Gay & Bisex
La Batteria
23.07.2026 |
3.589 |
10
"I nostri respiri tornano lentamente a normalizzarsi, così come si ammosciano gli uccelli..."
Ancora oggi mi chiedo se le case automobilistiche sappiano realmente cosa mettono in vendita: ABS, airbag, ESP, clima bizona e chi più optional ha più ne metta. E poi, chissà come mai, quando la batteria si scarica e l'auto si blocca, non c’è più nulla da fare. È incredibile: abbiamo schermi da sette pollici che fanno di tutto, navigatori che ti portano sulla luna a momenti e sedili che massaggiano, ma poi il guasto più semplice ti lascia a piedi.Sulla quattro-per-quattro che mi sta riportando a casa, con la radio accesa e il clima in funzione, mi rendo conto che qualcosa non va. Un rapido sguardo al cruscotto e mi sembra un albero di Natale: una buona parte delle spie è accesa.
Cazzo!
Riesco a fermarmi in una piazzola di sosta e spengo il motore. Provo a ripartire, ma nulla da fare. Quando capisco che non ho speranze, prendo il telefono e chiamo il numero verde dell'assicurazione per richiedere un carro attrezzi.
Rimango quasi un'ora in attesa, senza neanche poter utilizzare le doppie frecce, finché non arriva il furgone attrezzato. Scende un ragazzo giovane.
«Qual è il problema?», chiede anche un po’ seccato.
«Penso sia la batteria», rispondo.
Lui, dopo aver controllato con un aggeggio ultracomputerizzato, conferma. Mi spiega che per cambiarla non basta sostituire la vecchia con la nuova, ma bisogna necessariamente recarsi in officina e, una volta cambiata, collegare il computer per resettare il sistema.
«Facciamo quel che c’è da fare e non perdiamo altro tempo!» ribatto, ora che sono io quello scocciato.
Si posiziona con il furgone davanti alla mia auto e, dopo averla sistemata, la fa scivolare sul piano predisposto. Salgo con lui e ci avviamo in officina.
All'arrivo un altro ragazzo, anch'egli molto giovane, mi saluta. Fatta scendere l'auto, la portano all'interno del locale di lavoro.
«Lei dove abita?», mi chiede, e mi sembra già più gentile del collega.
«Perché?», domando io.
«La sua auto ha una batteria con una carica molto potente. L’abbiamo già ordinata, ma fino a domattina non ce la consegnano. La riaccompagniamo a casa e la veniamo a riprendere quando la vettura sarà pronta».
Cazzo!
Ma non vedo soluzioni alternative: le auto di famiglia sono tutte impegnate. Il ragazzo del furgone mi invita a seguirlo e con la sua auto mi accompagna a casa; per fortuna abito piuttosto vicino.
«Vedrai che domattina presto ti chiamano e sarà tutto risolto», prova a rincuorarsi mia moglie.
«Lo spero» rispondo «perché la riunione di domani è piuttosto importante e non c’è nessuno dei colleghi che mi possa sostituire!».
A seguire faccio un giro di telefonate per procrastinare l’incontro in attesa degli esiti dell’officina. A nulla valgono i trattamenti notturni che la mia consorte prova a prodigarmi: «Rivestiti, cara, stasera non è sera». E lei, rassegnata, esegue, lasciandomelo pendulo tra le gambe.
La sveglia mattutina mi scaraventa ancora assonnato giù dal letto, ma dell’auto non arriva nessuna nuova fino alle 10:00.
«Sono Mirco dall’officina. Vengo a prenderla: l'auto è pronta».
Il breve tragitto è accompagnato da una conversazione standard: il ragazzo conosce di vista uno dei miei figli, sta continuando l’attività aperta da suo padre, il giro di lavoro è aumentato parecchio e la vicinanza con l’autostrada e altre arterie cittadine sta aiutando il giro d’affari.
«Piero, mostra al signore che l’auto parte e che tutto è a posto!» il collega esegue.
«Meno male» dico guardando l’orologio «e sono pure in anticipo per la mia riunione!». Mi sento più sereno.
«Andiamo in ufficio a sbrigare le formalità», mi invita Piero facendomi strada.
«Sistemiamo anche ’sta menata» commento cercando nella custodia il libretto e i documenti per la predisposizione della fattura «Accettate anche pagamenti in natura?» lo schernisco temendo il salasso.
Piero non coglie l’ironia: «Lei pagherà solo batteria e manodopera. Il servizio di carro attrezzi è a carico dell'assicurazione». E mi allunga il documento da firmare per accettazione e il pos per il pagamento.
