Lui & Lei
Calore sotto la pioggia sul Monte Beigua
Lucienk
04.05.2026 |
1.088 |
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"Continuo a spingere finché sento le sue ultime contrazioni, poi, dopo pochi colpi, arriva anche il mio momento..."
Questa è una storia vera vissuta con mia cognata Lucia. Lei è vedova da molti anni, si avvicina ai sessant’anni ed è una donna ancora molto bella: semplice, con un corpo ben fatto, tonico e sodo. Io ho la passione per la moto e lei, da quando è rimasta sola, ha confidato a me e a sua sorella Carmen che, tra le tante cose, le mancano molto i giri in sella.Visto che Carmen non viene volentieri in moto, un giorno mi ha guardato e ha detto: «Claudio, perché una domenica non porti lei con te?».
«Volentieri, sarei onorato di averti come zavorrina sulla mia Harley», ho risposto a Lucia. Decidiamo così di andare, la domenica successiva, sul monte Beigua.
Partiamo di buonora. Lei indossa il casco di Carmen dotato di interfono Midland, così possiamo parlare e ascoltare musica durante il tragitto. Dopo una prima sosta per fare colazione con cappuccino e croissant, percorriamo tutta la costa da Sanremo verso il Monte Beigua, passando per Varazze. La strada panoramica ci offre un fantastico contrasto tra mare e monti, finché raggiungiamo il rifugio Prato Rotondo, con la sua vista mozzafiato sul Mar Ligure e sul Geoparco.
Scendiamo dalla moto e Lucia, entusiasta, inizia subito a scattare foto. Avviso il gestore del rifugio che siamo arrivati per il pranzo e, nell’attesa, percorriamo alcuni sentieri incrociando la fauna locale. «Grazie Claudio per questa bellissima giornata», mi dice lei a tavola. «Figurati Lucia, è un piacere per me averti portata qui».
Dopo pranzo riprendiamo a camminare per i sentieri, ma improvvisamente il tempo cambia. Un temporale improvviso non ci risparmia: torniamo al rifugio inzuppati fradici, con i vestiti da strizzare. I capelli bagnati le danno un fascino particolare. Il tempo non accenna a migliorare e, restando così bagnati, rischiamo di prenderci un malanno. Lucia conviene che sia meglio prendere una camera per toglierci i vestiti e farli asciugare.
Mi faccio dare le chiavi di una stanza, prendo dalle borse della moto due tute antipioggia e saliamo per cambiarci. La tuta le sta bene, ma fuori continua a piovere a dirotto. Decidiamo quindi di passare la notte al rifugio e tornare a casa il mattino seguente. Avvisiamo del contrattempo e scendiamo a cenare mentre i nostri vestiti asciugano.
Dopo cena risaliamo in camera e ci dividiamo il letto. Io mi volto dall’altra parte mentre lei si toglie la tuta antipioggia e si infila sotto il lenzuolo; poi faccio lo stesso io e mi sdraio accanto a lei. Restiamo sui due lati del letto, le porgo un auricolare e iniziamo ad ascoltare musica insieme. Il calore dei nostri corpi scalda gradualmente il letto. Fuori, intanto, smette di piovere.
«Grazie Claudio. Anche se siamo bagnati come pulcini, è stata una bella domenica».
«Sì Lucia, lo è stata anche per me».
«È strano, dopo tanti anni, avere un uomo vicino nel letto», sussurra lei.
«Immagino», le rispondo.
Lei si gira verso di me e io la guardo: ora che i capelli sono asciutti, le sposto una ciocca dagli occhi, sfiorandole la fronte con un dito.
«Che fai?», mi chiede.
«Scusami, volevo solo vedere i tuoi occhi azzurri».
«Sei scusato», risponde lei avvicinandosi.
Sento il suo piede che tocca il mio. Penso sia un caso, ma poi capisco che non lo è. Ricambio con un tocco delicato.
«Che succede?», chiedo.
«Non lo so... non parlare. Viviamo un sogno per stanotte, dimentichiamo chi siamo».
Ci avviciniamo viso a viso, le labbra si cercano. La bacio sulle guance, poi sull’angolo della bocca; lei schiude le labbra e la bacio profondamente mentre, sotto le lenzuola, le mani esplorano i corpi nudi. Sento il suo seno dai capezzoli turgidi. Le bacio il collo, poi il petto, centimetro dopo centimetro, assaporando la sua pelle. Scendo verso il pube, tra i suoi peli, e le sfioro le grandi labbra.
Con un dito umido tocco il clitoride che si indurisce subito. Lei ansima di piacere: «Mmm, che bello... continua». Mi porto tra le sue cosce, accarezzo la sua femminilità con la lingua, percorrendo ogni centimetro. Lei è già bagnata, colma di desiderio. «Sei saporita Lucia, hai un sapore buonissimo».
«Mi fai impazzire, è bellissimo», risponde lei.
Ci giriamo in un sessantanove e continuo a baciarla, a divorarla, mentre una sua mano afferra il mio membro e inizia a stimolarlo. Mi spinge con la mano contro di lei, sento i suoi baci, la sua bocca che mi accoglie. «Oh sì, Lucia...».
«Non l’ho mai fatto così», confessa.
«Vai benissimo, usa la saliva, gustami». Impara subito, la sua dedizione diventa un afrodisiaco potente.
«Ti voglio», le dico. Mi posiziono tra le sue gambe, sfrego il glande sulla sua intimità bagnata e poi spingo dentro di lei. Entro senza difficoltà, lei è prontissima ad accogliermi. Inizio con un movimento lento, profondo, bloccandole le mani sopra la testa mentre la bacio e la possiedo con intensità, ascoltando i suoi gemiti.
«Sì, ancora... continua! Lo voglio tutto, è tuo, prendimi!».
«Hai un’accoglienza caldissima, Lucia, scotti».
«Sì, possiedimi... oh, quanto è bello... avevo dimenticato questo piacere».
«Non hai più avuto rapporti?».
«No, sei il primo dopo anni di digiuno».
Questa confessione mi eccita ancora di più. La colpisco con affondi profondi, poi, senza uscire, la giro e la faccio salire sopra di me per farmi cavalcare. Ci sincronizziamo perfettamente. Le stringo le tette, la tiro a me per succhiarle i capezzoli, le stringo le natiche per farla scendere bene su di me. La prendo in ogni posizione. «Mi stai facendo fare tutto il Kamasutra!», dice ridendo tra i sospiri.
Torniamo nella posizione del missionario. «Claudio, sto per venire...».
«Sì, ti sento, ci sei...». Continuo ad affondare senza fermarmi.
«Sì! Godo, Claudio, godo! Non fermarti!». Una scarica elettrica le percorre il corpo, mi pianta le unghie sulla schiena graffiandomi durante un orgasmo travolgente. Continuo a spingere finché sento le sue ultime contrazioni, poi, dopo pochi colpi, arriva anche il mio momento. «Sto per venire, Lucia! Posso farlo dentro?».
«Sì! Non toglierti, vienimi dentro!».
Mi lascio andare dentro di lei con una sequenza di schizzi interminabili. La guardo: è bellissima.
«Mi hai fatto rinascere stanotte, Claudio», mi sussurra baciandomi. «Resta dove sei, voglio addormentarmi così».
Abbiamo ancora l’auricolare all’orecchio e in sottofondo passa Solo una volta (o tutta la vita) di Alex Britti. Sono le tre di notte quando finalmente prendiamo sonno. Al mattino i vestiti sono asciutti, ma noi abbiamo una luce diversa negli occhi. Scendiamo a fare colazione e poi riprendiamo la moto per tornare verso casa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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