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Lui & Lei

UNA PIACEVOLE ATTESA


di Grande_Bruno
21.07.2025    |    2.049    |    0 9.0
"Sento ancora la sua mano sulle mie palle e al pensiero di lei che godeva non riesco più a trattenermi..."
Era il mese di agosto del 1980 ed ero al mio primo incarico nella sezione antidroga. Ebbi il compito di seguire un pregiudicato per scoprire i suoi contatti. Ero seduto nella sala d’attesa della stazione di Bologna, in attesa di incontrare i miei colleghi del luogo, che avrebbero dovuto sostituirmi nel pedinamento. Al divanetto di fronte al mio, mi accorgo che una bellissima ragazza mi guarda. Lei non cerca altro che un contatto visivo e me lo sta facendo capire chiaramente. In quella sala d’attesa siamo solo io e lei. Seduta davanti a me con le sue gambe leggermente aperte, fino a quanto quella meravigliosa e minuscola minigonna le permette. Intravedo mutandine bianche, in contrasto con la sua pelle abbronzata e la gonna nera.

Mi fissa negli occhi ed è chiaro che vuole capire se sono così spregiudicato da abbassare la vista per godere a pieno di quello spettacolo così erotico. Non resisto, abbasso gli occhi e nello stesso istante lei chiude le gambe. Sta giocando con me e, questa sua mossa, ha ripercussioni pressoché immediate sulla mia eccitazione. Mi ha appena dato l’ennesima dimostrazione di dove voglia portarmi. Sto al gioco e, sentendo crescere la mia eccitazione, fingo di sistemarmi meglio sulla mia sedia e approfitto per allargare anch’io un po’ le gambe per mettere meglio in mostra il rigonfiamento crescente. Ora sono io che fisso i suoi occhi ma lei, come prevedevo, non fa una piega. Sa che sono eccitato, non ha bisogno di guardarmi tra le gambe. Ed ora è lì ad aspettare la mia prossima mossa. Sono agitato, lei lo sa perfettamente e si diverte anche per questo.

Non ho altre idee oltre a quella di portarmi una mano sulla patta rigonfia per cominciare a massaggiare un po’ quell’eccitazione così pressante. Lei accenna un sorriso, come se i suoi piani stessero filando esattamente come previsto. Mi ha in pugno, perché farei qualsiasi cosa per metterle una mano tra le gambe, per vedere se anche lei è eccitata quanto me. I miei occhi evidentemente non riescono a nasconderle proprio nulla, perché lei si alza e, con un gesto rapido, si sfila quelle mutandine e me le lancia addosso. Le prendo al volo, sentendole calde ed umide. Dove mi porterà questo gioco non lo so, ma si fa sempre più eccitante e voglio scoprire tutto, piano piano. Avvicino alla bocca quelle mutandine bianche e respiro a pieni polmoni il suo odore.

Spettacolare!!! Toccherebbe a me ora fare il prossimo passo, ma lei mi toglie dall’impiccio e si alza di nuovo, mi passa vicino e afferra dalle mie mani le sue mutandine. Io non le lascio, così mi alzo anch’io e la seguo, come se quelle mutandine fossero per me un guinzaglio condotto con maestria. Ed è così che mi porta dritto nel bagno. Entriamo tutti e due, lei si assicura che la porta sia chiusa a chiave, si tira su la minigonna e si siede sul piano del lavandino.

Ha le gambe oscenamente aperte e davanti a me ho una figa depilata al punto giusto, luccicante per l’eccitazione. Allungo una mano per toccarla, ma lei me l’allontana e fa cenno di no con l’indice, per poi indicare, con lo stesso dito, il pacco che ormai mi esplode nei pantaloni. Non vedevo l’ora di tirarlo fuori, mi stava quasi facendo male lì dentro, così stretto. Svetta fuori orgoglioso… se poteva diventare ancora più duro, lo diventa ora che me lo ritrovo in mano, con quella figa che mi fissa. Lei lo guarda ed inizia a toccarsi. Io sono lì, come un idiota, con il cazzo in mano ed a vederla così eccitata, inizio a menarmelo lentamente. Lei continua a stuzzicarsi la figa con quelle dita affusolate, mentre fa scivolare l’altra mano, sotto la camicetta, per pizzicarsi un capezzolo.

