Lui & Lei
Racconto3Capitolo 5La prima volta con Ousmane
06.04.2026 |
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"Mi sono rivestita piano, il maglione largo che nascondeva le tracce di sborra ancora fresca sulla pelle..."
Non riesco ancora a scrivere questa pagina senza che le mani mi tremino. Il cuore mi batte forte solo a rileggere le parole. È successo ieri sera. Tutto quello che temevo, e anche di più. Molto di più.L’indirizzo me l’ha mandato alle 19, un appartamento anonimo in periferia, non lontano dall’università. Sono arrivata alle 20 in punto, vestita come sempre al corso: maglione largo grigio che nascondeva le mie tette enormi, jeans comodi, scarpe basse, capelli legati in una coda disordinata. Niente trucco, niente profumo, niente che potesse sembrare un invito. Volevo sembrare invisibile, come se vestendomi “normale” potessi convincermi che non stavo andando a farmi scopare da un uomo .
Ha aperto lui. Sorriso calmo, ma gli occhi erano diversi: scuri, famelici, predatori. Mi ha fatta entrare senza dire una parola. L’appartamento era semplice, pulito, con luci basse e calde che creavano ombre lunghe sulle pareti. Mi ha offerto un bicchiere d’acqua. Ho rifiutato. Le mani mi tremavano così tanto che temevo di rovesciarlo.
«Giulia… grazie per essere venuta. So che hai paura. Ma ho promesso: nessuno saprà. Solo noi due.»
Ho annuito, la voce un sussurro strozzato: «Fallo in fretta… e poi tutto finisce qui.»
Si è avvicinato lentamente. Mi ha preso per mano, le sue dita grandi e calde avvolgevano completamente le mie. Mi ha portata in camera da letto. Un letto grande con lenzuola bianche pulite. Mi ha fatta sedere sul bordo.
«Spogliati piano. Voglio vederti tutta.»
Ho arrossito violentemente, il viso in fiamme. Le mani tremavano mentre afferravo l’orlo del maglione. L’ho sfilato con fatica. Sotto portavo solo una maglietta semplice bianca, senza reggiseno. I capezzoli già duri per il nervosismo spingevano contro il tessuto sottile. L’ho tolta lentamente. Le mie tette enormi sono balzate fuori, pesanti, chiare, con i capezzoli rosa chiaro eretti e sensibili. Ho incrociato subito le braccia per coprirmi, ma lui ha scosso la testa con decisione.
«No. Lasciami guardare. Non nasconderti.»
Ho abbassato le braccia, mortificata. Sentivo il suo sguardo bruciarmi la pelle. Lui si è tolto la maglietta con un movimento fluido. Il torso nero, scolpito, muscoli definiti che brillavano sotto la luce bassa. Poi ha abbassato i pantaloni e i boxer insieme. Il suo cazzo è saltato fuori, già semi-eretto, enorme. Più grosso di quello di Marco, più spesso, venoso, con una cappella scura e larga che sembrava troppo grande per me. Pulsava leggermente, la pelle tesa, una vena spessa che correva lungo tutta la lunghezza. Ho spalancato gli occhi, il viso che bruciava di vergogna.
«È… troppo grosso,» ho sussurrato, la voce che tremava. «Non entrerà mai.»
«Piano. Non ti farò male. Fidati di me.»
Mi ha fatta sdraiare sul letto. Si è chinato su di me e ha iniziato a baciarmi il collo, lentamente, con labbra calde e lingua umida. Poi è sceso sulle tette. La sua lingua scura ha circondato uno dei miei capezzoli chiari, lo ha leccato con calma, lo ha succhiato forte facendomi gemere nonostante la vergogna. Le sue mani grandi mi stringevano i seni, li soppesavano, li strizzavano con possessività. I capezzoli mi facevano male dal piacere. Sentivo la figa che iniziava a bagnarsi contro la mia volontà.
Mi ha slacciato i jeans e li ha sfilati insieme alle mutandine bianche semplici. La mia figa depilata era già gonfia, le grandi labbra tumide e lucide di umori trasparenti che colavano lentamente verso l’ano. Ha passato due dita tra le labbra, aprendomi delicatamente, e ha sorriso vedendo quanto ero bagnata.
«Sei già fradicia, Giulia.»
Ha sfregato la cappella grossa e scura contro la mia figa, spalmando il suo pre-cum caldo sui miei umori. Il contrasto tra la sua pelle nera e la mia chiara mi faceva impazzire. Ha premuto piano. La cappella larga ha iniziato a entrare, forzando le mie pareti strette. Ho sentito un dolore acuto all’inizio, un bruciore intenso mentre mi dilatava come mai nessuno aveva fatto. Ho trattenuto il fiato, le mani aggrappate alle sue spalle muscolose.
Centimetro dopo centimetro è scivolato dentro di me. Mi sentivo completamente riempita, le pareti interne che si contraevano spasmodicamente intorno a quella carne grossa e dura. Quando è arrivato in fondo, il suo pube premeva contro il mio clitoride e le sue palle pesanti erano appoggiate contro il mio culo. Ho inarcato la schiena con un gemito soffocato, lungo, quasi un singhiozzo.
