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trio

L'università - Cap. 1 - La notte insonne


di the_extension
26.02.2026    |    3.051    |    6 9.8
"Invece di fermarsi, aumentò il movimento: si montò sul cazzo di Riccardo con furia, le mani sul petto di lui, la figa che schiaffeggiava contro le palle..."
Il campus universitario di Milano era un labirinto di edifici grigi e anonimi, pieni di studenti che correvano da una lezione all'altra come formiche impazzite. Marco, un ragazzo di diciannove anni fresco di maturità, si era trasferito lì da un paesino del sud, con la valigia piena di sogni e la testa piena di cazzate su come sarebbe stata la vita universitaria. Libertà, feste, ragazze. Invece, i primi mesi erano stati una routine noiosa: lezioni di economia che lo facevano sbadigliare, esami che lo tenevano sveglio fino a tardi a studiare, e una stanza condivisa con Riccardo, un tipo del secondo anno che sembrava uscito da un catalogo di Abercrombie.
Riccardo era alto, muscoloso, con i capelli castani sempre pettinati all'indietro e un sorriso da stronzo che conquistava tutti. Era fidanzato con Martina, una ragazza del primo anno come Marco, ma con un'aura da pantera che la faceva sembrare anni luce avanti. Marco l'aveva notata subito: capelli neri lunghi fino al culo, occhi verdi che ti trapassavano, e un corpo che sembrava scolpito per far girare la testa. L'aveva vista spesso uscire dalla loro stanza, sistemandosi il vestito sgualcito o aggiustandosi il reggiseno con un gesto malizioso, mentre Riccardo le dava un bacio sulla porta. "Ciao, amore," le diceva sempre lui, con quella voce da playboy. E lei rispondeva con un ghigno: "Alla prossima, stallone."
Marco fingeva di studiare al suo tavolo, ma non poteva fare a meno di sbirciare. Martina era libertina, si diceva in giro. Non nascondeva il suo appetito per il sesso, e Riccardo sembrava il suo giocattolo preferito.
I primi mesi passarono tranquilli. Marco e Riccardo si davano il buongiorno al mattino, parlavano di calcio mentre si vestivano, e dividevano la pizza fredda la sera. "Ehi, bro, stasera studio fino a tardi," diceva Marco, e Riccardo annuiva: "Fai pure, io esco con Martina. Non ti disturberemo."
Marco era vergine, o quasi - un paio di pompini goffi al liceo non contavano - e quelle scene immaginate lo facevano impazzire.
Una notte, però, tutto cambiò. Erano le due del mattino, e Marco dormiva profondamente dopo una maratona di studio per l'esame di macroeconomia. Il suo telefono era spento sul comodino, e la stanza era immersa nel buio, illuminata solo dal bagliore fioco della luna che filtrava dalle tapparelle mezze aperte. Riccardo, invece, era sveglio.
Marco non lo sapeva, ma quel pomeriggio aveva mandato un messaggio a Martina: "Vieni stanotte? Ho bisogno di quella figa stretta. Entra piano, Marco dorme come un sasso." Lei aveva risposto con un emoji di una pesca e un diavolo: "Arrivo alle 2. Preparati a farmi urlare."
La porta si aprì con un clic delicato, e Martina sgattaiolò dentro, scalza, con indosso solo un trench leggero che le arrivava alle ginocchia. Riccardo era già sdraiato sul suo letto, nudo dalla vita in giù, il cazzo mezzo duro che puntava verso l'alto. "Ssh, amore," sussurrò lui, afferrandola per la vita non appena lei si avvicinò. "Marco è lì, non svegliarlo." Martina ridacchiò piano, slacciandosi il trench e lasciandolo cadere a terra. Sotto, era nuda come mamma l'aveva fatta: tette sode con capezzoli rosa, figa depilata che luccicava già di eccitazione. "Fanculo Marco," bisbigliò lei, salendo sul letto e mettendosi a cavalcioni su di lui. "Voglio il tuo cazzo dentro di me, ora."
Iniziarono piano, con baci umidi e mani che esploravano. Riccardo le palpava il culo, stringendolo forte, mentre Martina gli strofinava la figa contro l'erezione. "Dio, sei già bagnata fradicia," mormorò lui, infilandole due dita dentro. Lei gemette piano: "Sì, cazzo, proprio lì. Fammi sentire piena."
