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Lui & Lei

Avventure a Miami Cap. 2


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
24.07.2026    |    19    |    0 8.0
"Ballammo vicinissimi per ore, ubriachi di successo, soldi e attrazione, sotto gli sguardi invidiosi di metà locale..."
Le pale del ventilatore a soffitto giravano velocemente, muovendo l'aria calda e densa della suite di Key West. Quando aprii gli occhi, la luce del mattino penetrava già tra le persiane di legno grezzo, riflettendosi sul soffitto. Camila era ancora addormentata al mio fianco, nuda, con una gamba piegata sul lenzuolo e i capelli scuri sparsi sul cuscino. Era una visione che valeva da sola tutto il viaggio in Florida.

Verso le nove il suo telefono sul comodino iniziò a vibrare. Lei si mosse con un gemito pigro, allungò un braccio ambrato e rispose senza neanche aprire del tutto gli occhi.

«Pronto?... Ciao, signor Davis...» La sua voce cambiò all'istante, diventando debole e sofferta, recitata alla perfezione. «Sì, purtroppo sto ancora malissimo. Il medico dice che è un'intossicazione virale tremenda, ho ancora la febbre e non riesco a stare in piedi... Non penso proprio di farcela a rientrare prima di domani... Mi dispiace tantissimo, vi tengo aggiornati.»

Riattaccò la chiamata, buttò il telefono sul letto e si girò verso di me con uno sguardo furbo e una risata bassa, calda.

«Ecco fatto,» disse tirandosi su a sedere e lasciando cadere il lenzuolo sul bacino, scoprendo le tette sode con i capezzoli scuri ancora turgidi dall'aria condizionata. «Ieri è stato troppo bello. Non avevo nessuna intenzione di tornare a Miami oggi. La giornata è ancora nostra, Lorenzo.»

«Perfettamente d'accordo, mi vida,» risposi sorridendo, mentre allungavo una mano per accarezzarle il fianco nudo.

Ordinammo una colazione abbondante in veranda: frutta tropicale, pancakes con sciroppo d'acero e due caffè lunghi. Poi ci infilammo i costumi — lei il suo solito bikini nero minimale che metteva in risalto le natiche sode e la pelle d'oro — e, saliti a bordo della Barracuda, andammo verso il centro di Key West.

Al molo del villaggio prendemmo a noleggio una moto d'acqua, una Yamaha 1000 da duecento cavalli: un vero mostro.

«Sali dietro e tieniti forte,» le dissi indossando il giubbotto di salvataggio.

Camila salì a cavalcioni dietro di me, stringendomi la vita con le braccia e piantando le cosce nude contro i miei fianchi. Detti la caccia al gas e il jet-ski schizzò via sulla superficie trasparente del Golfo del Messico, sollevando due ali di schiuma bianca. Correvamo a tutta velocità tra le isolette minori e le secche di sabbia bianca, isolati dal mondo.

Ci fermammo in una lingua di sabbia deserta a un miglio dalla costa, dove l'acqua era alta poco più di un metro e calda come una vasca idromassaggio. Spensi il motore della moto d'acqua e ci buttammo dentro. L'adrenalina della corsa si trasformò subito in tensione erotica. Camila mi saltò letteralmente addosso nell'acqua salata, allacciandomi le gambe alla vita.

«Sei un pericolo, Lorenzo...» sussurrò mettendomi le mani tra i capelli e baciandomi con passione.

Le spostai il bikini nero di lato, infilando la mano tra le sue cosce già bagnate d'acqua di mare e di umori. La sollevai e la penetrai direttamente lì, in mezzo all'oceano, con la moto d'acqua che dondolava a pochi metri da noi sotto il sole tropicale. Fu una scopata rapida, bagnata, violenta per il desiderio. Le sue unghie mi graffiavano le spalle mentre lei gemeva ad alta voce, senza preoccuparsi che qualcuno potesse sentirla nel silenzio dell'oceano. Venimmo insieme con un brivido forte, tra le onde basse che ci accarezzavano i petti.

