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Lui & Lei

Racconto 3 Capitolo7 L’Astinenza e la Vendita


di LoScrivano
07.04.2026    |    681    |    0 6.0
"Inginocchiata sul tappeto di lusso facevo pompini gola profonda, lacrime che mi rigavano il trucco mentre ingoiavo cazzi fino alle palle, saliva che colava sulle mie tette..."
I mesi con Ousmane furono un turbine di sesso irrefrenabile, una spirale di carne, umori e lussuria pura che ci consumava giorno e notte. Cinque, sei mesi in cui non facevamo altro: scopare, squirtare, sborrare, urlare di piacere fino a perdere la voce. Vivevamo completamente nudi nel suo appartamento, corpi sempre appiccicosi di sudore, succhi vaginali, saliva e sperma denso. L’aria era impregnata dell’odore muschiato del sesso, un profumo che mi faceva bagnare solo a respirarlo.
Ogni mattina mi svegliavo con il suo cazzo mostruoso, spesso come il mio polso e lungo quasi trenta centimetri, già semi-eretto e premuto contro la fessura del mio culo rotondo e sodo. Le sue mani grandi e scure mi strizzavano le tette enormi, dita forti che affondavano nella carne morbida, capezzoli rosa e durissimi che torceva e tirava senza pietà, facendomi gemere come una troia in calore. «Buongiorno, puttanella mia…» ringhiava con quella voce profonda, mentre io, ancora mezza addormentata, mi giravo e spalancavo la bocca al massimo.
Labbra tese fino a far male, gola che si dilatava dolorosamente intorno alla cappella grossa come una prugna. Saliva calda colava a fiotti sul mento, sul collo, sulle mie tette pesanti mentre ingoiavo metà di quell’asta gigante, venosa e scura. Succhiavo con violenza, testa che bobinava su e giù come una pompa impazzita, denti che graffiavano leggermente la pelle nera e tesa, lingua che leccava ogni vena pulsante. Con una mano gli mungevo le palle pesanti come arance mature, l’altra mano aveva il pollice che sfregava il perineo e spingeva dentro il suo ano stretto, massaggiandolo dall’interno. Ousmane grugniva come una bestia, mi afferrava i capelli e spingeva più a fondo, scopandomi la gola senza pietà. Veniva con un ruggito, schizzi caldi, densi, abbondanti che mi riempivano la bocca fino a traboccare, colando dal naso, dal mento, sulle tette lucide. Ingoiavo tutto quello che potevo, tossivo, lacrimavo, ma subito ansimavo: «Riempimi la figa ora, amore… voglio schizzare per te come una fontana».
Mi girava a pecora sul letto disfatto, il suo cazzo enorme che premeva contro la mia figa già fradicia e gonfia. La cappella massiccia dilatava le labbra tumide al massimo, un dolore lancinante che si trasformava immediatamente in piacere estremo e depravato. «Cazzooo… mi spacca in due… è troppo grosso, mi distrugge!» urlavo con la voce rotta, ma il mio corpo traditore spingeva indietro, implorando di prenderlo tutto. Volevo essere riempita come una puttana senza limiti. Lui spingeva centimetro dopo centimetro, vene spesse che sfregavano le pareti interne della mia figa stretta, palle pesanti che sbattevano ritmicamente contro il clitoride gonfio e pulsante. Squirtavo subito, getti potenti e trasparenti che schizzavano sul suo addome scolpito, bagnando il letto, il pavimento, le sue cosce. Schizzi ripetuti, abbondanti, come una fontana rotta che non riusciva a fermarsi.
Lui pompava brutale, sempre più veloce, la mia figa che si adattava miracolosamente al mostro, risucchiandolo con schiocchi osceni. Venivo tre, quattro, cinque volte di fila, il corpo scosso da spasmi violenti, capezzoli duri come pietre, urlando il suo nome mentre il clitoride sfregava contro la base del suo cazzo. Alla fine lui esplodeva dentro di me, sperma caldo, spesso e abbondante che mi inondava la figa, riempiendomi fino a traboccare. Rivoli bianchi e cremosi colavano fuori in quantità impressionanti, formando pozzanghere sul lenzuolo, colando lungo le mie cosce tremanti.
Non ci fermavamo mai. A pranzo, sul tavolo della cucina, mi piegava in avanti con le tette enormi schiacciate e appiattite sul legno freddo, capezzoli che sfregavano dolorosamente. Mi spalancava il culo con le mani, ci versava litri di lubrificante e mi penetrava prima con due dita, poi con quel cazzo gigantesco. Alternava figa e culo senza pietà, dilatandomi entrambi i buchi fino al limite. Squirtavo dall’eccitazione continua, getti che bagnavano il pavimento della cucina mentre lui mi sborrava nel culo, sperma denso che colava fuori in lunghi rivoli bianchi appiccicosi, scendendo fino alle caviglie.
