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lesbo

Mi chiamo Chiara


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
13.08.2026    |    810    |    9 9.6
"Il suo culo era tondo, voglioso, le chiappe morbide che si aprivano quando le allargai..."

Mi chiamo Chiara. Vivo a Lecce, in un appartamento con i muri spessi e le persiane verdi che d’estate non bastano a tenere fuori il caldo. Mio marito, Paolo, da anni non mi tocca più come una donna. Mi prende di fretta, di lato, quasi di nascosto, e dopo due minuti è già di spalle a russare. Io resto sveglia con le cosce chiuse e la figa che pulsa senza risposta.
Una sera di luglio, mentre il vento di scirocco faceva oscillare le lampade di carta del terrazzo, mi confidai con Sara. Viveva al piano di sotto. Aveva i capelli neri raccolti in una coda bassa e le labbra sempre un po’ screpolate dal sole. Anche lei aveva un marito, Antonio, che preferiva il calcio e il porto alle sue tette.
Iniziammo a parlare di loro. Poi di noi. Di quanto ci mancasse sentirci desiderate. Una sera Sara disse, a voce bassa:
«A me piace quando mi leccano piano, proprio lì… dove si apre. Paolo non lo fa mai?»
Io scossi la testa. Le raccontai che a volte, sotto la doccia, mi infilavo due dita e immaginavo una bocca calda. Lei arrossì, ma non distolse lo sguardo. La sera dopo mi confidò che Antonio non le baciava più il collo, e che di notte si strofinava il clitoride contro il cuscino pensando a mani più delicate delle sue.
Le confessioni diventarono più spinte. Parlavamo di quanto ci eccitasse sentirci bagnate senza che nessuno ce lo chiedesse. Di quanto desiderassimo un culo premuto contro il nostro, di labbra che succhiassero i capezzoli fino a farli indurire. Una sera, mentre il limoncello era già mezzo vuoto, Sara mi guardò dritta negli occhi e disse:
«Voglio toccarti. Voglio sentire se sei bagnata come dico io.»
Non risposi con le parole. La presi per la mano e la portai dentro. Chiudemmo la porta della camera. L’aria era pesante di caldo e di zagara.
Ci spogliammo piano. Sara aveva le tette piene, i capezzoli scuri già duri. Io le presi tra le mani e le succhiai, sentendo il suo sospiro basso. Lei mi spinse sul letto e scese con la bocca sul mio ventre. Quando arrivò alla figa, la trovò già aperta e lucida. La leccò con la lingua piatta, dal buco fino al clitoride, e io gemetti senza trattenermi. Le sue dita mi entrarono mentre la lingua girava intorno a quel punto gonfio. Io le afferrai i capelli e spinsi il bacino contro la sua bocca.
«Più forte… così…» le dissi.
Mi fece venire con due dita curve e la lingua che non si fermava. L’orgasmo mi arrivò a ondate: la figa si strinse a scatti, il liquido mi scese caldo lungo le cosce, e io gemetti il suo nome mentre le gambe mi tremavano.
Poi fu il mio turno. La girai a pancia in giù. Il suo culo era tondo, voglioso, le chiappe morbide che si aprivano quando le allargai. Le leccai la figa da dietro, sentendo il sapore salato e caldo. Era zuppa. Le infilai la lingua nel buco e la sentii contrarsi. Poi due dita, poi tre, mentre con il pollice le massaggiavo il clitoride. Sara ansimava con la faccia premuta contro il cuscino.
«Non fermarti… cazzo, non fermarti…»
La feci venire così, con le dita dentro e la bocca sul culo. Il suo orgasmo fu lungo: la figa le pulsava intorno alle mie dita, il culo si contraeva a ondate, e un filo di liquido le colava fino alla coscia interna. Continuai a leccarla finché non si allontanò un poco, ridendo e gemendo insieme.
Ci mettemmo una contro l’altra, figa contro figa, e ci strofinammo. I clitoridi si toccavano a ogni movimento. Le nostre fiche erano così bagnate che scivolavamo l’una sull’altra senza sforzo. Ci baciavamo a bocca aperta, scambiandoci il sapore. Io le strinsi le tette, lei mi affondò le unghie nei fianchi. Venimmo quasi insieme: un orgasmo lungo, caldo, che ci lasciò le cosce tremante e le fiche ancora aperte e lucide.
Dopo restammo distese, sudate, con le dita ancora intrecciate tra le labbra gonfie. Fuori si sentiva il mare lontano e il canto di qualche cicala. Sara mi baciò il collo e sussurrò:
«Domani sera di nuovo?»
Io annuii. La figa mi pulsava ancora. Il culo di lei, premuto contro il mio fianco, era caldo e morbido. Sapevo che non avremmo più smesso.

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