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Un orgasmo… tettoso


di ringo00
27.06.2026    |    365    |    0 8.0
"“Marta, è stato fantastico!” sussurrò entusiasta, gli occhi brillanti, “dobbiamo assolutamente rifarlo!” Marta era tornata nel suo abituale, serio stato d’animo: “..."
-ATTENZIONE- QUESTO RACCONTO È UN’OPERA DI FANTASIA

Marta era seduta in ginocchio nella sua stanza, le mani alle tempie, occhi chiusi dietro le lenti dagli occhiali dalla sottile montatura; attorno a lei appunti sparsi, fogli svolazzanti e pagine di testi, il tutto leggermente lambito dalla brezza del ventilatore. Faceva caldo quel giorno di giugno, l’estate era alle porte, ma non c’era tempo per spassarsela: l’esame della maturità era alle porte, e Marta cercava di memorizzare la tesi, ripensandosela tra sé a mezza voce come un mantra. Ad un certo punto però si fermò, le doleva la testa, doveva staccare un attimo; il suo sguardo scorse la cameretta, posandosi infine sul letto, dove la sua migliore amica, Lea, stava rivedendo degli appunti mordicchiando il tappo della penna, accigliata; era distesa sulla pancia, dondolando le belle gambe, lo sguardo concentrato sul testo. Marta e Lea erano amiche da tempo, unite ma profondamente, anzi, abissalmente diverse: Lea era piccolina ma atletica, gambe da cerbiatta, capelli biondi e sottili, occhi castani e fisico atletico, risultato di anni di atletica che le avevano garantito un sedere sodo come una pesca e un seno di modesta dimensione ma decisamente sodo. Marta era esattamente il contrario: il suo fisico era più formoso, seno abbondante, aveva un po’ di ciccia sulla pancia, le cosce morbide, lentiggini ovunque e portava gli occhiali: il ritratto della classica secchiona. Proprio mentre stava per tornare ai suoi appunti, Lea si mise di scatto a sedere: “Uff, basta, non ne posso più!!” escalamó, “Devo fare una pausa altrimenti mi scoppia la testa!” Marta la guardó comprensiva: l’ansia per gli esami e il caldo potevano giocare brutti scherzi. Lea si guardava attorno nervosa, alla evidente ricerca di uno svago, quando i suoi occhi ebbero un guizzo: “Marta, posso vedere le tue tette??” La diretta interessata si volse di scatto: “Scusa, non stavo ascoltando, cosa stavi dicendo?” Lea sbuffó: “Ho detto: posso vedere le tue tette?” Marta rimase tanto spiazzata da quella richiesta da far cadere i fogli: credette ad uno scherzo, Lea aveva un certo talento per quelle cose, ma la sua espressione era seria, non era uno scherzo! Sedeva sul letto, le gambe incrociate, in attesa di una risposta; e cosa dovrei rispondere, pensó Marta. Cercó di sviare l’attenzione di Lea, borbottando che non era il momento per gli scherzi, ma la bionda non mollava: “Eddai, studiamo da ore, ho bisogno di una distrazione… su, fammele vedere!”
Marta si mordicchió il labbro: non aveva un buon rapporto con il suo corpo, e nemmeno a farlo apposta il seno era proprio la parte che preferiva di meno: il suo seno aveva iniziato a cresce alla fine delle elementari, e a diciott’anni portava quasi una quinta, due mammelle bianche e pallide come mozzarelle lentigginose; le odiava al punto che quando faceva la doccia lasciava appannare lo specchio del bagno di proposito pur di non vederle, e ora Lea le stava chiedendo di mostrarle, che poteva fare?? Lea si era nel frattempo avvicinata, ora sedeva davanti a lei, in attesa. “Prima tu…” disse infine Marta: era una mossa meschina, ma sperava bastasse a fare desistere la curiosità di Lea, ma con sua delusione questa non fece una piega: fece spallucce, mormorò va bene e si alzò la maglietta fino al collo: non aveva il reggiseno, e due bellissime tettine rosa e sode apparvero agli occhi di Marta, che fece tanto d’occhi: era la prima volta che vedeva il seno di un’altra donna così da vicino! “Fatto, ora tocca a te!”
