colava lentamente. Il sapore di cinque uomini diverso mi rimaneva in bocca. Respiravo affannata, il cuore che batteva forte.
Eppure… mentre mi leccavo le labbra sporche di sborra, sorrisi con gli occhi ancora semichiusi. «Grazie… era quello che volevo.»
Ma dentro di me lo sapevo benissimo: la fame non era saziata. Anzi, era diventata ancora più feroce. Volevo di più. Volevo cazzi più grossi, più uomini, più umiliazione, più sborra. La vera Giulia, la troia insaziabile, stava solo cominciando a svegliarsi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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