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Lui & Lei

RISPOSTA DEFINITIVA


di Grande_Bruno
26.02.2026    |    599    |    1 6.0
"Eravamo quasi a metà mattinata e sono vestita leggera, con una gonnellina che copriva il perizoma nero con sopra una maglietta che evidenziava i miei seni liberi da ogni costrizione..."
Questo è il mio ultimo racconto, (dopo «LETTERA AL MIO AMORE» e, «AMARE O PERDONARE»). Scriverò qualcos’altro, soprattutto in stile fantasy, lasciando fuori la mia vita personale.

Adesso Elena manifesterà di suo pugno, la decisione che ha preso dopo la mia richiesta di amarla per il resto della mia vita.

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Il tradimento è una ferita profonda. Arriva all’improvviso o dopo lunghi silenzi e lascia dietro di sé un senso di smarrimento, dolore e disorientamento. Quando la fiducia si spezza, ci si chiede se e come sia possibile ricominciare. Superare un tradimento non significa dimenticare, ma attraversare il dolore, comprenderne il significato e scegliere con consapevolezza la direzione da prendere.

Dopo la lettera che Bruno mi ha scritto, ho riflettuto molto, sulle mie inconsapevoli mancanze e sui motivi dei suoi tradimenti. Fin da quando l’ho conosciuto, ho visto in lui un’incontenibile sessualità, che mi rendeva la donna più felice e soddisfatta del mondo. Poi, i miei traumi adolescenziali sono emersi prepotentemente ed ho perso interesse nel sesso, attribuendo a lui il mio rifiuto. Com’era prevedibile, Bruno ha cercato altrove quello che non potevo dargli. Ma ora che ho ritrovato la mia lucidità, vorrei riprovare a ritrovare quella serenità che mi è mancata per tanto tempo.

Mi ricordo le ultime due volte in cui abbiamo fatto sesso: La prima volta è stata un sabato di luglio quando c’erano i fuochi artificiali. Quella volta abbiamo rischiato una denuncia per atti osceni! Per quella occasione ero vestita tutta d’oro: abitino in lamé aderente, borsetta, scarpe ed un micro tanga. Abbiamo cenato e poi siamo andati a passeggiare lungo il porticciolo. Poco prima di arrivare sul piazzale, ci sono una specie di porticati con delle arcate che si affacciano sull’imboccatura del porto. Proprio mentre stavamo passandoci sotto, sono iniziati i fuochi e, per via di tutta la gente che era rivolta con il viso in su, noi che eravamo più indietro, non vedevamo niente. Bruno mi disse «non riesco a vedere un cazzo!»: infatti io non lo vidi, ma sicuramente lo sentii perché, approfittando che tutti erano rivolti verso il porto e nessuno guardava verso la nostra parte, anche piuttosto buia, mi trascinò contro la parete, mi ficcò la lingua in bocca ed una mano nelle mutandine. Essere in quella situazione, con tutta quella gente a tre metri di distanza e con i fuochi che potevano finire da un momento all’altro, mi fecero andare fuori di testa.

Quel pazzo di Bruno non ebbe il minimo indugio, ma fu una scopata galattica. Per aprirmi meglio, avevo appoggiato il piede destro sulla seduta in pietra ricavata nella parete di roccia e cercavo di essere solo io a muovermi perché temevo che qualcuno potesse vedere i suoi movimenti da dietro. Sono venuta in un lampo e gli ho intimato perentoriamente di venirmi dentro, altrimenti non avrei saputo come pulirmi. Mi ha riempita come un bignè e, prima di lasciarlo uscire e provocare un altro disastro, gli ho preso dalla tasca posteriore il fazzoletto e me lo sono infilata nelle mutandine affinché assorbisse tutto. Poi siamo andati a mangiare il gelato e mi sono fiondata in bagno a sistemarmi. Lì ho scoperto con orrore che, nonostante le precauzioni prese, avevo uno schizzo di sperma sull’interno della coscia, poco sopra il menisco quindi non coperto dal vestito!

