tradimenti
L'università - Cap. 17 - Comanda Giulia
01.03.2026 |
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"Sara venne dopo pochi minuti: cosce che tremavano, un gemito lungo e roco, la figa che si contraeva intorno al dildo..."
Giulia aveva un ragazzo da quasi un anno: Matteo, un tipo tranquillo del secondo anno di Ingegneria, che la portava al cinema e le mandava buongiorno ogni mattina. Era dolce, prevedibile, normale. Ma quello che stava nascendo con Sara e Marco era tutt’altra cosa.Non era amore. Non era una relazione. Era potere. Era vedere un ragazzo inginocchiarsi senza che glielo chiedessero due volte, leccare, pulire, obbedire con gratitudine assoluta. E più ci pensava, più sentiva un calore tra le gambe che Matteo non le aveva mai fatto provare.
Sara lo capì subito.
Il pomeriggio dopo l’episodio del caffè, Giulia era tornata da Sara con una scusa banale: "Ho dimenticato il quaderno". In realtà voleva rivedere Marco in ginocchio. Sara non fece domande. Chiuse la porta, fece sedere Giulia sul divano e chiamò Marco dal telefono.
"Vieni da me. Ora."
Marco arrivò in meno di dieci minuti. Appena entrò, si inginocchiò al centro della stanza senza che nessuno glielo ordinasse. Collare sottile al collo, occhi bassi.
Sara sorrise a Giulia. "Vedi? Non ha bisogno di comandi. Sa già il suo posto."
Giulia deglutì. "Posso provare?"
Sara annuì. "Certo. Inizia piano. Digli cosa vuoi."
Giulia si schiarì la voce, incerta. "Marco, togliti la maglia."
Marco obbedì subito. T-shirt via, torso nudo. Giulia sentì il cuore accelerare. Sara le diede una leggera spinta sulla spalla.
"Bravo. Ora digli di avvicinarsi. E toccalo, se vuoi."
Giulia allungò una mano, sfiorò il petto di Marco. Lui non si mosse. Lei scese piano verso i capezzoli, li pizzicò leggermente. Marco inspirò, ma rimase immobile.
Sara osservava divertita. "Vedi? Puoi fargli quello che vuoi. Non si ribella mai."
Giulia si sentì più sicura. "Marco, baciami i piedi."
Marco si chinò, prese un piede di Giulia tra le mani e iniziò a baciarlo: pianta, arco, dita. Poi passò la lingua, succhiando piano ogni dito. Giulia gemette piano, la mano che scivolava tra le gambe sopra i pantaloni.
Sara si sedette accanto a lei, le accarezzò la coscia. "Bravo, piccola. Ora puoi ordinargli di più."
Giulia, con voce tremula: "Marco, leccami sopra i pantaloni."
Marco si avvicinò, premette la bocca sul cavallo dei pantaloni di Giulia e iniziò a leccare la stoffa, lingua che sfregava contro il clitoride attraverso il tessuto. Giulia si inarcò, gemendo più forte.
Sara sorrise e si alzò. Andò al cassetto del comodino, tirò fuori un dildo medio di silicone nero, liscio e leggermente curvo. Lo porse a Marco.
"Ora usalo su di me. Infilalo nella mia figa. Lentamente."
Marco prese il dildo con entrambe le mani, lo lubrificò con la saliva (non osò chiedere altro), poi si avvicinò a Sara, che si era sdraiata sul divano con le gambe spalancate. Infilò la punta piano, spingendo centimetro dopo centimetro. Sara sospirò, inarcando la schiena.
"Così, più profondo, scopami con quello."
Marco iniziò a muovere il dildo ritmicamente, dentro e fuori, ruotandolo leggermente per sfregare il punto giusto. Sara si toccava il clitoride con le dita, gemendo sempre più forte. Giulia, seduta accanto, si era infilata una mano dentro i pantaloni e si masturbava furiosamente guardando la scena.
Sara venne dopo pochi minuti: cosce che tremavano, un gemito lungo e roco, la figa che si contraeva intorno al dildo. Marco continuò a muoverlo piano fino a quando lei non gli fece cenno di fermarsi.
Poi Sara, ancora ansimante, guardò Giulia.
"Ora tocca a te. Marco, usa lo stesso dildo. È sporco dei miei umori. Infilalo nella figa di Giulia."
Giulia spalancò gli occhi, ma non disse no. Si tolse i pantaloni e le mutandine, si sdraiò accanto a Sara. Marco prese il dildo ancora lucido degli umori di Sara e lo avvicinò alla figa di Giulia. Lo infilò piano, centimetro dopo centimetro. Giulia gemette forte: "Cazzo, è ancora caldo dei tuoi umori".
Marco iniziò a scoparla con il dildo, ritmo costante, mentre l’altra mano le sfregava il clitoride. Giulia si contorceva, gemendo sempre più forte.
Sara si avvicinò a Giulia, le accarezzò le tette sotto la maglietta, pizzicò i capezzoli. Giulia la guardò, eccitata oltre ogni limite. Sara si chinò e la baciò: un bacio profondo, appassionato, lingue che si intrecciavano mentre Marco continuava a scoparla con il dildo sporco.
Giulia venne così: bocca sulla bocca di Sara, figa che si contraeva intorno al dildo, corpo che tremava violentemente. Sara la baciò fino all’ultimo spasmo, poi si staccò con un sorriso.
Marco sfilò il dildo lentamente, lucido di umori misti. Sara gli ordinò piano:
"Ora pulisci le dita di Giulia. Hanno lavorato tanto."
Marco prese la mano destra di Giulia, ancora bagnata del suo stesso orgasmo, e iniziò a leccare ogni dito, succhiando piano. Giulia lo lasciò fare, ansimante, guardandolo con occhi nuovi.
Quando finì, Marco alzò lo sguardo verso Sara.
"Grazie, Signora Sara, per avermi lasciato servire Signora Giulia."
Sara accarezzò i capelli di Marco, poi guardò Giulia.
"Ti è piaciuto?"
Giulia annuì, ancora tremante. "Sì, cazzo sì."
Sara sorrise. "Allora la prossima volta lo usiamo insieme. Tu ordini, io ordino. Lui obbedisce. Che ne dici?"
Giulia rise piano, eccitata e complice. "Sì. Assolutamente sì."
Marco abbassò la testa, pieno di gratitudine.
"Grazie, Signora Sara. Grazie, Signora Giulia. Sarò felice di servirvi entrambe."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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