Noto
Bolognavoglia
Il sole di fine agosto batteva ancora forte sul terrazzo di una casa di campagna a pochi chilometri da Noto. L’aria odorava di fichi maturi, di salvia bruciata dal caldo e di mare lontano. Carla, quarantasei anni, capelli neri raccolti in una coda disordinata, indossava solo una camicia di lino bianca aperta sul petto e un paio di slip di pizzo scuri già umidi. Seduta sulla sdraio, teneva le gambe divaricate, il sole le accarezzava le cosce piene e il ventre ancora sodo.
Accanto a lei, Lucia, cinquantuno anni, bionda con qualche filo d’argento, corpo pieno e carnoso, stava in piedi nuda, le tette pesanti e morbide, i capezzoli scuri e turgidi. Si asciugava le mani con un asciugamano dopo aver preso due bicchieri di vino freddo dalla cucina.
«Hai la fica già tutta bagnata, puttana», disse Lucia con un sorriso lento, guardando tra le cosce di Carla. «Si vede dal tessuto. Ti sei toccata mentre ti aspettavo?»
Carla allargò di più le gambe e abbassò lo sguardo. «Sì. Pensavo a te che mi leccavi il culo. A come mi spingi la lingua dentro il buco mentre mi strofini il clitoride con le dita.»
Lucia si chinò, posò i bicchieri sul tavolino e si mise in ginocchio tra le cosce di Carla. Con le mani le aprì le labbra della figa. Erano spesse, scure, lucide di umidità. Il clitoride gonfio spuntava tra le pieghe, e sotto si apriva l’ingresso già dilatato e brillante.
«Che fica da troia», mormorò Lucia. «Grossa, carnosa… e puzzetta di sesso. Odori di figa calda e di sole.» Le passò la lingua piatta dal buco fino al clitoride, lentamente, raccogliendo il liquido. Carla gemette e spinse il bacino in avanti.
«Leccami, stronza. Succhiarmi il clitoride e mettimi le dita nella figa. Voglio sentirmi piena.»
Lucia obbedì. Spinse due dita dentro, le fece scorrere fino alle nocche, poi le aprì a forbice mentre succhiava forte il clitoride. Il suono umido e schioccante riempiva l’aria. Carla si aggrappò ai braccioli della sdraio e alzò le anche.
«Più forte… cazzo, sì… infilami anche il pollice nel culo.»
Lucia ritirò le dita, le lubrificò con la saliva e la figa di Carla, poi le spinse di nuovo dentro mentre con il pollice della stessa mano cercava il buco del culo. Il culo di Carla era pieno, tondo, con le chiappe sode e un po’ di cellulite sulla parte bassa. L’ano era scuro, corrugato, e si aprì facilmente sotto la pressione del pollice.
«Ah… merda… sì, così», ansimò Carla. «Fottimi il culo e la figa insieme. Sono una porca, voglio sentirmi piena di te.»
Lucia lavorava con mano e bocca, succhiando e spingendo. Carla venne con un grido basso, le cosce che tremavano, la figa che si contraeva intorno alle dita, il culo che stringeva il pollice. Lucia non si fermò. Continuò a leccare e a pompiare finché Carla non spinse via la testa con una mano.
«Basta… cazzo… vieni qui, voglio leccarti io.»
Lucia si alzò, salì sulla sdraio e si sistemò a cavalcioni sul volto di Carla, di spalle. Il culo di Lucia era ampio, morbido, le chiappe pesanti che si aprivano quando si chinava in avanti. La figa era carnosa, le labbra interne rosa scuro e già gonfie, il clitoride grosso e sporgente. Carla allungò la lingua e la infilò tra le pieghe, leccando dal clitoride fino al buco del culo.
«Sì, leccami il culo, troia», gemette Lucia, spingendo il bacino all’indietro. «Metti la lingua dentro. Voglio sentirtela nel buco.»
Carla aprì le chiappe di Lucia con le mani e spinse la lingua dentro l’ano, mentre con il naso sfregava sulla figa bagnata. Il sapore era salato, muschiato, caldo. Lucia si masturbava il clitoride con due dita, gemendo forte.
«Più a fondo… sì… succhiarmi anche la figa… voglio venire in faccia.»
Carla spostò la bocca sulla figa, succhiò le labbra e il clitoride, poi tornò a leccare il culo, alternando. Lucia venne con un grido, le cosce che si chiudevano intorno alla testa di Carla, il liquido che colava sulla bocca e sul mento.
Non si fermarono. Si spostarono sul letto all’ombra del pergolato. Lucia si mise a quattro zampe, il culo alto e aperto. Carla le infilò tre dita nella figa e due nel culo, pompando forte mentre con l’altra mano le massaggiava il clitoride.
«Fottimi, puttana… più forte… usa tutta la mano se riesci», ansimava Lucia.
Carla spinse, le dita scivolavano facilmente nella figa dilatata e nel culo ormai rilassato. Il suono era umido, osceno. Lucia veniva di continuo, il corpo che si scuoteva, le tette che penzolavano e oscillavano.
Poi si girarono. Carla si sdraiò sulla schiena, le gambe aperte in verticale. Lucia le montò sopra a forbice, le fighe premute l’una contro l’altra, i clitoridi che sfregavano. Si muovevano in sincronia, le chiappe che sbattevano, i liquidi che si mescolavano.
«Senti come siamo bagnate… due fighe mature che si scopano», ansimò Carla. «Vieni con me… voglio sentire la tua figa che mi bagna tutta.»
Vennero insieme, i corpi che si contraevano, i gemiti che si mescolavano al canto delle cicale.
Quando si fermarono, sudate e lucide, Lucia si chinò e leccò lentamente la figa e il culo di Carla, raccogliendo i residui. Carla le accarezzò i capelli.
«Domani ti fotto con il dildo grande», mormorò. «Quello che ti apre il culo fino in fondo.»
Lucia sorrise, le labbra ancora lucide. «Sì. E poi lo faccio io a te. Voglio vederti piangere di piacere mentre ti allargo il buco.»
Fuori, il sole calava lentamente sulle colline siciliane. Dentro, i loro corpi erano ancora caldi, ancora pronti.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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