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Lui & Lei

Racconto 3 Capitolo 9 L’Esibizionismo


di LoScrivano
19.04.2026    |    1.370    |    0 9.3
"La figa mi pulsava così forte che lasciai un rivolo di umori sulla seduta quando mi alzai..."
Non riuscivo più a stare ferma.
L’astinenza da Ousmane mi stava consumando. Ogni ora, ogni minuto, il mio corpo urlava di desiderio. La figa pulsava da sola, vuota e affamata, il clitoride era così gonfio che bastava un passo per farlo sfregare contro le mutandine e mandarmi scariche di piacere dritte al cervello. Le mie tette enormi sembravano ancora più pesanti, i capezzoli duri come sassolini che premevano dolorosamente contro qualsiasi tessuto.
I clienti dell’escort non bastavano più. Scopate fredde, meccaniche, pompini fatti con precisione da professionista. Volevo di più. Volevo pericolo. Volevo sguardi. Volevo essere vista, desiderata, divorata con gli occhi.
Quel pomeriggio decisi di spingermi oltre.
Uscii senza mutandine. Minigonna nera cortissima, di quelle che salgono da sole sulle cosce a ogni movimento. Top aderente, semi-trasparente, senza reggiseno. I miei capezzoli scuri si vedevano chiaramente sotto la stoffa sottile. La figa rasata era completamente esposta all’aria. Già mentre camminavo verso la fermata del bus, sentivo i miei umori caldi scivolare lungo l’interno coscia.
Salii sull’autobus 7, quello della linea periferica all’ora morta. Pochi passeggeri. Mi sedetti in fondo, vicino al finestrino. Il cuore mi batteva così forte che lo sentivo in gola.
All’inizio tenni le gambe chiuse, ma il desiderio era troppo forte. Lentamente le aprii, solo una decina di centimetri. La minigonna salì da sola. L’aria fresca baciò la mia figa nuda. Sapevo che se qualcuno avesse guardato, avrebbe visto tutto, le labbra carnose e gonfie, lucide di umori, il clitoride eretto e sporgente che pulsava visibilmente.
Il ragazzo universitario, due file avanti, alzò gli occhi dal telefono. Il suo sguardo si bloccò tra le mie gambe. Vidi la sua bocca aprirsi, gli occhi spalancarsi. Quasi all’istante il rigonfiamento sotto i pantaloni sportivi crebbe, violento, inequivocabile. Il suo cazzo si stava indurendo per me.
Un brivido di puro piacere mi attraversò.
Aprii ancora di più le cosce. Ormai ero completamente esposta. Le labbra si schiusero leggermente, mostrando il rosa bagnato dentro di me. Il clitoride pulsava come un cuore impazzito.
L’uomo di mezza età seduto di traverso girò la testa lentamente. Anche lui mi vide. Anche lui si gonfiò. L’operaio di fronte si passò una mano sulla patta, stringendo il grosso rigonfiamento che cresceva sotto la tuta sporca.
Mi sentivo una dea depravata.
Gemetti piano, quasi impercettibilmente, e feci scivolare la mano destra sotto la gonna. Le dita fredde toccarono il clitoride bollente. Iniziai a girarci intorno, lentamente, sensualmente. I miei umori colavano copiosi, appiccicosi, lungo le cosce. Infilai due dita dentro di me, poi tre. Il suono viscido e osceno delle mie pareti bagnate che si aprivano riempì il silenzio dell’autobus.
Li guardavo negli occhi, uno dopo l’altro, mentre mi scopavo con le dita. Il ragazzo si stava segando discretamente nei pantaloni. L’uomo di mezza età si massaggiava la patta senza vergogna. L’operaio aveva aperto la zip.
Accelerai. Il pollice premeva forte sul clitoride mentre tre dita entravano e uscivano sempre più velocemente. Sentivo l’orgasmo salire, caldo e liquido.
«Guardatemi… guardate come squirto per voi…» pensai.
Venni con violenza. Getti trasparenti schizzarono sul sedile, sulle mie cosce, sul pavimento. Il mio corpo tremava, le tette rimbalzavano sotto il top, i gemiti li soffocai fingendo colpi di tosse. Quasi nello stesso momento vidi le loro macchie umide allargarsi sui pantaloni, i loro visi contratti dal piacere.
Scesi dall’autobus con le gambe molli, la figa che ancora gocciolava, gli umori che mi colavano fino al ginocchio. A casa mi masturbai di nuovo come una pazza, urlando sul letto mentre un dildo enorme mi squarciava e io squirtavo ovunque.
Ma non era abbastanza.
Il giorno dopo, stessa ora, stesso autobus.
Questa volta il ragazzo universitario era già lì. Mi guardò con fame pura. Mi sedetti in fondo e riaprii le gambe senza aspettare. La mia figa era ancora più bagnata del giorno prima. Lui non resse. Fermata dopo fermata l’autobus si svuotò finché rimanemmo solo noi due.
Si alzò e venne a sedersi accanto a me. Il suo cazzo era già durissimo nei jeans.
«Ieri mi hai fatto impazzire» sussurrò con voce roca. «Oggi ti scopo. Nel parco qui vicino.»
Annuii, incapace di parlare. La figa mi pulsava così forte che lasciai un rivolo di umori sulla seduta quando mi alzai.
Scendemmo. Camminammo veloci fino al parco, fino a una zona nascosta tra gli alberi. Non appena fummo al riparo mi spinse contro un tronco. Le sue mani afferrarono le mie tette enormi, strizzandole con forza, torcendomi i capezzoli. Gemetti forte.
«Sei una troia esibizionista» ringhiò. «Figa fradicia solo a farti guardare.»
Mi girò, mi piegò in avanti. Sentii il rumore della zip. Il suo cazzo, lungo, spesso e venoso, mi sfregò tra le labbra. Un colpo secco e mi riempì completamente. Urlai di piacere.
Mi scopò con forza brutale, una mano tra i miei capelli, l’altra che mi strizzava una tetta. Il suo cazzo colpiva il punto giusto a ogni affondo. Venni violentemente, getti potenti che gli bagnavano le palle e le cosce.
Mi fece girare, mi mise in ginocchio e mi ficcò il cazzo in gola fino alle palle. Succhiavo come una disperata, lacrime agli occhi, saliva che colava. Mi riempì la bocca di sborra calda e densa, e io ingoiai tutto, leccando ogni goccia.
Poi mi rialzò, mi piegò di nuovo e mi prese a pecora. Mi scopava con rabbia, lo slap-slap delle sue cosce contro il mio culo risuonava nel parco. Schizzai ancora, e ancora, bagnando tutto. Alla fine venne dentro di me, scaricando fiotti profondi di sperma che traboccarono subito, colandomi lungo le gambe in rivoli bianchi e densi.
Rimasi appoggiata all’albero, ansimante, la figa distrutta e piena, le cosce bagnate di tutto.
Sorrisi tra me.
L’esibizionismo era diventata la mia nuova, irresistibile droga.
E questa era solo l’inizio.
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