M’infilo la mano nella tasca interna della giacca per cercare il portafoglio e precipitarmi alla riunione: non c’è… Tasche dei pantaloni: non c’è. Guardo Piero imbarazzato.
«Temo dovremo considerare davvero la possibilità di procedere con il pagamento in natura».
Si alza e, mentre mi si avvicina, abbassa completamente la cerniera della tuta da lavoro: l’apertura evidenzia due massicci pettorali definiti da una fitta linea di pelo scuro che prosegue lungo l’addome per tuffarsi nell’irsuto pube, da cui fa capolino un randello di dimensioni ragguardevoli.
«È uno scherzo…», lo guardo allibito: non è possibile che stia avvenendo sul serio. Sembra la scena di uno dei più avvilenti film porno.
«Affatto…».
Sedendosi sulla scrivania di fronte a me a gambe spalancate, mi afferra saldamente con le mani la nuca, spingendola verso il cazzo che comincia ad eccitarsi.
«Io… io sono etero, mi piacciono le donne!» bofonchio la prima risposta che mi viene in mente.
«Ascolta, facciamo in questo modo: chiamo mia moglie e mi faccio portare…»
«Per quello ci sarà tempo dopo» la stretta sulla nuca si fa più salda. Una mano mi lascia e comincia a picchiettarmi l’uccello sul viso: è caldo ed emana un aroma aspro «Adesso, come una brava troietta, te lo prendi tutto in bocca…»
«Ma io…», provo a divincolarmi, ma la cappella umida mi chiude in un attimo la bocca. Non mi resta che ingoiarlo…
Memore dei servizi di cui ho beneficiato da parte di mia moglie e della mia zelante segretaria, provo ad imitarne i gesti. Avvolgo l’asta con la lingua bagnandola per bene. La sfilo ammirando il lavoro.
«Come inizio non c’è male!» commenta il meccanico «Continua pure!»
Avvicino nuovamente la cappella umida alle labbra e la aspiro insieme a quanta più asta mi è possibile. Le mani di Piero non hanno lasciato la mia testa un momento: ora che sa che mi sono abituato alla sua presenza, è lui a guidare la scopata di bocca.
La porta si apre e ricompare Mirco. Mi fermo, ma uno schiaffo in pieno viso mi costringe a continuare il lavoretto.
«Chi ti ha detto di fermarti?», mi rimprovera allungandomi un’altra sberla.
Mirco non sembra minimamente sorpreso: «Un altro che ha dimenticato il portafogli?» chiede avvicinandosi al collega, al quale abbassa la tuta da lavoro iniziando a titillargli i capezzoli turgidi e sfiorandogli dolcemente il collo con un bacio.
«A quanto pare…»
«E com’è?»
«Giudica tu!», e si sfila per lasciare il posto all’amico mentre lo spoglia baciandolo.
Ed ecco che mi ritrovo a spompinare la canna di Mirco che, in quanto a dimensioni e fisicità, non ha nulla da invidiare a Piero.
«Niente male, davvero» commenta il primo divertito.
«Già…» concorda Piero avvicinandomi nuovamente il suo membro.
‘Come uscire da questo impasse e arrivare in tempo alla riunione?’ Mentre penso al da farsi, li afferro con le mani cercando di elargire ad entrambi un adeguato servizio. Sono duri, grossi e pulsano di voglia.
‘Però, tutto sommato, è divertente fare un bocchino…’ Ma che cazzo sto pensando?
I due mi incitano a leccare ancora e ancora mentre, questo sì, penso con terrore a quando verranno e mi sborreranno addosso, macchiandomi irreparabilmente il costoso completo griffato. Non ho il tempo di perdermi ulteriormente in questi pensieri.
«Alzati!», ordina Mirco aiutandomi ed iniziando a palparmi il culo. Piero lo segue a ruota e così mi ritrovo addosso quattro mani che mi denudano in un lampo — almeno l’abito è salvo — accarezzando ogni parte del mio corpo.
«Ehi, se sei veramente etero direi che l’uccello in tiro non ti si addice in questo momento. A meno che…» e nel parlare uno dei due allunga una sculacciata su uno dei miei glutei «…tu non sia un finto etero. E allora questo bel culo tra poco ce lo rivelerà!».
Non so chi dei due abbia parlato. So solo che la mia testa viene nuovamente spinta verso il basso, tra le gambe pelose di Piero, mentre il mio bacino viene inclinato in avanti. Sento i pollici di Mirco massaggiare il mio ano. Gli occhi mi si riempiono di terrore ma non posso parlare: mi ritrovo di nuovo con un cazzo in bocca.
