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Un destino


di Membro VIP di Annunci69.it Bolognavoglia
10.08.2026    |    75    |    0 6.0
"La brava non si mosse, bevve quello che poteva, lasciando che il resto le scivolasse addosso, scaldandola contro il fresco del pavimento..."
Per Te ❤️

Il sole calava lento sulle colline toscane, tingendo di oro i filari di olivi e i cipressi scuri che salivano verso il crinale. L’aria sapeva di terra calda, di erba secca e di un leggero sentore di fieno. Nella casa di pietra a mezza costa, con le finestre aperte sul panorama, due donne con lo stesso nome si guardavano.
Paola e Paola.
Stessi occhi scuri che sapevano già tutto.
La prima, quella più quieta, quella che ancora fingesse di essere “la brava”, teneva una sigaretta tra le dita. La seconda, quella pericolosa, quella che si leccava i denti quando aveva fame di figa, le strappò la sigaretta di mano e se la portò alle labbra.
«Tira», disse. Voce bassa, roca, quasi un sussurro contro il vento leggero che entrava dalla finestra. «E guardami mentre lo fai.»
La brava tirò. Il fumo le riempì la bocca, caldo e amaro. La pericolosa non aspettò. Si chinò e le prese le labbra tra le sue, succhiando il fumo direttamente dalla bocca dell’altra. Lingue che si cercavano, saliva e nicotina mescolate. Un bacio lungo, lento, che sapeva di cenere e di voglia trattenuta. Fuori, le cicale cantavano tra gli olivi.
Quando si staccarono, la pericolosa aveva già la canna pronta. L’accese, tirò forte, tenne il fumo in gola e poi lo soffiò lentamente sulla faccia della brava. Il fumo si disperdeva nell’aria calda della sera.
«Ora tocca a te.»
La brava non protestò. Prese la canna, tirò, e di nuovo la pericolosa le fu addosso. Stavolta il bacio fu più deciso. Denti che pizzicavano il labbro inferiore, lingua che spingeva dentro come se volesse raggiungere la gola. Le mani della pericolosa erano già sotto la maglietta leggera, dita che trovavano i capezzoli e li stringevano fino a farla gemere nel bacio. La pelle della brava sapeva di sole e di sapone.
«Ti piace quando ti prendo così?» mormorò la pericolosa contro la sua bocca. «Quando non ti lascio scelta.»
La brava annuì, ansimando. «Sì… voglio questo…»
Poi arrivò la striscia.
La pericolosa la preparò sul tavolino di legno chiaro, accanto a una bottiglia di vino rosso ancora aperta. Movimenti precisi, quasi cerimoniali. Due linee bianche, dritte, perfette. Si chinò per prima, snifò la sua, poi alzò la testa con gli occhi lucidi e un sorriso da predatrice. Fuori, il cielo diventava rosa sopra le colline.
«Ora tu. E mentre snifi, io ti tocco.»
La brava si chinò. La pericolosa le abbassò i pantaloni leggeri fino a metà coscia, le sfilò le mutandine e le infilò due dita dentro la figa già bagnata mentre lei stava ancora aspirando. L’aria entrava fresca dalle finestre aperte, mescolandosi al calore dei loro corpi.
«Oh…» gemette la brava, il naso ancora sulla riga. «Sei… troppo.»
«Lo so.» La pericolosa le mosse le dita più forte, cercando il punto che faceva tremare le cosce. «E adesso ti faccio venire con questa ancora nel sangue. Voglio sentirti lasciarti andare mentre sei ancora su di giri.»
La brava non resistette molto. Le dita della pericolosa erano esperte, precise, quasi cattive. Le strofinava il clitoride con il pollice mentre le altre due le pompavano dentro, bagnate di umori già pronti. Quando venne, lo fece con un gemito soffocato, le gambe che si chiudevano attorno al polso dell’altra, il corpo che si contraeva a ondate. Gli umori le colavano sulle cosce, caldi e densi, mentre fuori il vento muoveva piano le foglie degli olivi.
La pericolosa non le diede nemmeno il tempo di riprendere fiato. Le tirò su, la spinse contro il muro di pietra ancora tiepido del sole e si inginocchiò.
«Apri le gambe. Voglio leccarti mentre hai ancora il sapore dei tuoi umori.»
