Gay & Bisex
Il Gioco del Branco
Lucienk
17.05.2026 |
2.692 |
8
"Venmmo quasi nello stesso istante, ognuno godendo del proprio piacere ma guardando l'altro esplodere..."
Nota dell'Autore: Questo racconto non è frutto di una semplice fantasia, ma affonda le sue radici in una storia vera. Si basa sulle esperienze reali vissute da Maurore, che ha voluto rielaborare quei momenti per dare vita alla narrazione di come avrebbe desiderato che quella travolgente avventura giungesse al suo culmine perfetto.Capitolo 1: La normalità interrotta dal desiderio
Avevo diciassette anni. In casa dovevamo montare dei condizionatori e in quel periodo vivevo da solo con mia madre. Era una delle solite giornate afose d'estate, finché non chiedemmo a un ragazzo albanese, che si occupava della manutenzione del condominio, di installare gli split. Venne una sei, ma non era solo: si portò dietro tre amici per farsi aiutare. In tutto, quattro uomini.
Il leader della squadra era un ragazzo pazzesco: fisico scolpito, capelli rasati a zero e due occhi azzurri micidiali, di quelli che ti inchiodano al muro. Gli altri tre erano tipi più grezzi, massicci, e parlavano pochissimo italiano. Dal momento esatto in cui varcarono la soglia, l'aria in casa cambiò, caricandosi di un'elettricità strana.
Il picco della tensione arrivò quando il gruppo si spostò nella mia camera da letto per far passare i tubi e fissare l'unità alla parete. La stanza divenne improvvisamente piccolissima, satura dell’odore del loro sudore, di polvere di muro e di quell'energia maschile che mi faceva girare la testa. Mia madre era di là in cucina, del tutto ignara di ciò che stava per succedere.
Il ragazzo dagli occhi azzurri si appoggiò alla mia libreria, facendo scorrere lentamente il dito sui dorsi dei miei DVD, poi si girò verso di me con un sorriso sornione. Gli altri si erano fermati, con gli attrezzi ancora in mano e gli sguardi piantati addosso a me.
«Ma tu... guardi queste cose qui? Con il computer?», chiese il capo, indicando lo schermo della scrivania. Il suo italiano era sicuro, sfacciato, provocatorio.
«Sì, ogni tanto...», risposi, con la voce che mi tremava leggermente.
Lui ridacchiò e disse qualcosa nella sua lingua agli altri. Quelli scoppiarono a ridere, una risata bassa, di gola. Uno di loro, un tipo robusto con le braccia sporche di polvere, fece un passo avanti. Il suo italiano era molto più stentato, ma le parole uscirono chiarissime: «Tu piace donne? O piace... altro?».
Sentivo le guance andare a fuoco. Il capo intervenne, alimentando la provocazione: «Dai, guardalo, è timido. Ti piacciono le donne hard, o ti piacciono i cazzi duri?».
La sfrontatezza di quella domanda mi tolse il fiato. Gli altri si fecero ancora più vicini, stringendo il cerchio. Uno di loro si portò una mano al cavallo dei pantaloni da lavoro, iniziando a palparsi con decisione attraverso il tessuto pesante della tuta. «Noi oggi voglia di scopare», disse con un ghigno. «Tu conosci qualcuna? O fai tu da donna a noi?».
Ero arrapatissimo, sentivo il cuore battere come un tamburo nel petto, ma la presenza di mia madre nell'altra stanza mi teneva immobile, paralizzato dal brivido dell'eccitazione e del rischio. Quella sera finirono l'installazione e se ne andarono, lasciandomi addosso una tensione elettrica che non mi fece chiudere occhio per tutta la notte.
Capitolo 2: Il Faccia a Faccia
Il giorno successivo, il leader tornò da solo per rifinire dei piccoli dettagli di manutenzione. Mia madre lo fece entrare e poi, per mia fortuna, uscì a fare la spesa. Nel momento esatto in cui la porta blindata scattò, la temperatura nella mia stanza sembrò impennarsi.
Lui si tolse la giacca da lavoro, restando con una canotta scura che metteva in risalto le braccia muscolose e le spalle larghe. Si sedette sulla poltrona proprio di fianco alla sedia della mia scrivania, invadendo deliberatamente il mio spazio vitale.
«Allora», esordì, trafiggendomi con il suo sguardo magnetico. «Ieri i miei amici ti hanno fatto agitare, eh? Eri tutto rosso. Parlavi di porno sul computer... fammi vedere cosa guardi di solito. Accendi».
