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incesto

Villa del peccato 2 - Una compagna infedele


di the_extension
22.07.2026    |    330    |    0 9.6
"Lo prese in mano e iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e stretti, guardandolo dal basso..."
La luce del mattino filtrava debole attraverso le persiane chiuse. L’aria dentro la villa era già calda e densa, impregnata dell’odore di corpi che avevano sudato tutta la notte. Sofia si svegliò con un sussulto. La figa le pulsava ancora, leggermente gonfia e sensibile. Sentiva il cotone delle mutandine appiccicato alla carne umida. Per un istante pensò di aver sognato tutto, ma il sapore salato sulla lingua e il leggero indolenzimento tra le gambe le ricordarono che era tutto reale. Suo zio l’aveva masturbata. L’aveva fatta venire mentre sua madre dormiva a mezzo metro di distanza.
Anna si stiracchiò accanto a lei.
«Tutto bene, tesoro? Hai dormito male?» chiese con voce assonnata, accarezzandole i capelli.
Sofia arrossì violentemente e annuì senza guardarla negli occhi. «Solo... caldo» mormorò.
Scesero in cucina. Gli altri erano già lì.
Roberto era in piedi accanto al tavolo, torso nudo, solo un paio di pantaloni della tuta grigi bassi sui fianchi. Il rigonfiamento del cazzo semi-duro era visibile mentre si versava il caffè. I suoi occhi incrociarono quelli di Sofia per un secondo. Un sorriso appena accennato gli piegò le labbra. Lei abbassò immediatamente lo sguardo, le guance in fiamme.
La sua compagna, Elena, era vestita solo con una canotta corta e degli slip neri. Si muoveva per la cucina con fare possessivo, sfiorando spesso Roberto come di suo solito. I suoi capezzoli spiccavano sotto il tessuto sottile, segno che non portava un reggiseno.
A fare colazione c'erano anche Alessio, Lara, Giulia, Marco, Carmela e Anna.
Alessio, 39 anni, muscoloso e rozzo, era seduto a gambe larghe, il fisico da ex muratore che occupava troppo spazio. Prima della reclusione forzata era sul suo furgone di ritorno da un cantiere. Accanto a lui, Lara, 18 anni, biondina e fragile, cercava di rendersi invisibile. Indossava una maglietta oversize che le arrivava a metà coscia. Lei era ancora una studentessa in attesa del diploma, che oramai suonava come un ricordo lontano.
Marco, figlio di Roberto, e Giulia erano due compagni di università che stavano tornando dall'università. Giulia, 19 anni, con il suo corpo procace e il culo alto e tondo, si muoveva in shorts cortissimi che lasciavano intravedere metà delle natiche. Marco, 21 anni, non le toglieva gli occhi di dosso.
Carmela e Anna erano grandi amiche 21enni anche loro universitarie ma non conoscevano Giulia e Marco. Loro cercavano di organizzare la giornata come se fosse tutto normale.
Ma niente era normale.
Roberto era ancora ossessionato dalla notte precedente e cercò un modo per stare da solo con Sofia per qualche minuto.
Infatti durante la mattinata, mentre spostavano scatoloni di provviste in cantina, Roberto e Sofia furono soli e lui la spinse contro una parete umida, tra due scaffali.
«Hai ancora il mio odore addosso?» le sussurrò all’orecchio, premendo il corpo contro il suo. Sofia sentì chiaramente il cazzo duro dello zio premerle contro la pancia.
«Zio... ti prego... qualcuno potrebbe scendere...» implorò lei, avvicinandosi di più.
Roberto infilò una mano nei suoi shorts e due dita direttamente dentro la fighetta ancora sensibile. La scopò lentamente, con movimenti circolari, mentre con l’altra mano le tappava la bocca.
«Stanotte ti voglio di nuovo. E stavolta voglio sentire quanto sei stretta attorno alle mie dita mentre vieni» ringhiò. La baciò, mordendole il labbro inferiore, poi la lasciò lì, ansimante e bagnata, con le ginocchia molli.
Il resto della giornata fu una lenta tortura.
A pranzo i corpi si sfioravano di continuo nello spazio stretto. Odore di sudore, di pelle calda, di eccitazione repressa. Alessio continuava a provocare Lara, facendola chinare per prendere cose dagli scaffali bassi, godendo della vista delle sue mutandine. Una volta le diede una pacca sul culo “per scherzo”, forte abbastanza da farla sobbalzare.
