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L'università - Cap. 9 - Il Preparatore


di the_extension
27.02.2026    |    1.260    |    2 9.7
"Martina venne di nuovo, urlando: "Sto venendo con il plug e il tuo cazzo… cazzooo!" Riccardo grugnì e schizzò dentro di lei, profondo..."
Era un martedì pomeriggio qualunque, ma per Marco niente era più "qualunque". Erano passati dieci giorni dall’ultima sessione con le regole strette di Riccardo, e il suo corpo aveva iniziato a reagire in modo automatico: ogni volta che vedeva Martina al campus o sentiva la voce di Riccardo in stanza, il cazzo gli si induriva a metà solo al pensiero di dover pulire, leccare, obbedire.
Quel pomeriggio Riccardo entrò in stanza con un sorriso da stronzo che Marco conosceva fin troppo bene. Buttò lo zaino sul letto e lo fissò.
"Alzati, cuck. Andiamo a fare shopping."
Marco alzò un sopracciglio. "Shopping? Tipo… al supermercato?"
Riccardo rise forte. "No, bro. Shopping vero. Ti porto in un posto dove vendono cose che useremo sulla mia troia. E tu paghi metà, perché da oggi diventi il preparatore ufficiale."
Marco sentì lo stomaco contrarsi per l’eccitazione e la vergogna. "Il… cosa?"
"Lo capirai dopo. Muoviti, il negozio chiude alle otto."
Uscirono dal campus e presero l’autobus fino al centro. Il sex shop si chiamava "Il Giardino Proibito" ed era nascosto in una traversa dietro la stazione. Dall’esterno sembrava una normalissima libreria, ma quando entrarono il profumo di lubrificante alla ciliegia e pelle nuova li investì come una botta in faccia.
Dentro c’erano poche persone: una coppia di trentenni che guardava manette e una commessa sui venticinque anni, capelli viola e piercing al naso, che li salutò con un sorrisetto.
"Buonasera ragazzi. Prima volta?"
Riccardo rispose subito, sicuro: "Per lui sì. Io ci sono già stato. Ci serve roba per la mia ragazza. Tanti giocattoli. E lui deve scegliere."
La commessa guardò Marco con aria divertita. "Allora, bel cuck, cosa vuoi farle provare?"
Marco diventò rosso fino alle orecchie. Riccardo gli diede una gomitata. "Rispondi, bro. Non fare il timido."
Marco balbettò: "Io… non so… un plug? Un vibratore?"
Riccardo rise e lo spinse avanti. "Bravo. Vogliamo un plug anale medio, di quelli con la gemma rosa. Poi un vibratore rabbit con telecomando. Un uovo vibrante piccolo. Lubrificante alla fragola extra scivoloso. E quell’olio da massaggio riscaldante alla vaniglia. Ah, e un collare semplice con anello, tanto per ricordargli il suo posto."
La commessa annuì e li accompagnò nel reparto. Prese un plug di silicone nero con base rosa a forma di cuore. "Questo è perfetto per iniziare. Si scalda con il corpo." Lo passò a Marco. "Toccato, senti quanto è morbido."
Marco lo prese tra le mani, il viso in fiamme. Riccardo gli sussurrò all’orecchio: "Immagina già di infilarglielo mentre lei è bagnata fradicia per me."
Poi passarono ai vibratori. Riccardo ne scelse uno viola, grosso, con orecchie per il clitoride e telecomando. "Questo lo accendi tu, cuck. Lo regoli mentre la scopo."
Marco pagò metà con la carta (quasi 180 euro in due). Quando uscirono dal negozio con la busta nera anonima, Riccardo gli diede una pacca sulla spalla.
"Da stasera sei il mio preparatore. Prima di ogni scopata tu prepari Martina: la lecchi fino a farla venire almeno una volta, le spalmi l’olio, le infili il plug o il vibratore, la fai bagnare per bene. Io guardo e mi sega. Solo dopo che lei è venuta grazie a te, io entro in scena. Capito?"
Marco annuì, il cazzo già duro nei jeans. "Sì… padrone."
Quella sera stessa, alle 22:30, Martina bussò. Entrò con il solito cappotto lungo, sotto completamente nuda. Riccardo la fece spogliare subito in mezzo alla stanza.
"Stasera c’è una novità, troia," disse Riccardo sedendosi sulla sedia davanti al letto, jeans aperti, cazzo già mezzo duro in mano. "Marco è diventato il preparatore ufficiale. Tu ti fai preparare da lui. Io guardo."
Martina sorrise maliziosa, si sdraiò sul letto di Riccardo a gambe aperte. "Mmm… mi piace. Vieni, piccolo preparatore. Fammi bagnare per il tuo padrone."
Marco si inginocchiò tra le sue cosce. Le mani gli tremavano mentre prendeva il flacone di olio riscaldante alla vaniglia. Ne versò un po’ sul palmo e iniziò a spalmarlo sulle tette di Martina: capezzoli che diventavano lucidi e duri all’istante.