La seconda volta che abbiamo fatto sesso, invece l’avevamo programmata. Quella settimana avevamo traslocato nella nostra nuova casa e, a causa del casino e della conseguente stanchezza, non avevamo fatto sesso per un po’ di giorni. Avevamo così deciso che quel sabato sera saremmo andati a cena fuori e scopata in macchina. Quella sera mi sentivo veramente troia per via dei giorni di astinenza, per cui mi vestii con un paio di shorts in jeans così stretti che mi marcavano il solco della patatina, in maniera veramente oscena. Sotto mi ero messa il tanga del bikini fuxia, assicurandomi che l’elastico si vedesse uscire bene sopra le anche. Il seno era coperto da un top bianco semitrasparente senza reggiseno ed i capezzoli sparavano fuori come chiodi. Ai piedi misi un paio di zeppe alte, con i laccetti fuxia coordinati con le mutandine.

Quando abbiamo attraversato il paese a piedi, Bruno ha fatto ancora il giochetto di farmi camminare da sola dieci metri davanti a lui… da vero porco! Ed io sembravo un troione, in cerca di cazzi! Il cameriere del ristorante, quando mi ha vista, balbettava e non mi toglieva gli occhi dalle tette e dal solco della mia patatina. Dopo aver mangiato, dovevamo trovare in posto dove «consumare» ed a Bruno venne l’idea di andare in un belvedere davanti al mare. Il problema furono però le zanzare che ci stavano mangiando, però avevamo così tanta voglia che decidemmo per una piazzola a lato della strada, ma c’era troppo passaggio di auto, per cui rinunciammo alla scopata e ripiegammo sulla masturbata reciproca.

Iniziò Bruno, slacciandomi i pantaloncini e facendomeli togliere, poi mi stuzzicò a lungo i capezzoli attraverso il top setoso, con frequenti palpate di tette a piena mano ed infine iniziò a giocare con il mio ombelico massaggiandomi il pancino ed i fianchi. In quel momento pensai: «ma quando cazzo si decide a mettermi una mano sulla figa?». In quel momento avevo una voglia folle di essere masturbata e mi accontentò presto, mettendoci grande impegno a toccarmela e «pastroccarmela» in ogni modo possibile. Intanto io gli avevo slacciato i pantaloni e gli strizzavo il pacco come una forsennata. Mi mancava poco a venire, per cui mi tolsi le mutandine e divaricai le gambe al massimo possibile dentro l’auto. Il ginocchio destro era incollato al finestrino ed il sinistro al volante. Bruno iniziò una serie di decise pressioni sul mio pube con il pollice, mentre mi rigirava l’indice nella patatina ed il mignolo nel buchetto posteriore. Dopo poco sono venuta come una fontana e mi ci volle tempo per riprendere il controllo della mente e soprattutto della mano che non aveva mai lasciato la presa dal suo cazzo.

Ora toccava me farlo impazzire! Gli abbassai gli slip ed impugnai il suo cazzo che fremeva di ricevere un trattamento adeguato a quello che avevo ricevuto io. Sapevo che dopo tutti i toccamenti che aveva già ricevuto, mentre mi masturbava e per via dei lunghi giorni di astinenza, la sua resistenza non sarebbe durato a lungo, ma avevo voglia di giocarci e di farlo divertire il più possibile. Per cui iniziai una sega molto lenta ed il glande era già imperlato dei suoi umori e ciò permetteva alle mie dita di scivolare alla grande lungo l’asta. Al lavoro di mano, aggiunsi quello dello sguardo, che tenevo fisso nei suoi occhi con intrigante e complice intensità. Il mio lavorio di mano e di sguardi lo stava portando velocemente all’orgasmo e mi avvisò che da lì a poco avrebbe capitolato, nonostante i suoi sovrumani sforzi di prolungare il più possibile quei momenti. Gli feci il giochino della «roulette russa», che consisteva nell’iniziare una sequenza di tre veloci pompate con la bocca, poi ci si stacca rimanendo con il viso vicino al suo glande. Tre decise segate ed attendere un paio di secondi, per poi di nuovo tre pompate di bocca e così via. Quando arriva la sborrata in bocca si vince la roulette, se invece la spruzzata di sperma lava la faccia, si perde. In entrambi i casi, bisogna svuotare completamente il maschio nel modo in cui ha iniziato a venire, ossia: se ha iniziato a schizzare in viso non si può parare il colpo mettendoselo in bocca.