Tornati a riva, ci facemmo preparare un pranzo leggero in un chiringuito sulla spiaggia: ceviche fresco di spigola, nachos con guacamole e un paio di margaritas ghiacciate con il sale sul bordo del bicchiere. Mangiammo guardandoci negli occhi e godendoci la brezza dell'oceano.

Nel primo pomeriggio rimontammo sulla Plymouth Barracuda rossa. Ingranai la marcia, feci ruggire il V8 sotto le palme di Key West e ci rimettemmo sulla Overseas Highway per il viaggio di ritorno verso Miami. Il tragitto fu un riassunto perfetto di quella vacanza: musica ad alto volume, il vento caldo che ci asciugava i capelli, e la mano di Camila che ogni tanto scivolava dalla mia coscia verso la patta del mio costume per provocarmi mentre guidavo sulle Seven Mile Bridge.

Arrivammo a Miami nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per lasciare la Barracuda al noleggio e riaccompagnare Camila a casa sua a South Beach. Ci salutammo con un bacio profondo sulla bocca.

«Domani niente più scuse per la febbre, Camila. Si lavora,» le dissi sorridendo.

«A domani, Lorenzo. Fatti trovare pronto,» rispose lei strizzandomi l'occhio prima di sparire nel portone del suo palazzo.

La mattina dopo, alle 9:30 precise, ero di nuovo giù nella lobby del Fontainebleau. Ero ritornato a un abbigliamento adatto al lavoro e Camila arrivò puntualissima, anche lei in veste perfettamente professionale con un completo pantalone e giacca bianco avorio.

Dedicammo l'intera mattinata alla visita degli altri immobili nel database della sua agenzia: prima un appartamento a Bal Harbour, poi un attico a Brickell. Proprietà bellissime, ma nessuna aveva la magia, il valore speculativo e la posizione dell'attico a South of Fifth.

Tornato in hotel, salii nella mia suite, mi versai un bicchiere di rum e feci partire una lunga videochiamata con i miei soci in Italia. Mostrai loro le foto ad alta risoluzione, i planimetrici e i numeri dell'operazione a SoFi.

«Ragazzi, guardate qui,» dissi mostrando lo schermo. «Questo è il pezzo unico. Sulla carta valeva 3,6 milioni di dollari prima del crollo. La banca lo svende a 1,8, ma spingiamo per un milione e mezzo in contanti. Con il cambio a 1,60 lo portiamo via con poco più di 900.000 euro in totale.»

I miei soci fissarono il materiale, impressionati dalla qualità della proprietà.

«Cazzo Lorenzo, è incredibile,» disse uno di loro. «Anche se non l'abbiamo visto di persona, ci fidiamo ciecamente del tuo fiuto. Se dici che è quello giusto, procedi subito. Offriamo un milione e mezzo.»

Chiamai subito la mia broker:

«Camila, gli altri appartamenti sono belli, ma non c'è storia,» le dissi in spagnolo. «Il primo che mi hai fatto vedere due giorni fa... l'attico a South of Fifth. È quello il gioiello. La posizione è imbattibile, la vista sull'Atlantico è totale e la struttura è spaventosa.»

Camila sorrise, palesemente soddisfatta della mia valutazione. «Lo sapevo che ti eri innamorato di quello. È in assoluto la migliore proprietà sul mercato per rapporto qualità-prezzo in questo momento.»

«Bene. Allora non perdiamo tempo,» continuai con tono deciso, tornato al cento per cento concentrato sugli affari. «Facciamo la mossa. Contatta subito la banca e il tuo capo. Prepara i moduli per l'offerta formale.»

«A quanto spariamo, Lorenzo?» mi chiedette.

«Un milione e mezzo di dollari. Cash. Pagamento rapido e chiusura in due settimane.»

Sentii Camila sorridere al telefono, divertita dalla mia aggressività. «Un milione e cinque è un pugno in pancia per la banca, Lorenzo... La richiesta iniziale era 1,8, e sulla carta l'anno scorso valeva 3,6 milioni.»