"Cazzo, guarda come le luccicano le tette," commentò Riccardo segandosi lento. "Bravo cuck, spalma bene. Falla sentire la troia che è."
Marco continuò: scese sulla pancia, sulle cosce interne, poi sulle grandi labbra già gonfie. L’olio riscaldante iniziò a fare effetto, Martina sospirò forte: "Oh sì… brucia piano… continua…"
Marco abbassò la testa. Iniziò a leccarla lentamente, lingua piatta sulla figa calda e già bagnata. Succhiò il clitoride piano, poi più forte. Infilò due dita dentro, curvandole per toccare il punto giusto. Martina inarcò la schiena.
"Dio… sì… leccami il culo adesso, preparatore…"
Marco obbedì. Le alzò le gambe, leccò il buchino stretto, lo penetrò con la punta della lingua mentre le dita continuavano a scopare la figa. Riccardo si segava più forte: "Bravo, cuck. Falla venire. Falla urlare per me. Sento già l’odore della sua figa da qui."
Martina venne dopo quattro minuti esatti: un orgasmo potente, cosce che tremavano intorno alla testa di Marco, un fiotto di umori che gli bagnò il mento. "Cazzo… sì… sto venendo… bravo piccolo…"
Marco non si fermò. Continuò a leccare piano mentre lei scendeva dall’orgasmo. Poi prese il plug nuovo, lo bagnò di lubrificante e lo avvicinò al culo di Martina.
"Lo infilo io?" chiese guardando Riccardo.
"Certo che lo infili tu. Piano. Falla abituare."
Marco spinse il plug lentamente. Il buchino si aprì, ingoiò la punta, poi tutta la base rosa a cuore rimase fuori. Martina gemette: "Oh cazzo… è grosso… mi sento piena…"
Riccardo si alzò, ancora segandosi. "Perfetto. Ora il vibratore."
Marco prese il rabbit viola, lo accese al minimo e lo infilò nella figa di Martina. Le orecchie vibranti premettero sul clitoride. Lei sobbalzò: "Ah! Troppo… troppo forte…"
"Regolalo tu," ordinò Riccardo. "Falla venire di nuovo mentre io guardo."
Marco regolò la velocità, muovendo piano il vibratore dentro e fuori. Martina si contorceva, il plug nel culo che si muoveva a ogni spinta. Venne una seconda volta in meno di tre minuti, urlando piano nel cuscino.
Riccardo batté le mani. "Ora basta. Il preparatore ha finito. Ora tocca al padrone."
Spinse Marco da parte con gentilezza ma fermezza. Si mise sopra Martina, tolse il vibratore con uno strattone e la penetrò con un colpo solo. "Cazzo… senti quanto è aperta e bagnata grazie al mio cuck? È perfetta."
Martina gemette forte: "Sì… scopami… ho il plug nel culo e il tuo cazzo nella figa…"
Riccardo la scopò con forza, il letto che sbatteva contro il muro. Marco rimase in ginocchio accanto al letto, il cazzo duro che pulsava, a guardare ogni dettaglio: il plug rosa che usciva e rientrava leggermente a ogni affondo, la figa di Martina che si apriva intorno al cazzo del padrone, l’olio che luccicava sulla pelle.
"Vieni qui, cuck," ordinò Riccardo dopo un po’. "Tieni il plug mentre la inculiamo."
Marco afferrò la base del plug, lo tenne fermo mentre Riccardo accelerava. Martina venne di nuovo, urlando: "Sto venendo con il plug e il tuo cazzo… cazzooo!"
Riccardo grugnì e schizzò dentro di lei, profondo. Quando si staccò, il solito rivolo bianco uscì subito.
"Ora pulisci, preparatore," disse Riccardo sorridendo. "Ma prima lecca il plug."
Marco obbedì. Leccò il plug ancora dentro il culo di Martina, poi lo sfilò piano e lo pulì con la lingua. Infine affondò la faccia nella figa piena di sperma, succhiando tutto, mentre Martina gli accarezzava i capelli: "Bravo… il mio preparatore preferito…"
Dopo aver pulito tutto, Riccardo concesse: "Ora puoi scopartela. Ma solo perché hai lavorato bene."
Marco entrò dentro Martina, che era ancora tremante. La scopò lento, sentendo il calore e lo sperma del padrone ancora dentro. Venne in meno di due minuti, aggiungendo il suo carico.
Martina sorrise, esausta: "Da oggi ogni volta sarà così. Mi prepari tu… e poi il tuo padrone mi usa."
Riccardo si sdraiò accanto a lei, soddisfatto. "Esatto. Il preparatore ufficiale. E domani sera ripetiamo. Magari con l’uovo vibrante dentro mentre ti lecco io."
Marco si sdraiò sul suo letto, il viso ancora bagnato di sperma e umori, il cazzo che pulsava di nuovo al solo pensiero. Si sentiva utile. Indispensabile. Ma sapeva benissimo il suo posto: sempre secondo. Sempre al servizio.

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