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orge

i nuovi vicini


di poeta57
30.10.2026    |    1.795    |    2 9.8
"Non sono un superdotato, ma il mio cazzo completamente scapellato fa sempre una certa impressione alle signore..."
I nuovi vicini erano decisamente carini. Specie lei. Una bionda alta e slanciata con un bel paio di tette e un culo promettente.
Io li avevo adocchiati subito. Non avevo detto niente ad Anna. Volevo evitare i suoi soliti commenti spiacevoli. Volevo fosse lei, semmai, a parlamene. E, infatti, un paio di settimane dopo il loro arrivo nel nostro palazzo una sera Anna se ne uscì con un “Niente male i nostri vicini. Li ho beccati al super. Due piccioncini niente male, davvero”
Perché dovete sapere, miei cari lettori e lettrici, che io e mia moglie siamo entrati nel mondo dello scambismo ormai da dieci anni. All’inizio ero stato io ad insistere. Poi, dopo qualche malessere iniziale, la cosa si era appianata e anche Anna, mia moglie, gradiva quelle serate, magari non con la frequenza che io avrei gradito, ma, insomma, piaceva anche a lei.
Il nostro piacere massimo, adesso, era quello che di scoprire potenziali coppie e, se del caso, vincere le loro resistenze e farcele. Scusate il verbo diretto, ma non c’è espressione più adatta e corretta: volevamo farcele.
“Sì, li avevo notati anche io. Belle persone. Sarebbe divertente” risposi io ad Anna.
“Belle persone…, cretino: lei ha un fisico pazzesco e anche lui non è male” sorrise maliziosa mia moglie.
“Sembrano molto innamorati” osservai io.
“Vedremo” concluse lei.
Nei giorni successivi, a parte qualche corsa in ascensore insieme, non successe nulla di eclatante. Poi capitò una assemblea di condominio durante la quale ci ritrovammo ad essere seduti, casualmente, tutti e quattro vicini. Qualche battuta. Qualche sorriso. Al termine Anna li invitò a cena una sera e loro accettarono.
La cena fu divertente, ma senza sviluppi. L’unico progresso rispetto al nostro progetto, chiamiamolo così, fu che con due parole intuii che il lui, Giovanni, il marito, era sì innamorato, ma non era per niente insensibile al fascino femminile. Mi guardai bene da fare riferimenti alla bellezza di Anna, ma lasciai intendere che sessualmente la nostra vita matrimoniale era molto attiva e che Anna non era certo frigida. Giovanni mi parve meravigliato e interessato, raccontandomi che invece la sua ogni tanto la trovava un po’ spenta, cosa che disse aveva capito era abbastanza usuale in coppie sposate da molto. Noi no, ribadii io e lui prendendomi per un braccio se ne uscì con un “fortunato” che faceva intendere che da parte sua la porta era aperta se non spalancata.
Più tardi Anna mi riferì che invece Marcella, la moglie, era tanto bella quanto apparentemente poco interessata al sesso. Anna aveva provato a buttare lì qualche commento su qualche divo del cinema che le faceva sangue, come diceva lei, ma Marcella era rimasta molto abbottonata.
Fatto sta che da quella cena uscimmo con la loro promessa di invitarci a loro volta, cosa che capitò dopo un mese circa.
Tra le due cene con Anna pensammo e ripensammo a come era meglio agire. Concordammo che Marcella sembrava un osso duro e che quindi bisognava agire sia sul fronte di una innocente amicizia femminile che su quello di un mio leggero corteggiamento, magari aiutato da Sergio, un nostro amico di scopate, sempre disponibile ad aiutarci in queste imprese.
Che la corteggiassi io direttamente magari la avrebbe irrigidita, mentre con uno come Sergio, sconosciuto e gran bell’uomo, le cose potevano andare meglio.
Nei giorni scoprii dove Marcella lavorava e iniziai ad andare a pranzo intorno al suo ufficio, fino a quando, una settimana dopo quella prima cena, la incontrai in un bar da sola e le chiesi se avesse piacere di pranzare con me. Un po’ imbarazzata e mi parve anche un po’ contraria, ma accettò. Le raccontai un sacco di balle sul fatto che lavoravo anche io lì vicino e lei si tranquillizzò. Durante il pranzo chiacchierammo amichevolmente e nulla di più. L’unica cosa le dissi che anche il mio amico Sergio lavorava lì intorno e che magari un giorno avremmo potuto pranzare tutti insieme.
