Lui & Lei
Racconto 2 Capitolo 11 Il Cambiamento
27.02.2026 |
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"Elena era lì, appoggiata al lavandino, viso arrossato, occhi spalancati sui due corpi nudi..."
Diletta era diventata tutto. Dopo l’appuntamento reale, le chat notturne e i pomeriggi passati a scopare nel suo appartamento, non pensavo più al diario. Non rileggevo le pagine ingiallite del padre, non fantasticavo sulle sue donne. Silvia, Marta, Nadia, Sofia, Laura – erano ricordi sbiaditi, ombre di un’eredità che non mi interessava più. Il padre era un vecchio ossessionato dal passato; io volevo solo il presente, con lei. Diletta mi aveva trasformato: non ero più il nerd isolato davanti al PC, masturbandomi per voci anonime. Ora uscivo, ridevo, scopavo. Il cazzo si induriva al solo pensiero di lei, non per fantasmi del passato.La invitai a casa mia una sera d’estate. “Vieni da me stasera. Voglio scoparti nel mio letto, dove tutto è iniziato.” Lei accettò con un messaggio hot: “Sì, cucciolo. Portami lì e riempimi come sempre. Sarò nuda per te tutto il tempo.”
Arrivò alle 20, gonna corta e top scollato. Elena era in cucina, ma non mi importava. La feci entrare, la baciai sulla porta: lingue intrecciate, mani che entravano sotto la gonna, figa già bagnata senza mutandine, clitoride gonfio che sfregai con due dita. “Spogliati,” dissi, tirandole via il top. Tette enormi che rimbalzarono libere, capezzoli scuri eretti. Lei slacciò la gonna, restò nuda: figa rasata, labbra carnose gocciolanti, culo rotondo che tremava.
Io mi spogliai, cazzo duro che balzò fuori, vene gonfie, cappella lucida. Girammo nudi per casa: cucina, soggiorno, corridoio. Elena ci vide dalla cucina, occhi spalancati, ma non disse nulla – restò lì, vestita, a guardare mentre noi ignoravamo tutto.
Sul divano, iniziò con un pompino estremo: Diletta in ginocchio, labbra piene che avvolsero la cappella, lingua che ruotò intorno al glande, succhiando con forza – gulp-gulp – gola profonda che ingoiò tutto fino alle palle, saliva che colò sul mento e sul pavimento. Succhiò violento, testa che bobinò su e giù, denti che graffiavano la pelle liscia, mani che mungevano le palle gonfie, pollice che premeva sul perineo spingendo dentro l’ano stretto. “Vieni in bocca, cucciolo… riempimi,” mugugnò. Esplosi: schizzi caldi e densi che le riempirono la gola, sperma cremoso che colò dagli angoli delle labbra mentre ingoiava con rantoli, lingua che leccò i residui.
Elena guardava dalla porta, mano tra le cosce, ma noi continuammo. Diletta si sdraiò sul divano, gambe spalancate: “Scopami forte.” Entrai con un colpo secco, figa calda che ingoiò l’asta fino alle palle, pareti vellutate che contrassero ritmicamente, culo che sbatteva contro le mie cosce con slap-slap umidi e violenti, umori che colarono misti al mio pre-cum sul divano. Pompai brutale, mani che strizzarono le tette enormi, capezzoli torcendoli fino a farla urlare. Lei venne getti potenti che schizzarono sul mio addome, bagnando il divano, il pavimento, schizzi ripetuti e abbondanti. Io le venni dentro, sperma caldo che la riempì fino a colare fuori in rivoli bianchi filanti.
Girammo nudi per ore: in cucina, scopammo contro il frigo, lei squirtò sul pavimento mentre Elena fingeva di lavare i piatti; in corridoio, pompino in ginocchio mentre lei urlava “Sborrami in faccia”; in camera, 69 con la sua figa che squirtò in bocca mia, io che venni sulle sue tette. Non ci curavamo di Elena: lei guardava, si toccava in segreto, figa bagnata sotto la gonna, ma non intervenne.
Alla fine, esausti e appiccicosi, ci alzammo nudi dal letto. Marco prese la mano di Diletta: “Vieni, ti presento mia madre.”
Andarono in cucina, entrambi nudi, cazzo di Marco ancora semi-eretto e gocciolante, figa di Valeria che colava sperma sulle cosce. Elena era lì, appoggiata al lavandino, viso arrossato, occhi spalancati sui due corpi nudi.
“Mamma… lei è Diletta,” disse Marco, voce rauca ma fiera. “La mia ragazza.”
Elena li fissò a lungo, sguardo che scorreva dal cazzo di Marco alle tette enormi di Diletta, alla figa gocciolante, ai corpi sudati e macchiati di sperma e umori. Poi sospirò, voce ferma ma tremante:
“Almeno davanti a me vestitevi!”
Diletta rise piano, strinse la mano di Marco: “Scusa, signora… ma suo figlio mi fa impazzire.”
Elena scosse la testa, ma un sorriso piccolo le increspò le labbra: “Lo vedo. Ora andate… e pulite dopo.”
Marco e Diletta tornarono in camera, ridendo, nudi e felici. Il passato del padre era sparito. C’era solo lei.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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