orge
Racconto 1 Capitolo 14 La Pensione (Pt.1)
20.02.2026 |
377 |
0
"Io venni dentro, sperma caldo che la riempì fino a colare fuori in rivoli bianchi filanti mentre lei tremava: "Sì, inondami come la tua segretaria puttana!"..."
Dopo quarant'anni di scrivanie, fogli Excel e seghe sotto il tavolo, arrivò la pensione. Un venerdì di giugno, con una mail formale e una torta al cioccolato in ufficio, salutai i colleghi. Ma la vera festa non sarebbe stata lì. Invitai le donne che avevano segnato la mia vita sessuale, quelle che avevano alimentato la mia dipendenza per decenni: Silvia e Marta (le due colleghe), Elena (la colf), Nadia (la vicina di balcone), Laura (l'estetista) e Sofia (la compagna lesbica di Nadia). Sei donne in totale, corpi che conoscevo a memoria, odori che mi facevano ancora indurire al solo pensiero.La festa si tenne nel mio appartamento, tende aperte sul balcone per lasciare entrare l'aria calda della sera. Arrivarono una dopo l'altra, vestite per provocare: minigonne corte che salivano sulle cosce, scollature profonde che mostravano curve generose, tacchi alti che cliccavano sul pavimento, profumi dolci misti a muschio femminile. Io indossavo pantaloni eleganti e camicia aperta sul petto, ma sotto avevo preso due compresse di Viagra, non potevo sfigurare, non quella sera. Il cazzo si gonfiò presto, duro come ai tempi migliori, vene pulsanti che premevano contro la stoffa, cappella sensibile che sfregava a ogni movimento, creando un rigonfiamento evidente.
Le donne lo notarono subito.
Silvia fu la prima a sorridere maliziosa, sfiorando il rigonfiamento con le dita: "Cazzo, guarda che tenda… il nonnetto ha preso il Viagra per non sfigurare con noi troie, eh? Quanto reggi stasera, vecchio porco?"
Marta rise, premendo la mano contro i pantaloni: "È bello duro… ma se lo tiri fuori e non sborra come una fontana, ti prendiamo per il culo tutta la notte."
Elena si leccò le labbra, occhi fissi sulla patta: "Io lo so come lo fa diventare così… ma stasera vogliamo vederlo schizzare come ai vecchi tempi, signor. Altrimenti, che festa è?"
Nadia e Sofia si scambiarono uno sguardo complice, Sofia che sussurrava con voce roca: "Povero stallone in pensione… se crolla a metà, io e Nadia ce la facciamo da sole, con le nostre fighe bagnate."
Laura, l'estetista, si avvicinò ultima, mano che sfiorò la zip: "Ricordi le nostre sedute? Ogni volta che ti depilavo il cazzo, finivi con lo sperma sul mio viso o dentro la mia bocca. Stasera voglio vedere se quel bastone liscio regge ancora a sei troie vogliose."
La depilazione con Laura era diventata intima fin dalla seconda seduta. All'inizio era solo professionale: cera calda sul pube, strappi dolorosi che mi facevano gemere, olio lenitivo che scivolava sulla pelle liscia. Ma dopo il terzo appuntamento, mentre strappava i peli intorno alle palle, la sua mano aveva indugiato troppo a lungo sulla cappella, pollice che ruotava piano, facendomi pulsare. "Ti piace quando fa male e bene insieme, eh porco?" aveva sussurrato con un sorriso sporco. Da lì era degenerato: succhiava la cappella tra uno strappo e l'altro, gola profonda che ingoiava l'asta liscia mentre le lacrime per il dolore mi rigavano il viso, poi mi masturbava con mani unte di olio fino a farmi sborrare sul suo camice, schizzi densi che le inzuppavano le tette sotto il tessuto. Negli anni successivi le sedute erano finite sempre con sesso: io sdraiato sul lettino, lei che mi cavalcava mentre fingeva di controllare la pelle depilata, figa stretta che mungeva l'asta liscia con contrazioni ritmiche, schizzi che bagnava il lettino in getti caldi mentre urlava "Sborra dentro, riempimi la figa depilata!"; o io che la scopavo da dietro contro lo specchio del salone, cazzo che sfregava contro le pareti vellutate, mani che strizzavano le tette, capezzoli succhiati mentre lei gemette "Più forte, fai vedere allo specchio come mi spacchi!" Una volta mi aveva depilato l'ano con il laser, leccandolo subito dopo, lingua che entrava nell'apertura stretta mentre io venivo sulle sue tette, sperma cremoso che colava sul suo corpo riflesso.
Tornando alla festa: l'atmosfera era elettrica, bicchieri di vino che giravano, musica bassa. Le donne si tolsero i vestiti uno a uno, corpi nudi che brillavano sotto le luci soffuse: tette di ogni forma che rimbalzavano libere, fighe rasate o con strisce sottili che gocciolavano già di umori, culi sodi o morbidi che tremavano a ogni passo, capezzoli duri e piercing scintillanti. Io ero al centro, pantaloni tesi dal cazzo duro, Viagra che pompava sangue senza sosta.
"Una alla volta," dissi con voce rauca, slacciandomi i pantaloni e lasciando uscire l'asta eretta, venosa e liscia. "Voglio scoparvi singolarmente, mentre le altre guardano e si toccano come troie vogliose."
Iniziai con Elena, la colf che aveva aperto quella porta domestica. La feci sdraiare sul divano, gambe spalancate come una puttana in calore, figa gonfia e bagnata che luccicava di umori. "Apri bene quella figa, troia domestica," le dissi, entrando con un colpo secco, cazzo liscio che sfregò contro le pareti vellutate, palle che sbatterono contro il suo culo. Pompai lento all'inizio, poi violento, mani che strizzarono le tette e i capezzoli torcendoli fino a farla urlare: "Cazzo sì, signor, spaccala questa figa che pulisce il tuo sperma ogni giorno!" Le altre si masturbavano intorno: dita nelle fighe bagnate, clitoridi sfregati con cerchi frenetici, gemiti rochi che riempivano la stanza – "Guarda come la riempie quel cazzo duro… sborrale dentro, vecchio porco!" Elena venne spruzzando e bagnò il mio addome e il divano, umori trasparenti che colarono in rivoli abbondanti. Io tirai fuori, schizzai sul suo ventre in getti densi e cremosi, sperma che colò fino alla figa ancora contratta mentre lei ansimava: "Sì, marchiami come la tua colf troia!"
Poi Silvia, la bionda dominante dell'ufficio. La misi a pecora sul tavolo della cucina, culo sodo esposto come una cagna in calore, figa rasata che gocciolava umori. "Apri quel culo, puttana d'ufficio," le ringhiai, entrando da dietro, cazzo che sfregò contro il punto G, mani che afferrarono i fianchi, pompando brutale con slap-slap violenti. Lei urlava: "Cazzo sì, scopami come facevi sotto la scrivania, riempimi la figa di sborra calda!" Le altre si toccavano intensamente, Nadia e Sofia in 69 sul pavimento, lingue che leccavano clitoridi gonfi mentre gemevano "Guarda come la spacca quel bastone… sborrale dentro, nonno voglioso!" Silvia venne con un grido, figa che spruzzò umori caldi sulle mie cosce, uno schizzo potente che bagnò il tavolo. Io venni dentro, sperma caldo che la riempì fino a colare fuori in rivoli bianchi filanti mentre lei tremava: "Sì, inondami come la tua segretaria puttana!"
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Racconto 1 Capitolo 14 La Pensione (Pt.1):

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