Quella sera mi sentivo così troia e volevo mostrargli tutta la mia porcaggine che ho voluto perdere, per cui ho attivato tutte le mie percezioni per cogliere l’esatto istante nel quale sarebbe venuto e ho coordinato bene i tempi di mano e bocca e prendermi la sua enorme sborrata in faccia che mi ha distrutto il pesante trucco che mi ero messa quella sera.

Ho preso la mia decisione e voglio comunicarlo a Bruno. Con l’aiuto delle mie figlie ho organizzato un viaggio verso il Gargano, dove avremmo trascorso una decina di giorni di puro relax. Durante le ore di viaggio, abbiamo parlato parecchio e ci siamo detti tutto quello che pensavamo, senza nascondere nulla dei nostri sentimenti. Eravamo quasi a metà mattinata e sono vestita leggera, con una gonnellina che copriva il perizoma nero con sopra una maglietta che evidenziava i miei seni liberi da ogni costrizione. Il sudore aveva bagnato la maglietta ed i capezzoli erano ben in evidenza. Mio marito ci ha scherzato un po': «sembri una puttanella pronta a farti montare». Quella battuta mi ha eccitato talmente tanto che, prima di arrivare nell’area di sosta, mi sono piegata sul suo cazzo e gli ho fatto un pompino, facendolo sfogare nella mia bocca. «Accidenti, mi stai davvero facendo morire. Dai, che sborro!» mi ha detto ed io sono rimasta con una voglia pazzesca, che spero ben presto di togliermi.

Non vedo l’ora di arrivare in hotel per sfogarmi ed una fermata in autogrill sarebbe stata provvidenziale, per sciacquarmi la bocca e darmi una rinfrescata per proseguire il viaggio. Quando scendo per andarmi a rinfrescare, Bruno mi segue e sento i suoi occhi penetranti e carichi di lussuria; capisco benissimo cosa pensa, mentre mi vede lì con la mia gonnellina ed i seni a vista con i capezzoli che rischiano di bucare la stoffa. In giro c’è pochissima gente ed entro nella toilette, che fortunatamente è pulito e così mi infilo nell’ultimo, quello più in fondo al locale. Faccio per chiudere la porta, quando sento una mano forzarla e Bruno entra chiudendo la porta dietro di sé. Resto immobile, stupita dal gesto inaspettato, ma, nello stesso tempo, quasi sperato. Senza dire nulla, le sue mani afferrano decise i miei seni, mentre comincia a baciarmi in bocca. La sua lingua entra prepotentemente nella mia. Il gesto è così deciso come la sua prepotente fermezza, le mani mi strizzano i capezzoli ed il bacio cosi impetuoso, mi provocano subito un orgasmo violentissimo, che subito mi fa aprire le gambe, nell’attesa di esser scopata come l’ultima delle troie. Lui mi appoggia alla parete, mi alza la maglietta e libera il mio seno nudo. Subito prende a leccare e mordere i capezzoli, facendomi impazzire di piacere, mentre le sue mani scendono sotto la mini e mi sfilano il perizoma. Vedo che si abbassa i pantaloni e, senza far altro, mi fa mettere una mano dentro. La sua verga è durissima e solo l’idea di averlo dentro, mi porta quasi ad avere un altro orgasmo. Mi abbasso e lo porto alle labbra, lui geme e mi invita a succhiarlo. «Brava leccalo e succhialo che poi ti sfondo!».