L’occasione capitò due giorni dopo. Io e Marcella eravamo già seduti al nostro tavolino quando Sergio, che avevo chiamato, arrivò e si diresse verso di noi. A vederlo camminare così bello, alto, sicuro con un bel fisico da palestra, osservai Marcella che una volta messo a fuoco non si perse neanche un passo del mio amico in avvicinamento.
Pranzo ancora una volta piacevole. Alla fine mi alzai per andare a pagare e li lasciai soli. Dopo Sergio mi disse che le aveva chiesto il cellulare e lei glielo aveva dato. Era per mettersi d’accordo a pranzare insieme. A me non lo aveva dato. L’osso duro cominciava a cedere.
Nella settimana successiva io non mi feci vedere, ma Sergio mi disse che avevano pranzato insieme praticamente tutti i giorni. Era pronta? Suggerii a Sergio di invitarla a cena. Cosa che fece e Marcella accettò. Il giorno della loro cena io feci apposta da incontrare Giovanni, il marito di Marcella, e dopo due chiacchiera di circostanza gli chiesi perché quella sera non cenavano con noi qualcosa così alla buona. “Volentieri, ma Marcella non può. È fuori a cena con la ditta.” Disse Giovanni ed io gli dissi che lo invitavo lo stesso per una pizza in compagnia. Lui accettò.
Appena solo, chiamai mia moglie e le dissi che quella sera ci saremmo cucinati la parte più semplice della coppia. Lei capì al volo e si precipitò a casa a farsi bella.
Quando Giovanni entrò in casa nostra trovò delle belle pizze fumanti, una bottiglia di prosecco ghiacciata e Anna, mia moglie, messa giù da corsa che lo accolse dandogli un bacio sulla guancia e appoggiando ben bene le tette sul suo costato. Giovanni, facendosi baciare e a quel contatto, divenne tutto rosso e mi guardò come a dire che non era colpa sua. Io feci finta di niente.
Cenammo e continuavo a versargli vino. A fine cena era euforico. Ci sedemmo sui divani e Anna allungò le gambe scoprendo il bordo delle autoreggenti che aveva indossato. Giovanni non sapeva dove guardare. Ad un cenno di Anna, io mi alzai e invitai Giovanni a raggiungermi nello studio. Lì gli dissi che era molto simpatico ad Anna, che noi eravamo una coppia così e così e che se a lui andava bene la serata poteva andare in una certa maniera. “Sicuro?” fu l’unica cosa che Giovanni riuscì a dire. Al che io risposi solo: “Ora io rimango qui e tu torna da Anna e vedrai” Cosa che lui fece.
Dopo un quarto d’ora tornai in sala e lo trovai che stava goduriosamente con la testa affondata tra le cosce fasciate dalla seta di Anna che con uno sguardo beato mi fece cenno di ciò di cui aveva bisogno. Mi avvicinai e glielo diedi. Lei immediatamente lo mangiò con foga per poi passare a leccarlo. Giovanni, nel frattempo, aveva alzato lo sguardo un attimo per rituffarsi tra le cosce di Anna che a risentirlo lì, emise un brontolio di goduria.
Mentre Giovanni stava scopando Anna come un animale (sembrava non scopasse da una vita), sul cellulare comparve un whatsapp di Sergio con un filmato. Marcella era sdraiata sulla pancia con la testa sulle lenzuola e un cuscino posato sotto la pancia a sollevarle il culo e l’inquadratura abbassandosi mise a fuoco il notevole bastone di Sergio infilato tra le chiappe stupende di Marcella.
Quello che ci era sembrato un osso duro aveva ceduto al bel Sergio in men che non si dica. Evidentemente i due non scopavano da tempo a giudicare dal sonoro del filmato di Sergio che era tutto urla e sospiri e ruggiti di Marcella.
Dopo quella sera, il problema era diventato come comportarsi alla successiva cena a casa loro. Far finta di niente? Impossibile. Qualcosa dovevamo inventare. La cosa più semplice sarebbe stato proporre loro di invitare anche Sergio, ma la cosa rischiava di incasinarsi.
Decidemmo di non fare nulla. Ce la saremmo visti quella sera. Qualcosa avremmo inventato.