Ma l'eccitazione li tradì. Martina iniziò a muoversi più veloce, e Riccardo, preso dal momento, le diede una sculacciata forte sul culo. Il suono echeggiò nella stanza come uno schiaffo in una chiesa vuota - pam! - seguito da un gridolino di Martina: "Ah! Stronzo, fai piano!" Ma era troppo tardi. Quel rumore secco, amplificato dal silenzio della notte, svegliò Marco di soprassalto.
Marco aprì gli occhi, il cuore che gli martellava nel petto. Per un secondo pensò a un ladro, ma poi sentì i sussurri. Si girò piano sul fianco, fingendo di dormire, e sbirciò attraverso le ciglia socchiuse. Il letto di Riccardo era proprio di fronte al suo, a meno di due metri di distanza. Vide tutto: Martina a cavalcioni su Riccardo, la schiena inarcata, le tette che rimbalzavano mentre si impalava sul suo cazzo. "Oh sì, scopami più forte," ansimava lei, la voce bassa ma carica di lussuria. Riccardo le afferrò i fianchi: "Prendilo tutto, troia. Senti come ti allargo quella figa?" Lei rise piano, un suono roco e porco: "Sì, cazzo, mi stai spaccando. Continua, non fermarti."
Marco sentì il sangue affluire al basso ventre. Il suo cazzo si indurì all'istante, premendo contro i boxer. Non poteva crederci: stavano scopando lì, a un passo da lui, come se non esistesse. La figa di Martina era completamente esposta alla sua vista - aperta, rosa, bagnata, che ingoiava il cazzo di Riccardo con movimenti ritmici. Ogni affondo produceva un suono umido, schiocchi che riempivano l'aria. Marco non resistette: infilò piano una mano nei boxer, afferrando il suo cazzo duro. Lo accarezzò lentamente, mordendosi il labbro per non gemere. "Cazzo, è incredibile," pensò, gli occhi fissi su quella scena. Martina si muoveva come una pornostar, roteando i fianchi, gemendo: "Dammi di più, Riccardo. Voglio sentirti venire dentro di me."
Riccardo le strizzò le tette: "Sei una puttana insaziabile, eh? Prendilo, allora." La spinse più forte, e lei accelerò, il letto che cigolava piano. Marco aumentò il ritmo della sua mano, il respiro affannoso. Era perso, ipnotizzato dalla figa di lei che si contraeva intorno al cazzo di lui. Poi, improvvisamente, Martina girò la testa verso di lui. I loro occhi si incontrarono nel buio. Lei sapeva. Un sorriso malizioso le incurvò le labbra, e gli mandò un bacio volante, silenzioso, con la lingua che sfiorava l'aria. "Piccolo guardone," sembrava dire quel gesto. Invece di fermarsi, aumentò il movimento: si montò sul cazzo di Riccardo con furia, le mani sul petto di lui, la figa che schiaffeggiava contro le palle. "Oh cazzo, sto venendo!" gridò piano, il corpo che tremava. Riccardo grugnì: "Sì, vieni sul mio cazzo, Martina. Inondami."
L'orgasmo la travolse, le cosce che si stringevano, un gemito soffocato che sfuggì dalle labbra. Marco venne quasi in simultanea, schizzando nei boxer senza un suono, il cuore che gli scoppiava. Rimase immobile, fingendo di dormire, mentre lei si staccava da Riccardo con un pop umido. "È stato fantastico, amore," sussurrò Martina, chinandosi per un bacio. "Ora vado, non voglio svegliare il tuo coinquilino." Riccardo rise piano: "Già, povero Marco. Dorme come un bambino." Lei si rivestì in fretta, il trench che copriva di nuovo quel corpo da sogno. Prima di uscire, però, lanciò un'ultima occhiata a Marco, un occhiolino complice. Sapeva che era sveglio. Sapeva tutto.
La porta si chiuse con un clic, e la stanza piombò nel silenzio. Marco rimase lì, ansimante, il cazzo ancora mezzo duro nei boxer appiccicosi. "Che cazzo è successo?" pensò, il cervello in tilt. Non riusciva a dormire, ripensando a quella figa aperta, a quel bacio mandato a lui. Era l'inizio di qualcosa, lo sentiva. Ma cosa?

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