Ci gioco un po’, ma lui non ha intenzione di perder tempo; mi fa sollevare una gamba e la appoggia sul water, io lo afferro e porto quella meraviglia a contatta della mia fica, che sta già schiumando; poi metto le mani sul suo culo ed aspetto. Lui prende le mie natiche e mi penetra con un solo affondo, rude e violento, lasciandomi senza fiato. Le pareti della vagina sono ben lubrificate dal primo orgasmo avuto e, incomincia a scoparmi senza ritegno. Sento il mio corpo spinto contro la parete del bagno ed il piacere continua a salire. Si spinge tutto dentro di me e quando le sue palle sbattono conto il mio culetto, emetto un gemito, che lui prontamente spegne con un bacio. Continuo ad appoggiare le mani alle sue natiche per sentir spingere dentro di me quell’arnese stupendo e, quando lo fa quasi uscire, per poi infilarlo di nuovo tutto dentro, mi fa godere tantissimo. Ho un orgasmo continuo, repentino e sempre più intenso, roba da svenire. Non riesco più a fermarmi e lo assecondo nei movimenti, mentre ogni singola mia cellula è travolta dal piacere ed i muscoli vaginali operano al meglio per accoglierlo facendomi, nello stesso tempo, sentire assurdamente riempita. Sono esausta e sfinita dalla repentina serie di orgasmi provati, mentre lui sembra esser infaticabile: non è ancora venuto! Lo guardo negli occhi e lo supplico di concludere.

– “dai Bruno, vienimi dentro e vedi di farlo in fretta: potrebbe arrivare qualcuno”, lui mi guarda e sorride con un ghigno beffardo.
– “aspetteranno!”.

Poi riprende a scoparmi con più veemenza. Mi morde i capezzoli sino a farmi male e, ben presto, riprendo a godere senza che la mia mente possa pensare ad altro se non ad impazzire per il piacere che sto provando. Godo urlando il mio piacere nella sua bocca e lascio che lui faccia quello che vuole. Lo prego ancora una volta di venire, ma lui imperterrito continua a scoparmi, senza pietà. Mi sento bruciare la figa come non mi era mai successo. Lo tira fuori e poi, quando lo affonda di nuovo tutto dentro, sbattendomi le palle sulle mie chiappe, ho solo il fiato per emettere un nuovo gemito, presto seguito da un altro e, infine, da un ulteriore orgasmo. Bruno lo estrae e mi invita a succhiarlo per farlo sborrare. «Non riesco a venire, ho scopato troppo poco, prendilo in bocca e fammi venire». Mi rendo conto che è passato troppo tempo e devo, in ogni caso, porre fine al gioco. Mi piego veloce e cerco di prenderlo tra le labbra, ma sto scomoda: il luogo è troppo angusto per un bocchino fatto bene, così gli prendo solo l’inizio della cappella e comincio a succhiarla, lui continua a incitarmi di prenderlo tutto in bocca, ma, non ci riesco. Lui si spazientisce, mi fa alzare e mi fa piegare con le mani appoggiate al coperchio del water, si mette dietro di me e rapidamente me lo rimette nella figa da dietro e riprende a pomparmi con un ritmo fortissimo. Mi prende il terrore che volesse mettermelo nel culo. Mi scopa violentemente e sento la fica che mi brucia ancor di più. Lo sento che si appoggia alla mia schiena, mi prende le tette e, stringendole mi dà un paio di colpi, che quasi mi sfondano, poi, finalmente, sborra dentro di me.

Un getto caldo riesce a riempirmi tutta e a farmi godere ancora una volta. Resto sfinita appoggiata al muro, mentre lo sento che si svuota dentro di me. Sento la sua sborra colare giù per le gambe e mi sembra che stia pisciando da quanta ne esce. Lui rapidamente tira si tira sù i pantaloni e mi bacia dolcemente. Esce prima lui, mentre aspetto un attimo per riprender fiato e ritornare ad assumere un aspetto normale. Velocemente mi pulisco con della carta e poi esco anch’io.

Riprendiamo il viaggio, mentre Bruno mi tiene la mano ed io chiudo gli occhi, stringendo forte le cosce, pensando di aver dimostrato a mio marito di voler restare per sempre con lui.

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