Ha iniziato a muoversi. Affondi lenti, profondi, che mi facevano sentire ogni vena, ogni millimetro di quel cazzo enorme. Slap… slap… slap… i suoni umidi e osceni riempivano la stanza. Le mie tette enormi rimbalzavano a ogni spinta, i capezzoli durissimi che sfregavano contro il suo petto nero e caldo.
Ho iniziato a gemere più forte, timida all’inizio, poi sempre meno controllata.
«Oddio… è così grosso… mi riempie tutta…»
Ha accelerato. I colpi sono diventati più forti, più brutali. Le sue palle sbattevano ritmicamente contro il mio culo, producendo suoni secchi e bagnati. Sentivo la cappella che colpiva in fondo, contro il mio punto più sensibile. Il piacere cresceva in modo incontrollabile.
«Più forte… ti prego… scopami più forte…»
Ha obbedito. Mi ha afferrato i fianchi con forza e ha iniziato a pompare come un animale. Il letto cigolava violentemente. Le mie tette rimbalzavano in modo osceno, schiaffeggiando quasi il mio stesso viso. Ho sentito l’orgasmo arrivare all’improvviso, violentissimo. Il primo schizzo è stato timido, un getto caldo e sottile che ha bagnato il suo addome scolpito e le lenzuola.
«Brava Giulia. Lasciati andare.»
Ha continuato senza pietà. Mi ha girata a pecora con facilità, come se non pesassi nulla. Il mio culo in aria, la schiena inarcata. È entrato di nuovo da dietro con un affondo solo, profondo fino alle palle. Ho urlato di piacere. La sua mano grande mi ha afferrato una tetta, strizzandola forte, mentre le dita dell’altra mano mi pizzicavano il capezzolo con decisione. L’altra mano è scesa a sfregarmi il clitoride gonfio.
Il secondo orgasmo è stato devastante. Ho squirttato con forza, getti potenti e rumorosi che schizzavano sul letto, sulle sue cosce nere, sul pavimento. Il mio corpo tremava incontrollabilmente, le gambe che cedevano. Lui non si è fermato. Continuava a scoparmi con colpi profondi e violenti, il suono della sua pelle contro la mia che riempiva la stanza.
«Sto per venire…» ha ringhiato.
È uscito di colpo. Mi ha girata di nuovo sulla schiena. Il suo cazzo enorme, lucido dei miei umori, ha iniziato a pulsare violentemente. La prima sborra è schizzata con forza, densa, cremosa, bianca e abbondante. Mi ha colpito le tette, un getto lungo che ha disegnato una linea dal collo fino al capezzolo sinistro. Poi un altro sul seno destro, sul ventre, sul monte di Venere. Rivoli caldi colavano lungo le curve chiare della mia pelle, mescolandosi ai miei umori. Un ultimo schizzo potente mi ha raggiunto persino sulla guancia.
Mi sono accasciata sul letto, ansimante, sudata, sporca di sborra, tremante da capo a piedi. Lui si è sdraiato accanto a me, il respiro pesante, e mi ha accarezzato i capelli con una dolcezza sorprendente.
«Nessuno saprà. Te lo prometto.»
Sono rimasta lì per lunghi minuti, in silenzio. Dentro di me c’era vergogna, paura, imbarazzo profondo… ma anche un piacere nuovo, oscuro, che non avevo mai provato. La sensazione di essere stata completamente riempita, posseduta, dilatata da quel cazzo nero enorme. Il contrasto della sua pelle scura contro la mia chiara. Il modo in cui le mie tette chiare avevano tremato sotto le sue mani. Il suono dei miei schizzi che bagnavano tutto.
Mi sono rivestita piano, il maglione largo che nascondeva le tracce di sborra ancora fresca sulla pelle. Sono uscita quasi senza dire niente, le gambe molli, la figa sensibile e gonfia che pulsava a ogni passo.
A casa mi sono chiusa subito in bagno. Lisa era fuori. Mi sono guardata allo specchio: viso ancora arrossato, capelli in disordine, labbra gonfie. Sotto il maglione le tette erano ancora sporche di sborra secca, rivoli bianchi incrostati sui capezzoli. Mi sono tolta tutto e sono rimasta nuda. La figa era rossa, aperta, ancora umida. Mi sono toccata. Due dita sono scivolate dentro facilmente, grazie a quanto mi aveva dilatata Ousmane. Ho iniziato a muoverle pensando al suo cazzo enorme, al modo in cui mi aveva sfondata, al contrasto della sua cappella scura che entrava e usciva dalla mia figa chiara, ai getti potenti del mio squirting, alla sborra calda che mi aveva marchiata.
Ho masturbato freneticamente, tre dita dentro, il pollice sul clitoride gonfio. Sono venuta con violenza, un orgasmo lunghissimo accompagnato da un nuovo schizzi potenti che ha bagnato il pavimento del bagno. Le ginocchia mi hanno ceduto. Sono scivolata a terra, lacrime agli occhi, il corpo che ancora tremava.
Ora so che non finisce qui. La promessa di segretezza c’è, ma il desiderio… quello è già nato. E mi spaventa quanto mi eccita.
Voglio sentirlo di nuovo. Voglio che mi riempia ancora. Voglio vedere quel cazzo nero che mi apre, che mi fa urlare, che mi fa schizzare come una puttana.
E questa consapevolezza mi terrorizza più di ogni altra cosa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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