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trio

Il Molise


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
07.08.2026    |    462    |    0 9.2
"Odore più forte, più maturo, di donna che non si depila da giorni e di eccitazione..."

Erano le 24 in punto quando aprii la porta del camper. La luce del abat-jour era accesa, soft, e l’aria dentro era pesante, calda, carica di un odore che riconobbi all’istante: figa bagnata, sesso, un po’ di limoncello e il sentore leggero di canapa che ancora ci portavamo addosso dalla serata.
Mia moglie era distesa sul letto matrimoniale, le gambe divaricate, la gonna estiva tirata su fino alla vita. La vicina, quella piccolina mora con il viso segnato dal tempo ma il corpo ancora sodo e giovanile, era inginocchiata tra le sue cosce. La testa nera si muoveva lentamente, la lingua lunga e lenta che leccava, succhiava, entrava. Sentivo il suono umido, quello schiocco molle e ritmato della lingua contro la fica già gonfia e lucida.
Mia moglie teneva una mano sui capelli della donna e l’altra si stringeva il seno sinistro, gli occhi socchiusi, le labbra semiaperte. Un gemito basso le uscì proprio mentre entravo:
«Cazzo… così… più a fondo…»
Si bloccarono entrambe nello stesso istante. La mora alzò la testa, la bocca lucida di saliva e di succhi di mia moglie, gli occhi spalancati. Mia moglie si irrigidì, le gambe ancora aperte, la figa rosa e gonfia che pulsava visibilmente.
Il silenzio durò pochi secondi, ma sembrò infinito. Fuori, attraverso i finestrini aperti, si sentiva solo il fruscio leggero del mare a pochi metri, il battito delle onde sulla riva di ciottoli, e il ronzio lontano di qualche zanzara. I due camper erano parcheggiati così vicini che se avessi allungato un braccio avrei potuto toccare la parete dell’altro.
La vicina sussurrò, voce rotta dalla vergogna:
«Oh Dio… scusa… non volevamo…»
Mia moglie non riusciva a parlare. Mi guardava con gli occhi lucidi, le guance rosse, la figa ancora aperta e bagnata che gocciolava sul lenzuolo.
Io chiusi la porta dietro di me senza fare rumore. Mi tolsi le scarpe, mi sfilai la maglietta. Ero già duro. Il cazzo mi premeva contro i pantaloni corti, e loro lo videro.
Parlai a voce bassa, calma, quasi dolce:
«Non fermatevi. Continuate. Voglio vedere.»
La mora mi fissò incredula. Mia moglie sussurrò il mio nome, ma non chiuse le gambe. Io mi sedetti sulla panchetta di fronte al letto, a poco più di un metro di distanza, e mi sciolsi il pantalone. Il cazzo saltò fuori, gonfio, le vene in rilievo.
«Leccatele ancora. Voglio sentirla gemere. E tu…» guardai la vicina «…apri bene le cosce di mia moglie. Voglio vedere tutto.»
Ci fu un attimo di esitazione, poi la mora abbassò di nuovo la testa. La lingua riprese a lavorare, più lenta all’inizio, quasi timida, poi più decisa. Mia moglie chiuse gli occhi e lasciò uscire un gemito lungo, tremolante. L’odore di figa bagnata si fece più forte, mischiato a quello del mio cazzo che avevo iniziato a masturbare lentamente, guardandole.
«Più forte» mormorai. «Falle venire in bocca.»
La lingua della mora si fece più veloce, le labbra si chiusero sul clitoride e succhiarono. Mia moglie alzò il bacino, le unghie si conficcarono nei capelli neri della donna. I gemiti diventarono più alti, più disperati.
«Sto… sto venendo…»
Il corpo di mia moglie si inarcò. Un getto chiaro le uscì dalla figa e colpì il mento e la bocca della vicina. La mora non si tirò indietro: bevve, leccò, ingoiò. Il suono umido e i gemiti di mia moglie riempirono il camper. Fuori il mare continuava a battere, indifferente.
Quando mia moglie si rilassò, ansimante, la mora alzò di nuovo lo sguardo. Aveva il viso lucido di succhi, le labbra gonfie. Io le feci un cenno con la testa.
«Ora tocca a te. Sdraiati. Voglio vedere mia moglie leccarti.»
La donna esitò un secondo, poi si distese accanto a mia moglie. Si sfilò le mutandine, già inzuppate. La figa era piccola, pelosa di peli neri corti, le labbra scure e già aperte. Odore più forte, più maturo, di donna che non si depila da giorni e di eccitazione.
Mia moglie, ancora tremante dal orgasmo, si chinò tra le sue gambe. Iniziò a leccare con la stessa fame. La vicina gemette subito, una mano sui capelli di mia moglie, l’altra che si stringeva un seno piccolo e sodo.
Io mi alzai, mi avvicinai, e posai il cazzo contro la guancia di mia moglie mentre leccava. Lei girò la testa e lo prese in bocca senza smettere di lavorare con la lingua sulla figa della vicina. Il sapore della donna si mescolò al mio.
Quella notte scopammo a turno. Prima io entrai nella figa stretta e calda della vicina mentre mia moglie le teneva le gambe aperte e le leccava i seni. Poi mia moglie si mise a cavalcioni sul mio cazzo e la mora le leccò il culo e le palle da dietro. I gemiti erano soffocati, ma il camper si riempì comunque del suono umido di carne contro carne, di schiaffi di pelle, di respiri affannosi. L’odore di sesso diventò quasi fisico: salato, acre, dolciastro.
Fuori, a pochi metri, nel camper di fianco, il marito della mora russava pesante sotto l’effetto dei sonniferi. Non si mosse mai.
Nei giorni successivi diventò una routine. Ogni sera, dopo cena, grappa e limoncello, il marito prendeva le sue pastiglie e andava a letto presto. Noi tre restavamo con le luci spente e le tende abbassate. Il mare faceva da sottofondo.
La scopammo in tutti i modi. Io le prendevo da dietro mentre mia moglie le teneva la testa tra le cosce. Mia moglie le cavalcava la faccia finché non le veniva in bocca. Una notte la legammo leggermente ai polsi con una cintura e la usammo a turno, lentamente, per quasi due ore. Lei gemette fino a perdere la voce.
Per una settimana intera fummo inseparabili. Ogni volta che entravo in lei sentivo quanto fosse stretta e bagnata, quanto le piacesse sapere che il marito dormiva a pochi metri, ignaro. Ogni volta che mia moglie le leccava la figa, l’odore di sesso di due donne si mischiava e riempiva l’abitacolo.
L’ultima notte, prima di partire, la scopammo tutte e due insieme, una sopra l’altra, e le riempimmo entrambe. Il seme colava dalle fighe ancora aperte mentre fuori il sole cominciava a sorgere sul mare del Molise.
Nessuno dei tre parlò mai di quello che era successo. Ma quando ci salutammo, la mora mi strinse la mano un secondo di troppo, e mia moglie le diede un bacio sulla guancia che durò più del necessario.
Poi avviammo il camper e lasciammo l’area. Dietro di noi restarono solo l’odore del sesso che ancora impregnava i lenzuoli e il rumore del mare.
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