«Ed è proprio per questo che accetteranno, Camila. In questo momento la banca ha un buco enorme a bilancio a causa dei subprime e ha bisogno di liquidità vera subito. Un milione e mezzo in contanti subito vale più di un milione e otto promesso a rate da qualcuno che poi non ottiene il mutuo. Digli che se dicono di sì oggi, firmiamo la chiusura nei prossimi 10 giorni. L'offerta è questa: prendere o lasciare. Ma voglio una risposta entro le 18.»

L'Accettazione e la Notte al LIV
Alle 17 in punto sentii squillare il telefono. Era Camila:

«Tutto apposto, hanno accettato!» mi confermò felice. «La banca ha già predisposto l'apertura del conto dedicato dove far arrivare il bonifico dall'Italia. Hanno la bava alla bocca per il contante diretto.»

«Perfetto. Allora stasera non si lavora più. Si festeggia,» le risposi.

Volevo il top assoluto di Miami, quindi scelsi proprio il LIV, il tempio assoluto della nightlife di Miami Beach, situato proprio all'interno del Fontainebleau. Scesi alla reception e prenotai un tavolo nel privè.

Quella sera ci presentammo al club in stile impeccabile. Camila era devastante: un vestito argentato metallizzato che scivolava sulle sue curve perfette, schiena scoperta e tacchi a spillo che la rendevano una regina. Entrammo bypassando una fila chilometrica grazie alla prenotazione del nostro tavolo nel privè rialzato, proprio sopra la console. Tra bottiglie di champagne Dom Pérignon servite con i fuochi d'artificio, musica house ad alto volume ed energia pura, la serata fu un'esplosione di adrenalina. Ballammo vicinissimi per ore, ubriachi di successo, soldi e attrazione, sotto gli sguardi invidiosi di metà locale.

A notte fonda la festa si trasferì nuovamente nella mia suite: una notte di sesso travolgente, profondo e senza freni, tra il grande letto king size e la solita vetrata illuminata dalle luci della costa.

Due giorni dopo ero all'aeroporto di Miami, pronto a imbarcarmi per l'Italia, con l'intesa che sarei ritornato entro 10 giorni con i miei soci per firmare tutti i documenti ufficiali.

Dieci giorni dopo, puntuali come un orologio svizzero, io e i miei due soci sbarcammo in Florida. La firma con la banca fu rapida e indolore: con il bonifico depositato sul conto americano, l'attico di South of Fifth divenne ufficialmente nostro per 1,5 milioni di dollari.

Restammo a Miami qualche giorno per festeggiare. Tramite i contatti di Camila ingaggiammo uno dei migliori interior designer di South Beach e investimmo altri 200.000 dollari per arredare la proprietà con un lusso moderno e minimale. Inoltre, affidammo la gestione dell'immobile all'ufficio di property management presente all'interno del palazzo stesso, che si occupò di affittarlo in tempi record a 15.000 dollari al mese.


Esattamente 5 anni dopo, quando il mercato toccò uno dei suoi picchi più alti, io e i miei soci decidemmo che era il momento perfetto per monetizzare. Mettemmo di nuovo l'immobile sul mercato e lo rivendemmo, sempre tramite Camila, alla cifra di 3 milioni di dollari.Considerando che nel frattempo il cambio con l'euro era tornato a 1,17,avevamo quasi triplicato il capitale.

Alla fine era stata l'operazione perfetta: non solo avevamo guadagnato una cifra fantastica che aveva segnato la svolta per la nostra società, ma quella parentesi americana mi aveva regalato giorni indimenticabili accanto a una donna splendida. Con Camila non fu solo un incastro perfetto di affari e passione travolgente; nacque una complicità autentica che andò ben oltre quel soggiorno a Miami Beach. Ancora oggi, a distanza di anni, siamo rimasti ottimi amici: ci sentiamo ogni tanto per farci una risata, ricordare i giorni della Barracuda rossa a Key West e scambiarci qualche dritta sul mercato.
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