Con le dita che tremavano vistosamente sbloccai il PC e avviai un video. Era un porno a tre pesante: sullo schermo c'erano una donna e due uomini muscolosi che la dominavano. Dalle casse del computer l'audio partì subito forte, riempiendo la stanza con lo schiocco violento della carne e i lamenti amplificati della protagonista: «Ahhh... sì, prendimi tutta... infilalo dentro!».
I due attori nel video si scambiavano commenti sporchi e volgari a voce alta, incitandosi a vicenda mentre la possedevano a turno: «Guarda come se lo prende tutto in culo questa cagna... spingi più a fondo, faglielo spaccare!» diceva uno con la voce roca, mentre l'altro rispondeva ridendo: «Sì, guarda come gode, ora glielo ficco tutto in gola!». La donna continuava a emettere versi strozzati e lamenti di piacere puro sotto i loro affondi.
Sentivo il mio cazzo diventare durissimo, premendo contro i pantaloni, eccitato da quel sottofondo sporco. Lo guardai di sfuggita: lui era immobile, e i suoi occhi passavano dalle immagini esplicite dello schermo alle mie gambe.
«Ti piace questo?», mi chiese a bassa voce, indicando lo schermo dove i due uomini stavano raddoppiando il ritmo sulla donna.
«Sì... parecchio», sussurrai, trovando il coraggio di guardarlo dritto negli occhi. «Mi... mi faccio una sega».
Lui non si mosse di un millimetro. Rimase sulla poltrona, lo sguardo fisso e autoritario, pronto a guardare. Non me lo feci ripetere: mi sbottonai i pantaloni, tirai fuori il cazzo turgido e iniziai a muovere la mano velocemente, emettendo un sospiro tremante: «Ahhh...».
All'improvviso, con un movimento deciso, anche lui portò la mano alla cintura. Si sbottonò i pantaloni da lavoro, tirando fuori il suo cazzo enorme, già dritto e turgido, venato e bagnato di liquido seminale sulla cappella. Si appoggiò allo schienale della poltrona, aprì le gambe e iniziò a segarsi il proprio cazzo con foga, muovendo la mano muscolosa su e giù lungo l'asta, tenendo gli occhi azzurri piantati dritti nei miei.
Vederlo toccarsi da solo in quel modo, con quella força animalesca e lo sguardo fisso su di me, mi fece perdere del tutto la testa. Ognuno di noi era concentrato sul proprio cazzo, ma l'eccitazione era speculare, amplificata dal contatto visivo che non si interrompeva mai. Lo schiocco viscido delle nostre mani che si muovevano a ritmo serrato faceva eco ai rumori di sesso del video sul monitor. L'aria della cameretta era diventata satura del nostro calore.
I nostri respiri erano corti, affannati, uniti ai lamenti del PC. «Ah... ah... sto per sborrare... sto per venire...», ansimai, accelerando i colpi sul mio membro, incapace di trattenermi oltre. Lui rispose aumentando a sua volta la velocità sul proprio cazzo, stringendo forte la presa mentre il suo respiro diventava un grugnito rauco.
Venmmo quasi nello stesso istante, ognuno godendo del proprio piacere ma guardando l'altro esplodere. Sborrai con getti caldi e potenti che finirono sulla scrivania e sulle mie stesse cosce, mentre lui, con un ultimo affondo violento della mano e un grugnito gutturale, scaricò una raffica di sperma denso e bollente direttamente sulla sua pancia e sui suoi pantaloni.
Rimanemmo entrambi col fiato corto, i petti che salivano e scendevano, mentre lo schermo del PC mostrava i titoli di coda del video. Si ripulì e si rivestì con calma, mi diede una pacca d'intesa sulla spalla ed uscì, lasciandomi stordito dal piacere sulla sedia, appagato da quel duello di sguardi e sesso solitario.
Capitolo 3: Il Ritorno del Branco (La Resa)
Tre giorni dopo, la storia raggiunse il suo culmine. Stavo rientrando a casa nel tardo pomeriggio e, proprio mentre infilavo la chiave nella serratura, sentii dei passi pesanti salire le scale. Mi girai: era lui, il leader, insieme ai suoi tre aiutanti.
Si fermò sul pianerottolo, appoggiandosi con spavalderia allo stipite della porta. «Ehi, ciao. Che fai? Sei solo in casa?».
«Sì... mia madre fa il turno di sera», risposi, con il cuore che già ricominciava a accelerare.
