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Racconto 2 Capitolo 3 La Finestra di Fronte
22.02.2026 |
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"Pompino doppio: bocche che si alternavano, lingue che si intrecciavano intorno all’asta, dita che strizzavano le palle..."
Il diario mi aveva acceso un fuoco che non si spegneva. Ogni sera rileggevo le pagine scritte da mio padre; la spiaggia, il balcone dove Nadia saltava per succhiarglielo, il sesso estremo con Sofia e le altre. Il cazzo mi diventava duro solo a pensarci, vene gonfie che pulsavano sotto la pelle liscia, mi ero depilato da solo con una crema comprata online, pensando a come Laura lo faceva con il padre. La pelle era ipersensibile: ogni sfregamento era elettrico, pre-cum che colava abbondante al minimo tocco.Decisi di iniziare dove lui aveva iniziato: la finestra. Il balcone di fronte era a un metro scarso, tende socchiuse ma non chiuse. Sapevo che Nadia viveva ancora lì – Elena me l’aveva detto una volta, “La vicina è ancora una bella donna, peccato che non abbia figli”. Non sapevo di Sofia, ma l’avrei scoperto presto.
Un lunedì di maggio, terminata la lezione online, mi spogliai nudo all’ingresso, cazzo già semi-eretto. Uscii sul balcone alle 18:30, sole basso che illuminava la pelle liscia, cazzo che dondolava libero. Mi appoggiai alla ringhiera, mano che avvolse l’asta, pompando lento. Guardai di fronte: Nadia era lì, in cucina, maglietta larga senza reggiseno, tette che rimbalzavano mentre lavava i piatti. Mi vide. Si bloccò, occhi spalancati, poi un sorriso lento. Non si mosse, ma non chiuse la tenda. Continuai a masturbarmi: palmo che scivolava sulla cappella lucida, pre-cum che gocciolava sulla ringhiera, palle contratte che rimbalzavano. Venni con un gemito soffocato: schizzi densi che colpirono il vetro della finestra, colando in rivoli bianchi visibili dall’altra parte. Nadia si morse il labbro, mano che sfiorò il seno sotto la maglietta, capezzoli duri che premevano.
Il giorno seguente uscii di nuovo, stesso orario, nudo e depilato. Nadia era sul balcone, top aderente senza reggiseno, tette piene che spingevano contro la stoffa, pantaloncini corti che segnavano la figa. Mi fissò, sorrise, si tolse il top lentamente: tette sode, capezzoli scuri eretti al vento. Si appoggiò alla ringhiera, mano che scivolò nei pantaloncini, dita che sfregarono il clitoride gonfio. Io accelerai: mano che pompava violento, vene gonfie che spuntavano, cappella che gocciolava. Lei infilò due dita nella figa, pompò con suoni squelch udibili, umori che colarono sulle cosce. Venni: schizzi potenti che colpirono il pavimento del balcone, colando sulla ringhiera. Lei venne subito dopo: squirting leggero che schizzò oltre la ringhiera, gocciolando giù nella strada vuota, gemito roco che arrivò fino a me.
Due giorni dopo, uscii nudo, cazzo duro prima ancora di appoggiare le mani sulla ringhiera. Nadia era con Sofia: entrambe nude, tette che rimbalzavano, fighe rasate che luccicavano. Si baciarono appassionatamente, lingue intrecciate, mani che entravano nelle fighe l’una dell’altra, clitoridi che sfregavano. Sofia si inginocchiò, leccò la figa di Nadia: lingua che entrava e usciva, succhiando il clitoride gonfio, umori che colavano sul mento. Nadia si masturbava il capezzolo, guardandomi fisso. Io pompavo furioso: mano che stringeva la base, pollice che ruotava sulla cappella sensibile, palle che sbattevano contro la ringhiera. Venni: schizzi densi che colpirono il vetro della finestra, colando in rivoli bianchi visibili. Nadia spruzzò in faccia a Sofia: getti caldi e abbondanti che bagnarono il balcone, colando giù, gemiti che echeggiarono.
Era sabato, me lo ricordo perfettamente, non resistetti più. Uscii nudo sul balcone, cazzo eretto e gocciolante, masturbandomi lento mentre la guardavo. Nadia era sola, figa bagnata che sfregava contro la ringhiera. Mi fece un cenno con la mano bagnata: “Vieni qui, ragazzo… so chi sei.”
Attraversai il metro scarso di vuoto, cuore a mille, rischio di cadere, saltai sul suo balcone. Lei mi afferrò il cazzo depilato, dita che strinsero la base: “Sei uguale a tuo padre… ma più giovane. Più duro.” Mi spinse dentro casa, Sofia era lì, nascosta dietro ad una porta, tutta nuda, tette con piercing che scintillavano.
Il sesso a tre esplose! Nadia mi spinse contro il muro, labbra piene che avvolsero la cappella, lingua che ruotò intorno al glande liscio, succhiando con forza – gulp-gulp – gola profonda che ingoiò tutto fino alle palle, saliva che colò sul mento. Sofia si unì, leccando le palle gonfie, succhiandole una alla volta, lingua che sfiorò il perineo e l’ano stretto. Pompino doppio: bocche che si alternavano, lingue che si intrecciavano intorno all’asta, dita che strizzavano le palle. Venni in bocca a Nadia: schizzi densi che le riempirono la gola, sperma cremoso che colò dagli angoli delle labbra mentre ingoiava con rantoli.
Non si fermarono. Nadia si sdraiò sul divano, gambe spalancate: “Scopami come faceva tuo padre.” Entrai con un colpo secco, figa calda e viscida che ingoiò l’asta liscia, pareti che contrassero ritmicamente. Sofia si mise in 69 sopra di lei: figa rasata sulla bocca di Nadia, lingua che leccò il clitoride gonfio, dita che entrarono nell’ano di Nadia. Io pompavo brutale, cazzo che sfregava contro il punto G, palle che sbattevano contro il culo. Nadia spruzzò getti potenti che schizzarono sul mio addome, bagnando il divano, il pavimento, Sofia che leccava tutto mentre veniva a sua volta, spruzzi che inzupparono il viso di Nadia.
Le girai, penetrai Sofia da dietro mentre leccava Nadia: figa tatuata che mungeva l’asta, ano increspato che pulsava mentre Nadia infilava dita dentro. Venni dentro Sofia: sperma caldo che la riempì, colando fuori in rivoli bianchi mentre lei spruzzò umori bagnando tutto.
Ci accasciammo, corpi appiccicosi di sperma e umori. Nadia rise roca: “Tuo padre sarebbe orgoglioso.” Sofia aggiunse: “Torna quando vuoi, ragazzo… abbiamo ancora tanto da mostrarti.”
Tornai a casa nudo, cazzo molle ma soddisfatto. Elena era in cucina, mi vide dalla porta, occhi complici. Non disse niente. Ma sapevo: il ciclo era iniziato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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