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Lui & Lei

Racconto 3 Capitolo 10 I due Dottori


di LoScrivano
19.04.2026    |    872    |    0 8.0
"Gli chiesi le pillole anticoncezionali e, con voce bassa, anche una scatola di preservativi extra large..."
Non ero più la ragazza timida di una volta. Qualcosa dentro di me era cambiato. Ormai vivevo in uno stato costante di eccitazione leggera, quasi dolorosa. Mi bastava poco per bagnarmi, uno sguardo troppo lungo, un pensiero sporco, il tessuto della gonna che sfregava contro la figa.
Avevo iniziato a giocare con il rischio. Sull’autobus mi sedevo sempre in fondo e, quando l’abitacolo era mezzo vuoto, aprivo lentamente le gambe lasciando che la minigonna corta salisse. Non mostravo tutto, ma abbastanza da far intravedere che non portavo niente sotto. Al supermercato mi chinavo con calma davanti agli scaffali bassi, sentendo l’aria sul culo e sapendo che qualcuno dietro di me poteva vedere. All’università, in ultima fila, tenevo le cosce un po’ aperte e ogni tanto facevo scivolare una mano tra le gambe, toccandomi piano sopra la gonna mentre guardavo i ragazzi. Piccoli brividi, umori caldi che mi bagnavano le mutandine, quando le mettevo. Niente di estremo, ma quanto bastava per tornare a casa fradicia e masturbarmi per mezz’ora.
Un giorno però volevo di più. Volevo essere guardata davvero da vicino, da qualcuno che non poteva semplicemente alzarsi e andarsene.
Prenotai una visita di controllo dal dottor Rossi, il mio ginecologo.
Arrivai con una gonna corta ma non volgare, un top aderente senza reggiseno e slip di pizzo trasparente. Il cuore mi batteva forte già nella sala d’attesa. Quando entrai nello studio, la figa mi pulsava.
«Buongiorno Giulia. Si spogli pure dalla vita in giù e si accomodi sul lettino» disse con tono professionale.
Mi tolsi la gonna e le mutandine, anche se non le indossavo quasi più. Mi sdraiai, aprii le gambe e misi i piedi nelle staffe. Mi sentivo completamente esposta. La mia figa rasata era già gonfia e lucida, le labbra leggermente aperte. Sapevo che si vedeva tutto.
Il dottor Rossi si sedette sullo sgabello tra le mie gambe. Per qualche secondo rimase in silenzio, poi mise i guanti.
«Cerchi di rilassarsi» mormorò. La sua voce era un po’ diversa dal solito.
Inserì lo speculum freddo. Sobbalzai leggermente e sfuggì un piccolo gemito. Lui finse di non sentirlo. Mentre guardava dentro, le sue dita guantate mi toccarono le pareti interne, palpando con attenzione. Quando passò vicino al punto G, non riuscii a trattenere un respiro più profondo e mossi involontariamente i fianchi.
Lui si fermò un istante. Sentivo il suo respiro.
«Tutto bene?» chiese, la voce più bassa.
«Sì…» risposi piano. «Anzi… è piacevole.»
Ci fu un silenzio pesante. Vidi chiaramente il rigonfiamento sotto i suoi pantaloni. Era evidente.
«Dottore…» dissi con voce morbida, quasi timida. «So che non dovrebbe… ma mi tocchi. Per favore.»
Esitò a lungo. Lo vidi combattere con se stesso. Poi, lentamente, tolse lo speculum e due dita entrarono dentro di me, senza guanto questa volta. Erano calde. Iniziò a muoverle piano, con attenzione, mentre con il pollice mi sfiorava il clitoride. Chiusi gli occhi e gemetti piano, spingendo leggermente contro la sua mano.
Non durò molto. Era eccitato quanto me. Si alzò, chiuse la porta a chiave e si abbassò i pantaloni. Il suo cazzo era duro, maturo, un po’ curvo, con la cappella lucida. Si avvicinò e mi penetrò lentamente, centimetro dopo centimetro, guardandomi negli occhi con un misto di desiderio e senso di colpa.
Mi scopò sul lettino con spinte profonde ma controllate, una mano sulla mia coscia, l’altra che mi stringeva un seno sotto il top. Venni in silenzio, contraendomi forte intorno a lui, mordendomi il labbro per non urlare. Poco dopo lo sentii irrigidirsi e venire dentro di me con un gemito soffocato, caldo e abbondante.
Restammo fermi qualche secondo, ansimando. Poi lui uscì, visibilmente scosso.
«Questo… non doveva succedere» disse mentre si rivestiva.
Io sorrisi appena, ancora con le gambe aperte. «Lo so. Ma è stato bello.»
Uscii dallo studio con la figa piena del suo sperma che mi colava lentamente lungo la coscia mentre camminavo verso casa.

Qualche giorno dopo entrai nella farmacia sotto casa. Stavolta volevo solo provocare un po’, ma la situazione degenerò.
Indossavo la stessa gonna corta e un top leggero. Il farmacista, un uomo sui 45 anni con i capelli brizzolati e un bel fisico sotto il camice, mi salutò con un sorriso.
Gli chiesi le pillole anticoncezionali e, con voce bassa, anche una scatola di preservativi extra large. Mentre parlavo mi appoggiai al banco sporgendomi leggermente in avanti.
Lui deglutì. «Extra large, eh?»
Annuii mordendomi il labbro. «Già… mi piacciono quelli che riempiono davvero.»
La farmacia era vuota. Dopo qualche minuto di conversazione sempre più allusiva, chiuse la porta e mi fece passare nel retro.
Lì la situazione esplose. Mi baciò con urgenza, mani grandi che mi strizzavano le tette sotto il top. Mi fece sedere sul tavolino, mi aprì le gambe e mi leccò con foga, succhiandomi il clitoride mentre infilava due dita dentro. Venni sulla sua lingua, tremando e stringendogli la testa tra le cosce.
Poi mi girò, mi piegò sul tavolo e mi penetrò da dietro. Era grosso e spingeva con forza. Lo sentivo sbattere contro il fondo, le sue palle che sbattevano contro di me. Venni di nuovo, più intensamente, gemendo contro il braccio per non farmi sentire. Lui mi seguì poco dopo, venendo dentro con grugniti bassi e profondi.
Quando finimmo, mi diede le pillole e i preservativi gratis.
«Sei pericolosa, lo sai?» disse con un mezzo sorriso.
Io mi sistemai la gonna e risposi: «Lo sto scoprendo solo ora.»
Uscii con le gambe un po’ molli e la figa che ancora pulsava, sentendo il suo sperma caldo che mi colava lentamente mentre tornavo a casa.
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