Lui & Lei
Racconto 1 Capitolo 7 La Frattura
19.02.2026 |
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"Per distrarmi – o torturarmi – accesi la TV sui canali notturni, quelli con film porno softcore che trasmettevano scene infinite di corpi nudi: donne con tette piene che rimbalzavano durante..."
Capitolo 7 – La FratturaTornai dalla spiaggia con il corpo che urlava di fatica e desiderio represso. La pelle scottata dal sole, il cazzo spellato e arrossato dalle masturbazioni infinite, palle dolenti come se le avessi svuotate fino all'ultima goccia. Ma la dipendenza non dava tregua: arrivai a casa, mi buttai sul letto sfatto, e la mano andò dritta lì, afferrando l'asta ancora semi-eretta, vene gonfie e irritate che pulsavano debolmente sotto la pelle tesa. Iniziai a pompare con violenza, occhi chiusi mentre rivivevo le immagini della spiaggia: la donna africana che mi cavalcava, fighe gonfie esposte al sole, tette che rimbalzavano. Accelerai, palmo che sfregava la cappella sensibile, pre-cum scarso che lubrificava a malapena, palle contratte che sbattevano contro la base. Volevo un orgasmo esplosivo, uno che mi svuotasse del tutto.
Ma in un colpo troppo brutale – la mano che torse l'asta con forza eccessiva, angolazione sbagliata contro l'osso pubico – sentii un crack secco, come un ramo spezzato. Un dolore accecante mi trafisse dal glande alla base, come se un coltello rovente mi avesse squarciato dentro. Urlai, il cazzo che si sgonfiò all'istante, perdendo l'erezione in un secondo, mentre un gonfiore violaceo iniziava a espandersi rapidissimo, la pelle che si tendeva in una ecchimosi nera e pulsante, come una melanzana deforme. Caddi dal letto, piegato in due, lacrime agli occhi, mentre un rivolo di sangue misto a urina colava dalla punta. Sapevo che era grave – non un semplice strappo, ma una frattura vera, i corpi cavernosi lacerati dal trauma.
Chiamai un'ambulanza con voce tremante, e mi portarono al pronto soccorso. I medici confermarono: "Frattura peniena, causata da masturbazione aggressiva o trauma durante erezione." Mi operarono d'urgenza quella notte stessa – anestesia locale che bruciava come fuoco, incisione lungo l'asta gonfia, sutura dei tessuti lacerati con punti precisi. Passai quattro giorni in ospedale, cazzo fasciato in garze sterili, gonfio e viola, dolore pulsante che mi teneva sveglio nonostante gli antidolorifici. Il chirurgo fu chiaro: "Niente sesso, niente masturbazione, niente erezioni per almeno sei-otto settimane. Altrimenti rischi curvatura permanente o impotenza." Mi dimisero con un tutore rigido e una prescrizione di ghiaccio e riposo, ma dentro di me già ribolliva la tempesta.
A casa, l'astinenza forzata fu un inferno peggiore di qualsiasi desiderio insoddisfatto. Il primo giorno cercai di ignorarlo, ma la notte arrivarono erezioni spontanee – il corpo che si ribellava al sonno – e ogni gonfiore parziale era una fitta lancinante, come se i punti tirassero e si strappassero. Non potevo toccarmi: anche un sfioramento leggero causava dolore acuto, la pelle sensibile e irritata che bruciava al minimo contatto. Per distrarmi – o torturarmi – accesi la TV sui canali notturni, quelli con film porno softcore che trasmettevano scene infinite di corpi nudi: donne con tette piene che rimbalzavano durante penetrazioni violente, fighe bagnate che ingoiavano cazzi duri, blowjob profondi con gole contratte e sperma che schizzava su facce arrossate. Guardavo ipnotizzato, il cervello che si accendeva di dopamina – cuore accelerato, sudore freddo, desiderio che saliva come una febbre malata – ma il cazzo restava flaccido, inerte, o si gonfiava solo parzialmente, scatenando fitte lancinanti che mi facevano urlare nel buio della stanza.
Una notte, durante un film con una gangbang estrema – corpi ebano e pallidi intrecciati, penetrazioni doppie, schizzi di umori e sperma ovunque – provai a sfregare piano con due dita, contro ogni divieto medico. Il tutore limitava i movimenti, ma insistetti: la cappella sensibile pulsò debolmente, vene che tentavano di gonfiarsi sotto la fasciatura, palle contratte che dolevano. Ma il dolore esplose come un'esplosione interna – un bruciore acuto dalla base al glande, come se i tessuti lacerati si riaprissero – e mi fermai urlando, lacrime che colavano sul viso, mani tremanti che si allontanavano. Non potevo venire, non potevo sfogarmi: il desiderio bruciava dentro, un fuoco senza uscita, lasciandomi in preda a una crisi di astinenza che mi faceva tremare tutto il corpo, nausea che saliva dallo stomaco, rabbia che mi faceva sbattere pugni contro il materasso.
In quei momenti, mentre lo schermo mostrava orgasmi esplosivi – schizzi densi che colavano su tette sudate, gemiti rochi che echeggiavano – io piangevo in silenzio, un vecchio spezzato che aveva abusato del proprio corpo fino a distruggerlo. Pensavo a tutta la mia vita: dall'adolescenza voyeuristica, agli ospedali passati, alla spiaggia infinita. "Il sesso mi ha dato tutto e mi ha tolto tutto," riflettevo tra i singhiozzi. Ma la dipendenza non moriva: anche nel dolore, il cervello urlava per di più. Sapevo che una volta guarito, avrei ricominciato – non potevo fermarmi. Il racconto della mia vita non finiva lì; c'erano ancora abissi da esplorare, corpi da consumare, anche se il prezzo saliva ogni volta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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