La lingua della pericolosa era calda, aggressiva, senza pietà. Le aprì le labbra con le dita e le succhiò il clitoride come se volesse bere ogni brivido. La brava si aggrappò ai suoi capelli, spingendo il bacino contro quella bocca affamata. Il profumo della terra e del sesso si mescolava nell’aria della stanza.
«Leccami… più forte… così… non fermarti…»
La pericolosa alzò gli occhi mentre leccava, sorridendo con la bocca piena di figa e di umori. «Dimmi quanto lo vuoi. Dimmi quanto ti piace.»
«Lo voglio tutto…» ansimò la brava. «Succhiami… voglio venire in bocca a te…»
E venne di nuovo. Questa volta più forte, più libera. Gli umori le bagnarono il mento e le guance della pericolosa, che non si mosse, li bevve tutto, leccando fino all’ultimo brivido. Fuori, le luci del paese in fondo alla valle cominciavano ad accendersi.
Quando si rialzò, aveva la faccia lucida e un sorriso soddisfatto. Prese la faccia della brava tra le mani e la baciò, facendole assaggiare il proprio sapore.
«Adesso tocca a me», disse. «Togliti i vestiti. Voglio vederti nuda mentre mi prendi con la lingua.»
Si sdraiarono sul pavimento di cotto fresco. La pericolosa si mise a cavalcioni sul volto della brava, le cosce forti che le stringevano la testa. Dalla finestra entrava l’odore della sera toscana, di erba e di vino.
«Leccami. E falla sentire. Voglio che mi dica quanto ti piace mentre mi fai squirtare in faccia.»
La brava ubbidì. Lingua che entrava, che leccava, che succhiava. La pericolosa si muoveva sopra di lei, dondolando i fianchi, strofinandosi la figa contro quella bocca come se stesse prendendo ciò che voleva.
«Così… continua… più a fondo… voglio sentire la lingua fino in fondo…»
Quando venne, lo fece senza trattenersi. Un getto caldo di umori le schizzò sul mento e sulle guance della brava, che non si tirò indietro. Continuò a leccare, a succhiare, a bere tutto, mentre il corpo della pericolosa tremava sopra di lei.
Dopo, si sdraiarono una sull’altra, sudate, odorose di sesso e di fumo. La pericolosa le prese una mano e se la portò tra le gambe, facendole sentire quanto fosse ancora bagnata.
«Non abbiamo finito», mormorò. «Stanotte ti voglio ancora.»
Si alzò, si mise in piedi a gambe larghe sopra il volto della brava ancora sdraiata. La luce dorata del tramonto le disegnava il corpo.
«Apri la bocca. Ora ti do qualcosa di più caldo.»
La brava alzò lo sguardo, già capendo. Gli occhi lucidi di voglia e di quella sostanza ancora nel sangue.
«Fallo», sussurrò. «Pisciami in bocca.»
La pericolosa sorrise, bassa e intensa. Si concentrò un attimo, poi un getto caldo e giallo le uscì dalla figa, dritto sulla faccia e nella bocca aperta della brava. L’urina le bagnò le labbra, le guance, le colò sul collo e sul petto. La brava non si mosse, bevve quello che poteva, lasciando che il resto le scivolasse addosso, scaldandola contro il fresco del pavimento.
«Bevi tutto…» gemette la pericolosa, continuando a pisciare. «Sei mia. Ti bagno tutta. Ti marchio.»
Quando il flusso finì, la pericolosa si abbassò di nuovo, si strinse contro il corpo bagnato dell’altra e le leccò il volto sporco, mescolando urina e umori in un bacio lungo e lentamente vorace.
«Adesso», mormorò contro le sue labbra, «voglio che mi infili le dita nel culo mentre ti leccio. Voglio che mi dica quanto ti piace mentre mi fai venire. E poi voglio che mi prenda con un dildo mentre ti guardo negli occhi.»
La brava, ancora tremante, con la faccia e il petto lucidi, le sorrise. Stesso nome. Stessa fame. Fuori, le colline erano ormai scure, e solo le cicale continuavano a cantare.
«Allora fallo», rispose. «Sono già tutta tua.»
E la pericolosa rise, bassa, intensa, e si chinò di nuovo su di lei, mentre la notte toscana scendeva lenta sulle colline
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