Le notti proibite della dolce vita
Vorrei raccontarvi una serie di storie che nascono dai ricordi, dalle avventure e dalle memorie di un amico di mio padre che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente: Ciriaco D., per tutti semplicemente Ciro.
I racconti che vorrei proporvi sono liberamente ispirati alla sua incredibile vita e al materiale del suo libro autobiografico (Cocaina a Roma), che ho qualche giorno fa ripescato tra gli scaffali della mia biblioteca. Rileggendo i racconti incredibili che vi sono, ho deciso di iniziare a mettere su carta la memoria di quegli incontri, l'atmosfera di un'epoca irripetibile e la voce di un personaggio decisamente fuori dagli schemi.
Incipit
Era il 1993 quando mettemmo in moto la Mercedes coupé di mio padre diretti in Spagna. A bordo eravamo in tre: mio padre alla guida, mio cugino e io. La nostra meta era Villarico, un piccolo e tranquillo paese di pescatori vicino ad Alicante, dove Ciro si era rifugiato dopo una vita devastante di vicissitudini, tra carcere, fughe e persino una gambizzazione da parte della Banda della Magliana.
Mio padre era un avvocato stimato, un uomo serio e di specchiata professionalità. Non ha mai toccato droghe in vita sua, ma aveva due grandi passioni: il gusto per la bella vita e un amore sconfinato, quasi incallito, per le donne. Negli anni della sua giovinezza, intorno ai suoi trent'anni, frequentava la Roma bene della Dolce Vita, tra Via Veneto e il Jackie O’. Ed è proprio in quell'ambiente di charme e sregolatezza che le loro strade si erano incrociate: mio padre era diventato l'avvocato di Ciro, seguendolo nelle sue vicende legali e stringendo con lui un rapporto di profonda amicizia e complicità durato decenni.
Ciro era un personaggio unico. Un uomo di una simpatia travolgente, intelligente, ironico, ma anche il principale punto di riferimento per lo spaccio di cocaina nella capitale. Attorno a lui ruotava il jet set dell'epoca: attori famosi come W. C., volti celebri della TV come L. L. e persino P. V. Proprio P. V., nei giorni roventi dell'arresto di W. C., sopraffatto dal panico, andò a citofonare di nascosto sotto casa della madre di Ciro, pregandola dalla finestra di parlarecon il figlio affinché il suo nome venisse tenuto rigorosamente fuori dai verbali. E non mancavano neppure i grandi nomi della musica: il grande F.C. e persino i R. e P., prima di diventare famosi e scalare le classifiche, piazzavano la roba per conto di Ciro nei salotti giusti.
Per Ciro la cocaina non era solo un business, ma il carburante per serate infinite e sregolate. La nightlife della Roma bene sfociava sistematicamente in festini privati ad altissimo tasso erotico: orge eleganti e sfrenate dentro attici e villini riservati, dove cocaina, lusso e sesso libero si fondevano senza freni inibitori. Erano serate in cui donne bellissime e personaggi intoccabili della Roma che contava si spogliavano di ogni compostezza, lasciandosi andare ad alchimie carnali, triangoli e giochi sessuali, anche estremi, che duravano fino al pomeriggio del giorno dopo.
Dopo anni di assenza — lo ricordavo appena quando da bambino andavamo nel suo ristorante a Conca d’Oro — stavo andando a ritrovare quel pezzo di storia romana proprio lì, sulla costa spagnola.
Messaggio per i lettori del forum
Ragazzi, questo è solo un piccolo assaggio dell'atmosfera e dei personaggi che andrei a raccontare. Le storie entreranno nel dettaglio di quelle notti, dei retroscena dello spettacolo e degli incontri ad alto tasso erotico di quell'epoca.
Se la storia vi incuriosisce e vi va di leggerne il seguito, lasciate un commento qui sotto! Se vedo che c'è interesse, procederò volentieri con i capitoli successivi. In caso contrario, ci leggiamo al prossimo racconto personale. Fatemi sapere cosa ne pensate!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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