Lui fece un mezzo ghigno complice, si girò verso gli altri e poi tornò a fissarmi. «Uhmm... sei solo. Allora ti facciamo compagnia noi».
Entrarono in casa uno dopo l'altro, chiudendosi la porta blindata alle spalle con un clic secco. Non c'era spazio per i convenevoli. Il capo mi afferrò saldamente per un braccio e mi guidò con decisione dritto verso la camera matrimoniale di mia madre. Uno di loro chiuse subito le persiane, lasciando la stanza in una penombra caldissima e intima.
Il leader mi spinse sul grande letto al centro della stanza. «Loro tre volevano conoscerti bene dopo l'altra volta», disse, iniziando a sbottonarsi la camicia con calma.
La camera matrimoniale divenne il centro di un disordine totale, un'orgia selvaggia di corpi in movimento, calore sudato e respiri spezzati. Io, Maurore, mi lasciai andare completamente, annullando qualsiasi controllo, abbandonandomi al piacere puro per tutta la sera. Volevo farli godere tutti, offrendo il mio corpo alle loro mani forti e alle loro pretese.
Mentre uno di loro mi teneva stretto da dietro, muovendosi dentro di me con spinte profonde che mi strappavano gemiti continui («Ahhh... sì, così... mmmh!»), gli altri si alternavano davanti. Sentivo lo schiocco della carne contro la carne, il rumore viscido delle bocche e dei corpi bagnati. Mi cercavano continuamente le labbra, mi entravano in bocca a turno, costringendomi a risucchiare i loro cazzi duri mentre l'altro continuava a spingere nel mio culo.
Le provocazioni verbali iniziarono a volare nella stanza, eccitando tutti ancora di più. Uno dei ragazzi, vedendomi completamente sottomesso ai loro desideri, mi afferrò i capelli da dietro e ringhiò: «Mmm che troietta che sei... ti piace l'uccello, ehee!».
Il leader, guardandomi mentre prendevo il cazzo di un altro in bocca, rincarò la dose ridendo con voce roca: «Sì, è una puttanella... facciamola godere da troia, siii!».
Quelle parole mi fecero perdere del tutto la testa. L'eccitazione e la vergogna si fusero in un piacere indescrivibile, spingendomi a urlare la mia totale sottomissione: «Siii... sfondatemi tutti a turno! Fatemeli provare tutti sti cazzi!».
Il culmine arrivò quando la fatica e l'estasi raggiunsero il punto di non ritorno per tutti. Il ritmo sul letto si fece febbrile, animalesco. I lamenti e i respiri affannati riempivano l'aria: «Ah... ah... più dentro... oh dio...».
Ognuno di loro, a turno e insieme, trovò il proprio momento di massimo piacere, scaricando tutta la foga accumulata in quegli ultimi affondi decisi. Sentii i loro corpi irrigidirsi uno dopo l'altro. Il primo, che mi stava possedendo da dietro, emise un grugnito gutturale e profondo: «Ahhh... uff...», e mi sborrò dentro il culo con getti caldi e continui, riempiendomi fino all'orlo. Quasi nello stesso momento, il leader e gli altri mi bloccarono la testa, esigendo la mia bocca. Vennero uno dopo l'altro, spingendo il cazzo a fondo nella mia gola e sborrandomi direttamente in bocca. Sentivo i fiotti caldi e densi riempirmi il palato, mentre i loro ansimi di liberazione risuonavano nella penombra. Mandai giù tutto, ingoiando il loro sperma misto a saliva mentre mi ripulivano le labbra con le dita.
Quando anche l'ultimo dei ragazzi si sfilò, lasciandosi andare esausto sul materasso, nella stanza calò un silenzio pesante, rotto solo dai nostri respiri affannati. Lentamente, il gruppo iniziò a rivestirsi, scambiandosi occhiate d'intesa e di profondo rispetto con me prima di guadagnare la porta d'uscita.
Mi lasciarono così, steso immobile sul letto, una spugna inzuppata del loro sesso, completamente piena di sborra che mi colava copiosa dal culo esausto e mi colmava ancora la bocca impastata. Ero una carne violata, marchiata e totalmente appagata dal loro possesso. Rimasi solo, nel silenzio della stanza, a godermi quegli ultimi istanti di estasi prima di dover riordinare il letto per il rientro di mia madre, con il sapore aspro del branco tra le labbra e il loro calore denso che continuava a scivolarmi tra le cosce.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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