La situazione è di quelle da blackout cerebrale ed ammetto che non ci sto capendo più nulla. Mi sento l’uccello incredibilmente duro ed inizio a segarmi più velocemente. Sento già che verrò presto, non è possibile resistere a lungo con una così davanti. Come se non bastasse, lei scende dal lavandino e si gira dandomi una visione ancora più eccitante. Vedo culo e figa e da sotto, le sue dita che continuano a masturbarla… è abile, sa quel che ci vuole per far impazzire un uomo… e così gioca ad allargarsi la passera con le dita e ogni tanto ne infila uno dentro. Vorrei leccarle quel dito ma lo fa lei per me e se lo lecca con la stessa avidità, con cui l’avrei fatto io. Vorrei saltarle addosso e riempirla del mio impeto, ma non trovo il coraggio per farlo; ho paura di rovinare tutto ed allora continuo a segarmi il cazzo mentre mi godo lo spettacolo. Si rigira di nuovo, apre del tutto la camicetta e mi offre il suo seno, piccolo e sveglio. Continua a toccarsi ed a penetrarsi con le dita. Mi scopro con la bocca semi aperta e con la lingua pronta come se stessi davvero leccando tutto. Lei mi vede, sorride… e mi mette il suo dito in bocca. Mmmmh!!! Lo prendo tutto, ha un sapore di cui non posso accontentarmi ma dovrò farlo. Mi toglie il dito dalla bocca e lo passa sulla cappella. Anche lei è curiosa di conoscere il mio sapore. Deve piacergli perché è ancora con quel dito in bocca. Ma dico io… ce l’hai davanti un bel cazzone duro, prendilo direttamente in gola, no?

No, evidentemente vuole farmi completamente sbarellare. Torna a titillarsi la figa, stavolta più velocemente, come volesse dettare il ritmo della mia sega. La seguo, sento lo sperma riempirmi le palle. Rallento un po’, lei invece accelera. Non posso seguirla altrimenti dovrei venire. Riprendo la sega con un ritmo più lento… il cazzo è davvero duro, nodoso. Lei è sempre con quelle gambe spalancate e la figa torturata dalle sue stesse mani. Il suo respiro è sempre più veloce, si mischia con il mio. Ora ha tutte e due le mani sulla figa, con una la tiene larga, con l’altra si tocca il clitoride. Devo sborrare, assolutamente!!! Invece è lei che si lascia andare al suo orgasmo. Rallenta di colpo il ritmo delle sue mani, butta indietro la testa, continuando a guardarmi e lascia che il suo respiro faccia quel che vuole finché non si calma.

Ha i capezzoli ancora in tiro ed ora il suo sguardo è appagato, soddisfatto. Mi regala ancora un sorriso. Bacia il suo dito e mi tocca la cappella… è il suo grazie. Poi mi dà una strizzatina alle palle… ed è il suo in bocca al lupo. Già, perché un attimo dopo si abbassa la minigonna, apre la porta e va via. La tentazione di seguirla è tanta ma so che non otterrei nulla di più. Sento ancora la sua mano sulle mie palle e al pensiero di lei che godeva non riesco più a trattenermi. Mi avvicino al lavandino e lascio esplodere la mia sborrata proprio nel punto in cui era seduta lei. Fiotti di sperma che mi danno brividi di piacere. Mi guardo allo specchio e mi vedo con quella faccia che è un misto tra un idiota e un maiale. Torno in sala d’attesa e lei non c’è più, forse è meglio così.

Sarà difficile dimenticare quel pomeriggio.


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