Di pomeriggio lo cavalcavo sul divano, tette che rimbalzavano come impazzite, schiaffeggiandogli il viso mentre lui mi mordeva i capezzoli. Di sera mi prendeva contro il muro, una gamba sollevata, scopandomi in piedi come una bambola di carne. Mi faceva pisciare di piacere mentre venivo, mescolando umori e piscio caldo sul suo corpo. Dormivamo solo quando i nostri corpi non ne potevano più, sempre abbracciati, il suo cazzo ancora mezzo dentro di me.
Ma dopo sei mesi intensi, Ousmane mi disse una sera, mentre il suo sperma mi colava ancora dalla figa: «Devo tornare in Senegal. La mia famiglia… solo per qualche mese». Il cuore mi si spezzò in mille pezzi, ma la figa pulsava ancora di desiderio. Lo scopai un’ultima volta, selvaggia e disperata, lo cavalcai fino a non sentire più le gambe, squirtando così tanto che il letto sembrava aver subito un’alluvione. Lo feci venire tre volte, ingoiando, facendomi riempire la figa e il culo, marchiandomi come sua proprietà.
Quando partì, restai sola in quell’appartamento che odorava ancora di noi.
L’astinenza fu un inferno di fuoco liquido tra le gambe. La voglia di cazzo cresceva ogni giorno di più, ossessiva, malata. Pensavo a lui 24 ore su 24 al suo cazzo enorme, venoso, scuro come cioccolato fondente, alla cappella massiccia che mi dilatava la figa fino a farmi piangere di piacere, alle sborrate abbondanti e calde che mi riempivano come una crema densa. Mi masturbavo compulsivamente, ore e ore, tre dita nella figa bagnata, poi quattro, dildo giganti comprati online che mi spingevo dentro fino a urlare, ma nessuno era grosso come il suo. Inzuppavo le lenzuola ogni notte, il materasso macchiato di umori, eppure non bastava. Volevo carne vera, calda, pulsante. Volevo essere usata, riempita, umiliata.
Dopo due settimane di agonia, non resistei più. Decisi di saziare le mie voglie più sporche vendendo il corpo. Diventai una escort di lusso, una troia di alto livello. Pubblicai annunci espliciti su Annunci69 e altri siti: «Giulia, 22enne italiana naturale, tette enormi, figa stretta e squirter professionista. Solo uomini dotati e generosi. 300€/ora – 800€ tutta la notte. Disponibile per doppi, tripli, festini. Amo essere riempita, dilatata e usata come una puttana».
I clienti arrivarono subito, attirati dalle foto in cui mostravo la mia figa rasata e già lucida, le tette perfette, il culo tondo. Uomini ricchi, cazzi grossi, ma nessuno come Ousmane. Li incontravo in hotel a cinque stelle: entravo con un vestitino corto senza biancheria, già bagnata. Inginocchiata sul tappeto di lusso facevo pompini gola profonda, lacrime che mi rigavano il trucco mentre ingoiavo cazzi fino alle palle, saliva che colava sulle mie tette. Poi mi facevo scopare in tutte le posizioni, squirtando sui loro corpi eleganti, bagnando lenzuola da mille euro.
«Riempimi come una puttana di merda,» gemevo a un manager cinquantenne con un cazzo spesso. Schizzavo sul suo ventre mentre lui mi sborrava dentro, sperma che mi usciva a fiotti. Un altro cliente mi fece prendere da due suoi amici, una doppia penetrazione selvaggia, un cazzo in figa e uno nel culo, mentre succhiavo il terzo. Venivo senza sosta, corpo scosso, urlando oscenità, sperma che mi colava da tutti i buchi.
Ogni incontro era un tentativo disperato di colmare il vuoto lasciato da Ousmane, ma la mia figa era insaziabile. Guadagnavo migliaia di euro al mese, compravo lingerie provocante, sex toy sempre più estremi, ma ogni notte, tornando a casa, mi masturbavo pensando al suo cazzo nero e mostruoso. La voglia non diminuiva, anzi cresceva. Sognavo gangbang, buchi riempiti fino al limite, facce da troia ricoperte di sborra calda.
E sapevo che presto avrei alzato il livello. Volevo di più. Volevo essere completamente distrutta dal piacere.
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