Marta tornó alla realtà: era con le spalle al muro, e oltretutto si era messa in trappola con le sue mani, ormai non poteva tirarsi indietro: arrossendo, prese a sbottonare lentamente la camicetta, Lea seguiva attentamente i movimenti delle sue dita; alla fine la camicia fu completamente aperta, mostrando il reggiseno di pizzo bianco che conteneva quelle tette vergognosamente grandi e scandalose. “Ecco…” sussurrò, ma Lea mise su un musetto imbronciato: “Non vale, io non ho il reggiseno sotto, toglilo anche tu!”
Marta deglutì rumorosamente, e con sommo imbarazzo lasció scivolare la camicia lungo le braccia, chinandosi in avanti per aprire il gancetto del reggiseno, e con imbarazzata lentezza se lo sfilò, restando a torso nudo davanti all’amica. Non osava guardarla, stava arrossendo così intensamente che gli occhiali si stavano appannando; Lea si sporse in avanti, gli occhi brillavano come quelli di una bambina davanti ad un giocattolo nuovo: “Oh-porca-vacca…” sillabò incanta, “ma hai delle tettone giganti! “ Marta iniziava a sentirsi veramente a disagio: “Dai, le hai viste, adesso basta…” disse debolmente, cercando di coprire il seno con le mani, ma Lea la fermó: “Su, lasciati guardare un pochino…” È a pochi centimetri dal mio seno, sento il suo respiro sulla pelle, aiuto! , pensó Marta con il cuore che batteva all’impazzata. Emise uno squittio sorpreso quando Lea le posò una mano sulla mammella sinistra, accarezzando languidamente. “Mmm~ oltre che grandi sono pure morbidissime, che invidia…” sospirò, senza togliere la mano. Un nuovo versetto da topo sfuggí dalla bocca di Marta quando Lea le sfiorò il capezzolo con la punta del dito: il roseo bocciolo si irrigidì all’istante, facendo sprofondare dalla vergogna la sua proprietaria. “Ohhh! “ esclamò Lea tutta eccitata, “guarda che roba! Credevo che le tette grosse non fossero sensibili, guarda che capezzoli duri che hai!!!” Marta preferì non ribattere, ma Lea era ben lungi dal l’aver finito: si portò dietro di lei, afferrando saldamente entrambe le tette, impastandole a piene mani. “Mamma mia, sono dei meloni! Se te le tocco così mi sembra di avere a che io le tettone!”
Marta gemette: la situazione stava diventando calda, e la cosa più preoccupante era che non le stava dispiacendo! A un certo punto le sfuggì un gemito: “Leaaaa… mi fai male così, sii più delicata…” La bionda di scusó: “Mj dispiace, mi sono fatta prendere dall’entusiasmo. Cambio di approccio, lento e morbido, va bene?” Le sue mani tornarono ad accarezzare le tette di Marta, stavolta più dolcemente, con movimenti lenti e regolari; Marta sospirò, più calma: quelle carezze non erano affatto così spiacevoli, non era più imbarazzante come poco prima, tanto che chiuse placidamente gli occhi, lasciando che Lea godesse del suo seno. Qualche piacevole minuto dopo, Lea saltó fuori con un’altra idea: “Oh! Aspetta, questo l’ho visto fare in un video porno!” Lasció la presa e si inginocchió davanti a Marta, che la osservava incuriosita; “Abbraccio! Ti va?” domandó con voce dolce, le braccia aperte in segno di invito. Marta stavolta non ebbe dubbi: si avvicinò a Lea e si lasciò stringere tra le sue braccia; il contatto dei loro seni le strappò un piacevole, caldo brivido, ma fu abbastanza padrona di sé stessa per non darlo a vedere. Lea la strinse forte, le sue tettine premute contro la quinta di Marta; senza dire nulla, inizió a strusciarsi lentamente, i capezzoli impegnati in un silenzioso, sensuale duello: quelli di Lea, minuti e color rosa chiaro e quelli di Marta, più scuri è decisamente più grandi, si accarezzavano, duri come borchie. Lea posò la testa sulla spalla di Marta, la