Mirco si è definitivamente posizionato dietro di me accucciandosi. Ha sostituito le dita con la lingua: la punta forza il buco bagnandomi per bene. Mentre lecco e succhio il cazzo di Piero, l'altro si alza e sento la sua asta che si insinua tra le mie chiappe.
«Ma che fai?», riesco a ribellarmi per un istante dall’oppressione di Piero e a gridare. «Dai, non l'ho mai preso!», protesto.
Lui, incurante delle mie parole, appoggia la cappella cominciando a muoverla intorno al buco bagnato e poi inizia a spingere, forzando pian piano il pertugio. Il cazzo inizia a farsi strada dentro di me. Cerco di divincolarmi un po', ma l'amico davanti non mi molla.
Mirco mi prende le misure: entra ed esce più volte e, quando è certo che mi sono abituato alla sua presenza, inizia a scoparmi sul serio. Il suo uccello trova la strada con maggior facilità ora, tendendo ulteriormente le pieghe dell’ano e allargando anche lo sfintere interno.
Io gemo di dolore, ma sento farsi strada, oltre ai cazzi che mi stanno sfondando davanti e dietro, un piccolo piacere che cresce.
Mirco nel frattempo, a suon di spinte e colpi di bacino, riesce a ficcarmelo tutto dentro. Sento la base più larga che si fa strada e rompe i miei argini; l'uomo si muove deciso e mi incula forte: «Ti piace, vero che ti piace?».
Non posso rispondere a voce per via della bocca piena, così gli faccio cenno di sì con la testa.
Una sonora sculacciata sulla chiappa mi informa che il primo round è finito. Piero mi toglie il cazzo dalla bocca: finalmente respiro.
«Inginocchiati lì!», e mi la sua sedia girevole con i braccioli. È tanto scomoda da rendermi quasi impossibile muovermi, e non riesco ad intuirne lo scopo…
Mi ritrovo lì, culo all'aria e testa sul bordo dello schienale. Piero si mette dietro di me e appoggia il suo cazzo al mio culo. Il suo diametro è maggiore di quello dell’altro e, quando spinge ed entra, sento che mi sta allargando ancora…
«Piano! Ce l'hai grosso!» mi lamento, ma lui neanche mi ascolta. Dopo che l'amico mi ha sverginato, mi penetra con tranquillità, noncuranza e decisione, senza fermarsi e senza sconti: sento tutti i centimetri del bastone profanarmi e stringo i denti. Mirco, davanti a me, mi fa aprire la bocca e infilzandomi la gola.
Il cazzo dietro mi stantuffa veloce spaccandomi le budella e aprendomi in due; a fine corsa sento i coglioni schioccare contro le mie chiappe.
Vorrei urlare dal dolore e dal piacere ma non posso: posso solo sbuffare come la cagna eccitata che sono.
Improvvisamente il cazzo dalla mia bocca scompare, così come quello nel culo.
Oddio, mi gira la testa… Fermate la stanza… Sta girando tutto… Che minchia sta succedendo!?
Semplice: per facilitarsi il compito e divertirsi ulteriormente, mi cambiano posizione sfruttando la sedia girevole. Culo e bocca non hanno tregua: ora mi possono sfondare e sfasciare tutto a loro piacimento.
In un equilibrio che definire precario è riduttivo, inizio a masturbarmi alla bell’e meglio. La mano sul cazzo, una volta che riesco a tenercela, va veloce e spedita. L’uccello è durissimo e la continua stimolazione anale non mi permette di trattenermi: sborro sulla stoffa della sedia urlando tutto il mio godimento col culo pieno.
Nel folle girotondo che sto vivendo, sento le spinte dei due velocizzarsi. Non so chi mi stia inculando ora, ma mi godo la vampata di calore nelle viscere: la sua sborra mi riempie il canale di liquido bollente. Uscito uno, ecco che l’altro mi richiude subito: poche spinte ben assestata e anche lui si lascia andare. Altro sperma nel mio culo oramai largo e rosso.
Si accasciano a terra sudati e ansimanti, lasciandomi sulla sedia a quattro zampe come un trofeo. Sbuffano dandosi un cinque con la mano. I nostri respiri tornano lentamente a normalizzarsi, così come si ammosciano gli uccelli.
«Vieni qui! Dagli una pulita e poi rivestiti! » eseguo lucidando entrambe le cappelle e le aste ingoiando lo sperma che le imbratta.
«Ora vai! Ci vediamo per il tagliando!»
Cos’avranno voluto dire?
meccanico officina sesso orale sesso anale gang bang umiliazione doppia penetrazione scambio servizi
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La Batteria:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
