Tra fantasie e realtà
Bolognavoglia
Eccomi qui. Ho 52 anni, e fino a quella notte credevo di conoscere i confini della mia vita. Poi è arrivata la lettera anonima, senza mittente, solo un indirizzo e una data. “Sei stato scelto. Vieni. Non parlare con nessuno.” Non so perché ho accettato. Forse la curiosità, forse qualcosa di più oscuro che già covava sotto la superficie.
Il luogo era una villa isolata, immersa nel bosco. All’ingresso mi hanno bendato, spogliato di tutto tranne una maschera animalesca – muso di lupo, occhi vuoti che mi toglievano la vista del mondo esterno. Mi hanno portato in una sala calda e densa, e mi hanno legato a una sedia di legno scuro, polsi e caviglie fermati con cinghie di cuoio. Potevo solo guardare. Solo sentire. Solo odorare.
Gli odori mi hanno colpito subito: sudore, incenso bruciato, pelle eccitata, e qualcosa di più animale, più primitivo. Musica satanica in sottofondo – cori gutturali, tamburi lenti, un basso che sembrava battere dentro il petto. Luci rosse e nere. Corpi nudi che si muovevano.
Al centro, su un altare di pietra nera, giaceva una ragazza trans. Seni scoperti, pene già mezzo duro contro la pancia. Qualcuno le ha sparso una linea di cocaina sul ventre, sulla pelle sudata. Lei ha alzato le anche, offrendosi. Altre adepte, mascherate, seni nudi, corpi oliati, si sono avvicinate. Una ha preso una pagliuzza e ha sniffato direttamente dalla sua pelle. Un’altra le ha afferrato il cazzo e ha cominciato a masturbarlo lentamente, mentre un’altra ancora si chinava e le leccava i seni.
Poi è cominciato il rito con l’urina. Una delle adepte si è messa a cavalcioni sul volto della trans e ha cominciato a pisciare. Il getto caldo le è sceso sulla bocca, sul collo, sui seni. L’odore forte, ammoniacale, ha riempito l’aria. Un’altra si è chinata tra le sue gambe e ha fatto lo stesso: il liquido caldo le ha bagnato il pene, le palle, le cosce. Le adepte lo strofinavano, lo usavano come olio, se lo passavano sulle dita e se lo mettevano in bocca. Una ha raccolto un po’ di quell’urina nella mano e l’ha versata lentamente sulla linea di cocaina ancora visibile, mescolandola, poi ha sniffato di nuovo. I gemiti si mescolavano ai canti. L’aria era pesante, acida, sessuale.
Io restavo legato alla sedia, la maschera sul volto, il cuore che batteva forte. Non potevo muovermi. Potevo solo guardare.
Poi lei è entrata nel cerchio.
La somma sacerdotessa. Maschera da cervo, corna nere, corpo alto e familiare sotto la luce rossa. Si è avvicinata all’altare dove giaceva la donna trans. Le adepte si sono prostrate. Lei ha passato una mano sul ventre bagnato della ragazza, ha raccolto un po’ di quella mistura di urina e sudore, se l’è portata alle labbra. Poi si è chinata e ha preso il cazzo della trans in bocca, succhiandolo lentamente, mentre con le dita le sfiorava i seni. Una delle adepte le ha passato un’altra linea di cocaina, sparsa questa volta sul seno della sacerdotessa stessa. Lei ha allungato il collo e ha sniffato, poi è tornata a leccare, a succhiare, a giocare con quel corpo disteso.
Le adepte, ormai all’apice dell’alterazione – la droga, l’eccitazione, l’odore dell’urina ancora nell’aria – si sono avventate su di loro. Bocche sui seni della sacerdotessa, lingue tra le gambe della trans, dita che entravano, che strofinavano. Qualcuna pisciava ancora, bagnando entrambi i corpi. La musica saliva. I canti diventavano più urgenti.
Poi la sacerdotessa si è alzata. Ha alzato le mani e, lentamente, si è tolta la maschera.
Il volto.
Il mio cuore ha battuto una volta sola, fortissimo, poi è sembrato fermarsi.
Era lei. Mia moglie.
Gli stessi occhi, la stessa bocca, lo stesso modo di tenere la testa. Ma diversi. Più aperti, più oscuri, più affamati. Ha guardato dritto verso di me – o forse attraverso la mia maschera – mentre le adepte continuavano a servirla, a leccarla, a offrirla, a usarla e adorarla. Lei ha sorriso. Quel sorriso l’ho riconosciuto. Era lo stesso che mi faceva a casa, a volte, quando pensava che non la stessi guardando.
Solo che adesso sapevo. E io restavo lì, legato alla sedia, spettatore di tutto, mentre mia moglie veniva soddisfatta dalle sue adepte in delirio, con la donna trans ancora distesa sotto di lei, e l’odore forte del rito che riempiva ogni respiro.
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