guancia appoggiata alla sua; “Ho la figa bagnata…” le sussurrò all’orecchio. Marta arrossì leggermente, ma non commentó quella sfacciata rivelazione. Nulla però frenó il gridolino che emise pochi secondi dopo: la mano di Lea era strisciata rapida e silenziosa fin tra le sue gambe, accarezzandole languidamente il pube da sopra i pantaloni. Mi sta toccando, pensó Marta con la testa che le bolliva, mi sta toccando.. la.. la death zone! Lea intanto non si era fermata, aveva iniziato a darle dei soffici bacini sul collo, strappandole qualche lieve sussulto. Le dita di Lea si erano fatte strada sotto l’elastico dei pantaloni di Marta, procedendo sicure verso la sua zona più delicata. Cacciò un guaito quando superarono il tessuto bianco delle mutandine che indossava, arrivando ad accarezzare il suo soffice triangolino pubico. “Scusa…” mormorò imbarazzata, “Non mi sono depilata…” Lea non mosse obiezioni: “Mi piace di più così, morbida come un peluche!” A quel punto il cervello di Marta andò in blackout, si mosse come una macchina: la sua mano si tuffò tra le gambe di Lea, superando senza troppi complimenti i suoi vestiti e trovando il solco bagnato, le sue dita si strinsero attorno al clitoride, più minuto del suo, che era decisamente più cicciottello. Lea gemette, riservatole lo stesso trattamento, pizzicando quel bel pezzo di carne sensibile e umido che sentiva fremere sotto suo tocco. Marta era sull’orlo dell’orgasmo: si strinse a Lea, le tette sudate e calde schiacciate sulle sue, mentre sditalinava senza sosta quella figa stretta e liscia. “M-Marta.. sto per venire…” mormorò la bionda; Marta era troppo presa per formulare una frase coerente: mossa dal puro istinto sigilló le labbra dell’amica con un bacio: era il primo che dava ad una donna, ma la sicurezza con cui lo fece lasciava pensare che fosse una cosa lungamente praticata. Entrambe erano all’apice della goduria: due dita nella figa per entrambe garantirono un orgasmo quasi in simultanea, fortuitamente frenato dal bacio. Lea, Lea, Lea, pensava freneticamente Marta, Lea, quanto mi fai godere!
Nonostante l’esplosione di piacere fosse ormai scemata, nessuna delle due sembrava voler togliere le dita dalla figa dell’altra; fu Lea a cedere per prima: sfilò lentamente la mano, coperta del nettare di Marta; le osservò, le dita tendevano un filo di succo trasparente, caldo e cremoso, leccandolo via golosamente: “Mmm, succo di figa…” disse schioccando le labbra. Marta non rispose, era troppo scossa; appena tolta la mano dalle mutandine si Lea si lasciò cadere all’indietro, le sue mammellone ebbero un sobbalzo quasi in slow motion, una mano al cuore; si sentiva calda e appagata, era quello che sí provava a scopare con una donna??? Lea si coricó accanto a lei, accarezzandola delicatamente dappertutto, dalla pancia al seno, pigiando delicatamente il capezzolo come un interruttore. “Marta, è stato fantastico!” sussurrò entusiasta, gli occhi brillanti, “dobbiamo assolutamente rifarlo!”
Marta era tornata nel suo abituale, serio stato d’animo: “. Va bene, ma dopo che abbiamo finito di studiare!” Lea sbuffó, ma obbedì, tornó sul letto e riprese a leggere la tesi. Marta si rimise la camicia senza però abbottonarla: aveva ancora i capezzoli bollenti, e il fresco del ventilatore era una gradevole carezza, la figa ancora umida per il tocco di Lea. Ripensó a quello che era appena successo: aveva avuto la prima esperienza lesbica della sua vita, e le era piaciuto tantissimo! Al pensiero che ci sarebbe stata una seconda volta, i suoi capezzoli sì inturgidirono, in attesa di un nuovo orgasmo tettoso…

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