Nel pomeriggio, mentre Roberto era fuori a controllare il generatore, Elena attirò Marco nella lavanderia con la scusa di spostare le asciugatrici.
Elena chiuse la porta a chiave con un clic secco. L’aria nella piccola stanza era calda, umida, impregnata dell’odore di detersivo e di bucato stantio. Si voltò verso Marco con un sorriso lento, pericoloso.
«Tuo padre sta già marcando il territorio» disse a bassa voce, avvicinandosi fino a premere il seno contro il petto nudo e sudato di lui. «Ha messo gli occhi su Sofia. E da come cammina quella ragazzina stamattina, non si è limitato a guardare.»
Marco deglutì. Il suo respiro si fece più pesante. Elena lo sentì chiaramente: il cazzo gli si stava già ingrossando dentro i pantaloni leggeri.
Lei fece scivolare una mano verso il basso e lo strinse da sopra il tessuto.
«Io non ho nessuna intenzione di passare mesi qui dentro a fare la brava mogliettina mentre tuo padre si scopa quella verginella di tua cugina» mormorò, accarezzandolo lentamente. «E tu... tu sei giovane, pieno di rabbia e di voglia. Lo vedo da come guardi il culo di Giulia.»
Elena si abbassò lentamente in ginocchio davanti a lui. Gli abbassò pantaloni e boxer con un gesto deciso. Il cazzo di Marco saltò fuori, già duro, giovane, spesso, con una vena che pulsava lungo tutta l’asta.
«Cazzo, sei proprio ben dotato» sussurrò Elena con ammirazione famelica. Lo prese in mano e iniziò a masturbarlo con movimenti lenti e stretti, guardandolo dal basso.
«Vuoi vendicarti di tuo padre, Marco? Vuoi mettergli le corna con la sua donna mentre siamo tutti chiusi qui?»
Non aspettò la risposta. Aprì la bocca e se lo infilò dentro fino in gola in un colpo solo. Succhiò con avidità, rumorosamente, sbavando copiosamente mentre la testa andava avanti e indietro. La sua lingua lavorava sotto la cappella, succhiando forte, mentre una mano gli massaggiava le palle pesanti.
Marco gemette, afferrandole i capelli castani. Elena si fermò un attimo, tirò fuori il cazzo lucido di saliva e lo guardò negli occhi.
«Dimmi che vuoi scoparmi. Dillo forte.»
«Voglio scoparti» ringhiò Marco, la voce già roca di desiderio.
Elena si alzò, si tolse la canotta e gli slip in pochi secondi. Il suo corpo maturo era perfetto: tette sode, vita stretta, fica completamente depilata e già gonfia, lucida di bagnato. Si girò, appoggiò le mani sull’asciugatrice e inarcò la schiena, offrendogli il culo alto e tondo.
«Allora prendimi. Sfogati. Immagina che sia Giulia.»
Marco le afferrò i fianchi con forza e spinse. Il cazzo entrò tutto in un colpo solo, aprendo la fica calda e bagnata di Elena. Lei gemette di piacere.
«Cazzo sì... così... più forte!»
Marco iniziò a martellarla senza pietà. Il suono osceno della carne che sbatteva riempiva la lavanderia: pac-pac-pac-pac-pac. Le sue palle sbattevano contro la fica di Elena, che colava abbondantemente lungo le cosce.
Elena girò la testa verso di lui, ansimando:
«Più forte! Immagina di aprire la fighetta stretta di Giulia... di farla godere mentre la scopi come una troia...»
Quelle parole accesero qualcosa di oscuro in Marco. Afferrò Elena per i capelli, tirandole violentemente la testa indietro mentre la fotteva come un animale. Schiaffeggiò il suo culo sodo più volte, lasciando impronte rosse.
Elena venne per prima, tremando violentemente, la fica che si contraeva e spruzzava intorno al cazzo di Marco. Lui la seguì poco dopo, spingendo fino in fondo e scaricando fiotti densi e caldi di sperma dentro di lei, riempiendola fino a farne colare fuori.
Rimasero così per quasi un minuto, ansimanti e sudati.
Elena si girò, lo baciò con lingua profonda e poi gli sussurrò all’orecchio:
«Questo è il nostro segreto. Da oggi io e te lavoriamo insieme. Tuo padre non sarà l’unico a divertirsi qui dentro.»
Si rivestì senza pulirsi, lasciando che lo sperma di Marco le colasse lentamente lungo l’interno coscia mentre usciva dalla lavanderia.
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