Quella sera Anna si ripresentò vestita esattamente come a casa nostra. Giovanni a vederla vestita con quel vestitino corto che le fasciava le forme, il tacco e le calze nere se lo ricordò immediatamente, le andò incontro e le sussurrò “sei bellissima, come l’altra sera”
Sotto gli occhi di Marcella, Anna si allungò a baciarlo sulle guance premendo con evidenza il seno al suo costato, esattamente come aveva fatto a casa nostra. Io non feci una piega. In Marcella notai un imbarazzo che si materializzò nel bacio che lei diede a me tenendosi a distanza siderale.
La cena fu tranquilla. Un unico momento di imbarazzo da parte loro fu quando Anna si dichiarò affamata di carne come non mai. Marcella si scusò perché aveva fatto del pesce e Anna, ridendo, se ne uscì con un “anche il pesce mi piace da pazzi”. Marcella, non capendo o facendo finta di non capire, rispose che era un salmone di quasi due chili e Anna non perse l’occasione per fare la spiritosa dichiarando che i pesci grossi le piacevano ancora di più e che aveva una fame tremenda.
Dopo cena, ci ritrovammo seduti a coppie, Anna con Giovanni e io con Marcella. Sottovoce le dissi che Sergio le mandava i suoi più caldi saluti. Lei mi guardò come a chiedere se io sapessi e io le risposi che le cene di ufficio sono il modo migliore per rilassarsi. Lei sorrise imbarazzata.
Quando si alzò per andare in cucina a prendere qualcosa, io la seguii. Rimasti soli lei mi chiese cosa Sergio mi avesse detto. Io non risposi, ma mi avvicinai, la strinsi a me e cercai di baciarla. Lei scostò il viso e allontanandosi di poco disse: “Sei pazzo? C’è Giovanni di là!”
“Non è un problema” risposi, prendendola per mano e portandola sulla porta da dove si vedeva la sala. Giovanni stava baciando Anna con passione.
La ritirai dentro in cucina e tornai a baciarla. Lei, confusa, questa volta non si ritrasse. Affondai la lingua con un evidente eccitazione e la strinsi facendole sentire sulla coscia la mia erezione.
“Non possiamo” sospirò lei.
La spinsi giù e velocemente me lo tirai fuori. Non sono un superdotato, ma il mio cazzo completamente scapellato fa sempre una certa impressione alle signore. Marcella trovandoselo lì davanti, provò a tirarsi su, ma io la tenni giù col viso davanti al mio cazzo e sospirai: “Non ti eccita come quello di Sergio?” e ancora “Fammi quello che gli hai fatto, troietta” Sergio nella telefonata il giorno dopo mi aveva detto quanto le era piaciuto fare un pompino e quanto le piaceva il dirty speaking.
Lei aprì la bocca e iniziò. La lasciai fare un bel po', poi la tirai su e la feci appoggiare ad un mobile di cucina. Poi le tirai su la gonna e le abbassai le mutandine. Era pronta. Decisamente. “Ti piace fare i pompini, troietta!” e glielo infilai. Lei involontariamente urlò e continuò ad urlare fino a quando non raggiunse l’orgasmo anche grazie alla mia mano sul suo clitoride.
Dopo, le feci riordinare e le dissi: “Andiamo di là”
Di là trovammo Anna sdraiata sul divano di nuovo con Giovanni tra le cosce. Ancora una volta Anna mi fece un cenno e io glielo diedi da leccare e baciare e mangiare. Intanto io avevo ripreso a baciare Marcella e a titillarle il clitoride. S’era un po’ raffreddata, ma in breve tornò in orbita. Al che io ordinai a Giovanni di smetterla con Anna e di inculare sua moglie. Lui mi guardò come se gli avessi chiesto l’impossibile. “Non sai come si fa?!”
Mi staccai da Anna, presi Marcella che ormai mi seguiva come in bambola, la feci sdraiare sull’altro divano sempre di pancia, le bagnai il sedere con abbondante saliva e poi, guardando Giovanni, disse infilando la cappella “si fa così” e sprofondai in Marcella che dopo aver lacrimato un attimo per il primo dolore aveva ripreso ad ansimare. Anna, nel frattempo, aveva raggiunto Giovanni e si era fatta cavalcare.
La serata finì con Marcella stravolta dai due orgasmi che aveva avuto che guardava sognante Giovanni che si scopava Anna mentre io da dietro gli allargavo il sedere, lo bagnavo e lo inculavo. Sentendomi dentro lui inarcò la schiena e Anna mugolò qualcosa come un “sì più forte. Bravo così” e io più lo pompavo, più lui pompava Anna.
Capite adesso perché all’inizio dicevo che volevamo “farceli”
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